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caccia alle streghe 1649

Streghe a Newcastle: Un Documento del 1649

I processi alle Streghe ebbero massima diffusione dopo il periodo della Riforma Protestante e della Controriforma.

  UN FENOMENO DELL’ERA MODERNA
La c.d. “Caccia alle streghe” è dunque un fenomeno da riportare cronologicamente all’interno dell’Evo Moderno. Il periodo di massima ferocia nei confronti delle presunte streghe fu infatti quello compreso fra la metà del XVII e la metà del XVIII secolo. In Italia i roghi di streghe furono piuttosto rari, anche perché i tribunali inquisitoriali avevano una certa complessità processuale, procedevano alla tortura solo in casi eccezionali (ed era regolamentata in modo ferreo) ed erano poco propensi ai processi sommari e popolari che avvennero nel nord europa.

Al contrario di quel che si potrebbe pensare, molti protestanti non apprezzavano l’atteggiamento processuale cattolico nei confronti delle presunte streghe, di solito molto lasso. Di conseguenza, i loro processi nei confronti di queste furono spesso feroci e insensati (basti pensare al famoso episodio di Salem).

Ho tradotto l’episodio riportato qui sotto (che rientra nella “Grande Caccia alle Streghe Scozzese del 1649-1650) dal libro “10.000 Wonderful Things, comprising whatever is marvellous and rare, curious, eccentric and extraordinary in all ages and nations” pubblicato a Londra nel 1894. In base alle ricerche che ho fatto (ringrazio il Dr.Roy e il suo blog per l’aiuto), il primo testo a riportare questi fatti è “Englands grievance discovered, in relation to the coal-trade” (1655), di Ralph Gardiner.


Il 26 marzo 1649 è menzionata, nei common council books di Newcastle, una petizione, firmata senza dubbio dagli abitanti, relativa alle streghe, che ha il proposito, a giudicare da quanto segue, di far arrestare tutte le persone sospettate del crimine di stregoneria e portarle a processo.

Per rispondere alla richiesta, i magistrati inviarono due dei loro sergenti, Thomas Shevill e Cuthbert Nicholson, in Scozia, per convincere uno scozzese, che fingeva di saper riconoscere le streghe pungendole con delle spille, a recarsi a Newcastle, dove avrebbe dovuto usare il suo test sulle persone che gli venivano condotte innanzi. In base all’accordo, avrebbe ricevuto 20 scellini per ogni donna da lui identificata come strega, e un passaggio gratuito da e per la Scozia.

caccia streghe scozia 1650
Le streghe finiscono con una corda la collo, e il buon “witch-finder” prende i suoi bei soldini.

Quando i due sergenti riportarono il trova-streghe in città a dorso di cavallo, i magistrati mandarono il loro banditore (“bell-man”) per la città, il quale suonava la sua campana e strillava che chiunque poteva presentare denuncia contro una donna che riteneva essere una strega, e che questa sarebbe stata “testata” dalla persona preposta a questo compito.

Nel municipio furono portate trenta donne. Furono spogliate e delle spille furono infilate nel loro corpo; molte di loro furono dichiarate colpevoli.

  L’ORIGINE DELLA LEGGENDA NERA
Alcuni miti sulla caccia alle streghe, sebbene destituiti di qualsiasi fondamento o insensatamente falsi, sono duri a morire. Nel 1784 Gottfried Christian Voigt diede vita a uno dei miti più famosi, quello relativo ai 9 milioni di donne bruciate sul rogo nel corso di 300 anni. In pieno Illuminismo, un articolo del genere poteva anche avere senso, visto che si cercava un affrancamento definitivo da qualsiasi tipo di superstizione ed elemento magico in nome della ragione. Il mito però rimase in vita, perpetuato dalla storiografia anticlericale ottocentesca, ed ebbe nuova fortuna negli ambienti femministi del secolo scorso (anche grazie a documentari ridicoli come Burning Times). Lasciando perdere il mito e l’insulsa ideologia femminista, oggi sappiamo che il quadro fu molto diverso. Le stime più accurate parlano di 40.000 esecuzioni complessive, effettuate in massima parte nei paesi protestanti da tribunali “laici” (vedi tabella precedente), mentre per l’Italia si parla di circa 500 roghi.

