Due guerrieri, uno di fronte all’altro. Potrebbe trattarsi di due vichinghi, di un romano contro un marcomanno, di un bizantino contro un sassanide, di un cavaliere inglese contro uno francese, di un lanzichenecco contro un fante svizzero. E’ irrilevante. In qualsiasi film e nella maggior parte dei libri li vedrete incrociare le lame provocando scintille, taglio contro taglio, forte, sempre più forte, fino a far vibrare la terra e spostare l’aria come se a scontrarsi fossero Goku e Vegeta. Eppure, le fonti, l’archeologia sperimentale e le rievocazioni ci suggeriscono che la storia potrebbe essere andata in modo diverso. L’ARMA, il gruppo di rievocazione storica più importante al mondo (almeno per quel che riguarda gli studi sul combattimento medievale e rinascimentale con la spada), sostiene fermamente, ed io concordo, che la pratica del filo vs filo dovesse avere un’applicazione limitata. Infatti, due lame d’acciaio che cozzano l’una contro l’altra nel punto più sottile (il filo, per l’appunto) tendono a penetrarsi. Il risultato, visto che non stiamo parlando di spade di pongo, sono profonde tacche, proporzionate alla violenza dell’impatto. Un profonda frattura nella lama rischia di portare in breve tempo alla tanto temuta rottura, che per noi significa soldi buttati, mentre seicento anni fa’ voleva dire una sola cosa: morte.
Qual’era allora la prassi nei combattimenti medievali e rinascimentali? E’ qui che ci viene in soccorso un interessantissimo articolo: On Damaged Edge di J. Clement, uno dei massimi studiosi in materia, riportato sulsito dell’ARMA. La sua ricerca storica lo ha condotto a trovare diverse fonti che sembrano confermare un nuovo orientamento, che vede nel parare con il piatto ed evitare, per quanto possibile, il contatto pesante filo contro filo le due linee essenziali. Per le fonti, vorrei evitare una scopiazzatura insensata del suo lavoro, cui rimando per ulteriori approfondimenti. In linea di massima, si tratta di citazioni che mostrano come l’abuso del combattimento filo contro filo portasse a spade talmente piene di tacche da sembrare seghettate. Vorrei invece sottolineare un solo passo dell’articolo, che riporta un testo medievale del 1170, Yvain or, The Knight with the Lion, del poeta francese Chretien de Troyes, dove leggiamo di un combattimento fra cavalieri in cui risaltano le pessime condizioni di armature e spade:
“The condition of the swords is not improved, nor that of the helmets and shields, which are dented and split; and the edges of the swords are nicked and dulled. For they strike each other violently, not with the flat of the swords, but with the edge.”
Guardate un po’ in cosa viene identificata la causa dei danni alle lame. Esatto, i cavalieri non avevano usato il piatto per parare i colpi. Gustatevi questo video, vale più di mille parole e le didascalie in english sono facilmente comprensibili.
Certo, colpire armature e maglie di ferro non corroborava di certo l’acciaio, e probabilmente si cercava di evitare anche quello (sempre nei limiti del possibile), ma le profonde incisioni perpendicolari potevano essere procurate solo dall’impatto con la lama di un simpatico avversario. Molti di voi mi faranno giustamente notare che avere la prontezza di riflessi per girare la lama e ricevere il colpo sul piatto non è da tutti. Ed infatti stiamo parlando di soldati professionisti, di persone che imparavano la posta di Falcone prima di dire “mamma”. Un esempio esplicativo viene sempre dal buon Clement.
Come potete vedere, in questo modo non solo si preserva la lama, ma si ottiene anche un maggior controllo su quella dell’avversario. Comunque, per raggiungere il livello dei ragazzi dell’ARMA, e in particolar modo quello di Clement, sono necessari anni di addestramento severo. E’ questa l’unica via per comprendere quei particolari che nessun parruccone da museo capirà mai guardando e riguardando lo stesso pezzo di ferro al microscopio.
Un lieve OT finale.
In Italia, la ricerca sulle tecniche schermistiche antiche viene portata avanti dalla Sala d’Arme Achille Marozzo, che gestisce varie sale d’armi in giro per l’Italia e propone dei testi interessanti che spiegano i lavori degli antichi maestri di scherma italiani, quali Filippo Vadi, l’Anonimo Bolognese e Fiore de Liberi (i testi originali sono disponibili free online), dalla FISAS (Federazione Italiana Scherma Antica e Storica), dalla Nova Scrimia e da altri gruppi.
