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Gli Arabi in Israele: un Documento del 1952 (parte V)

Siamo giunti all’ultima parte della serie dedicata al volume “Gli Arabi in Israele”. Dopo aver trattato il background storico di Israele, la guerra del 1948 e l’esodo arabo, e la ricostruzione, arriviamo alla conclusione, relativa alle attività culturali e religiose degli arabi, nonché alla loro partecipazione alla vita pubblica ed istituzionale.

ATTIVITA’ CULTURALI

Kol Israel“, la stazione radio israeliana, mantiene tuttora un servizio in lingua Araba. Trasmette ogni giorno per un’ora e tre quarti in tre sessioni – mattina, mezzogiorno e sera. Le trasmissioni comprendono tre notiziari, discussioni settimanali sull’attualità, rassegne stampa e riassunti dei procedimenti parlamentari, come anche approfondimenti su argomenti popolari e scientifici. Mezz’ora al giorno è dedicata in modo specifico a programmi per le donne Arabe. Musica e canzoni Arabe costituiscono una parte importante della programmazione.

“Kol Israel” manda in onda anche saluti dagli Arabi in Israele ai loro famigliari che vivono all’estero. E’ l’unica stazione radio in lingua Araba in cui si parla con regolarità anche in Arabo “volgare”. Otto minuti al giorno ogni mattina, e quindici il Venerdì mattina, sono dedicati alla lettura di capitoli del Corano. Di Domenica, è trasmessa la liturgia Cristiana. Durante le festività Musulmane o Cristiane vengono trasmessi speciali programmi a carattere religioso, e spesso capita che questo avvenga in diretta da una chiesa o da una moschea.

Nel prossimo futuro è prevista una considerevole estensione delle trasmissioni in Arabo.

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Speciale su Tel Aviv, descritta come una città già indaffarata e vitale, pubblicato da L’Unità il 7 maggio 1950.

A Jaffa è stata stabilita una Biblioteca Centrale Araba, la quale contiene oltre 80.000 volumi e moltissimi vecchi manoscritti di valore. Il Ministero degli Affari Religiosi ha messo in salvo un gran numero di manoscritti e documenti Arabi, che sono stati consegnati alla comunità Musulmana di Jaffa.

La stampa in lingua Araba di Israele consiste in un quotidiano e due settimanali. Molti giornali Arabi costituiti nel Periodo Mandatario in quello che oggi è Israele, si sono ora trasferiti nel Regno di Giordania. Altri hanno cessato di esistere. La maggior parte di giornalisti Arabi professionisti ha lasciato il paese.

ISTITUZIONI RELIGIOSE

L’esodo, durante il conflitto, degli strati più abbienti della società Araba, ha colpito anche la vita religiosa Araba e le sue istituzioni. La maggior parte del personale religioso della comunità Musulmana – muftis, quadhis (giudici religiosi), predicatori, imam e gli insegnanti di istituzioni religiose – hanno lasciato il paese assieme agli altri.

Il Governo di Israele si è dunque ritrovato a gestire il difficile compito di mettere a disposizione servizi religiosi per i suoi cittadini Musulmani.

Gli stessi abitanti Arabi hanno mostrato poca iniziativa in questo ambito, così come in quello della salute e dell’educazione. Presso il Ministero degli Affari Religiosi è stato costituito un Dipartimento speciale per le comunità Musulmane e Druse.

Nonostante le considerevoli difficoltà, il Dipartimento è riuscito a ripristinare la vita  religiosa Musulmana, da un lato riorganizzando le corti religiose Musulmane, che sono state investite della giurisdizione in materia di status personali, dall’altro mettendo a disposizione le sovvenzioni dei fondi Musulmani (waqfs) per il mantenimento della istituzioni religiose Musulmane.