Il supposto trova-streghe aveva convinto il Tenente Colonnello Paul Hobson, governatore di Newcastle, che era in grado di capire se una donna fosse o meno una strega dal semplice aspetto; e mentre il trova-streghe stava ispezionando una donna gradevole e in apparenza buona, il Colonnello disse che di certo quella donna non era una strega e quindi non c’era bisogno di procedere. Lo scozzese (il trova-streghe) disse invece che lo era e che avrebbe condotto il suo test anche su di lei. In breve, alla vista di tutti, la spogliò fino alla vita, tirandole i vestiti sopra la testa. Per la grande paura e la vergogna tutto il suo sangue affluì in una parte del corpo, e subito lui le infilò una spilla nella coscia e lasciò ricadere i vestiti, e dopo le chiese perché lei non sanguinava anche se aveva nel corpo qualcosa di suo. Ma lei era sbalordita e a malapena rispose. Dopo il trova-streghe le mise la mano sotto i vestiti e tirò fuori la spilla, poi mandò la donna fra i colpevoli.

  I TROVA-STREGHE: SPILLE, IMBROGLI E REPRESSIONE SESSUALE

La tecnica descritta veniva definita come pricking. Il trova-streghe pungeva la persona sospettata con una spilla e, quando non sanguinava o sentiva dolore, voleva dire che era stata punta sul “marchio della strega” e che quindi era colpevole.

Non deve meravigliare la presenza, in quei tempi, di soggetti subdoli come il “trova-streghe” scozzese. Oggi un’analisi approfondita dei loro tratti psicologici porterebbe a considerare alcuni di loro come psicopatici amanti della tortura. Ritenendosi dalla parte della ragione, e quasi sempre in possesso di poteri soprannaturali, potevano dare libero sfogo alle loro pulsioni ispezionando e violando corpi femminili. La bassezza intellettuale e morale di questa procedura trovava poi riscontro negli accordi presi con i governanti della varie città, che prevedevano il pagamento per ogni strega individuata. Ciò conduceva sempre a un eccesso di condanne rispetto al numero di sospetti.

I trova-streghe, pur di guadagnare di più, utilizzavano diversi trucchetti (fregandosene del fatto che ogni soldo guadagnato equivaleva a un omicidio), fra cui quello dello spillo appuntito a un’estremità e senza punta all’altra.

Il Tenente Colonello Hobson, comprendendo lo stato di terrore della donna, essendosi nuovamente assestato il sangue nelle parti giuste, fece in modo che donna fosse riportata al suo cospetto, e, quando le ebbero tirato su i vestiti fino alla coscia, e chiese allo scozzese di infilare una spilla nello stesso punto, e il sangue questa volta uscì. Il trova-streghe così diede la sua approvazione e disse che lei non era una figlia del demonio. Alla fine il trova-streghe mise nel gruppo delle streghe ventisette persone sospette su trenta, e, di conseguenza, quattordici streghe e un mago, cittadini di Newcastle, furono giustiziati nella brughiera della città.


Ancora dal sito del Dr.Roy veniamo a sapere che il losco figuro scozzese, ricevuta la paga, si spostò in Northumberland per ispezionare altre donne, e sembra che questa volta gli furono date tre sterline per ciascuna strega identificata.

A questo punto, un membro del Parlamento inglese (sospettoso per le molte condanne) chiamò lo scozzese a comparire davanti all’assemblea, ma questi fuggì in Scozia.

Qui fu arrestato per aver provocato la morte di donne innocenti e fu condannato all’impiccagione. Una volta arrivato sul patibolo, confessò di aver mandato a morire 220 donne innocenti, e che lo aveva fatto solo per soldi.

Ebbe anche l’ardire di chiedere pietà, ma fu giustiziato dopo pochi secondi.

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amputazioni 1899 documento 1

Amputazioni: Un Documento del 1899

amputationHo già trattato le Amputazioni dal mondo antico all’evo moderno, ma è nel XIX secolo che si fece un grande salto di qualità nell’esecuzione di questa procedura. Da un lato l’introduzione degli anestetici, dall’altro (e soprattutto) quella degli antisettici, portarono i chirurghi a potersi dedicare con più calma all’operazione vera e propria e al decorso post-operatorio.