Per avere le idee più chiare anche dell’altro “orientamento”, maggioritario rispetto a quello della parata di piatto, rimando al sito dell’Achille Marozzo:














Templar:
In alcuni casi può essere, sempre non credo, anche perché come detto secondo alcune definizioni (da vocabolario, non inventate) di “filo” in effetti si può intendere il filo come il solo spigolo tagliente, il sharp edge; e quando il filo è molto piccolo, come nei casi che citavi tu, ci vuole poco a uscirne, pur senza andare nel piatto pieno: inclini un pelo la spada, e sei già fuori (personalmente non concordo che ogni parata tranne quella di piatto pieno sia classificabile di filo).
Poi sí, sicuramente informarsi è importante (anche se mi chiedo quanto la scherma sportiva sia indicativa di quella storica; se ne parlava anche con Luca, che faceva notare cose come la convenzione, l’estrema flessibilità del fioretto che porta a parate molto piú ampie, ecc.); ma vedi la discussione col Duca: onestamente mi è parso un confronto onesto, senza che nessuno dei due partisse da posizioni di presunzione e arroganza e mancanza di volontà di documentarsi; eppure inizialmente c’è stato l’equivoco.
Comunque, che sia arroganza o no di fatto il problema terminologico resta, quindi assicurarsi che non ci sia e, in caso, risolverlo è un’ottima cosa.
Per Clements sugli articoli fa esplicito riferimento al blocco filo pieno contro filo pieno a 90 °, dicendo che è lontana dall’essere la modalità piú efficiente; aspetto di leggere i libri.
Ora sarebbe interessante il malloppone di Zwei (dai
), che potrebbe inserire elementi nuovi, visto che grossomodo direi che tra di noi ci si è chiariti.
Oh, giusto per chiarire, quando parlo di arroganza e presunzione parlavo in generale, parlavo dell’appassionato di scherma storica che non ha alcuna nozione nè schermistica nè storica, ma parla come se dicesse la Verità.
Infine:
La scherma moderna sta a quella storica un po’ come il tiro con l’arco moderno sta al tiro con l’arco storico (con tutte le dovute differenze e semplificazioni!!).
Ovvero: voglio imparare a tirare con l’arco storico e voglio fare un percorso personale perchè magari non conosco gruppi storici ecc ecc.
Andrò da un maestro di arco moderno che mi spiega cosa è una corda, come si mette, cosa è un arco composito, come si tende e come si lascia.
Poi confronto con l’iconografia e la trattatistica, ma almeno la terminologia mi sarà chiara, non credi???
Ah, altra cosa, continuo a non essere d’accordo: se fosse soltanto un problema terminologico allora molti altri studiosi l’avrebbro avuto. E invece Clements ne parla come dell’uovo di Colombo. Poi, da quello che ho notato negli anni, alcune (poche ancora fortunatamente) associazioni, e qualche singolo appassionato, l’hanno seguito a ruota, senza indagare il percorso che ha portato Clements a quelle conclusioni, ma dando per assodato che le spiegava in modo sufficientemente convincente.
Senza fare il percorso a ritroso non si rendono conto che l’errore terminologico (se vogliamo chiamarlo così) nasconde un errore concettuale.
Rimando sempre al discorso sulla guardia a croce, o alle tecniche di scudo medievale di Clements, giusto per rinfrescare la memoria
Templar:
Non ho detto il contrario, ho solo detto che esistono definizioni di “filo” per cui il filo può ridursi al solo spigolo, giustificando quindi l’equivoco; del resto, tu stesso dici che ci sono fili cosí piccoli che dire dove finisce il filo e inizia il piatto diventa impossibile. Ma, se quello diventa impossibile, allora anche una distinzione parata di filo/di falso diventa parimenti, se non impossibile, almeno vaga (salvo i casi ovvi: appunto, parata di filo pieno e parata di falso pieno).
Poi, non ho detto che sia solo un problema terminologico: di certo c’è chi è convinto che la sola parata giusta sia quella di filo pieno e chi è convinto che sia quella di piatto pieno; dico solo che a volte il problema è meramente terminologico. E questo è una certezza, visto che ci sono casi assodati in cui, tolto quel problema, la differenza di veduta è venuta meno.