Nell’estate del 1951, in Israele erano stati investiti 4 qadhis Musulamni, 12 ufficiali delle Corti Religiose Musulmane, 33 addetti alla registrazione dei matrimoni, 70 imams, 6 predicatori, 30 muezzins, 18 magazzinieri e giardinieri per la moschea. 16 religiosi e 4 commessi. Nell’estate del 1951, il totale degli ufficiali religiosi Musulmani in Israele era pari a 193, tutti stipendiati dal Governo o dalle elargizioni dell’amministrazione Waqf. Il Ministero degli Affari Religiosi ha inoltre fatto un altro passo in avanti stabilendo due consigli laici della comunità Musulmana, i quali godono di un’ampia autonomia nell’amministrazione degli interessi religiosi Musulmani. Altri di questi consiglio sono in via di formazione. Il Ministero impiega inoltre diversi ufficiali Musulmani nel suo staff permanente. Infine, ha costituito una sezione speciale del Ministero volta alla salvaguardia degli edifici religiosi Musulmani e pubblicato un esauriente report sull’argomento.

 La vita religiosa degli Arabi Cristiani è stata meno toccata dalla guerra e dall’esodo Arabo rispetto a quella dei Musulmani, poiché la maggior parte delle Chiese Cristiane hanno mantenuto il loro staff e le loro istituzioni. Il fatto che un certo numero di confessioni cristiane fossero guidate dal clero non-Arabo ha facilitato il mantenimento degli uffici religiosi. D’altro canto, come già ricordato, la percentuale di Arabi Cristiani che lasciarono il paese era molto inferiore a quella degli Arabi Musulmani, con il risultato che la vita di tutti i giorni della comunità Cristiana ha ricevuto poco disturbo. Il Ministero degli Affari Religiosi mantiene un Dipartimento per gli Affari Cristiani, che lavora a stretto contatto con i capi delle varie confessioni.

AIUTI DI STATO E SERVIZI ARABI

Il budget dello Stato di Israele non fa alcuna distinzione fra la porzione Ebrea della popolazione e quella Araba. Tuttavia, a parte le previsioni generali, di cui beneficiano tutti gli abitanti del paese, ci sono diverse voci specifiche del budget che riguardano i bisogni degli Arabi, come  IL. 26.000 per i fini religiosi Musulmani e IL. 15.000 per quelli Cristiani, IL. 30.000 per lavori pubblici speciali intrapresi per dare occupazione alle popolazioni Arabe dei villaggi durante la grave siccità dell’ultimo inverno, e IL. 60.000 per lavori pubblici nelle aree Beduine del Negev.

Nelle stime per il 1949/50 è stato anche inserito un fondo separato, pari a IL. 110.000, per l’educazione Araba. Di conseguenza, durante quell’anno sono stati spesi circa IL. 200.000  a tale scopo. Nelle stime per il 1950/51 la previsione di spesa per l’educazione Araba è stata inclusa all’interno di quella generale per l’Educazione. Ammontava a IL. 265.000.

Ci sono anche stanziamenti speciali per i servizi sociali nei villaggi Arabi e prestiti alle municipalità Arabe e ai consigli locali.

VITA PUBBLICA E ISTITUZIONALE

Fino ad oggi gli Arabi in Israele hanno mostrato poca iniziativa nel campo delle attività pubbliche. I vecchi partiti, società, club e giornali sono praticamente tutti spariti, e il vuoto che hanno lasciato non è stato ancora colmato. Le personalità più eminenti che sono rimaste nel paese hanno perso gran parte del loro vecchio carisma e si fanno vedere in pubblico solo di rado ad eccezione di quando si presentano come pubblici ufficiali.

La sola eccezione alla generale indifferenza politica sono i Comunisti, che sono vivi e vegeti. Visto che non si sono opposti alla partizione e alla creazione dello Stato di Israele, hanno fatto ben presente che non condividevano in alcun modo le disastrose politiche nazionaliste della leadership ortodossa Araba. Non c’è un partito Arabo Comunista separato, ma gli Arabi esercitano una notevole influenza sull’unificato Partito Comunista Israeliano. I voti Arabi andati alla lista Comunista sono stati il 22% di quelli Arabi totali nella tornata elettorale del Febbraio 1949 e il 16.6% in quella del Luglio 1951. Su un totale di 120 membri (112 Ebrei e 9 Arabi) del Knesset (Parlamento Israeliano) ci sono 5 Comunisti (3 Ebrei e 2 Arabi).

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Manifesti del PKP (Palestine Communist Party) che invitano a supportare l’Armata Russa durante le Seconda Guerra Mondiale

Il numero totale di deputati arabi è salito da 3 nel primo Knesset a 8 nel secondo. IN tutto, alle seconde elezioni generali hanno votato 70.000 Arabi, ovvero l’83% degli aventi diritto, una percentuale di partecipazione superiore a quella degli Ebrei. Le donne Arabe in Israele sono le uniche donne Arabe ad aver partecipato alle elezioni in tutto il Medio Oriente.

