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Spade (I): la Zweihander

La Zweihander rappresenta l’ultima evoluzione delle grandi spade da guerra. Pur rimanendo sui campi di battaglia per un periodo relativamente breve, la zweihander ebbe grandissimo successo anche come arma cerimoniale.

1. Cenni storico-terminologici

The two-hander has great appeal to the Romantik and to small boys, but it is not a practical kind of weapon, nor has it much claim to beauty of form

Questo è ciò che diceva E. Oakeshott, massimo esperto di spade di tutti i tempi, riferendosi alle zweihander. Non le amava, e non ne ha mai fatto mistero nei suoi scritti. In European weapons and armour: From the Renaissance to the industrial revolution le liquida addirittura in tre pagine, relegandole a ruoli più che marginali sui campi di battaglia cinquecenteschi. Tuttavia, la sua ricerca è di grande utilità per conoscere le origini di quest’arma. L’ultima evoluzione delle grandi spade da guerra prima della loro scomparsa definitiva.

La pagina wikipedia (ita) relativa alla Zweihander è stata tratta interamente da questo articolo.
Le prime tre zweihander sono le più antiche, le ultime tre rappresentano l’ultima evoluzione del XVI secolo inoltrato.

Le prime spade a due mani non differivano troppo dalle spade lunghe più imponenti (le war sword). Una guardia semplice, una grande impugnatura, ma nessuna traccia degli anelli laterali e dei caratteristici denti d’arresto che agivano da seconda guardia. Prima di addentrarci nelle caratteristiche di quest’arma, è però necessario avere un quadro corretto della terminologia. Ancora una volta, ci viene in soccorso il lavoro certosino di J. Clement, riportato nell’articolo The Weight Issue of two handed GreatSwords:

In contrast to longswords, technically, true two-handed swords (epee’s a deux main) or “two-handers” were actually Renaissance, not Medieval weapons. They are really those specialized forms of the later 1500-1600s, such as the Swiss/German Dopplehänder (“double-hander”) or Bidenhänder(“both-hander”). The popular names Zweihander /Zweyhander are actually relatively modern not historical terms.

Tiro ad indovinare, avete le idee ancora più confuse di prima? Non importa. Termine moderno o meno, Zweihander rimane quello più conosciuto ed utilizzato. Sarebbe quindi controproducente, ai fini di questo breve articolo, dissertare su Dopplehänder-Bidenhänder-Twohanders. D’altronde, nel corso del cinquecento troviamo diversi tipi di zweihander a seconda dell’area geografica di provenienza (Svizzera, Italia, Germania), ciononostante, è bene considerarle tutte appartenenti alla stessa famiglia. E’ invece più rilevante avere chiaro il fatto che stiamo parlando di un’arma rinascimentale e non medievale.

Riproduzioni a matita di combattenti con zweihander (in alto a sinistra e al centro due esempi di war sword)

 

In particolare, Oakeshott collega le origini della zweihander allo espadon spagnolo quattrocentesco. L’esemplare evidenziato dallo studioso come anello mancante si trova nella Real Armeria di Madrid. Ha tutte le caratteristiche della zweihander, dai denti d’arresto all’elsa molto lunga rispetto alla lama, ma come dimensione è ancora vicino a una grande longsword.

L’opinione di Oakeshott è ampiamente condivisibile. Non a caso, fra i diversi tipi di zweihander che vedono la luce all’inizio del XVI secolo, se ne trova uno tipicamente iberico: ilmontante. Si tratta di una variante più leggera e maneggevole, attorno ai 150 cm complessivi (110-115ca di lama) e ai 2.25 kg di peso, che continuerà a godere i una certa fortuna, come arma da duello, anche nel XVII secolo. Non a caso, è conservato nella Biblioteca di Lisbona un Memorial of the practise of the Montante del 1651, scritto dal portoghese Dom Diogo Gomes de Figueiredo.

un esempio di Montante

Nel suo lavoro per il Journal of Western Martial Arts, Neil Melville descrive una spada a due mani, addirittura del XIII secolo, conservata presso il Vienna Kunsthistorisches, la cui lunghezza complessiva è di  141 cm. Si tratta dell’arma utilizzata in guerra da Otakar II, re di Boemia, che rimase ucciso nella Battaglia di Marchfeld (1278) da Rodolfo d’Asburgo. Gli esempi di zweihander ante litteram sono numerosi anche nel nostro paese. Primo fra tutti, quello ricordato da William J. McPeak  nella Battaglia di Benevento (1266), dove i mercenari germanici al servizio di Manfredi di Sicilia ebbero inizialmente la meglio proprio grazie alle loro spade pesanti impugnate a due mani.

2. Le dimensioni contano

Non sto parlando della sola zweihander, ma del binomio inscindibile spada-portatore. La zweihander può essere definita come la cugina dopata della spada lunga. Non solo la superava di 30 cm in media, ma era anche più pesante e, soprattutto, non era un’arma adatta a tutti. Vista la lunghezza media di 170 cm, il suo proprietario doveva necessariamente possedere una muscolatura e un’altezza superiori alla media. Parliamo dunque di un’arma di elite. Nell’immagine qui sotto, si può notare come la figura del lanzichenecco sia assolutamente centrale, imponente, arrivando quasi alla spalla di un uomo a cavallo posto sullo stesso piano. Per rendere l’idea, non è azzardato supporre che la stazza minima di un lanzechenecco armato di zweihander potesse essere attorno ai 180-185 cm per 85-90 kg, non rarissima ai giorni nostri, ma certamente più difficile da raggiungere in pieno cinquecento, fra epidemie, cattiva alimentazione e statura media probabilmente inferiore ai 170-175 cm (in Germania; 160 in Italia). Come ha scritto William J. McPeak nell’articolo For a Swordsmen with Muscle as Well as Skill, Two Hands Could be Better Than One:

Landsknechte carryng this sword had to be the tallest and strongest soldiers to be effective with the tactic reserved for them

Non mancano personaggi al limite dell’incredibile, come Pier Gerlofs Donia, un guerriero frisone del primo cinquecento alto 210cm la cui spada, conservata nel Museo di Leeuwarden, misura 213 cm per 6.6 kg. Sono misure da spada cerimoniale, inadatta al combattimento, eppure le fonti ci dicono che il Grande Piero fosse capace di decapitare diverse persone con un solo colpo e tagliare a metà i corpi dei nemici. Una storia che forse contiene delle esagerazioni, ma diverse zweihander sopra i 190 cm di lunghezza dimostrano che spesso la fisicità dei guerrieri che le portavano doveva essere mostruosa.

Alto, possente (possibilmente barbuto e sudicio), capace di portarsi dietro una zweihander da 4kg e una pesante armatura a tre quarti. Questo lanzichenecco si guadagna il centro della meravigliosa opera del Pordenone

Quanto alle dimensioni e alla struttura di quest’arma, torna ad essere utile il già citato articolo di J.Clement, che riporta una precisa tabella con le misure di 69 esemplari di zweihander conservate presso l’Arsenale di Graz.  Come potete vedere, la zweihander più lunga arriva a 199 cm (e quasi 6 kg), quella più corta a 144 cm (solo 1,52kg), con una media di 170cm per 3,5 kg. Come solo 3,5? Esatto, le spade alla Gatsu, sui 50kg, non erano contemplate. Per una spada da cerimonia invece si poteva arrivare a oltre due metri e 7kg di peso, ma, ve lo assicuro, maneggiare una sbarra da 7kg in battaglia avrebbe precluso la possibilità di rimanere vivi per più di pochi minuti. Dopo due o tre colpi, portati in modo goffo e con lentezza esasperante, chiunque si sarebbe ritrovato con un paio di daghe ficcate nello stomaco. Nel mezzo di uno scontro, le armi troppo pesanti sono inutili, anche perché, raddoppiando il peso di una spada, se ne raddoppia la potenza d’impatto, mentre raddoppiandone la velocità, la forza d’urto si quadruplica.

LA FISICA DEI COLPI
Quanto appena detto sul “quadruplicare” la forza d’urto è tecnicamente inesatto. Me lo ha fatto notare Roberto, un utente che conosce la fisica molto meglio di me, quindi lascio la parola a lui:

Le quantità fisiche di interesse per valutare l’efficacia di un colpo di spada sono energia meccanica, quantità di moto e momento angolare.
L’energia meccanica è uno scalare ed è ottenuto dalla somma del contributo cinetico e di quello potenziale; il contenuto potenziale è essenzialmente legato alla forza di gravità è è proporzionale al prodotto della forza di gravità per l’altezza rispetto allo zero del potenziale, la sua variazione è quindi legata alla differenza di altezza della spada prima e dopo il colpo; il contenuto cinetico è legato a due componenti, la prima è proporzionale al quadrato della velocità traslazionale del centro di massa moltiplicata per la massa della spada, la seconda è proporzionale al quadrato della velocità angolare della spada per il momento di inerzia.( Ai fini di questa trattazione stiamo ignorando gli effetti di attrito perché non penso siano molto influenti più avanti penso se questa cosa sia o meno vera)

L’energia meccanica quindi ha effettivamente una dipendenza quadratica nelle velocità tuttavia non sì ha una banale dipendenza lineare nelle masse perché il momento di inerzia di un corpo è legato non solo alla massa ma anche alla sua distribuzione spaziale e quindi a meno che l’incremento di peso non sia stato ottenuto modificando la densità della spada è difficile che al raddoppiare del peso raddoppi il momento di inerzia della spada. Un altro fatto da considerare è il ruolo dell’energia potenziale, se la maggior parte dei colpi ha una componente discendente, il suo ruolo è di “aiutare” il movimento comportandosi come un “serbatoio” di energia cinetica, nella fase di preparazione del colpo in cui l’arma viene sollevata la forza muscolare viene usata per ottenere energia potenziale che successivamente si sfrutterà nel momento in cui si vibrerà il colpo andando a compensare in parte gli svantaggi di una lama più pesante; a questo punto le considerazioni di tipo strategico e tattico iniziano a mischiarsi con quelle di natura fisica e quindi diventa tutto più complesso. Cercando di tirare le somme sulla questione energia meccanica, effettivamente un incremento proporzionalmente uguale di velocità è più vantaggioso di uno di massa tuttavia c’è una componente legata al come si maneggia la spada che può essere anche abbastanza grossa.

Meglio quindi sacrificare qualcosa nel peso pur di mantenere  la velocità dei colpi. Per questa ragione è difficile credere ai numeri di P.G. Donia. Tuttavia, non possiamo escludere che esistesse qualche freak, magari proprio di due metri e dieci e centotrenta chili, capace di brandire con successo una attrezzo simile all’Ammazzadraghi.

Adoro Berserk, ma qui proprio non ci siamo. Amesso che qualcuno possa brandire un simile affare, si romperebbe comunque fra guardia e lama al primo colpo.
Adoro Berserk, ma qui proprio non ci siamo. Amesso che qualcuno possa brandire un simile affare, si romperebbe comunque fra guardia e lama al primo colpo.

Una peculiarità della zweiahander sono i denti d’arresto, detti parierhaken, due sporgenze di metallo che avevano la funzione di seconda guardia quando il guerriero decideva di accorciare l’impugnatura e passare alle tecniche di mezza spada o aumentare la potenza dell’affondo. Erano situati dopo il ricasso, ovvero la parte della lama più vicina alla guardia, che spesso veniva coperto di cuoio per agevolare la presa. La guardia aveva dei bracci enormi, di varie fogge, e proteggeva le mani in modo egregio. Spesso erano presenti anche grandi anelli d’acciaio che si inserivano nella guardia, per eliminare completamente la possibilità che una lama avversaria scivolasse verso l’impugnatura. Altra caratteristica fondamentale era la lunghezza dell’elsa, anche 50-60 cm sui 180 totali. Come spiega bene Paolo Tassinari della Sala d’Arme Achille Marozzo.