Su Clements non mi pronuncio: tu mi dici che dice una cosa, il Duca che ne dice un’altra; leggendo gli articoli mi sono fatto un’idea, ma mancandomi i libri non ho tutto il materiale.
Ignorate la prima parte del commento, ho equivocato il pezzo “Poi confronto con l’iconografia e la trattatistica, ma almeno la terminologia mi sarà chiara, non credi?”; resta la parte sulla possibilità di equivoco e vaghezza dei termini (“tu stesso [...] di falso pieno)”).
Intanto leggiamoci questo
http://www.thearma.org/essays/edgemyth.htm
E pure questo:
http://www.thearma.org/essays/parry.htm
(sfogo: In quest’ultimo addirittura prende l’I33 come esempio di parata di piatto! Signore onnipotente! va bene tutto, però dai!!!)
In questi articoli a volte parla di piatto, senza se e senza ma, altre volte si pone il problema di cosa possa essere chiamato filo e cosa piatto.
Ammesso e non concesso che molto spesso la parata avviene apunto non a 90°, ma con un angolo minore, non può non essere un errore definire “piatto” la parte (di filo, ovviamente) con cui si para!
Alla faccia del problema terminologico. Se la è proprio reinventata la terminologia!
Poi, da ottimo ricercatore qual’è, tra i vari esempi (alcuni errati, come quello di Vadi, o quello dell’I33, il che la dice lunga), riporta esempi di trattati tedeschi.
E per carità, ammetto che la scherma medievale tedesca, a parte l’I33, devo ancora guardarla, ed effettivamente molte delle illustrazioni descrivono chiaramente l’uso del piatto (con quale angolo, ovviamente, non è dato saperlo). Ma da lì a dire che allora si para di piatto (anche nell’accezione aberrante del termine!!), ce ne passa!
Che poi in fondo all’articolo ci mette la citazione del Leckuechner:”Ricorda il piatto”. E che vuol dire? Non è che adesso, dal momento che esiste il colpo del tuono, allora la spada si usa tipo piccone per colpire con l’elsa. Ma, di nuovo, la scherma medievale tedesca la devo ancora studiare, ma mi sa che pure lui una riletta a quella italiana (e non solo, povero I33…) è il caso che glie la dia…
Stavo vedendo pure Medieval Swordmanship. Mi viene l’orticaria a rileggerlo, ma a un certo punto, quando parla della parata con la due mani, dice che bisogna parare con il piatto perchè è la direzione in cui la spada è flessibile, quindi non si rompe.
Ora, a parte le implicazioni schermistiche che non sto qui a dire, quello che descrive qui mi pare proprio una parata di piatto pieno!! Che poi in realtà volesse dire non piatto pieno, ma un po’ angolato, non è dato sapere in quella parte. Io leggo piatto, e per me, e per chiunque, il piatto (direzione di flessbilità della lama) è il piatto. Punto.
E di nuovo, nei filmati lui para con “the FLAT del suo STRONG”. Aoh, a casa mia Flat è proprio piatto, senza mezzi termini.
Mi rammarico che il Duca non voglia fare una capatina qui per dirci la sua… Sono sicuro che avrebbe obiezioni interessanti e stimolanti…
lo stallo continua
Mah, dunseny, ti dirò: non me ne cale poi tanto di convincere chicchessia.
Scrivo su questo blog, su questo tema, perchè amo l’Arte, perchè aborro i mistificatori (ovviamente coloro che io reputo tali) che la stravolgono, perchè mi piace chiacchierare con Mauro e mi stimola discutere di simili temi.
Dubito arriverà mai il giorno in cui convincere qualcuno riempirà le mie tasche o il mio ego…
Curiosità:
sono arrivato al combattimento finale tra Ivano e Galvano:
“Nello scontro, le spade non hanno nulla da guadagnare, e neppure gli elmi e gli scudi che sono ammaccati e spaccati. Il filo delle lame si scheggia e si smussa, ch’essi si colpiscono di taglio e non di piatto”.
La lettura del passo è univoca: si colpiscono per uccidersi e non per gioco (cosa che in realtà viene anche ribadita nella pagina successiva).
Non c’è nessun riferimento alla parata.
Certo, i fili, a forza de menasse, si rovinano, e consideriamo che combattono per un giorno intero. Hai voglia a rovinar fili!!
Scusate se intervengo (probabilmente è già stato puntualizzato) in questa bibbia di commenti.