Non tutti gli Arabi hanno votato per candidati Arabi, sebbene la maggior parte di loro l’abbiano fatto. Degli otto Arabi eletti, due sono Comunisti (entrambi Cristiani), uno (sempre Cristiano) era ritornato nella lista di Mapam (partito Socialista di sinistra), e cinque (due Musulmani, un Cristiano e due Drusi) rappresentano nel complesso tre gruppi Arabi che generalmente supportano l’azione del Mapai (il Partito Laburista Israeliano, principale pilastro dell’attuale Coalizione al Governo).

Nel Knesset, i membri Arabi parlano, di regola, in Arabo, e una traduzione letterale in Ebraico dei loro discorsi segue immediatamente, mentre tutti gli interventi degli Ebrei sono tradotti simultaneamente in Arabo e trasmessi ai membri Arabi tramite cuffie.

In generale, l’Arabo è virtualmente parificato a una lingua ufficiale, essendo però l’Ebraico la lingua di Stato. Monete, francobolli e banconote hanno iscrizioni in Arabo, oltre che in Ebraico. La Gazzetta Ufficiale, in cui vengono pubblicate leggi e ordinanze, è disponibile sia in Arabo che in Ebraico. Nei distretti Arabi tutte le note ufficiali sono emanate in Arabo. Gli Arabi sono liberi di adire i Dipartimenti di Governo e le corti nella loro lingua. L’Arabo è inoltre il linguaggio utilizzato per l’istruzione in tutte le scuole Arabe mantenute dallo Stato.

In Israele ci sono anche diverse organizzazioni Arabe che non si occupano di politica: movimenti giovanili, associazioni femminili e club sportivi, così come le organizzazioni create dalla chiese e dai corpi religiosi. Nel 1951 il loro numero ammontava a settanta. Nessuno di questi gruppo ha qualche rilievo politico nella vita del paese. Le sole eccezioni sono le due organizzazioni del commercio: la “Labour League”, affiliata con la Federazione Ebraica del Lavoro, comprendente 34 settori con circa 11.000 membri permanenti paganti (incluse 800 donne); e il “Congresso dei Lavoratori Arabi”, di inclinazione comunista, con 22 settori e circa 2.500 membri. Una terza confederazione del commercio Araba, “Ar-Rabita” (the League), fondata alla fine del 1948 a Nazareth, per lo più da Arabi Cristiani con la partecipazione attiva del clero cattolico di rito greco, si è fusa nell 1951 con la “Labour League”.

CONCLUSIONE

Vista la natura delle cose, il testo di cui sopra non può essere considerato altro che una illustrazione transitoria. La posizione della minoranza Araba in Israele non si è ancora cristallizzata in modo definitivo. Il dopoguerra, rappresentato dal mantenimento del governo militare in talune zone di confine, aspetta ancora di essere sostituito. Molti Arabi stanno ritornando in Israele grazie al piano per la riunione delle famiglie separate. Altri stanno lasciando Israele per stabilirsi negli stati confinanti o all’estero. Una certa emigrazione Araba continuerà per qualche tempo, proveniendo più che altro da quelle classi sociali che, come si è già detto in precedenza, non possono sperare di essere inseriti in modo redditizio nell’economia di Israele. Ogni immigrazione di Arabi in Israele è invece esclusa dall’attuale situazione economica e di sicurezza interna. Dall’inizio dell’esodo Arabo, il paese ha accolto oltre 700.000 immigrati Ebrei, di cui circa 250.000 provengono da paesi Arabi, la maggior parte dei quali indigente.

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La nascita dello Stato Israeliano portò alla cacciata dai paesi musulmani di centinaia di migliaia di ebrei, molti dei quali furono costretti a lasciarsi alle spalle tutti i loro beni.