Tale impugnatura permette, sfruttando come perno la mano forte (quella avanzata) e quella arretrata come leva, di aumentarne la velocità incrementando “il braccio” di utilizzo…

Impugnatura ampia, grande guardia con anelli laterali e denti d'arresto. Non ci sono dubbi, ci troviamo di fronte a una zweihander. E poi c'è un gatto alla finestra, che non guasta mai.
Impugnatura ampia, grande guardia con anelli laterali e denti d’arresto. Non ci sono dubbi, ci troviamo di fronte a una zweihander. E poi c’è un gatto alla finestra, che non guasta mai.

3. Funzione

Il spadone al modo eh ‘oggi  s’usa con quattro palmi di manico e più et con quella croce grande non e stato ritrovato affine di adoprarlo da solo a solo a ugual partito come l’altre arme delle quali habbiamo trattato, ma per poter con esso solo a guisa d’un galeone fra molte galere resistere a molte spade o altre arme …

E’ quanto afferma Giacomo di Grassi nel suo Ragion di adoprar sicuramente l’arme (1570). Tuttavia, i diversi trattati sull’uso dello spadone, quelli di Fiore de Liberi, Filippo Vadi, Achille Marozzo, sono concepiti per la pratica del duello, che ha solo alcuni punti di contatto con la dura realtà del campo di battaglia.

Addirittura, Oakeshott sostiene che:

…they had no real place in the close press of the battle. In the XV century, men began to use them in single fights and in the defence of castle or town walls….(or) to guard the banner (in the battlefield)..In the Tudor England, Colour guards who carried two-handed swords were known as “whifflers” (onomatopeiac)…

Duello, difesa delle mura, guardia degli stendardi in battaglia, dotazione da guardia del corpo, quale che fosse la funzione di uno spadaccino con zweihander, di certo riusciva ad intimidire i nemici con la sua sola presenza.

no comment
no comment

Durante l’assedio di Rodi del 1522, gli Ospitalieri (che avevano assoldato diversi lanzichenecchi) si trovarono a dover adottare una tattica disperata. Misero a protezione delle mura ed delle brecce gruppi di guerrieri armati di zweihander. Bruti più alti e muscolosi di qualsiasi islamico, armati con sei piedi d’acciaio. I musulmani erano circa 100.000 (una delle rare volte in cui i numeri non sono stati gonfiati dalla storiografia), gli Ospitalieri 7.000, eppure riuscirono a salvare gran parte della popolazione trattando delle condizioni di resa favorevoli dopo aver massacrato 20.000 soldati di Solimano il Magnifico.

Durante lo stesso assedio, si distinse il violentissimo Cavaliere Prégeant (Pregianni o Pier Gianni) de Bidaux. Il Guglielmotti, ne La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560 (1876), ci informa che il nome di Pregianni appare spesso sia negli scontri con i pirati musulmani sia nelle razzie poste in essere dagli Ospitalieri. Era famoso per la statura colossale e la forza fisica, e si diceva che con il suo spadone fosse capace di tagliare a metà un uomo. Il De Caro riassume piuttosto bene il pensiero del capitano francese, dicendoci che “Amava la guerra, odiava i turchi.”

Zweihander, di cui una con lama a biscia, nell’Arsenale di Lviv (Ucraina)

Anche nell’assedio di Rodi del 1480 viene citato un episodio clamoroso che vide protagonista un frate francescano, Antonio Fradin, appena cacciato dall Regno di Francia per i suoi “sermoni” politici. Dopo aver respinto un attacco musulmano, si buttò praticamente in mare brandendo uno spadone a due mani. In una sublimazione dell’amore verso il prossimo, riuscì a decapitare diversi musulmani e a ucciderne altri che tentavano di mettersi in salvo sulle barche superstiti.

Ne La Storia Fiorentina di Benedetto Varchi (1550ca, ma pubblicata solo nel 1721) viene citato un episodio del 1529 in cui alcuni soldati respingono l’attacco a un palazzo di Volterra:

…i soldati del capitan Goro cominciarono, per non perder quella porta, ch’eglino avevano presa, a combattere con i Volterrani, de’ quali ne furono uccisi due dal capitan Goro con uno spadone a duo mani…

Anche Benvenuto Cellini, soldato prima che artista, nel suo La vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze, narra una vicenda che spiega perfettamente le parole di Giacomo Grassi citate in precedenza. Dopo aver respinto quattro rapinatori armati di spada con la sua, Cellini inizia ad avere il timore che possano essercene degli altri, quindi urla aiuto a squarciagola in mezzo alla strada.

Subito corse quattro giovani con quattro pezzi d’arme in aste: e volendo seguitar drieto a coloro, che ancor gli vedevano, gli fermai, dicendo pur forte: – Quei quattro poltroni non hanno saputo fare, contro a uno uomo solo, un bottino di mille scudi d’oro in oro, i quali m’hanno rotto un braccio; sí che andiangli prima a riporre, e di poi io vi farò compagnia col mio spadone a dua mane dove voi vorrete.

Cellini vede dunque nello spadone l’arma più adeguata a fronteggiare molti nemici (Per poter con esso solo a guisa d’un galeone fra molte galere resistere a molte spade o altre arme).

Manca un’ultima funzione, la più importante fra quelle cui la zweihander era deputata.

Purtroppo, ci sono giunte poche testimonianze dell’uso delle zweihander in battaglia. Fra queste, la più nota è quella di Paolo Giovio, il quale narra che gli svizzeri, nella Battaglia di Fornovo (1495) amputavano le teste delle picche nemiche con queste spade.

Zweihander in azione (arazzo), foto di Berthold Jockenhöfer
Zweihander in azione (arazzo), foto di Berthold Jockenhöfer

Ora, da molti autori inglesi viene considerata come una testimonianza diretta, ma dubito che il Giovio, all’epoca dodicenne, possa aver assistito alla battaglia. Si tratta quindi di una testimonianza de relato, per quanto attendibile.

In particolare, Giovio parla di 300 uomini scelti di Francesco II Gonzaga , the forlorn hope, che approcciarono le linee dell’avanguardia di Carlo VIII brandendo spade a due mani. Il loro lavoro, volto a distruggere le picche nemiche, fu talmente ben eseguito da costringere i picchieri alla fuga. Purtroppo non sono riuscito a reperire il testo originale, ma spero di riuscirci a breve.

Di certo, sappiamo che nelle file dei lanzichenecchi i guerrieri con la zweihander ricoprivano il ruolo più pericoloso, lo stesso descritto da Giovio: scompaginare l’istrice di picche degli avversari. Il compito comportava un fattore di rischio talmente elevato da fruttar loro una paga doppia rispetto agli altri fanti. Non a caso, venivano chiamati Doppelsoldners.

 

Da notare come, a differenza degli alabardieri, i lanzi armati di zweihander siano completamente corazzati

Ora, immaginate un quadrato svizzero. Decine di picche, cinque metri di legno con la punta di ferro, puntate verso la vostra faccia. Immaginate di essere un lanzichenecco, di avere quattro commilitoni da un lato e cinque dall’altro. In tutto dieci disperati che devono aprire le file nemiche per favorire l’azione dei propri picchieri/alabardieri. Per quanto sia lunga la vostra zweihander, siete costretti ad arrivare così vicino ai nemici da vedere le cuciture sui loro abiti. Sentire gli insulti, le urla, evitare gli affondi di una  muraglia di lance, sperare che quell’archibugere sul fianco non spari proprio a voi, il tutto mentre cercate di tagliare le punte di metallo. Ammettetelo, fa paura solo a pensarlo. Un lavoraccio. Bisognava essere degli animali, per giunta bene addestrati. Bestioni pronti a guardare in faccia la morte per primi.

Zweihander usate contro un muro di picche nella Battaglia di Keppel (1548)

Con un’arma del genere era possibile, una volta scompaginata la formazione nemica, provocare gravi fratture alle braccia e alle gambe. Avete sentito bene. Le amputazioni di arti corazzati erano piuttosto rare, visto che ci sarebbe voluta una forza disumana solo per tranciare una maglia ad anelli, figurarsi un’armatura completa. In questo senso, sono piuttosto esplicativi gli studi del Duca Carraronan .

Tuttavia, una zweihander poteva raggiungere il bersaglio con una forza di 200 Joule, forse di più, sufficienti a deformare le protezioni di un braccio (rompendo) l’osso sottostante, e a ridurre un elmo a una scatoletta di tonno. Per non parlare degli effetti che avrebbe avuto un colpo ben assestato alla zampa di un cavallo. Non a caso, alcuni studiosi sostengono fermamente l’uso delle zweihander contro la cavalleria, prendendo come riferimento anche la sorella orientale dell’arma europea, la Nodachi,  che si dice avesse anche questa funzione.

Il paradiso
Il paradiso

La zweihander ebbe una rapida ascesa nel primo quarto del cinquecento e un altrettanto rapido declino nel corso del secolo. Più che le nuove armature, sempre più “a prova di proiettile”, a sancire la fine della grande spada da guerra fu l’aumento delle armi da fuoco presenti sul campo di battaglia (gettarsi verso le picche nemiche pur essendo l’unico bersaglio di centinaia di archibugeri equivaleva al suicidio). La zweihander sopravvisse come arma da duello (probabilmente in una variante di minori dimensioni) fino al XVII secolo, tanto che alcuni manuali ne continuarono a trattare l’uso, e da parata.

Neues Künstliches Fechtbuch (1612) di Jacob Sutor. La zweihander non aveva più alcun impiego in battaglia, ma sopravviveva come arma da duello

Fu proprio questa l’ultima evoluzione della zweihander, che divenne simbolo di potere (penso agli whifflers dei Tudor). D’altronde, molti sovrani ne avevano subito il fascino, utilizzandola in duello o facendola portare dalle guardie del corpo. Massimiliano I, fondatore delle milizie lanzichenecche, sapeva utilizzarla piuttosto bene. Enrico VIII la brandiva in duello ed organizzava delle vere e proprie esibizioni.  Francesco I e Carlo V, nemici sul campo di battaglia, la apprezzavano come arma e simbolo di potere.

Le Zweihander Cerimoniali di Brunswick rimangono le più famose e furono forgiate a partire dalla metà del XVI secolo. Poco dopo l’avvicendamento, alla guida del ducato, fra Enrico V (detto “il Selvaggio di Wolfenbuttel“) e il figlio minore Julius, quest’ultimo ne fece forgiare a centinaia (eccezionali sono quelle del biennio 1573-74). Ad oggi, sono fra le più ricercate dai collezionisti e dagli oplologi di tutto il mondo.

Nella seconda metà del XVI secolo rimase però solo il significato simbolico. Un simbolo non ha bisogno di essere accuratamente bilanciato, né di mantenere linee pulite e adatte al combattimento. Facendo un parallelo con i movimenti artistici dell’epoca, direi che si potrebbero definire le zweihander tarde come armi “pre-barocche”. Grandi bracci ricchi di riccioli e svolazzi, else spropositate e un amore per la flamberga segnarono questo periodo.

Un esempio di follia decorativa

L’esempio più clamoroso proviene dal National Museum of Antiquities of Scotland, dove è conservata la Sempill Sword, un vero mostro lungo 255 cm long e pesante più di 10 kg. Si dice che la guardia personale di Maria di Scozia l’abbia impugnata (sempre in maniera simbolica) prima della Battaglia di Langside (1568). A tutt’oggi comunque, in determinate occasioni, alcune Guardie Svizzere papali portano la flamberga al posto della classica alabarda.