Ma com’è possibile parare di piatto, se molti colpi usati per parare gli attacchi avversari sono essi stessi dei colpi puramente offensivi?
La metto più semplice:
Com’è possibile parare di piatto mentre si contrasta un mandritto-manrovescio o un qualsiasi sottano… con un altro colpo identico e speculare?
Certamente non andrò a portare il colpo di piatto, o con la spada inclinata, visto che l’intenzione è anche quella di tranciare in due l’avversario, giocando di anticipo (e magari segar via la mano armata) oltre che bloccare la lama avversaria…!
Salludi.
Si, l’esempio di Fiore è già stato preso in esame in un punto non precisato in questa bibbia di commenti, oltre che nel mio articolo.
Ecco, mi sembrava strano! Andrò a rileggermi il tutto appena avrò più tempo…
Salludi!
Templar “mi stimola discutere di simili temi”
anche a me. E continuo a non essere affatto convinto della preponderanza delle parate di piatto anche se poi bisogna probabilmente distinguere per tipo di spada ed epoca.
Lessà:
Qui il discorso dovrebbe spostarsi sulle singole parate (Hutton stesso parla di singole parate, più che di un generico concetto), ma per farla breve l’idea è che “parare di piatto” non significa solo “parare di piatto pieno” (filo contro piatto a 90 °), così come “parare di filo” non significa solo “parare di filo pieno” (filo contro filo a 90 °, il sharp edge against sharp edge contro cui si dice Clements); c’è chi con quelle locuzioni intende quel significato (supportato da alcune definizioni di filo, secondo le quali il filo è solo lo spigolo), ma in generale – come credo sia capitato qui – le due posizioni dicono cose analoghe, in quanto s’intende semplicemente o l’impatto sul piatto avversario; o un’inclinazione della lama, per andare a parare con quello che col Duca abbiamo chiamato filo-lato o filo-piatto.
Ovviamente è un discorso generale, nello specifico non tutte le parate saranno così; per quello, si dovrebbe andare a vedere le singole azioni.
Se t’interessa, la discussione tenuta su Baionette spiega abbastanza nel dettaglio quanto intendo (e nelle conclusioni trovo non differisca rilevantemente da quanto qui detto).
E ci credo: ci ho messo un articolo di 10 pagine e non so quanti commenti per dimostrare il contrario
Ad ogni modo, è come dici: dipende dall’arma e dall’epoca.
Non ho mai negato alcune parate evidentemente di piatto nella scherma medievale tedesca, ad esempio.
L’importante, per non essere etichettati come “cazzari (per usare un eufemismo), è non geralizzare, è contestualizzare e soprattutto dimostrare (non con ipotesi, o second me, ma con fatti e fonti inoppugnabili).
ancora sta discussione? Mannaggia santa ma non vi siete stufati?
In Italia siamo ancora troppo chiusi a livello internazionale rispetto alle grandi associazioni come la HEMAC o CFAA o la WMAC o la GHFS e così via….
Quindi io dico sti discorsi non facciamoceli tra noi, prima espandiamo il credo nella nostra nazione e facciamoci distinguere a livello internazionale. Dobbiamo dialogare con chi ne potrebbe sapere più di noi, a patto che non faccia il cazzone, con chi ha raggiunto un certo livello di dimestichezza con l’arte. A parole qui non si risolve niente, sono ancora a favore delle !Deviate! non statiche di piatto o diagonali con contrattaco in unico tempo.
Ecco un video che fa vedere come dobbiamo prima arrivare a maneggiare le armi per poi parlare in materia (anche se sono solo tecniche preconfigurate, provate a chiedere ad uno della Sala Achille Marozzo che è abituato con i rattan a illustrarvi tecniche in tempo reale solo con la protezione per la testa e un waster di una spada da lato in metallo)
Mi arrendo di fronte a tanta competenza ed eloquenza
noto sarcasmo da certo Andrea Morini
Ci stava, ammettilo!!!
Uhmmm… Dissentisco. Diddentisco fortemente, ma soprattutto mi si son drizzati i capelli in testi non appena ho letto “parata di piatto”… Brrrrr… Ho ancora i brividi.
Mi spiego meglio.
Le lame in acciaio forgiate a pacchetto o con tecniche che permettano di variare durezza/morbidezza nelle varie parti della lama, erano un pochino più tenaci di quella testata nel video del primo link. È vero, si sbeccavano, ma è anche vero che il tester ci tira dei colpi estremamente caricati con rincorsa solo per far vedere come si sbeccano. Non credo che su un campo di battaglia si potrebbe reggere quel ritmo per molto.