Senza dubbio, la normalizzazione della posizione della minoranza Araba in Israele richiederà del tempo. Per arrivare a questa integrazione il Governo e il popolo Israeliano, compresa la minoranza Araba, dovranno lottare con pazienza e coscienza. Il processo è però seriamente sabotato dall’attitudine intransigente e l’attiva ostilità dei Governi Arabi e dei loro collaboratori Palestinesi. Gli stessi gruppi politici che hanno scatenato la guerra suicida contro Israele, che hanno indotto la maggior parte della popolazione Araba a lasciare il paese con la promessa di una vittoria veloce e di un ricco bottino, che stanno ostacolando una effettiva risoluzione del problema dei rifugiati Arabi rifiutando di arrivare a un trattato di pace con Israele – gli stessi gruppi stanno anche impedendo agli Arabi rimasti in Israele, accettati come cittadini aventi gli stessi diritti, di stabilirsi in via definitiva sotto le nuove condizioni.

Solo quando l’ostilità e la tensione saranno cose appartenenti al passato ci potrà essere un’effettiva integrazione della minoranza Araba nello Stato di Israele.

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Historical Trolling: Ignoranza all’Attacco

Penso che l’appuntamento con la rubrica “Historical Trolling” diventerà fisso. Commentando su FQ mi sono trovato più volte ad affrontare delle discussioni deliranti, ma a volte il limite viene sublimato e si entra nella pura arte.

In calce a un articolo sui magnifici consigli di Khamenei, successore del teorico di sodomia cammellizzia Khomeini, ho inserito alcuni dati storici come premessa a un mio commento.

In pratica, ho sostenuto che:

1) “l’Islam abbia annientato il mondo greco-romano in due continenti…”

2) “… Africa”

3) “…Asia”

4) “sostituendolo (il mondo greco-romano) con uno arabo”

5) “La stessa storiografia si affanna a creare hype intorno all’architettura, la scienza e la tecnologia araba, senza menzionare che gli arabi non hanno mai prodotto nulla, hanno semplicemente tramandato ciò che hanno sottratto a popoli culturalmente più avanzati dopo averli distrutti.”

Ovviamente in molti si sono stracciati le vesti dicendo che l’islam è pace e che le crociate non saranno mai dimenticate, ma il commento più bello è arrivato all’improvviso da tale DIOGENES. Tenetevi forte:

diogenes

TA-DAN!

In molti hanno cercato di farlo rinsavire (mentre altri lo hanno sostenuto), ma senza successo. La mia risposta è stato molto semplice:

La tua preparazione è davvero scadente, mentre è molto alta la tua tendenza ad autoumiliarti. Insomma, basta leggere uno qualsiasi dei tuoi punti per capire che sei a zero. Il più divertente è il 4), dove passi dai bizantini agli ottomani come se omayyadi e abbasidi non fossero mai esistiti. Anche il 2), dove parli dei Vandali di Genserico scordandoti di Belisario, non è male.

Neanche la decenza di ammettere quando si ha torto marcio. I bizantini ERANO romani, tanto che basta prendere una fonte del periodo per vedere che si riferivano a sé stessi come “Romaioi”. Quando Alessandria cadde in mano agli arabi, era una città romana; quando Carthago fu presa dagli arabi, era una città romana. Ora lo capisci?

Naturalmente le idiozie scritte da Diogenes erano talmente tante che non avrebbe avuto senso mettersi a rispondere punto per punto.

Ad ogni modo, la controffensiva retard di Diogenes non tarda ad arrivare:

diogenes1

Questo articoletto vuole solo dimostrare come l’ignoranza sia sempre una colpa. E che certe persone non possono fare a meno di volere l’ultima parola.

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La democrazia non vuol dire che farneticazioni e falsità di un ignorante debbano valere come quelle di chi studia la materia da decadi pur sapendo che avrà sempre delle lacune.

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Le Notizie Archeologiche Più Interessanti del 2014 (marzo)

Eccoci al terzo articolo della serie dedicata alle notizie archeologiche più interessanti dello scorso anno. Cliccando sui titoli andrete direttamente alle pagine web da cui ho tratto la relativa notizia.

1. Gli Arabi Mangiavano Lucertole anche dopo l’Avvento dell’Islam

lucertola egizianaScavando nei pressi di al-Yamâma, un’oasi dell’Arabia Saudita occupata dal II al XIX secolo, Hervé Monchot, zooarcheologo della Sorbonne, ha trovato i resti di 145 scheletri di Uromastyx aegyptia (un lucertolone con coda corazzata che può raggiungere i 75cm di lunghezza).