4. Voglio una Zweihander!

Qui posso dare dei buoni consigli. Ne ho acquistata una da DEL TIN (n.2162) qualche anno fa. Un’ottima spada da esposizione, ma la lama sembra davvero troppo sottile per essere impiegata nella rievocazione storica. Troppo costosa per restare appesa alla parete (480 euro). Di recente invece ho voluto puntare sul modello più pesante della OUTFIT4EVENTS di Praga (che ne propone una quindicina a partire da 280 euro ca), una zweihander da 168 cm e con un peso folle di 6 kg (470 euro). Storicamente non è affatto accurata e bisogna essere abituati a maneggiare grossi pesi anche per sferrare solo due o tre fendenti efficaci, ma risulta ottima per l’allenamento e tremendamente solida per la rievocazione (che in questo caso risulta un po’ meno storica).

Bellissima zweihander con medio seghettato. In vendita presso la Rock Island Auction House (prezzo stimato: 2.500-5.000$). 170cm x 9lb.
Bellissima zweihander con medio seghettato. In vendita presso la Rock Island Auction House (prezzo stimato: 2.500-5.000$). 170cm x 9lb.
La versione da 288 euro della Outfit4Events (150 cm)

Il compromesso migliore fra resistenza e accuratezza storica sembrerebbero essere le zweihander offerte da LUTEL, di circa 3kg e 177cm di lunghezza (da 440 euro). Naturalmente è possibile buttarsi su wall-hangers ultraeconomici, così come è’ possibile richiedere delle “spade su misura” presso diversi armaioli, ma in questo caso, per una zweihander, andiamo sempre sopra i 1000 euro.

 Bibliografia:
  • European weapons and armour: From the Renaissance to the industrial revolution (1980), E.Oakeshott;
  •  The Weighty Issue of Two-Handed Greatswords (articolo ARMA, 2004), J.Clements;
  • For a Swordsmen with Muscle as Well as Skill, Two Hands Could be Better Than One (Military History, Oct 2001, Vol. 18. Issue 4, p 24), William J. McPeak;
  • The Landsknechts (1976), Douglas Miller;
  • Landsknecht Soldier 1486–1560 (2002), John Harald Richards;
  • German Medieval Armies 1300–1500 (1985), Christopher Gravett;
  • The Swiss at War 1300–1500 (1979), Douglas Miller;
  • Fornovo 1495. France’s bloody fighting retreat (1996), David Nicolle;
  • The Origins of the Two Handed Sword (Journal of Western Martial Arts, 2000), N. Melville

150 pensieri riguardo “Spade (I): la Zweihander

  1. Segnalo: la penultima immagine me la dà tagliata, sia immagine che commento. Se seleziono il testo e faccio copia incolla ottengo “porta la zweihander nell’unico modo tramandato” malgrado io legga
    “porta la zweihander nell’un
    tramandato dalla tradizione”
    e l’immagine risulta senza bordo bianco. Non dovrebbe c’entrare il browser dato che l’immagine rimane tagliata anche in IE.
    Comunque ottimo articolo . Devo dire che quell’energumeno di Pierre mi impressiona: una spada da 215cm x 6.6kg è qualcosa di esagerato.

  2. Bello.
    Le fonti e i link sono quelli più adatti, l’articolo è chiaro, si concentra sui dettagli più utili (lunghezza, peso, utilizzatore) ed è compatto, cosa che favorisce la lettura degli aspiranti “skritori di fentasi”.

  3. Bell’articolo!
    Ho solo una curosità. Ci voglio degli armadi per maneggiare spade di queste dimensioni, ma giustamente hai detto che era difficile raggiungere i requisiti adatti nel Cinquecento. Però questi bestioni, se combattevano, combattevano in prima fila. Quindi morivano più facilmente, no? E con cosa li cambiavano, visto che comunque non era facile reperire soldati di dimensioni simili?
    Probabilmente la mia domanda è stupida. Nel qual caso, chiedo scusa.

  4. Ciao! Sono nuova di queste parti, ho trovato per caso il link a questo blog su Massacri Fantasy e ho deciso che mi piace! ^_^
    L’articolo è molto interessante e soprattutto si legge bene, nonostante la mia pigrizia incontenibile mi provochi seri problemi nel tradurre le citazioni in inglese XD muahahahah!

    A presto!

    *scompare in una nuvola di fumo*

  5. Danke^^ Ho visto ora la foto dell’Ammazzadraghi…porcamiseria! Non pensavo che lo spadone di Cloud Strife (FFVII) potesse esitere veramenteO_O (posto che un giapponese di 1,65 m scarsi mai potrebbe maneggiare una roba simile).
    Sai se usavano pure quella in combattimento? O forse era solo per scenografia?

  6. LOLXD Mi sono schiantata dalle risate non appena il tipo è partito urlando!
    Che fosse impossibile da maneggiare lo immaginavo, ma mai fino a questo punto:) Grazie per il video, molto esplicativo!

  7. Il video di voleva. È molto chiaro. Il retard lì farebbe molto prima, e con molta meno fatica, se impiegasse una massiccia schiavona veneziana (o equivalente scozzese del ‘700) a una mano al posto di quell’aborto.

  8. Grazie per i video, soprattutto quello sul combattimento. Molto, molto utile, soprattutto quando uno non ha la minima idea di come si usassero un tempo questi affari^^ Pensi di poterne inserire altri simili a questo in future ‘recensioni’ di armi? Sarebbero davvero utili.

  9. due appunti

    sul fatto che Pier Gerlofs Donia riuscisse a dividere in due un uomo potrebbe non essere un’esagerazione, nel kenjutzu nipponico è codificato un colpo detto “kesagiri” ossia taglio del kesa la spallina dell’abito dei monaci buddisti, che consisteva in un taglio diagonale dalla spalla al fianco opposto, dividendolo in due, sia con un fendente discendente che ascendente, con una spada che raramente supera i 1200 grammi

    il retard con l’ammazza draghi è uno spasso, compie tutti gli errori piu noob che si può, primo fra tutti caricare il colpo portando il baricentro della spada dietro le spalle così facendo il 90% delle sue energie sono spese a riportare la spada oltre il corpo per poi calarla, non che poi avrebbe fatto una grande differenza

    il video con lo sparring di schiavona è ecezionale davvero bravi, tecnici, realistici, forse le protezioni sono un’po’ insufficenti per le armi che usano ma se a loro funziona…

    il video della cold steel è trash oltre ogni dire

  10. ah un altro punto per il fantasy-nerd

    adirittura kentaro myura si è sentito in obbligo di giustificare al minchiata dell’ammazza draghi, gatsu muove la spada non con la sola possanza dei suoi muscoli ma avvolgendola inconsapevolmente con la sua aura infernale aquisita nell’amara vicenda del lago di sangue (L come lagodissangue)

  11. -sono giunto quì dal sito del duca

    -sul nippone è semplice pratico kendo da un po’

    -per il kesagiri è vero, protezioni in metallo avrebbero reso la cosa meno praticabile. Poi per fare il contro pelo al bracco bisogna aggiungere che la geometria curva di katana, scimitarre e sciabole è di aiuto nei tagli in profondità

    -sulla cosa del baricentro della spada è tutt’altro che banale lo so bene, nonostante sia una delle prime cose che si vanno a insegnare

  12. Beh, tecnicamente l’arma di Gatsu e cloni vari sarebbe uno zanbato, una spada usata dai fanti per spezzare le zampe dei cavalli. In effetti una simile arma non potrebbe proficuamente essere usata contro un avversario umano e men che meno che tenti di schivare il colpo.

    Resta però vero che i no-dachi avevano lame paragonabili in lunghezza agli zweihander anche se con un filo più lungo per via della curvatura della lama, e pare fossero utilizzate veramente in azioni di battaglia, anche se prevalentemente come armi montate…

  13. legicchiando delle seghe mentali di kentaro myura stavo pensando alle armi fantasy, di norma le vie praticate nell’idearle sono due:

    O si persegue la figherrimità creando delle troiate tutte punte e draghi rotanti (ma talvolta hanno il loro che) http://thedarkblade.com/ (un blog dedicato)

    O si resta fedeli ai modelli stroici con mod minimi o nulli

    Ma praticamente mai ho visto seguire una terza via, ossia:

    Le armi storiche sono nate in risposta a specifiche esigenze, le esigenze di un’ipotetico mondo fantastico sono differenti, prendiamo un mondo in cui ad esempio (banalità) devo affrontare un drago, ipotizzando una bestia che da testa a coda misura 15 metri con un torace spesso 3 e largo 2 ricoperto da un carapace a lorica, dubito che si possano essere sviluppate spade a due mani in risposta a questa esigenza ma piuttosto lance con lame atte a perforare in profondità (minimo un metro) nella sepranza di incontrare organi e vasi vitali, e magari utilizzati in coppia con grandi scudi

    magari metalli come il ferro non sono dispnibili sul sudetto pianeta, quindi le armi sono in un qualce tipo di legno o osso, cosa che influenzerebbe non poco foggia e maneggio

  14. partito della terza via?

    si potrebbe stilare una serie di scenari tipici e giungere a delle conclusioni logiche

    su quella del drago la meno logica è la singlolar tenzone più sensata è una caccia campale con squadre dedicate a lavori specifici chi a imbrigliare con reti e rampini chi a infilzare il tronco chi a coprire gli infilzatori con grossi scudi

    ma la singolar tenzone forse sarebbe acettabile in un conteto di inizizazione-rito e via dicendo in quel caso so cazzi

  15. il cavaliere è condannato, come si può manovrare uno stallone bardato su una nave?

    del resto se invece sono su terra ferma come può un pirata usare e sue strategie altalenandosi tra una vela e una gomena? (Hollywood insegna)

  16. Complimenti per il bellissimo articolo! Sono pochissimi i contenuti di questo livello in italiano.

    In effetti si potrebbe aprire una discussione su cosa intendessero i tedeschi per bihander et similia oppure per langes schwert… Alla fine erano entrambe armi da usarsi con due mani, cambiavano solo le dimensioni e, possibilmente, la complessità dell’elsa. Ma alla fine si finisce a fare un bisticcio di tipo museale, veramente inutile XD

    Se i lettori sono interessati alle bellissime armi che i nostri bravi amici slovacchi impugnano nel video del loro allenamento liechtenaueresco, sono delle ottime simil-“federschwert” fatte da un (non proprio amichevole ma) bravissimo fabbro polacco.

    http://ensifer.carbonmade.com/

    Sono piuttosto leggere e agilissime, ne ho provata una.
    Ciao ed ancora complimenti: tornerò a leggerti, anzi mi iscrivo al feed.

  17. grazie, allora 🙂

    In effetti, le beghe museali e “da lista degli equipaggiamenti di dungeon” lasciano veramente il tempo che trovano. Personalmente, io le spade le chiamo solo spade: per me i nostri antenati avevano meglio da fare che perdere tempo a discettare sulla nomenclatura… Tipo si divertivano a sanguinare ovunque!

    Aborro abbastanza termini come “striscia”, “spada bastarda” o il terribile “spada a una mano e mezza” 😀

    Sembri piuttosto ferrato nell’ambito delle ricerche su internet… Come materiale secondo me il migliore del mondo per la spada da due mani gigante è proprio quello sul montante iberico, e troverai vari video su youtube (sul mio sito ne ho parlato tempo fa, per la cronaca… Già, abbiamo interessi marziali in comune :D).

    Leggerò il tuo sito volentieri assai!