Infine la parata di piatto!
Uhmmm… Dissentisco. Diddentisco fortemente, ma soprattutto mi si son drizzati i capelli in testi non appena ho letto “parata di piatto”… Brrrrr… Ho ancora i brividi.
Mi spiego meglio.
Le lame in acciaio forgiate a pacchetto o con tecniche che permettano di variare durezza/morbidezza nelle varie parti della lama, erano un pochino più tenaci di quella testata nel video del primo link. E il tester ci tira dei colpi estremamente caricati con rincorsa solo per far vedere come si sbeccano. Non credo che su un campo di battaglia si potrebbe reggere quel ritmo per molto, sia in termini di rischio della vita che di affaticamento.
È vero si rovinano. Si sbeccano. Ma era una cosa che si metteva in conto quando si guerreggiava e poi potevano essere ribatture. Forse non ritornavano come nuove ma non era un danno così definitivo (con quel che costavano). E poi, anche se è un po’ triste da dire, in certe epoche in cui le armature erano un passo davanti alle spade (come il medioevo) la perfetta condizione del filo era un dettaglio secondario. Finché non arrivarono gli stocchi con la loro punta che poteva avere la meglio sugli anelli delle cotte, le spade servivano per lo più per spezzare ossa e far morire di fatica l’avversario sperando che l’infarto lo cogliesse prima di te – una cotta in maglia completa pesava 20 kg, scaricava gran parte del peso sulle spalle e sulle braccia e a meno di non possedere poteri magici non esistono spade che riescono a tagliare con un colpo di taglio una cotta di maglia con sotto qualcosa di soffice (un povero omino). Mentre per i fantaccini o gli arcieri non credo sia stato di gran conforto sapere che il pezzo di ferro con cui gli veniva spaccata la testa in realtà aveva il filo in pessime condizioni.
Questo per quanto riguarda il medioevo. Poi più ci si avvicina al rinascimento più le tecniche schermistiche si fanno meno pesanti, le spade si alleggeriscono e i colpi diventano meno caricati e per lo più si cerca il colpo di punta.
E ora la parata di piatto!
Per una questione di leve il polso non riesce a sostenere la forza del colpo. Parando di filo dritto la forza dell’impatto viene facilmente ammortizzato da polso (che lavora dritto) e braccio mentre le dita non perdono la presa sull’impugnatura. Mentre la parata di filo falso devia il colpo più che pararlo quindi è un altro discorso. Un colpo parato di piatto invece genera una leva sfavorevole al difensore, che gli fa ruotare il polso e perdere la solidità della parata; in parole povere non si riesce a reggere lo sforzo… Maledette leve!!… E se la parata cede, dietro la parata ci siamo noi. No bello.
Se poi il colpo impatta sulla faccia della lama interna alla guardia (ad esempio se siamo destri e stiamo parando un colpo di dritto diretto alle parti sinistre del nostro corpo) la leva che si genera sulla mano può far sgusciare l’impugnatura dalla presa delle dita: oltre al danno la beffa del disarmo.
Danno, appunto. Non è che la spada se la passa meglio, perché per natura della loro struttura le lame sono fatte per reggere lo scontro anche violento filo contro filo. Magari si sbeccano, ma parando gi piatto potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, spezzare. Nella migliore delle ipotesi invece, visto che per una bizzarria della fisica una superficie metallica liscia non offre lo stesso grip di un sottile spigolo metallico, la lama nemica, priva nel nostro controllo, può scivolare lungo la nostra lama, rischiando di ferire la mano, il braccio o chissà che cos’alto.
Mai, mai, mai, mai parare di piatto!
Il mal pare come fare ciao ciao all’arma che vola via è anche parecchio umiliante.
Al che il dubbio viene spontaneo: hai letto tutta la discussione precedente e quella tenutasi dal Duca? Considerando alcune cose del tuo discorso (per esempio: “Per una questione di leve il polso non riesce a sostenere la forza del colpo”, “Se poi il colpo impatta sulla faccia della lama interna alla guardia”) mi viene da dire di no, perché parando come detto qui la forza del colpo si regge benissimo; Templar, il Duca e io stiamo dicendo la stessa cosa (confermato quando ne ho parlato dal vivo con Templar), usando semplicemente termini diversi.