Questi erano mischiati a ossa di capra e cammello in una discarica di scarti alimentari posizionata vicino a un’antica Moschea. Le evidenze archeologiche dimostrano dunque che tribù beduine le utilizzavano dunque come ottima fonte proteica nonostante l’Islam le consideri haram (impure)

Un report scritto dal persiano Nasir Khusraw, che attraversò quelle terre nell’XI secolo, recita così:

Non appena i suoi compagni di viaggio scorgevano una lucertola, la catturavano, uccidevano e mangiavano.

2. L’Ascesa dei Mongoli fu Favorita da un Clima Mite e da Piogge Abbondanti?

gengis khan ritrattoTutto è partito dallo studio degli alberi più vecchi presenti sui rilievi della Mongolia centrale. Gli scienziati hanno scoperto che, negli anni precedenti (diciamo 1180-1190) l’ascesa di Genghis Khan, la Mongolia fu colpita da una  grave siccità. Successivamente però, fra il 1211 (anno in cui Genghis Khan dichiarò guerra al Principe Shao di Wei, imperatore della Dinastia Jin) e il 1225 (due anni prima della morte di Genghis Khan), si ebbero piogge e temperature calde come mai avvenuto prima.

A detta di Neil Pederson (Columbia University), le distese erbose e l’abbondanza di acqua permisero quindi ai Mongoli di allevare un numero di cavalli ancora maggiore, cosa che aumentò a dismisura le loro capacità militari. Sappiamo infatti che ogni guerriero mongolo poteva avere al seguito anche più di cinque cavalli e mandrie da utilizzare come “provviste itineranti”.

Ovviamente ridurre l’ascesa dei Mongoli a una mera questione metereologica sarebbe sciocco, ma questo studio ha dimostrato in modo inequivocabile come i cambiamenti climatici possano aiutare a mettere in moto catene di eventi storici capaci di cambiare il volto del mondo.

3. Laser e Radar per Svelare i Segreti dei Ponti Romani

costruzione ponte romanoLe capacità ingegneristiche dei Romani rimasero insuperate per molti secoli. Basti pensare al fatto che l’Europa tornò ad avere una rete viaria paragonabile a quella del tardo impero solo una dozzina di secoli dopo la caduta di Roma.

Oltre alle strade, i ponti sono un altro simbolo della grandezza romana, poiché molti di essi sono tutt’ora esistenti e utilizzabili. A questo riguardo, il Journal of Bridge Engineering ha pubblicato uno studio, “Ancient Stone Bridge Surveying by Ground-Penetrating Radar and Numerical Modeling Methods”, condotto su ottanta ponti romani costruiti nella provincia iberica.

L’indagine, condotta con l’ausilio di un veicolo dotato di uno scanner laser 3D, un GPR, videocamere termografiche e un profilometro di superficie, ha portato alla scoperta di crepe e altri danni avvenuti nel corso dei secoli – la cui conoscenza permetterà dei restauri più accurati – e anche di numerosi lavori di manutenzione operati nel medioevo e nel rinascimento. Sull’arcata di uno dei ponti, quello di Segura, è stata anche rinvenuta un’incisione rinascimentale.

4. Il Più Antico Caso di Cancro Metastatico Viene dall’Africa

lesioni osteolitiche scapola evo anticoUna delle notizie archeologiche più interessanti del marzo scorso proviene dal Sudan.

Ad oggi, in tutto il mondo sono state scoperte circa duecento mummie o scheletri di persone affette da tumore nell’evo antico.

Un numero ristretto direte voi, ma bisogna fare due precisazioni. Da un lato, come specificato nell’articolo originale, gli archeologi non procedono quasi mai all’analisi radiologica dei resti umani. La ragione è legata quasi esclusivamente al problema rappresentato dai costi di questa procedura. Dall’altro, mancando nell’antichità fattori di rischio quali il fumo, l’inquinamento ed il consumo spropositati di zuccheri, il male non aveva la diffusione odierna.

I ricercatori sono quindi rimasti sorpresi nell’analizzare lo scheletro di un giovane uomo (25-35 anni) trovato presso il sito archeologico di Amara Ovest, in Sudan, risalente al 1200 a.C.. Le sue ossa infatti mostravano numerose lesioni osteolitiche su vertebre, sterno, pube, teste femorali, scapole, ecc.