  18. Ieri ho avuto la possibilità di giocare con una bihaender cinquecentesca originale.
    E’ stato sorprendente, era incredibilmente leggera e bilanciata, nessuna delle tecniche di Meyer ti sarebbe stata preclusa. Seppur decisamente più faticosa di una regolare spada lunga, è un’arma agile e “razionale”. Di sicuro quello che vorresti in mano a due belle guardie del corpo alle tue spalle, per esempio 😀

  19. Beh, i Tudor fecero il tuo stesso ragionamento, e come loro altri regnanti cinquecenteschi.

    Il peso e la lunghezza dell’arma che hai provato?

    Aveva i denti d’arresto?

  20. Se mi è permesso consigliarti…
    Quando i fabbri della Kovex son venuti qua in Sardegna per una manifestazione medioevale che facciam ogni due anni (la battaglia di Sanluri)
    ho avuto modo di maneggiare diverse spadone, mentre cercavo quella più adatta a me.
    Da una rastrelliera ben nutrita ho scelto e maneggiato tutti i pezzi che più mi confacevano.
    Tra i quali anche due belle zweihander, che però ho scartato, essendo troppo esagerate per me (non sono certo un gigante) e anche perchè troppo avanti come periodo di riferimento.
    La spada che ho scelto invece (stupenda) è una spada ad una mano e mezzo che regge magnificamente i colpi, bilanciatissima e con l’elso a mezzaluna in avanti che non mi infastidisce mentre la maneggio. Senza anellini del piffero che infastidiscano le mani e con un bel pomolo allungato che mi permette di aumentare la leva in caso di necessità.

    Anyway.
    ecco il link
    http://www.kovex-ars.cz/index.php

    cerca reinassance swords (metti la pagina in inglese selezionando la lingua in alto a destra) e cerca a pagina due o tre.
    Ci son diversi bei pezzi, a prezzi sicuramente inferiori di quanto avresti sperato….e la qualità non è da meno!

  21. Danke Lessa, le spade della kovex mi piacciono. Vedo che sono piuttosto pesanti e robuste, adatte alla rievocazione, e hanno un certo fascino rozzo. Moltissime hanno la lama forgiata (cosa rara di questi tempi), i prezzi sono buoni, insomma…se pò fà 🙂

    p.s. Sa Battalla de Seddori!

  22. Bello, proprio un bell’articolo. Ma mi sovviene una domanda: durante le marce, i lanzi dove si infilavano questi mostri? Come venivano trasportati? Ho provato a pensarci, ma la conclusione migliore a cui sono giunto – non molto soddisfacente – è che le portavano in spalla.
    Ti prego, aiutami!

  23. In spalla, come fossero archibugi o alabarde. In questo senso c’è un’illustrazione piuttosto esplicativa (quella con i lanzi armati di zweihander dietro quelli armati di alabarda).
    Anche le evidenze pittoriche vanno tutte in questo senso. Nelle fonti ogni tanto si parla anche di foderi (o meglio imbracature) per portarle dietro la schiena.

  24. http://www.youtube.com/watch?v=_hfLZozBVpM

    non ho mai comprato prodotti coldsteel. Aldilà del “compratelo subito, cosa devo dirvi per comprarlo?” del tizio che presenta il prodotto. è interessante vedere la potenza devastante di una massa di metallo affilata calata su un paio di maiali.
    Sarebbe più interessante sapere le caratteristiche tecniche del metallo utilizzato piuttosto…

    beati gli americani che le spade se le possono tenere affilate…sig =(

  25. Il cicciopasticcio della cold steel è stata la prima mascotte del blog, quanto tempo…sigh…
    Con la mia Zwei da 6kg riesco a fare dei danni clamorosi. Sto cercando di organizzare una giornata per testarla su piastre metalliche, maglie ad anelli e bastoni che simulino delle picche, in modo da mettere risultati e foto qui sul blog.

  26. Articolo scritto da manuale. Preciso, chiaro, dotato di fonti: perfetto. Farà quattro chiacchiere con i miei fratelli d’arme per vedere se c’è qualcosa da segnalare, qualche dettaglio in più che potresti/potrei/potremmo approfondire: ma me la vedo molto dura. Questo post tocca pressoché qualsiasi aspetto di quest’arma!
    Ancora complimenti.

    Ave!

  27. Eheheh, il video del ciccione della ColdSteel fa sempre la sua porca (in senso stretto) figura ^^

    Riguardo al test con la Zweihander sarebbe davvero molto interessante farlo magari con delle persone che reggono i pali bersaglio messe in formazione, per valutare quali potessero essere gli effenti su un quadrato di picchieri.

  28. @DoppioSoldo
    Grazie, questo articolo mi è costato parecchio, ma penso di poterlo migliorare ancora. Ogni tanto trovo qualche nuova fonte e la inserisco, in modo da tenerlo sempre aggiornato.
    Non farti remore a segnalare qualche punto che meriterebbe un approfondimento.

    @Frundesberg
    Sarebbe bello…sarebbe… :8

  29. Eheh, la compagnia di rievocazione di cui faccio parte sta per fare un salto di un paio di secoli, passando dal XIII sec ai secoli XV-XVI per motivi legati alla storia del nostro territorio. Contiamo di mettere su un’unità di picchieri rinascimentali entro la prossima primavera…chissà, magari si può combinare qualcosa 😉

    Ah, dato che ci sono ne approfitto per chiederti consiglio, vista la tua enorme cultura in materia. Per caso conosci qualche testo/fonte che descriva nel dettaglio l’addestramento con la picca?

  30. Ti prego Frundsberg, “enorme cultura” mettiamolo da parte, non è proprio il caso.
    Mi pare che in alcuni Fechtbuch sia contemplato l’addestramento (sempre per il duello) con alabarda o bastone lungo. Di sicuro c’è qualcosa in quello di Jacob Sutor del 1612:
    http://www.thearma.org/pdf/JakobSutor.pdf

    In bocca al lupo per l’unità di picchieri. Tienimi aggiornato. 😀

  31. be le armi dell’epoca maggiormente usate erano da botta e affondo…ho letto utti i commenti e concordo pienamente con Zweilawyer a cui faccio i miei complimenti… comunque ormai vere e proprie repliche di spade vengono fatte solo ed esclusivamente da pochissimi fabbri con licenze apposite da quel che ho sentito e ripeto SENTITO solo 4 in tutta italia e richiedono oltre alla presenza poichè il fabbricante deve basarsi su peso altezza e lunghezza del braccio per ovvi motivi di peso grandezza del prodotto anche una certa disponibilità economica in più le armi o armature create ai giorni nostri hanno materiali ben più avanzati dell’epoca poichè nel medioevo l’acciaio usato per la forgiatura era un semplice miscuglio di ferro carbone e vetro (non confondetevi con l’acciaio inox scoperto mi sembra nel 1800 e qualcosa… ricordo alla vaga scusate =( ) e la tempra veniva fatta nell’urina raccolta dei animali e leggermente diluita oggi vi sono prodotti e materiali ben superiori non so dirvi quali ma ecco dubito che si usi ancora l’urina dei animali 🙂 … comunque sia le spade a due mani seppur poco testimoniate nella storia hanno avuto una certa espansione commerciale e fascino non che anche testimoniate in certe storie di cavalieri.

    aggiungo in fine che una picca o un arma ad asta come essa seppur bilanciata per la sua capacità di trasporto è più difficile da manovrare di una spada poichè il peso sulla spada è più uniforme che su un arma ad asta come la picca e in oltre nella spada non vien usato solo il debole il medio e il forte ma anche il pomo e il crociato sempre se sia uno spadone o una bastarda ovvero una spada a una mano e mezza (per chi non lo sapesse)

    approfitto anche per qualche video amatoriale di scherma medievale
    http://www.youtube.com/watch?v=1cBwYCtWHRY&feature=related

    e anche questo dove vedrete più epoche e si capisce l’evoluzione delle armi e dei costumi non che delle corazze e vi è anche un bel pezzo dove 2 giovani usano proprio la spada a due mani …purtroppo la qualità del video lascia un pochino a desiderare :oups: la parte dei spadoni inizzia intorno ai 4 minuti poco più

  32. Benvenuto Emanuel, e benvenuto.
    Ricorda che alcune armi e armature forgiate parecchi secoli fa’ si sono rivelate di qualità eccezionale, superiore alla maggior parte delle repliche odierne. I segreti dl mestiere, tramandati e affinati da generazioni di armaioli, avevano portato a una tecnica quasi perfetta.

  33. due parole sul commento di @Emanuel che ci spiega come purtroppo sopravvivano tuttora gruppi di cosiddetta “rievocazione storica” che si fregiano di questo tipo solo perchè possiedono spade esd aggiungono un “ser” davanti ai nomi.
    diciamo che questo commento stona rispetto al tono generale del post? citando le affidabili fonti del tipo “ho sentito che”, acciaio ottenuto mescolando ferro carbone e vetro? la licenza specialissima per un marchio DOP di armi ed armature prodotte secondo crismi storici?!? senza dimenticare il preponderante uso della guardia come arma d’offesa…
    i video, poi, contengono proprio il genere di pappone pseudostoricounpo’hollywoodiano che i bambini si bevono ed anche molti papà creduloni. <<pensate, signori: questi cavalieri portano quaranta kilogrammi di ferro addosso, e con uno sgualembro possono abbattere il muro di un castello!!>>
    tutte armature fedelissime, ovviamente, come il bellissimo pentolare (su e contro armature decisamente posteriori) che sbuca nel primo video l’altra armatura probabilmente in inox (proprio quello del 1800, però…) e l’inopinabile scelta di rappresentare un duello di mazza e scudo (dove gli unici colpi che vengono portati sono: uhm vediamo… mazza su scudo, mazza su scudo…colpo di mazza parato con lo scudo…mi sembrava di averne visto un altro… … …no, mi sbagliavo)

    ora, io non sono di quei fanatici che in manifestazione non ti permettono di portare le mutande elasticizzate sotto la completa, o (nei blog) che disdegnano la richiesta magari ingenua di un consiglio/spiegazione, però figliuoli c’è un limite a tutto…non trasformiamo questo bel blog (tra l’altro grazie mille e complimenti, @Zweilawyer) in un’accozzaglia di commenti improbabili venduti come verità assoluta…

    scusate il sarcasmo ma mi cadono un po’ le palle a vedere un gioiellino di post depauperato da un commento così fuori luogo
    Erasmo

    ps: si dice deGLI animali

  34. Benvenuto Erasmvs. Ho letto di sfuggita il post di Emanuel (senza guardare i video) e ho risposto in maniera superficiale, quindi faccio mea culpa. Oltre agli errori da te sottolineati, voglio aggiungere che bisogna stare attenti alle differenze, che sono sostanziali, fra lo “spadone” (termine orribile) e la zweihander rinascimentale. Anche che la tempra avvenisse sempre nell’urina è inesatto, d’altronde ci sono testimonianze romane e medievali che mostrano tentativi di tempra con ogni liquido possibile ed immaginabile (non fate gli zozzi che vi conosco).

  35. wow, un articolo veramente esauriente, vero che le spade alla gatzu da 50kg sono indomabili, ma una copia alleggerita da 10 kg, dopo duro allenamento :bloody: sono riuscito ad usarla come una normale spada a due mani… se anche voi volete cimentarvi in allenamenti x ottenere risultati del genere, ve lo sconsiglio al 100% xk soffrirete un anno di tremendi dolori muscolari agli avambracci e non parliamo dei polsi… :bloody: :bloody: :bloody:

  36. Benvenuto Cabe,
    manovrare una spada da 10kg come fosse uno spadone da un piao di kg o una zwei da tre è fisiologicamente impossibile. Io me la cavo con una zwei appesantita da 6.6kg, ma i colpi sono molto più lenti rispetto a quelli effettuabili con una spada normale. Ci vorrebbe Donia, 210cm x 130kg, per avere qualche possibilità in battaglia con un arnese del genere.
    I tuoi allenamenti comunque posso essere utili per lo sforzo aerobico e anaerobico che comportano.