La documentazione medica del periodo menzionato è abbondante, e ogni mese università ed enti privati rendono disponibili online nuovi testi.

Solo una decina di anni fa uno storico sarebbe stato costretto a girovagare i campus americani, canadesi e inglesi solo per trovare un decimo del materiale oggi disponibile online, quindi è doveroso ringraziare Archive (il più grande archivio online di testi antichi e non) e la libreria della University of Glasgow, che ha scansionato questo documento del 1899, redatto da William James Fleming, chirurgo e poi manager della Royal Infirmary di Glasgow.

Qui sotto la traduzione commentata.


Amputations   by William James FlemingLe Amputazioni sono sempre stati considerate come in grado di offrire probabilmente la base migliore su cui fondare una comparazione del lavoro chirurgico. Questo a causa della loro uniformità, quando prese in gran numero, e poiché comportano, in ogni caso, quasi la stessa procedura operativa e ferite di dimensioni analoghe.

In aggiunta a questo, le condizioni in cui è necessaria l’amputazione sono praticamente le stesse in molti casi. Per queste ragioni, stasera le ho scelte come base per sottoporvi alcune statistiche del Royal Infirmary, e alcune conclusioni cui mi hanno condotto gli ultimi dieci anni di pratica chirurgica.

Abbiamo a disposizione le registrazioni delle amputazioni avvenute nella Royal Infirmary per oltre cento anni. Questi sono stati raccolti dal Dr. Laurie dagli anni 1794-1838; dal dottor Steele, 1838-1848; e dal Dr. Thomas, dal 1849 al 1873. La grande omogeneità di risultati che ora si ottiene, e il consistente aumento del numero di amputazioni eseguite, ha reso inutile per me di tentare di completare il registro per gli anni che vanno dal 1873 ad oggi; ma ho estratto i dati delle amputazioni totali avvenute durante i dieci anni compresi fra 1885 e il 1895, e anche i miei risultati nello lo stesso periodo.

Si noterà che i vari registri si raggrupparsi naturalmente sotto tre grandi epoche chirurgiche. Le statistiche raccolte da Drs. Laurie e Steele 1794-1848 fanno parte dell’era precedente alla scoperta degli anestetici; le statistiche del Dr. Thomas, 1848-1873, coprono il periodo di anestesia senza antisettico; mentre durante i dieci anni dal 1885 al 1895, entrambe queste grandi scoperte chirurgiche sono state impiegate in modo uniforme.

  ANESTESIA E CLOROFORMIO
La suddivisione di cui sopra ci permette di capire che il tipo di anestesia cui Fleming si riferisce è quella tramite cloroformio. Prendere il 1848 come spartiacque ha infatti senso solo con riferimento alla scoperta fatta l’anno precedente da un suo collega scozzese, James Young Simpson, che per primo usò il cloroformio per un’anestesia generale. La scoperta di quest’ultimo iniziò ad essere utilizzata in modo sempre più assiduo negli ospedali di tutta Europa. Solo due anni prima però, c’era stata negli USA la prima, famosa, dimostrazione di anestesia totale tramite etere da parte di William T.G. Morton. Fra i due composti, alla fine prevalse quest’ultimo, soprattutto in ragione della tossicità epatica e cardiaca del cloroformio.

E’ vero che la procedura antisettica era stata introdotta nei nostri reparti diversi anni prima del 1873, ma quelli di voi che, come me, già praticavano in quei giorni, si ricorderanno che, sebbene già influenzasse ampiamente i nostri risultati, non era affatto utilizzata da tutti i chirurghi, anzi, alcuni di loro la rifiutavano del tutto e, di conseguenza, può avere avuto solo un’influenza trascurabile sulle statistiche del Dr. Thomas, che coprono un periodo di oltre venticinque anni.

amputation statistics 1900

La cosa che più colpisce in queste tabelle è il confronto delle recenti statistiche con quelle del passato – provenendo tutte dal medesimo ospedale, e da quella che potrei definire come la stessa scuola di chirurgia, possono essere messe a confronto fra di loro senza problemi.