Oltre a poterci dare parametri più precisi su frequenza e gravità dei tumori nell’evo antico, reperti come questo potrebbero diventare utili per scoprire le predisposizioni genetiche alla malattia e la sua genesi. Insomma, capire il cancro nel XIII secolo a.C. potrebbe aiutarci a contrastarlo al giorno d’oggi.

Per chi avesse, giustamente, voglia di approfondire, l’intero studio è disponibile per la consultazione gratuita QUI.

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il consiglio XI è il nuovo manga gringo 2061

Consiglio XI: Gringo 2061 (manga)

2061-gringo-coverÈ passato un po’ di tempo, tre anni per la precisione, dall’ultima volta che ho consigliato un manga su questi lidi. Si trattava di Shingeki no Kyojin, uscito in Italia un anno dopo la mia segnalazione e che poi ha avuto un enorme successo di pubblico nonostante sia diventato, andando avanti con i numeri, sempre più noioso. Oggi ve ne propongo un altro.

C’è però da fare una dolorosa premessa: a causa delle condizioni di salute del mangaka Noguchi Keisuke, il fumetto è stato annullato.

Si tratta di Gringo 2061.

Come in molti altri manga, la storia inizia in una metropolitana, dove il giovane protagonista Raiji viene falsamente accusato di molestie da una ragazza e, per tutta risposta, le molla un discreto ceffone. Poche ore dopo, sulla spiaggia, Raiji si imbatte nel grasso fidanzato della ragazza, il quale decide di vendicarsi spegnendogli una sigaretta in piena fronte. Poveretto. Raiji lo pesta come l’uva e il cicciobombo viene salvato solo dall’intervento della sorella del protagonista.

Comunque, i ragazzi sono in spiaggia per una ragione:  la cometa di Halley sta per passare e tutti vogliono vederla. Il problema è che la cometa sembra molto più grande del normale,  e anche piuttosto vicina. La preoccupazione dei presenti sale. Poi lo schianto e una forte onda d’urto.

Dopo un paio di secondi Raiji riapre gli occhi. Sulla spiaggia non c’è più nessuno, a parte lui, la sorella e un suo amico karateca. Alle loro spalle, la città sembra essersi trasformata in una foresta di funghi giganti e volti umani deformati che spuntano dal terreno.

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Non sembra un luogo molto ospitale

La situazione, almeno dal punto di vista visivo, mi ha ricordato molto la parte finale di Uzumaki, ma i punti di contatto con Junji Ito sembrano fermarsi a questo.

Inoltrandosi nella nuova realtà, Raiiji si accorge che non sono tutti scomparsi.

In un bus abbandonato, lui e i suoi compagni trovano un uomo sulla sessantina intento a fracassare il cranio di un altra persona. Il vegliardo è armato fino ai denti e ha un complice.

Proprio quando sembra che il problema siano questi due, irrompe sulla scena un fottuto mostro. E’ alto circa tre metri, largo come una vacca e ha un corno sulla testa. Le fattezze sono quelle di un demone giapponese, ma le sue azioni sono molto più vicine a quelle di un personaggio di Edward Lee.

La sequenza è fulminea. Il demone immobilizza a terra il compare del vecchio, gli cala le brache e…

Fermo, sono un uomo!

Urla il malcapitato, come se la sodomia fosse prerogativa del sesso femminile. Ma il demone ha altri piani. Infila, fra grida e improperi, il braccio nell’ano del disgraziato e tira fuori una manciata di budella.

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chi cerca trova!

Poi iniziano a piovere proiettili. Non voglio rovinarvi la lettura degli otto capitoli disponibili, quindi mi limito a dirvi che il “Gringo” del titolo è proprio il demone e sembra che ce ne siano diversi, tutti piuttosto incazzati.

Insomma, la violenza è presente in dosi generose, l’atmosfera da incubo pure, il sense of wonder non manca e ci sono mostri assetati di sangue e pallottole a volontà. Che altro volete?

Non so se e quando il manga verrà ripreso, anche perché si parla di “annullamento” (che è qualcosa di molto diverso dalla “sospensione”), ma la speranza è l’ultima a morire.

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