  37. Metterei in guerdia sul maneggiare uno spadone da 10Kg come uno da 3 o 4: può avere brutti effetti sulla schiena.
    Il nostro problema con la doppiosoldo non è sferrare fendenti (io sono più bassa della spada e rischio di zappare in terra, ma a parte questo è un esercizio fattibile), il problema (per noi, che facciamo spettacolo e non vera guerra) è fermare il colpo. Il peso è tale che una volta lanciata è una lama difficile da arrestabile. Se un compagno si distrae rischia di farsi scapitozzare, e poi chi li sente quelli della Federazione Francese di Scherma?

  38. Direi che questo non è un grande problema se si usano protezioni su tutto il corpo, in acciaio da due millimetri (fatica bestiale). Nei tornei a contatto pieno usano spade che per come sono fatte sembrano più sbarre con una guardia.

  39. @Lessà
    L’unica persona della compagnia a cui non sa fatica allenarsi con un banale gambeson, sono io. Figurati se quei paraculi si prendono la briga di sudare con protezioni di due millimetri =_= C’è poi il senpai che ci tiene a questa cosa di controllare l’arma e non colpire il partner.

  40. CIAO Zweilawyer, ti dò ragione, l’arnese da 10 kg comporta una velocità inferiore, infatti uso uno stile tutto mio di utilizzare questa spada abominevole… stò fondendo le nozioni di base del katory shinto ryu (arte della katana) x le schivate, quindi servono gambe potenti e gran forza esplosiva x scatti laterali e rapidi back dash, per via dell’attacco, uso le basi di uno stile simile al kendo oserei dire, diciamo che uso una spada eccessiva ma la uso in maniera più strategica, mi porto fuori dalla guardia avversaria e lo colpisco :o: … poi i miei colpi a sorpresa (top secret) 🙂

  41. la domanda sorge spontanea: ma perchè tutto ‘sto fanatismo per le spade giganti :[ i pochi poracci che le hanno usate in battaglia hanno in genere usato questi arnesi per forza maggiore e probabilmente inventando nuove bestemmie ad ogni colpo 😉

    però devo ammettere che a vedersi sono belle e nelle esibizioni fanno la loro figura.

    Azzarol:“usa le tecniche di spadone di Achille Marozzo ”

    LOL, evoluzione parallela! E poi ci devi stare, credo che la Katori sia nata prima del Marozzo

  42. =( no, non è sacrilegio, si parla solo di disponibilità, abito in un paesino sperduto della padania, è molto difficile trovare scuole di questo tipo x me, l’unica era o Katori o Aikido… io ho scielto katori XK essendo più antica IN TEORIA IMPARO MEGLIO LE BASI, sempre meglio che basarsi su film o videogiochi…XD…
    comunque il Katori come scuola non è molto differente da quella che mi hai illustrato tu AZZAROL, l’unica differenza è che quella scuola usando un’arma che taglia da entrambi i lati hanno più vantaggi… 8)

  43. @cabe
    uau vivi nella padania, quando incontri Minnie di topolinia o Pipino della contea salutameli (sai com’è tra abitanti di terre fantastiche dovreste intendervela ^___^ )

    per la duemani (non parlo della zweihander) poter contare sul falso filo è una bella risorsa certamente, ma la questione vantaggi-svantaggi è difficile da quantificare,

    in molte posture descritte nei manuali europei sembra di poter riconoscere guardie nipponiche ma in realtà le strategie alla base sono molto differenti in primis l’importanza dei rami di guardia per le armi occidentali, (che richiedono una impugnatura dell’arma completamente diversa e quindi una dinamica del taglio diversa e un lavoro del corpo diverso)

    almeno per quanto ho avuto modo di sperimentare con i ricercatori della fisas che reputo davvero seri e abili

  44. La pagina di wiki sulla Zweihander (in ita) è stata riscritta copiando quasi per intero il mio articolo. Tempo fa mi ero inserito come link esterno, ma ora sarebbe stata gradita una segnalazione nelle references (invece di infilare solo le fonti originali che ho faticato non poco a trovare). Chiunque sia stato, lo maledico nel nome del Signore.

  45. Zwei“Tempo fa mi ero inserito come link esterno”

    non sono pratico, non potevi collaborare direttamente alla stesura dell’articolo? non ci rimettevi niente visto che poi ti hanno scopiazzato comunque (e lo so, quello fa sempre male)

  46. comunque il registro delle modifiche dovrebbe essere insindacabile, penso che dificilmente la tua richiesta di venire inserito come fonte possa rimanere inascoltata

  47. Ieri sono stato per la terza volta allo Stibbert, e stavolta, di nascostissimo, ho sollevato qualcuna delle frangipicche appese nella sala della Cavalcata.
    Ok che le spade, di solito, sono più leggere di quanto la nostra fantasia lasci supporre, ma mi sono davvero stupito della leggerezza di un arnese di quelle dimensioni. Una misura mano-metrica (non avevo bilance a portata di mano) mi suggerisce qualcosa che si aggira sul paio di chili. Incredibile…

    Ho fatto lo stesso esperimento con una spada da lato: tranquillamente sotto al chilogrammo. Lo stesso dicasi per una schiavona, ultraleggera nonostante la lama larga.

  48. Giusto un appunto: il video postato da Zweilawyer mostra due ragazzi impegnati in combattimento con due spade lunghe: quelle non sono schiavone veneziane bensì delle federschwert. Si pensa essere la prima spada da addestramento della storia in quanto si tratta di una spada a due mani alleggerita restringendone sulla lama. Sono armi presenti già su manuali di scrima come il Tallhofer o l’Achille Marozzo (che dio lo strafulmini quell’etilista maledetto!) pesanti circa 1,5 kg con lame di 1 metro circa. I ragazzi in questione sono dei grandi atleti della scrima mi sembra siano slovacchi e si menano come fabbri ma con grandissima perizia tecnica.
    Per il resto beh…. Giovanni Sagrati docet! 😉

  49. Zwey, un consiglio su che esercizi/pesistica praticare per irrobustire i muscoli dedicati al brandeggio della spada? Vorrei passare ad un ferro più pesante, ma ho paura di spezzarmi in due, e vorrei avere un approccio più graduale alla cosa…

  50. Ti dirò, anch’io avrei sempre voluto chiedere qualche consiglio a Zwe su come raggiungere i suoi livelli di guizzantezza :8
    Ma poi desistevo, nel timore che considerasse la richiesta un affronto =(

  51. Ti dirò, anch’io avrei sempre voluto chiedere qualche consiglio a Zwe su come raggiungere i suoi livelli di guizzantezza :8

    Povero mortale arrogante, non sai che Zwei è il Concetto Massimante di Muscolatura Scalpitante come Cavalli Imbizzarriti al Sole? (matematicamente, MSCCIAS)
    Comunque anche io aspetto con curiosità la risposta del Gvizzante Maximo :8

  52. I guizzanti muscoli di Zwei ieri erano celati (un omaggio linguistico al re Nero, eh!) da un maglione a coste che ne metteva in risalto le forme. :love:

  53. I guizzanti muscoli di Zwei ieri erano celati (un omaggio linguistico al re Nero, eh!) da un maglione a coste che ne metteva in risalto le forme. :love:

    Pics! :8

  54. LOL!
    Scusa Tenger, puoi sempre chiedere al prode un book fotografico personalizzato da inviarti in privato. U.U
    Oppure organizzare una discesa romana. :8

  55. Non mi illudo minimamente di arrivare ai regimi di guizzantezza muscolare del prode Z, vorrei semplicemente capire che muscoli allenare per evitare di spezzarmi in due come un fuscello…! Ricordo che Z ha un diploma/certificato/vattelapesca di istruttore…!

  56. Zwei è proprio bello e ben definito. Davanti a lui, qualsiasi altro maschio viene eclissato.

    Ora capisco perché tutte le donne gli corrano dietro, non c’è speranza di competere.

  57. Lavorare unicamente sui muscoli impegnati nel combattimento con la spada è errato. Bisogna puntare ad uno sviluppo complessivo della muscolatura. Iniziate a fare squat, panca piana e trazioni con dei pesi dignitosi.

  58. Iniziate a fare squat, panca piana e trazioni con dei pesi dignitosi.

    Grazie Zwei. Appena il braccio smette di scricchiolarmi e mi tolgono i punti dal torace mi metto al lavoro! :love:

  59. Ma è tutta roba che faccio già O_O
    Io credevo tipo che Zwe meditasse nelle cascate onde poi invertirne la corrente con un pugno o mettesse la cera a un’intero concessionario opel.
    Vabbuò, c’è anche da considerare che io sul bilanciere ci metto 12 kili, mentre Zwe sicuro ne impila 50 come acqua fresca 🙂

  60. Dago 12 kg? Puah 😐
    Ma se porto io i sacchetti da 5 kg della sabbietta per i gatti uno per mano! Certo forse dipende per quante ore fai i pesi!
    Squat non lo pratico da secoli, che ricordi faticosi.
    La mia parentesi nel mondo del body building è durata assai poco. U.u

  61. Tutto questo mi ricorda quella volta che ho raccontato a un mio amico che pesavo 47 kili, e lui ha riso, mi ha detto che lui li sollevava per braccio, e poi, per dimostrarlo, ha preso a sollevarmi con un braccio solo. E’ fastidioso essere sollevati, tra l’altro.

  62. @Polverina: qualsiasi esercizio, se fatto in un determinato modo e per un determinato tempo, risulta distruttivo, a prescindere dal carico di peso.
    Per esempio, tu porti allegramente buste da 5 kili attaccate ai fianchi. Io boxo con in mano pesetti da due kili. Ti assicuro che dopo 5 minuti di solito bestemmio iddio ^^

    E’ fastidioso essere sollevati, tra l’altro.


    Puovera Sho =(

  63. Ecco. I 112 kg sollevati da Zwei fanno venire i brividi. in pratica sono 2 me e mezzo! :[
    Shò dissento. A me piace essere sollevata. Quando Alberello mi solleva tra le braccia sono molto felice. :8 :8 :8

  64. http://youtu.be/7mqSqwGJAMg

    domanda prettamente tecnica,premettendo che se fosse possibile che bestioni cosi potrebbero essere esistiti in un arco di tempo che va dal medioevo fino all’età moderna(1600) dove di certo la statura media e l’alimentazione non permettevano di raggiungere dimensioni e forza cosi esagerate,quale peso avrebbe potuto avere la loro spada “ideale”:sapendo che non furono costruite spade gigantesche per il semplice fatto che nessun uomo le avrebbe potute sollevare ma che le dimensioni delle spade aumentavano proporzionalmente alle dimensioni dei loro schermidori,come la spada di Pier che era smisurata,quanto sarebbe stata smisurata la spada di un tizio come questo???
    Altra piccola curiosità,ho notato che nei loghi da dove provenivano i vichinghi provengono ancora oggi gli uomini più forti del pianeta,quindi
    la leggenda del “Vichingo con l’ascia tanto grassa da tagliare in due un bue”ha qualche fondamento storico?
    Nel senso che troviamo nelle fonti storiche,o anche nella leggenda,persone perfino ben più grosse di Pier?