Si noterà che la mortalità percentuale per tutte amputazioni sopra il polso e sopra la caviglia era maggiore nel secondo periodo, 1838-1848, che in quello 1794-1838. Non è facile capirne la causa, ma probabilmente è dovuta in gran parte alla crescente audacia dei chirurghi, giustificata dal considerevole miglioramento dei metodi per eseguire l’amputazione, e soprattutto di quelli volti ad arrestare l’emorragia,  portandoli ad operare casi che, nelle mani dei loro predecessori, sarebbero stati considerati senza speranza, e quindi non idonei a un intervento medico. Ad ogni modo, entrambe le statistiche mostrano una mortalità che per un medico di oggi sarebbe terribile.

  ALTRE STATISTICHE
Due medici scozzesi ottennero dei risultati eccezionali per quanto riguarda le amputazioni. Alexander Monro e suo figlio riuscirono infatti a mantenere, per buona parte del XVIII secolo, la percentuale di mortalità all’8% presso la Royal Infirmary di Edimburgo (a titolo di curiosità: Alexander Monro III, anche lui professore di medicina ad Edimburgo, ebbe fra i suoi allievi Charles Darwin). Nel 1837, Benjamin Phillips, chirurgo della Mary-le-Bone Infirmary, lesse un documento, intitolato Mortality of Amputation, davanti alla Royal Medical and Chirurgical Society.  In questo erano contenute le seguenti statistiche sulla mortalità dovuta ad amputazione in quattro paesi:Mortality of AmputationSi tratta  di percentuali inferiori a quelle riportare da Fleming per il periodo corrispondente, ma purtroppo l’esiguità del campione (solo 95 amputazioni negli USA in un periodo di circa 4 anni).

Il terzo periodo, che può essere comparato in modo più ragionevole al secondo, è caratterizzato da una notevole diminuzione della mortalità, e da un grande aumento del numero di amputazioni. E ‘interessante notare che, nel corso degli anni compresi nel primo periodo, venivano eseguite solo 6.7 amputazioni all’anno; mentre nel corso del secondo periodo 28.4 l’anno; 38.8 l’anno durante il terzo e 77.4 nel quarto .

È ovvio che l’aumento nel terzo periodo fu dovuto all’uso di anestetici e l’aumento del numero dei tavoli operatori. Il numero maggiore nel quarto periodo si spiega con la maggiore sicurezza data a tutte le procedure operative dalla chirurgia antisettica, e a un ulteriore aumento dei tavoli operatori.

Alla chirurgia antisettica è dovuta, io penso, l’eccezionale riduzione della mortalità. Per quel che ne so, queste statistiche includono tutte le amputazioni, anche quegli importanti casi in cui il paziente non sopravvive per 48 ore, che sono spesso escluse dalle statistiche sulla mortalità negli ospedali. Di certo, nell’ultimo periodo non si sono fatte eccezioni del genere.

ANESTESIA E MORTALITA’
L’intuizione di Fleming sulla correlazione fra drastica diminuzione della mortalità e chirurgia antisettica si è rivelata giusta. Al contrario, molte statistiche del XIX secolo mostrano che il tasso di mortalità in caso di amputazione aumentava nel caso di anestesia generale. In Health, Disease and Society in Europe, 1800-1930: A Source Book, si cita lo studio statistico del dr. FitzWilliam Sargent, relativo al periodo 1821-1850 (quindi solo 4 anni riguardano il periodo in cui fu introdotto l”etere”), in cui si dimostra un aumento della mortalità dal 26.7% al 32.3%. Nello stesso volume è presente anche un’altra statistica,proveniente da un report del 1864 ed elaborata da W. Rothstein, che mostra come il tasso di mortalità delle amputazioni presso il Massachussets General Hospital fosse salita dal 19 al 23% dopo l’introduzione dell’etere.

La rivoluzione portata a termine da Lord Lister si mostra in modo notevole; quando misurata in base a queste statistiche, si nota che nei casi di sola amputazione, in dieci anni sono state salvate centocinquantasei vite. Va anche tenuto a mente che la stessa causa che a ridotto la mortalità, probabilmente ha salvato in proporzione un numero ancora maggiore gli arti che nei periodi precedenti sarebbero stati amputati.