Lo stesso Clements accetta una parata mio filo contro tuo piatto, dicendosi contro ai blocchi filo pieno contro filo pieno (cutting sword against cuttin sword,90 degrees sharp edge against sharp edge, ecc.); e sempre Clements distingue la parata con una spada medioevale da quella con una da punta; e sempre lui dicendo “di piatto” non intende (almeno, non solo) di piatto pieno, filo contro piatto a 90 ° (per esempio in questo video, 00:52, la parata è chiaramente inclinata, non su piatto pieno).
Mauro“Se t’interessa, la discussione tenuta su Baionette spiega abbastanza nel dettaglio quanto intendo ”
si potrebbe avere un brevissimo riassunto qui? grazie
For they strike each other
trad: per i loro colpi reciprochi
cosa centra la citazione con le parate?
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[...] Informations on that Topic: zweilawyer.com/2010/02/03/spada-vs-spada/ [...]…
scusate se vado fuori tema,ma volevo soltanto segnalare una piccola,inspiegabile,terrificante e disgustosa immagine:nei primi secondi del video su gli effetti dell’impatto di filo contro filo appare in basso a sinistra una vignetta che ti indirizza in un video dove ripetono lo stesso test utilizzando però una katana per colpire una spada europea (finendo con la katana piegata in due,ma questo non conta),se stoppate a 3:45 appare un’iconografia,presumibilmente rinascimentale ma sinceramente non sono un’esperto in materia,dove è raffigurato un soldato a cavallo che taglia a meta VERTICALMENTE un soldato in armatura completa con uno spadone.
Già avevano il senso dell’horror nel rinascimento e si tratta di una semplice esagerazione? O infondo c’è qualcosa di vero?
Mi pare che in una fossa comune norvegese avessero ritrovato un cranio con un elmo. Attraverso elmo e cranio c’era una daga. Ora, penso che una cosa del genere sia MOLTO difficile da fare per un essere umano. Però non escludo che combinazioni di eccellente materiale ed eccellenti capacità guerriere (ricordiamoci che per tutto il periodo medievale i militari sono spesso gente addestrata fin dalla prima adolescenza e in generale gente molto più selezionata e resistente dell’uomo medio odierno) possano dare risultati sbalorditivi.
Detto ciò, credo che l’iconografia pecchi più spesso che no d’iperbole poetica ^_^
Pensa quando gli archeologi del futuro vedranno le nostre “”"opere d’arte”"” (Rambo, Mission Impossible, Angeli e Demoni…). L’esagerazione non l’abbiamo certo inventata noi
Aspetta che vedano Battleship, ha dei livelli d’ignoranza veramente notevoli
what?! are you fucking kidding me?
http://it.wikipedia.org/wiki/Danza_macabra_%28iconografia%29
@ Tenger
Se non sbaglio una volta ho visto un documentario che racconta la storia di 5 soldati inglesi che da soli hanno respinto un’ondata di 300 ribelli in somalia,i dettagli non me li ricordo bene,ma lo ho visto su History channel. Circa negli anni 70 una manciata di truppe della S.A.S inglese erano in Somalia per appoggiare e,principalmente,addestrare i soldati dell’esercito Somalo. Una caserma a protezione di un villaggio aveva a disposizione una decina di uomini e un obice da 22 mm. Serviva da protezione contro i ribelli Somali che attaccavano in modo male organizzato e in numero esiguo,in poche parole davano soltanto fastidio. Nessuno si aspettava un attacco efficace da parte loro,ma un giorno si organizzarono e attaccarono in circa 300 la caserma: alla fine 5 uomini respinsero 300 uomini CON il supporto di due aerei.
Morale della favola: Quando si tratta di uomini ben addestrati,ben armati e ben equipaggiati, questi possono essere in grado di fare cose al di fuori del normale,anche se di questi cinque 1 morì perché colpito da un proiettile alla schiena. quindi anche Rambo ha un “fondo” di verità,ma ribadisco che si tratta di casi molto rari e quasi impossibili,ma è anche vero che non si deve escludere mai niente e che il detto “mai dire mai” è in un certo senso vero.