  65. Una zwei di 3,5 è già pesante, una da parata, sui 6, quasi ingestibile. Forse un uomo della stazza di Pier e con un ottimo addestramento potrebbe utilizzarla, ma siamo già ai limiti dell’umano.
    Non sono sicuro che un powerlifter (squat-stacco-panca) odierno avrebbe un grande vantaggio rispetto a un soldato ultraddestrato del XVI secolo.
    I nordici sono senza dubbio la razza dotata, mediamente, della conformazione ossea e muscolare di base più adatta ai grandi sforzi fisici, ma il mito del vichingo che gira con la bipenne ad affettare dinosauri è, per l’appunto, un mito.

  66. Il tizio con la buster sword mi ha fatto piegare, ricordo anche di aver visto tempo fa un video con tizio americano che mostrava una copia della nodachi da 4 metri che si vede in FFVII, la cosa peggiore è che quando menava fendenti non so per quale legge fisica la lama si fletteva verso l’alto, mentre quando la teneva parallela al terreno il suo peso la faceva piegare come una banana verso il basso, le avessi il link lo posterei.

  67. Zwei voglio chiederti un parere, io sono poco più di 1,70, faccio palestra da quando ho memoria e sono decisamente tarchiato, pensi che con questo genere di corporatura sarei in grado di maneggiare efficacemente una zweihander ipotizziamo lunga 165/170 cm o devo darmi alle ninjiato? :oups:

  68. Ciao bastardo (infelice diminutivo),
    Direi che potrebbe andare bene , è quella che ho preso anche io. La zwei da 6kg è di grande utilità per allenare schiena, spalle e braccia.

  69. si 6 kili sono un buon training, ma quali sono i tuoi interessi? perchè se ti interessa il maneggio della spada, meglio che apprendi gli schemi motori con dei carichi più accessibili, e farti istruire da chi ne sa qualcosa, perchè partendo subito con la godzillawyer da autodidatta non farai altro che consolidare convinzioni errate e compensazioni di forza ma non di tecnica

    ricorda che la zwei da 6 kili in battaglia la ha usata solo Pier Gerlofs Donia

    2,5 kg è un peso più che dignitoso e storicamente realistico e fidati non è assolutamente poco

  70. Per rispondere alla tua domanda i miei interessi riguardano le armi bianche in generale e solo marginalmente la storia, ma forse hai ragione, 6kg subito all’inizio forse sono troppi, vorrei imparare correttamente le mosse, la forza per quello non mi manca : 8) , vedrò di ragionargi con calma.

  71. si 6 kili sono un buon training, ma quali sono i tuoi interessi? perchè se ti interessa il maneggio della spada, meglio che apprendi gli schemi motori con dei carichi più accessibili, e farti istruire da chi ne sa qualcosa

    Straquoto. La via del sovraccarico del gesto atletico è stata percorsa nell’atletica leggera con risultati controproducenti.

    Per quanto riguarda la preparazione coi pesi, anche quella necessita di un apprendistato tecnico non da poco. E poi i chili vanno fatti, ma non serve essere un powerlifter. Per dare un’idea di quanto serva alzare a chi fa pesi come preparazione per un altro sport, date un’occhiata alla prima tabella di questo articolo.

  72. nelle discipline di scherma giapponesi si usa talvolta i suburi-to dei simulacri pesanti, talvolta moolto pesanti come ad esempio il furibo in uso nella jikishinkaghe ryu che è un mazzuolone conico che in testa misura 30 cm peserà una decina di chili minimo

    ma per fare ripetizioni si usano anche attrezzi molto più leggeri roba che arriva a stento a pesare 200g. Perchè? direte voi, il motivo è che un attrezzo pesante grazie all’inerzia permette di mascherare gli errori di tecnica e di controllo, così con un’atrezzo leggero vedrete la punta della spada schizzare via da tutte le parti senza controllo, aggiungere forza non fa che peggiorare la situazione,

    bisogna imparare a gestire contrazioni e rilassamento con precisione e naturalezza, cosa altrettanto se non ancor più importante della bovina potenza… schermisticamente parlando

  73. Non conosco la scherma giapponese. Comunque ho praticato per anni pugilato e body-building. L’articolo postato da Attila è molto buono ma forse un po’ troppo drastico. Già arrivare a 1,4-1,5 volte il proprio peso nello squat significa migliorare molto le proprie capacità atletiche e c’è un transfer deciso sul combattimento. Oltre al vantaggio di pesare di più, significativo nel pugilato come in ogni altra tecnica di combattimento.

  74. Anche per gesti molto più semplici, come il lancio del peso, ci si è accorti che allenarsi con la palla da 10 kg alla lunga peggiora le prestazioni con quella standard da 7,25 kg.
    Detto questo, l’uso occasionale dello strumento appesantito, se affiancato ad un lavoro di tecnica ben fatto con quello standard, può dare dei benefici, ma bisogna essere seguiti da qualcuno che sa cosa sta facendo.

    La tabella riportata deriva dalle ricerche fatte in DDR, quindi è naturale che gli standard siano un po’ alti e inoltre variano da sport a sport. Comunque vi garantisco che sono fattibili. Era per dare un’ordine di grandezza.

    Lavorare unicamente sui muscoli impegnati nel combattimento con la spada è errato. Bisogna puntare ad uno sviluppo complessivo della muscolatura. Iniziate a fare squat, panca piana e trazioni con dei pesi dignitosi.

    Straquoto Zwei.

  75. Cosa ne pensate dell’idea di usare pesi da polso sulle braccia per simulare il peso di un’armatura (almeno la parte delle braccia)?
    aiuterebbero a tonificare le braccia o renderebbero solo la scherma più faticosa, forse è una domanda imbecille. 🙂

  76. Pessima idea. L’idea di fare movimenti complessi (cioè non finalizzati al sollevamento di per sé) con pesi distali è pessima in qualsiasi sua applicazione. Sempre dannosa per le articolazioni e sempre poco utile e produttiva. Non farlo.

    Inoltre dei pesi sui polsi non simulano assolutamente un’armatura. L’idea che ci sia anche solo una minima somiglianza tra le due cose è sbagliatissima.

  77. Ho capito, il peso dovrebbe essere distribuito su tutta l’area invece che localizzato tutto in un punto, sospettavo fosse un’idea stupida, non ho mai fatto esercizi dedicati alla scherma e sono in cerca di qualcosa di mirato, uso gia il kettlebell per le braccia ma mi da l’impressione che non centri proprio niente, voglio dire esistono esercizi o attrezzi adatti?

  78. I kettlebells se usati correttamente sono molto buoni. Comunque credo che gli esercizi multiarticolari principali (stacco, squat, distensioni su panca, trazioni, rematori, distensioni sopra la testa in piedi) e i sollevamenti olimpici rappresentino da soli il 99% del potenziamento funzionale. Sviluppi la forza, la potenza e la coordinazione neuromotoria in modo che gli altri esercizi non possono. Poi è fondamentale lo stretching. E poi ci sono gli allenamenti di resistenza, i circuiti eccetera, ma non credo chiedessi questo.

    In definitiva, invece di pensare a esercizi ultraspecifici è meglio pensare alle basi dello sviluppo motorio. Vanno sempre bene e sono sempre la cosa migliore. Anche i kettlebells sono molto buoni, ma il bilancere (e la sbarra da trazioni) viene prima.

  79. comunque se vuoi fare scherma (qualsiasi forma ti piaccia dal medioevo al nippone), fai scherma, magari con gente che sa quello che fa, magari con più gente che fa cose diverse

    se vuoi fare potenziamento, fai potenziamento, con criterio e metodo.

    Tieni conto che schermisticamente parlando si sente meno la necessità di essere enormi, non certo come nella lotta e nello striking in cui menare come fabbri è la base, una spada se usata correttamente può tranciare arti solo con il suo peso.

    esperienza di vita vissuta: nel kendo ci sono personaggi che li guardi e dici “cazzo mi fa sto ciccione”, e poi scopri che ti asfalta chiunque (vedi il capitano della nazionale ammerigana).

    psicologia, condizione mentale, strategia, tecnica, mobilità, a mio parere sono assai più determinanti della nuda forza.

    ma tornando in argomento con l’articolo, se ti lanci con una zweihander contro una formazione di piccheri per spezzarne le lance e aprirne la formazione, credo che essere un toro, sia un prerequisito imprenscindibile

  80. Dipende molto dal tipo di incontri che fai. Se si mira semplicemente a toccare l’avversario è un conto, se devi rompere picche, un altro.

    Poi, di regola, più pesa l’attrezzo, più la forza conta: un pesista è più forte di un discobolo, che è più forte di un giavellottista (in genere s’intende).

  81. Con la mia Zwei da 6kg riesco a fare dei danni clamorosi. Sto cercando di organizzare una giornata per testarla su piastre metalliche, maglie ad anelli e bastoni che simulino delle picche, in modo da mettere risultati e foto qui sul blog.

    Noi siamo sempre in fiduciosa attesa :8

  82. Zwei, innanzi tutto complimenti per il bell’articolo. Avrei un paio di curiosità:
    1)Nella prima immagine mostrata nell’articolo affermi che le prime tre spade sono le più antiche; sai per caso a che periodo risalgono?
    2)Quando sono comparsi i denti d’arresto? Sono una prerogativa del ‘500 o si erano già visti anche prima?
    Grazie in anticipo.

  83. Ciao Godmar,
    a occhio e croce, nella prima immagine passiamo dai primi del cinquecento alla seconda metà dello stesso secolo.
    Non so dirti con precisione quando si svilupparono i denti d’arresto, anche perchè è possibile che si fosse già sperimentata, in modo sporadico, questa possibilità. Sicuramente erano già presenti alla fine del primo decennio del XVI secolo, ma divennero sempre più grandi e curvi col passare dei decenni, assecondando un affinamento delle funzionalità della zwei e un gusto estetico sempre più barocco.

  84. Ciao zwei, primo post per me qua.
    Intanto, grazie per tutte le notevoli informazioni che fornisci 🙂

    Volevo chiederti un parere che forse sarebbe meglio mettere nell’area retard… 😀

    Questo post illustra magnificamente le caratteristiche della zweihander e le sue applicazioni in battaglia, compreso il fatto che é la migliore per combattere contro più avversari… bene, relativamente al duello invece che mi dici? Qual é il tuo parere relativamente ad un’ipotetico duello tra una 2hander e uno spadone quattrocentesco italiano? E ad una spada ad una mano e mezza? A parità di abilità, si capisce. Grazie! 🙂

  85. Bellissimo articolo. Peró mi brucia un sacco aver scoperto di essere piú bassa della spada 🙁 mi sa che un mio eventuale acquisto di una zweihander dovrà rimanere appeso al muro (vabbhè che avrebbe comunque fatto la stessa fine se non per un paio di duelli con mio fratello), per Diana! Non esiste proprio niente per chi non arriva al metro e sessanta?

  86. Ciao Yuki,
    ci sono diverse opzioni per chi non arriva ai 160cm. Se ti piacciono le spade a due mani un claymore potrebbe essere una buona opzione, ma ci sono anche tonnellate di spade lunghe che potrebbero fare al caso tuo.

  87. La claymore del mio compagno d’armi è bella pesa :/
    La spada bastarda non è molto pesante ed è un’arma che personalmente adoro, anche se la vedrei meglio in ambito tardo-trecentesco (quindi un po’ prima l’epoca da te indicata).
    Altrimenti hai quella figata cosmica del martello da battaglia: leggero, veloce e cattivo. Non conosco nessuno che lo usi in combattimento oggi come oggi, ma è una piccola meraviglia ^_^

  88. A proposito di bastarde… erano ancora in giro negli anni di Giovanna d’Arco, giusto?
    Sto cercando di capire cosa abbia potuto usare e sono un po’ perplessa, informazioni non ce ne sono, la Pernoud parla della spada dalle cinque croci ma non dice di che tipo fosse né cita altre armi (a meno che il suo stendardo non diventasse arma impropria :D)

  89. Dato la popolarità della leggenda, credo che esista un’ampia letteratura in proposito (almeno in francese). Magari nella bibliografia della Pernaud puoi trovare qualcosa che ti fa gioco sul mito di Jeanne.