  LORD LISTER E L’INTRODUZIONE DEL FENOLO
Nel XVIII e XIX secolo diversi ospedali scozzesi videro all’opera ottimi chirurghi. Uno di questi era Joseph Lister, che nel 1865 (sempre a Glasgow) utilizzò il fenolo su una frattura esposta per eliminare i germi. Visto il successo ottenuto, per i successivi due anni continuò a trattare le fratture esposte tramite una procedura basata sul lavaggio delle ferita con acido fenico puro (poi iniziò a diluirlo) e all’applicazione di bende imbevute dello stesso composto. Nel 1867 rese pubblici i suoi studi durante una conferenza a Dublino, e il suo intervento fu pubblicato dopo pochi mesi sul British Medical Journal con il titolo Antiseptic principle in the practice of surgery. Nell’ultima parte, Lister afferma una cosa molto interessante:“since the antiseptic treatment has been brought into full operation, and wounds and abscesses no longer poison the atmosphere with putrid exhalations, my wards, though in other respects under precisely the same circumstances as before, have completely changed their character; so that during the last nine months not a single instance of pyaemia, hospital gangrene, or erysipelas has occurred in them.”

In pratica, grazie all’uso dell’antisettico, erano scomparse cancrene e setticemie, causate dalle “esalazioni putride” di ferite e ascessi.

La tabella qui sotto mostra le statistiche delle amputazioni di dieci anni, incluse quelle al polso e alla caviglia, operate fra il 1885 e il 1895 – sia quelle fatte da tutti i chirurghi dell’ospedale, sia quelle fatte da me.

Amputations 2  by William James Fleming

Questa tabella è interessante soprattutto perché mi sembra dimostri in modo eccellente l’accuratezza delle cifre e come l’elemento soggettivo abbia un impatto marginale sui risultati.

In questi anni ho gestito quasi il 20% dei tavoli operatori e potete osservare che ho eseguito precisamente il 20% delle amputazioni complessive con una mortalità quasi identica.

Considerando poi la mortalità relativa delle amputazioni, classificate come primarie, secondarie e per malattia, e comparando le statistiche del Dr. Thomas con quelle totali dell’ospedale per i dieci anni selezionati, notiamo che la nelle amputazioni primarie c’è stata una diminuzione della mortalità del 17.4%; nelle secondarie del 31.5%; in quelle per malattia del 12.1%.

Queste differenze coincidono abbastanza bene con quello che ci aspettavamo sarebbe stato l’effetto prodotto dall’antisettico.

La differenza è più marcata nelle amputazioni secondarie perché è in questa classe che il danno settico è generalmente fatale.

Amputations  3  by William James Fleming
Per amputazione primaria si intende quella portata a termine nell’immediatezza del trauma, per amputazione secondaria quella eseguita dopo che gli effetti del trauma si sono stabilizzati (ad oggi, molti dizionari medici parlano di “amputazione secondaria” quando si procede a una seconda amputazione dopo che la prima non ha dato gli effetti sperati).

Per quanto riguarda la seconda parte del documento, che ha ad oggetto la procedura, le fasciature e altre tematiche più tecniche, la mia intenzione è quella di estrarne le parti più salienti, in modo da non appesantire troppo la lettura.

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giganti nella storia

Un Resoconto sui Giganti del 1764

Le prime leggende sui giganti risalgono a migliaia di anni fa. Ora sono materia per i complottisti di ogni specie, ma per lungo tempo ne rimasero affascinati studiosi, storici e semplici curiosi.

Di seguito, la lettura tenuta da Claude-Nicolas Le Cat davanti all’Accademia di Scienze di Rouen nel 1764:

Claude_Nicolas_Lecat

La Bibbia menziona differenti razze di giganti. come i Rephaims, gli Anakims, gli Emims, gli Zonzonism e altri.

Anche gli storici profani menzionano i giganti:  hanno attribuito sette piedi di altezza ad Ercole, il primo eroe; e nella nostra epoca abbiamo visto uomini alti otto piedi.

Il gigante che fu mostrato a Rouen nel 1735 misurava otto piedi e alcuni pollici. L’imperatore Massimino era delle stesse dimensioni. Skenkius e Platerus, medici del secolo scorso, videro diversi uomini di tale statura; e Goropius vide una ragazza alta dieci piedi. Il corpo di Oreste era, a detta dei Greci, lungo undici piedi e mezzo; il gigante Galbara, portato dall’ Arabia a Roma, sotto l’imperatore Claudio, era vicino ai dieci piedi; e le ossa di Secondilla e Pusio, custodi dei giardini di Sallustio, erano solo sei pollici più corte.