P.S Se vi domandate se erano soltanto in cinque a proteggere una caserma,comunque erano una decina,ma tutti gli altri si barricarono dentro per paura di uscire fuori allo scoperto dal fuoco nemico,forse avevano ragione perché uscì un soldato in aiuto dei suoi compagni,ma appena fece due passi fuori fu crivellato di colpi,in fin dei conti erano codardi ma non scemi
P.P.S
Aggiungo che non ricordo bene i particolari,appena lo rivedrò una replica dell’episodio saprò meglio dire cosa è successo e cosa no,ho soltanto raccontato ciò che ricordo
C’è anche la storia di un soldato indiano che da solo ha fatto salsicce di TRE bunker pakistani armati fino ai denti (quelli dell’ultimo bunker pare li abbia uccisi a mani nude). Non ricordo dove trovai la sua storia, mi ci vorrebbe del tempo per ripescarla.
Ad ogni modo, il succo è lo stesso: certe cose non sono impossibili, sono solo estremamente improbabili.
Ad ogni modo, studiando la storia militare, ho trovato fatti che, se li mettessi in un rimanzo, nessuno me li prenderebbe sul serio
@ Mauro
Già un film che parla di umani contro alieni che IN TEORIA sono capaci di intraprendere viaggi nello spazio percorrendo anni luce ma che ogni volta si riduco a farsi battere dagli umani non può essere un film realisticamente dettagliato sugli armamenti di cui disponiamo
Ho visto solo una scena.
Big Guy: fire
Soldier: Sir, with which weapon?
Big Guy: All of them.
Ok, io non so proprio UN CAZO AL QUADRATO di come funziona una nave da guerra, ma ho il sospetto che un ordine simile possa porre qualche problema balistico. Correggetemi se sbaglio.
Il quarto?
Yup ^_^
A me divertiva questo. La faccenda della cornamusa e la spada mi piaceva molto.
Non era lui che era soprannominato “Mad Jack”? Poi bon, non si può parlare di badasses senza un omaggio al buon Simo Haya, la Morte Bianca. Magari meno pittoresco di Jack, ma uno dei migliori sniper della Storia (che, per colmo di trollaggio, mi risulta sia morto di vecchiaia nel suo letto).
Manka:
Non ricordo nulla la cui esistenza mi abbia colpito come particolarmente impossibile, tra gli armamenti umani (anche se non è che sia un esperto); ma il film è comunque pesantemente ignorante per altri motivi
Tenger:
Non ne ho idea; ma sono entrato in sala con l’idea di staccare un cervello e vedere un film ignorante, quindi non sono stato deluso
Comunque la nave avversaria è talmente grossa che anche i problemi balistici potrebbero essere irrilevanti; mi pare più assurdo quando la mancano sparando a colpo singolo, in effetti.
Dolce Tengi, dovresti smetterla di vedere film così brutti. Non fanno bene alla tua dolcezza
@Mauro
La mia domanda è: è tecnicamente possibile sparare con TUTTE le armi della nave contemporaneamente?
@Dago
Di che dolcezza stai parlando? Sicuro di non confondermi con la Dusty?
Bisognerebbe chiedere al Duca. Also, immagino ci sia un bel po’ di differenza fra un dragamine e una battlecruiser. Cmq a occhio io dico di no v.v
Si
Tenger:
Non ne ho idea, ma visto che ero entrato in sala con l’idea di staccare il cervello non mi ero nemmeno posto il problema
… [Trackback]…
[...] Informations on that Topic: zweilawyer.com/2010/02/03/spada-vs-spada/ [...]…
Ma… mi viene un dubbio… ma la lama, se si para di piatto a 90° (non centigradi e senza centrifuga) non rischia di piegarsi? Ma la butto lì eh! È una domanda sincera ò___ò
@Kenar
E’ quello che sostengono gli “anziani” della mia compagnia (che temono più la rottura della lama che altro). C’è chi dice che si debba parare di lama ma non in perpendicolare, leggermente di sbiego per limitare i danni. Io paro di lama per semplificarmi la vita.
Resta di fatto che la tecnica più interessante, a parer mio, non è una parata secca e statica, ma lo sfruttare l’energia dell’avversario per risbattergliela nel muso (facendo scivolare la sua lama sulla tua, per esempio. Per scritto non saprei spiegare). Specie se sei una ragazza in una compagnia di uomini, non conviene giocare a chi picchia più forte.
Uhm, avendo fatto kendo, posso dire che la tecnica di parata è:
usare il dorso della katana cercando di impattare la lama avversaria a circa 45° e respingerla per provare un affondo o un colpo al men.
Noto che, nonostante le differenze fisiche dell’arma e dello stile di combattimento, il concetto è simile.