  90. Appunto, francese =(
    Che non studio né leggo più da otto anni =(

    In effetti ho trovato anche questo:

    La spada (5c) non va poi perduta a seguito della sua cattura, in quanto lei la consegna qualche giorno prima, preferendo armarsi con una spada borgognona: «era una buona spada per la guerra e andava benissimo per menare botte e fendenti. Dove ho lasciato l’altra, non riguarda il processo e non vi risponderò. I miei fratelli hanno i miei beni, i miei cavalli, la mia spada, credo» (ibidem, pp. 42-43)

    … ma cosa cavolo è una borgognona? :bloody:

    Vabbé, toccherà inventare/andare a senso :oups:

  91. Penso che con “borgognona” si intenda la provenienza della lama, piuttosto che una forma precisa. Ma lascio la parola a chi ne sa di più.

    Le spade bastarde dovrebbero essere ancora in uso nella prima parte del XV secolo; anche se dubito che la Pulzella ne brandisse una 😉

  92. A mio modesto parere (e a braccio, visto che non mi sono mai interessata alla Pulzella), doveva trattarsi di una spada da una mano.
    E per quello che ne so “borgognona” vuol dire proprio “che viene dalla Borgogna”, non una forma particolare. Qualcuno mi smentisca pure se gli risulta altrimenti ^_^

  93. Nun me piase, e in ogni caso non gliel’ho mai visto in mano, che si trattasse di dipinti, statue o disegnini sulle pergamene del processo, per cui è bocciato :-[)

  94. Ps: Lessà, mi sono accorta adesso che la tua firma porta al blog di armi et rievocazione. Credo che tu abbia appena guadagnato una stalker.

  95. Devo aver letto male il tuo primo commento. Ultimamente mi accorgo di essere parecchio distratto durante la lettura. Probabilmente usò una spada bastarda, quelle che chiamiamo “ad una mano e mezza”. Nel 1400 era l’arma per antonomasia del cavaliere. Meno usata la spada ad una mano, molto in voga sopratutto agli inizi-metà del 1300. Solitamente chi aveva una buona armatura, interamente coprente (fine 1300 e via andando…) poteva fare maggiore affidamento su di questa piuttosto che sullo scudo (nel 1400 le “targhe” diventano ridicolmente piccole e più adatte ad essere usate a cavallo). Chi usava ancora spade ad una mano solitamente aveva uno scudo, piccolo medio o grande che fosse. In generale la tendenza è scudo grande=meno protezioni (personaggio più umile), ma è una tendenza generale… non una regola assoluta. Il falcione (che è praticamente una spada ad una mano) probabilmente era più frequente nelle mani di un fante che di un cavaliere. Pensavo cercassi un arma per il 1400, non che arma potesse aver utilizzato Giovanna. Questo fa capire con quanta attenzione abbia letto i messaggi.

    Grazie per lo stalking 🙂

  96. “Nel mezzo di uno scontro, le armi troppo pesanti sono inutili, anche perchè, raddoppiando il peso di una spada, se ne raddoppia la potenza d’impatto, mentre raddoppiandone la velocità, la forza d’urto si quadruplica”

    Questa frase andrebbe corretta per due motivi, primo perchè si sta modellizzando una spada a due mani come un punto materiale, secondo perchè la terminologia è un pò raffazzonata rispetto al tenore del resto dell’articolo.
    In particolare quello che è scritto è vero per l’energia cinetica di un punto materiale, ma non per un corpo esteso, in quel caso sarebbe necessario parlare di momento di inerzia e velocità angolare oltre che di massa e velocità. In oltre il fatto che “velocità” e “peso” contino diversamente è vero solo da un punto di vista energetico, ai fini della quantità di moto non c’è differenza e per esempio la forza che viene applicata dalla lama al bersaglio è legata alla variazioni di quantità di moto in maniera lineare.
    Altra cosa molto importante è contare il ruolo del resto del corpo durante l’impatto, il famoso “mettere il peso nei colpi” è legato al fatto che l’arma al momento dell’impatto è impugnata e quindi è necessario considerare le interazioni corpo-spada quanto quelle spada-bersaglio.
    Ora sono un pò di fretta però se ti interessa posso provare a scrivere qualcosa di meglio strutturato e più approfondito.

    1. Hai ragione Roberto. Se pensi di poter scrivere il concetto in modo migliore (io sono stato raffazzonato perché ho moderate competenze in materia di fisica) puoi buttare giù due righe, così le inserisco in un apposito box con il tuo nome (e cognome se vuoi). Il sito deve avere il miglior materiale in circolazione, se i miei utenti sanno più di me in determinati ambiti, è un piacere accogliere le loro correzioni.
      Un saluto
      Zwei

  97. Inizio a buttare giù una bozza, l’argomento è abbastanza lungo e complesso e non sono esattamente sicuro di scrivere cose giuste su alcuni punti.

    Le quantità fisiche di interesse per valutare l’efficacia di un colpo di spada sono energia meccanica, quantità di moto e momento angolare.
    L’energia meccanica è uno scalare ed è ottenuto dalla somma del contributo cinetico e di quello potenziale; il contenuto potenziale è essenzialmente legato alla forza di gravità è è proporzionale al prodotto della forza di gravità per l’altezza rispetto allo zero del potenziale, la sua variazione è quindi legata alla differenza di altezza della spada prima e dopo il colpo; il contenuto cinetico è legato a due componenti, la prima è proporzionale al quadrato della velocità traslazionale del centro di massa moltiplicata per la massa della spada, la seconda è proporzionale al quadrato della velocità angolare della spada per il momento di inerzia.( Ai fini di questa trattazione stiamo ignorando gli effetti di attrito perchè non penso siano molto influenti più avanti penso se questa cosa sia o meno vera)

    L’energia meccanica quindi ha effettivamente una dipendenza quadratica nelle velocità tuttavia non sì ha una banale dipendenza lineare nelle masse perchè il momento di inierzia di un corpo è legato non solo alla massa ma anche alla sua distribuzione spaziale e quindi a meno che l’incremento di peso non sia stato ottenuto modificando la densità della spada è difficile che al raddoppiare del peso raddoppi il momento di inerzia della spada. Un altro fatto da considerare è il ruolo dell’energia potenziale, se la maggior parte dei colpi ha una componente discendente, il suo ruolo è di “aiutare” il movimento comportandosi come un “serbatoio” di energia cinetica, nella fase di preparazione del colpo in cui l’arma viene sollevata la forza muscolare viene usata per ottenere energia potenziale che successivamente si sfrutterà nel momento in cui si vibrerà il colpo andando a compensare in parte gli svantaggi di una lama più pesante; a questo punto le considerazioni di tipo strategico e tattico iniziano a mischiarsi con quelle di natura fisica e quindi diventa tutto più complesso. Cercando di tirare le somme sulla questione energia meccanica, effettivamente un incremento proporzionalmente uguale di velocità è più vantaggioso di uno di massa tuttavia c’è una componente legata al come si maneggia la spada che può essere anche abbastanza grossa.
    Per ora interrompo qui fammi sapere cosa ne pensi così che possa migliorarlo

    1. Ottimo! Trovo il testo abbastanza chiaro anche per un profano come me. Era qualcosa che avevo intuito ma non avevo a disposizione gli strumenti per esprimermi.
      Se qualcun altro vuole commentare faccia pure.
      Lo inserirò nell’articolo dopo Pasqua.

    2. Considerazione retard.

      E’ per questo quindi, che in genere (per quello che so), armi più pesanti e più sbilanciate in avanti venivano usate a cavallo (tipo martelli da guerra, mazze ferrate, palle chiodate ecc)?

      Perché stando più in alto avevano più vantaggio nello sfruttare la forza di gravità in tutto questo? O:

        1. Non credo proprio che armi tattiche non venissero sviluppate per operare al meglio in determinate circostanze.
          E’ ovvio che per il combattimento a cavallo, a seconda delle circostanze, (con staffe o senza) si preferissero armi o tipi diversi della stessa arma.

          Volevo sapere se questo discorso:
          “Un altro fatto da considerare è il ruolo dell’energia potenziale, se la maggior parte dei colpi ha una componente discendente, il suo ruolo è di “aiutare” il movimento comportandosi come un “serbatoio” di energia cinetica, nella fase di preparazione del colpo in cui l’arma viene sollevata la forza muscolare viene usata per ottenere energia potenziale che successivamente si sfrutterà nel momento in cui si vibrerà il colpo andando a compensare in parte gli svantaggi di una lama più pesante; a questo punto le considerazioni di tipo strategico e tattico iniziano a mischiarsi con quelle di natura fisica e quindi diventa tutto più complesso.”

          Poteva essere speso nell’analisi della scelta di armi usate in sella ad un cavallo.

        2. Hai fatto una domanda e io ti ho risposto. Non vuoi credere alla risposta e preferisce le tue ipotesi sbagliate? Bene.
          Per quello che ne sai i picconi, le mazze e i flagelli venivano usate a cavallo. Quello che sai è sbagliato. Picconi, mazze e flagelli venivano usati anche dalla fanteria.

      1. Ammesso e non concesso che fossero davvero utilizzate armi più sbilanciate a pesanti a cavallo, penso che all’epoca l’idea di energia meccanica e ed energia potenziale non esistessero e quindi penso che non potesse essere questa la motivazione pricipale.

        In oltre non sono concetti facilmente intuibili con la pratica per l’entità del fenomeno (bisognerebbe mettersi a fare i conti precisamente però così ad occhio mi sembra un effetto che necessità di misure vere per essere osservato misure non banali per l’epoca).

        Infine il vero guadagno si avrebbe solo nel caso in cui l’arma fosse usata contro un uomo a terra con un movimento lungo la verticale perchè ai fini della “conversione” in energia cinetica dell’energia potenziale quello che conta sono le differenze di altezza.

  98. Ok a breve vedo di scrivere anche alcuni trafiletti su quantità di moto, momento angolare e sul perchè non è una buona idea approssimare un colpo di arma bianca con un proiettile lanciato (cioè contare solo l’energia cinetica)

  99. Ho appena inserito un nuovo box, “La Fisica dei Colpi”, nell’articolo. Si tratta della precisazione (molto interessante) dell’utente Roberto su energia meccanica, quantità di moto e momento angolare.

  100. Quantità di moto:
    La quantità di moto è, diversamente dall’energia meccanica, un vettore, poichè spiegare cosa sia un vettore è oltre gli scopi di questo breve scritto rimando alle pagine di wikipedia (Grandezza vettoriale e vettore).
    La tratazione della quantità di moto è più semplice di quella dell’energia in quanto si calcola facilmente visto che è pari alla velocità del centro di massa per la massa del corpo, questo è vero anche quando si parla di corpi estesi.
    La quantità di moto quindi dipende linearmente sia dalla velocità che dalla massa rendendo di fatto equivalenti i contributi forniti da incrementi di velocità e incrementi di massa.

    La quantità di moto è molto interessante ai fini dello studio di un urto perchè la variazione della quantità di moto di un corpo è pari alla forza agente sul corpo, per la legge di azione e reazione questa stessa forza è applicata al bersaglio.

    Quindi la variazione complessiva della quantità di moto è pari all’integrale della forza nel tempo e può dare un indicazione abbastanza importante sull’entità del danno. Tuttavia la conoscenza della differenza della quantità di moto prima e dopo l’urto non è sufficente a determinare quale sia la “forma” della forza applicata e quindi il valore di forza massima.