Funnam, uno scozzese che visse all’epoca di Eugenio II di Scozia, misurava undici piedi e mezzo; e Jacob Le Maire, riferisce che il 17 dicembre 1615, nel suo viaggio verso lo Stretto di Magellano, trovarono a Port Desire diverse tombe ricoperte di pietre; rimosse le pietre per la curiosità, scoprirono scheletri umani lunghi dieci e undici piedi.

  PAESE CHE VAI, MISURE CHE TROVI
Ancora oggi la differenza fra il sistema metrico-decimale e le unità di misura anglosassoni provocano qualche problema a livello internazionale; immaginate quindi quale potesse essere la situazione prima dell’introduzione del Sistema Metrico (fine XVIII-inizio XIX) e del  Weights and Measures Act del 1824. Il piede (foot), che nell’articolo viene citato più volte, veniva utilizzato da millenni, ma la sua lunghezza cambiava a seconda del luogo e del periodo storico (in Italia potevano esserci differenze significative anche fra due comuni vicini.  Per facilitarvi la lettura, consiglio di prendere come riferimento l’attuale “International Foot“, pari a 30,48 cm (meno di un centimetro in più del piede romano).

Il cavaliere Scory, nel suo viaggio verso il picco di Tenerife, dice di aver trovato, in una delle caverne sepolcrali di quella montagna, la testa di un Guanci dotata di ottanta denti, e che il corpo dello stesso non misurava meno di quindici piedi.

Il gigante Ferragus, ucciso da Orlando, nipote di Carlo Magno, era alto diciotto piedi.

giganti
Rappresentazione di un gigante

Jean Riolan, celebre anatomista, nel 1614 scrisse che alcuni anni prima si poteva vedere, nella periferia di St. Germain, la tomba del gigante Isoret, che era alto venti piedi. A Rouen, nel 1509, scavando nei fossi vicino ai Domenicani, fu trovata una tomba di pietra contenente uno scheletro il cui cranio poteva contenere un bushel di grano (27 kg!), e la cui tibia arrivava alla cintura del più alto uomo del posto, essendo circa quattro piedi di lunghezza; di conseguenza, il corpo deve essere alto diciassette o diciotto piedi. Sulla tomba c’era una piastra di rame con sopra inciso, “In questa tomba giace il nobile e possente signore, il cavaliere Ricon De Vallemont, e le sue ossa.”

Platerus, un famoso medico, dichiara di aver visto a Lucerna le ossa umane di un soggetto che doveva essere alto almeno diciannove piedi.

Valence, nel Delfinato, si vanta di possedere le ossa del gigante Bucart, tiranno della Vivarias, che fu ucciso con una freccia dal conte De Cabillon, suo vassallo. I Domenicani avevano una parte della tibia, con l’articolazione del ginocchio, e la sua immagine dipinta in un affresco con una scritta in cui si diceva che questo gigante era ventidue piedi e mezzo di altezza, e che le sue ossa furono trovate nel 1705, vicino alle sponde del Morderi, un piccolo fiume, ai piedi della montagna di Crussol, su cui (la tradizione dice) il gigante venne ad abitare.

11 gennaio 1613, alcuni operai, scavando nei pressi delle rovine di un castello nel Delfinato, in un campo che, secondo la tradizione, è stato chiamato a lungo “Il Campo dei Giganti”, alla profondità di diciotto piedi scoprirono una tomba di mattoni lunga trenta piedi, larga dodici e alta otto; su questa c’era una pietra grigia con incise le parole “Theutobochus Rex“.