    Poichè la quantità di moto ha un carattere puramentre traslatorio (è anche detto momento lineare perchè suggerisce quanto un corpo si muova su una retta) il suo valore è fortemente legato alla traiettoria dei colpi, con la stessa spada e con la stessa energia meccanica si possono avere colpi con quantità di moto abbastanza diverse.

    1. Riferisco la mia esperienza nelle prove di taglio (Tameshigiri) con il katana su fusti di bamboo come bersaglio

      Oltre a un corretto orientamento della lama è la velocità del “debole” (che poi è la parte della lama che taglierà) a determinare il successo del taglio,

      Mentre l’idea di aggiungere il proprio peso sul colpo è inutile anzi controproducente, da una parte perché impone una dinamica che riduce la velocità e a livello tattico porta a impedire il “doppiare” i colpi o recuperare una posta difensiva-offensiva in tempi utili (offrendoci proni al controattacco avversario)

      Ma più semplicemente non ci sono i tempi per aggiungere forza e peso a una spada lanciata sul bersaglio, e lanciata non è un termine a caso, la sensazione che si ha è più simile al lancio di una sassata, sforzo esplosivo-rilassamento, che uno sforzo stile spinta su una leva, un taglio si esprime in meno di decimi di secondo tempo che arriva il peso del corpo la cosa è già finita

      Poi la zweihander merita considerazioni del caso, primo fra tutti il maneggio versatile e ibrido tra una spada e un’arma inastata e il dispiegamento tattico previsto

      1. Facendola estremamente breve, approssimare un colpo di un arma bianca come quello di un oggetto lanciato è sbagliato e porta a cattive conclusioni in campo numerico.

        Esistono degli studi sull’argomento per lo sviluppo di protezioni moderne contro le armi bianche che evidenziano come le curve di forza durante l’impatto di un colpo portato da un essere umano non coicidano con quelle di un oggetto lanciato anche se l’energia cinetica è uguale.

        Questo perchè se le mani stringono l’arma le interazioni arma-utilizzatore sono tanto importanti quanto quelle arma-bersaglio. In particolare le interazioni arma-utilizzatore sono alla base di quello che è volgarmente detto “metterci il peso”. Proprio per questo sono molto scettico sull’impossibilità di “metterci il peso”.

        Esistono approcci più formali al problema che consisono nella determinazione di una massa effettiva che possa permettere di considerare l’arma come se fosse lanciata.

        1. Roberto io stavo riferendo la mia esperienza pratica nel taglio con spade vere su bersagli veri

          Riportare sensazioni e solizioni pratiche, ad avvalorare i principi della fisica e i numeri
          Prendi il mio “lanciare” come una licenza poetica, la sensazione sulle mani è molto piú simile a quello piuttosto che fare forza su una leva,

          Il problema è anche nello spiegare le cose senza entrare nel dettaglio tecnico del gesto parlando di hasuji, tenouchi e via dicendo (altrimenti scrivo un papiro)

          In maniera semplice, la velocità massima il debole la raggiunge una spanna prima di entrare nel bersaglio nel contatto sul bersaglio le mani hanno un picco di contrazione per poi rilassarsi, il taglio procede con l’inerzia della lama, il corpo asseconda la dinamica del taglio non ponendo peso sulla lama, il corpo usa la sua massa come base per “lanciare” il taglio, anzi possiamo dire che la lama viene mossa dal baricentro corporeo più che dalle braccia,

          L’idea di andare con il corpo di peso sul taglio è cagione di gran figuracce, la lama si incastrerà e girerà dopo pochi centimetri nel bersaglio, tipico figurone del niubbo assoluto,
          questo come esperienza vissuta, a numeri spiegamela tu

          Il problema nel fare comprendere questo tipo di sensazioni e soluzioni è che sono diverse dalle percezione di applicazione della forza che si ha nei comuni gesti, ricordo la discussione demenziale con un bodydulder convinto che la presa a martello sui manubri fosse spendibile su una spada, del resto una spada pesa tra gli 1 e 2 chili come i manubrini delle fighette che fanno aerobica,

          e i facepalm si sprecano

          P.S.
          è ovvio che parlando di Katana si parla di una lama ricurva cosa che porta a delle ovvie differenze prima di tutto nel controllo dell’orientamento del filo che con un corretto controllo dei picchi di forza su mani e catene cinetiche si orienta quasi in automatico

          Con spade dritte suppongo (non avendo fatto esperienza dirette) che le cose giochino diversamente

        2. L’idea di non andare “di forza bruta” ma rimanere decontratti è una costante in praticamente tutti gli sport, anche di prestazione: pugilato, lancio del peso, corsa veloce e di durata, sollevamento pesi (che non è il culturismo) e via dicendo.
          I concetti alla base di quest’idea sono di eliminare l’azione frenante che eserciterebbero i muscoli dell’atleta/marzialista se rimanessero contratti nel tentativo di imprimere più forza possibile e di produrre un’azione energeticamente efficiente (affaticarsi di meno).
          Non so se hai mai avuto occasione di lavorare (inteso come spaccare legna) con asce, accette o mazze: lì il concetto è sempre lo stesso, impulso iniziale e poi accompagnare senza forzare.

          Tornando al discorso della “balistica terminale”, non bisogna confondere le sensazioni di chi pratica l’arte marziale in esame con la realtà fisica: la spada è comunque tenuta saldamente in mano e di questo bisogna tenere conto nella creazione del modello, sia che si imprima più forza possibile o che ci si limiti ad “accompagnare” l’arma.

        3. Esistono degli studi sull’argomento per lo sviluppo di protezioni moderne contro le armi bianche che evidenziano come le curve di forza durante l’impatto di un colpo portato da un essere umano non coicidano con quelle di un oggetto lanciato anche se l’energia cinetica è uguale.

          Molto interessante, entra nel dettaglio

        4. Breve premessa ad oggi gli standard delle protezioni contro arma bianca vengono testati contro la penetrazione di un simulacro di arma (sono tre e rappresentano coltelli o strumenti perforanti improvvisati), questo simulacro è posto in un blocco che viene fatto cadere sopra la protezione ed un simulacro del bersaglio. I livelli di protezione sono legati all energia cinetica dell arma. Questo penso sia dovuto al fatto che questo tipo di test discenda concettualmente dai test dei giubbotti anti proiettile.

          Esistono studi che cercano di valutare quanto sia buona l approssimazione di considerare un colpo come se fosse in cadeta libera, per fare questo si prende il simulacro di coltello si imbottisce di sensori e si fanno delle misure delle due situazioni.

          Si nota che a parita di energia cinetica i valori di forza non paralleli al colpo non coincidono (banale) e che dopo l impatto la forza nel caso dell approssimazione di oggetto lanciato risulta più bassa rispetto al colpo dell essere umano(abbastanza prevedibile)

  101. Nel lontano 1949 penetrai occasionalmente nella tomba di Benvenuto Cellini, a Firenze, e vidi sulla salma, allora come mummificata, uno Spadone che poi, conosewndo di più quel tipo di arma, posso senza dubbio definirlo “a due mani”. Vicende più recenti non hanno pewrmesso di rintracciarlo e penso he sia stato trafugato, ma non so quando. La cosa è stata di recente denunciata ai Carabinieri (Nuleo tutela patrimonio culturale). Picola, ma sempre una notizia sul tema. Grazie.

    1. ciao Francesco, posso sapere quanti anni hai? Penso tu sia l’utente più venerando del sito!
      Hai riportato una curiosità davvero molto interessante, ma il pensiero che sia stato un privato cittadino ad accorgersi del furto, forse a decadi di distanza da quando è avvenuto, mi deprime.

  102. La distinzione tra taglio e perforazione è fisicamente interessante solo se si parla di un tessuto, nel caso della perforazione si supera il tessuto perchè si allontanano le fibre creando un buco che poi si allarga (deformando o rompendo le fibre), nel caso di un taglio invece si supera la barriera se si rompono le fibre. Esiste un caso misto nel caso in cui una lama colpisca di punta, cioè si ha una penetrazione iniziale in cui si cambia l’allineamento delle fibre facilmente, quando queste iniziano ad opporsi si istaura un meccanismo di taglio.

    Contro un bersaglio omogeneo le distinzioni vanno abbastanza a farsi benedire perchè in entrambi i casi si deve deformare il materiale al punto di romperlo.

    I test sono condotti con tre tipi di sumulacri di cui uno è una punta e due sono “pugnali”.
    Da un punto di vista tecnico è più interessante il caso di arma penetrante perchè è a parità di energia molto più pericolosa per la protezione.

    1. È una discussione molto interessante, sarebbe interessante vare uno studio fisico-biomeccanico sull’efficenza dei gesti tecnici elaborati empiricamente per secoli nelle arti marziali

      Nella distinzione tra taglio e perforazione, la cosa vista dalla parte dell’utilizzatore comporta due gesti molto diversi tra loro

      Negli attacchi di perforazione l’arma è efettivamente supportata dalla spinta continua del corpo, cosa che nei tagli (basandomi sulla mia esperienza empirica) non é ne pratico ne efficace (anzi fallimentare)

      1. In entrambi i casi c’è supporto da parte del corpo:

        -nel caso di un attacco che preveda perforazione lungo una linea retta il supporto del corpo è legato alla quantità di moto (o momento lineare), ed è molto intuitivo il perchè ci sia supporto.

        -nel caso dei tagli (o comunque di quasiasi attacco lungo linee circolari) il supporto del corpo si esplica attraverso il momento angolare.

        Se si ha un pò di pazienza si trova un mucchio di studi su gli sport da combattimento e qualcosa sulle arti marziali tradizionale, ci sta che si trovi qualcosa anche per il combattimento armato.

        1. Si materiale che tenta un approcio fisico sene trova e per la maggiore è farcito di castronerie e errori metodologici
          Un’esempio è questo
          http://www.kendo-cik.it/italiano/ki/doc_pdf/pdf_2/dinamica%20spada.pdf
          Che parte da dei presupposti dettati dalle soluzioni di una dotrina tecnica per poi cercare di risolverli in numeri,

          Studi “balistici” sul taglio di una spada fatti con criterio e prove sperimentali non ne ho visti

          Comunque non cadiamo nel battibecco alla De Filippi, mica ti sto dando del fesso, (ne tu a me spero) solo che volevo fare presente che spesso in certi studi la doverosa aprossimazione sperimentale porta talvolta a trascurare dettagli che talvolta si rivelano determinanti

          Sul taglio, certamente il corpo partecipa alla traiettoria del taglio, (ridurla al solo moto angolare stile pala è una di quelle aprossimazioni di cui sopra, tanto più che certe dinamiche di taglio nemmeno seguono una traiettoria ad arco) e imprime-mantiene una certa quantità di moto,

          La mia osservazione di prima (basata su pratica di taglio fatta da me medesimo e 20 anni di pratica di Kendo) voleva puntualizzare su un errore concettuale tipico, ossia pensare che una spada venga “spinta a forza” dentro il taglio come si può fare tagliando un pezzo di formaggio in grande

          E chi pensa che questo è il modo efficente di tagliare regala meravigliosi momenti di ilarità, arrivando a incidere pochi centimetri (quando va alla grande) prima che la lama si incastri e rigiri nel bersaglio, immancabilmente.

          E anche quest’ultima affermazione è basata sulla mia esperienza empirica, sia da fessacchiotto che fa la figuraccia che da divertito spettatore

  103. L’articolo da te postato è pieno di errori nella parte fisica.

    Si trova qualcosa sul kendo, principalmente legato alla parte degli infortuni.

    Potresti postarmi un video di uno dei colpi a cui stai pensando che secondo te abbia una buona tecnica?

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