 IL RE DEI TEUTONI
Inutile dire quelle ossa avevano poco a che fare con Theutobochus, leggendario e gigantesco sovrano dei Teutoni. Una trentina di anni fa, un paleontologo francese le ha identificate come appartenenti a un Deinotherium (fino a un paio di secoli fa, non era insolito confondere ossa di animali preistorici con quelle di presunti giganti). Nella pagina wikipedia dedicata a Theutobochus, viene riportata come originale la citazione di W.A. Seaver, che però  è un palese plagio di quanto scritto un secolo prima da Le Cat:In 1869 W.A. Seaver wrote: “In times more modern (1613), some masons digging near the ruins of a castle in Dauphiné, in a field which by tradition had long been called ‘The Giant’s Field,’ at a depth of 18 feet discovered a brick tomb 30 feet long, 12 feet wide, and 8 feet high, on which was a gray stone with the words ‘Theutobochus Rex’ cut thereon. When the tomb was opened they found a human skeleton entire, 25-1/2 feet long, 10 feet wide across the shoulders, and 5 feet deep from the breast to the back. His teeth were about the size of an ox’s foot, and his shin-bone measured 4 feet in length.”

Quando aprirono la tomba, vi trovarono uno scheletro umano intero, lungo venticinque piedi e mezzo, largo dieci alle spalle e spesso cinque dallo sterno alla schiena. I suoi denti avevano ciascuno le dimensioni del piede di un bue e la sua tibia misurava quattro piedi.

Nel 1516, vicino a Mazzarino, in Sicilia, fu trovato un gigante alto trenta piedi. La sua testa aveva le dimensioni di quella di un maiale e ciascun dente pesava cinque once.

Sempre in Sicilia, vicino a Palermo, nella valle di Mazara, nel 1548 fu scoperto lo scheletro di un gigante alto trenta piedi; un altro, di trentatre piedi, nel 1550; e molti curiosi hanno conservato diverse di queste ossa gigantesche.

Gli Ateniesi ritrovarono vicino alla loro città due scheletri di trentaquattro e trentasei piedi.

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Alcuni degli scheletri di cui abbiamo parlato sono riportati qui sopra

Nel 758 a Totie, in Boemia, fu trovato uno scheletro la cui testa poteva essere chiusa a malapena in un cerchio formato dalle braccia di due persone; e le cui gambe, che sono ancora conservate nel castello della città, erano lunghe ventisei piedi.

Il teschio di un gigante trovato in Macedonia nel settembre 1691 poteva contenere 210 libbre di grano.

Il celebre Sir Hans Sloane, che trattò questa materia in modo erudito, non dubita di questi fatti, ma reputa che quelle ossa appartengano a elefanti, balene o ad altri animali enormi.

Le ossa degli elefanti potrebbero essere scambiate per quelle di giganti, ma non possono ingannare gli esperti. Le balene che, in ragione della loro immensa stazza, sono più adatte ad essere scambiate per i giganti più grandi, non hanno né braccia né gambe. E la testa di questi animali non assomiglia per niente a quella di un uomo.

Se, pertanto, è vero che moltissime delle ossa gigantesche che abbiamo menzionato sono state analizzate da anatomisti e da questi ultimi reputate essere vere ossa umane, l’esistenza dei giganti è da considerarsi provata. 

  GIGANTI, NON BESTIE PREISTORICHE!
E’ interessante vedere come Le Cat, pur conoscendo e apprezzando i lavori di Sir Sloane, non riesca ad accettare che quest’ultimo possa liquidare così facilmente la discussione sui giganti. In quel periodo, la paleontologia era una passione privata, l’hobby di collezionare fossili, quindi la precisione scientifica di Sir Sloane poteva apparire eccessiva (e parzialmente in disaccordo con quanto contenuto nel Vecchio Testamento).
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preview_fantahorror

Una Nuova Pagina: Libreria Fantahorror

A brevissimo Zweilawyer.com avrà una nuova pagina. E’ un po’ di tempo che vorrei lasciarmi alle spalle l’esperimento “Zwei-List” per fare posto a qualcosa di più interessante.

Invece di linkare ebook in italiano disponibili per il download gratuito, la nuova pagina conterrà esclusivamente libri horror, fantasy, fantahorror e fantascientifici letti e apprezzati dal sottoscritto.

Ci saranno i link alla casa editrice, quelli per l’acquisto in formato kindle e kobo, e una piccola recensione.

Qui sotto un’anteprima della struttura della libreria:

Libreria Fantahorror ZWEILAWYER

La libreria sarà navigabile anche in base al genere, all’autore o alla casa editrice.

Pensate possa essere una buona idea?

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