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re fantatrash 1

Il Nuovo Re del Fantatrash (1)

coverA sette anni dall’autopubblicazione di Ancess, il libro di Sergio Rocca divenuto termine di paragone per la letteratura fantatrash, una nuova gemma fantasy sembra pronta a gettare il re giù dal trono.

Come un umile profeta del fantatrash, negli ultimi anni ho trascinato le mie stanche membra per gli archivi digitali e cartacei del globo, senza però trovare un nuovo verbo da divulgare. Alla fine, nel mezzo di cammin di mia vita, ecco, l’illuminazione:

APOCALISSE, scritto da Davide Calandra.

PAGINA WEB CALANDRA
La pagina FB dell’autore, in cui si definisce “scrittore di successo” e in “Libri Preferiti” inserisce il suo accanto al Signore degli Anelli.
LA TRAMA
Cosa accadrebbe se la fine del mondo come lo conosciamo fosse vicina? Apocalisse è una viaggio nella storia in cui l’autore, nel suo romanzo d’esordio, trascina il lettore in un vorticoso e impetuoso racconto che lo tiene incollato alla lettura. Partendo dalla mitologia, ci racconta la battaglia tra il bene e il male con una chiave di lettura nuova, fino ad arrivare al 2020. L’autore è riuscito ad amalgamare questi contenuti con la modernità, intrecciando la storia con fatti ben romanzati e personaggi del tutto innovativi: Dalia, Angelica, Marzio, Mirco e un insegnante molto bizzarro come Crimiso Alabama. Personaggi che si susseguono rendono questo viaggio piacevole e divertente, mai banale e travolgente. Anche se si tratta di un tema molto inflazionato nell’attualità mediatica, Apocalisse rende innovativa la visione del mondo e la battaglia tra il bene e il male, in luoghi molto vicini a noi ma nello stesso tempo lontani anni luce.Sono proprio i luoghi natali del giovane autore che hanno ispirato le storie raccontate, la Sicilia, indirettamente, è la protagonista di questo viaggio.
Un romanzo meritevole di lettura non solo per la vastità dei contenuti, ma principalmente per l’ottima intuizione dell’autore nella scelta dei fatti storici utilizzati e per lo stile utilizzato: semplice ma efficace.

L’aggettivazione scellerata, i fatti ben romanzati e la sintassi zoppicante sono già evidenti. Gli echi di Ancess sono invece dirompenti. E questo è nulla, NULLA, rispetto a quanto si trova nel libro.

Non ho ancora voglia di riportarvi un estratto. Penso sia meglio affliggervi con il booktrailer.

A dieci anni dalla prima stesura. A cinque anni dalla prima pubblicazione… La realtà si perde nel mito… Il fantasy che ha intrecciato il destino passato presente futuro del nostro pianeta…

I sottotitoli sembrano scritti da Rocca in persona, ma è la grafica del trailer a devastare gli animi di ogni persona dotata di sensibilità estetica. Ma non è forse questo il significato ultimo di sublimare, “andare oltre il limite”? Si, Calandra sublima i concetti di bellezza e trash. Li supera.

C’è un altro modo per spiegare il dragone mongoloide a 00:39, il licantropo storpiato dalla sifilide a 01:01, o il tizio che combatte in scarpe da ginnastica a 01:25?

In nessun modo comunque, quello che avete appena visto potrà preparavi all’incipit:

Apocalisse   Davide Calandra   Google LibriApocalisse   incipit

Iniziare un romanzo del genere con una sifonata d’arroganza è una pessima idea, ma sono felice che tu abbia dedicato il libro anche a me.

Inoltre, sono pochissime le grandi storie che iniziano così. E sarebbe stato bello se fosse rimasto il nulla anche sui fogli dove hai scritto Apocalisse.

Il libro inizia dal Big Bang. Le due entità che governano l’Universo, l’Essere della Vita e il Maligno Essere si prendono a mazzate per millenni (magari era il caso di passare a un ordine di grandezza superiore, tipo i milioni), ma alla fine vince il primo, che decide di dedicarsi alla Creazione. Ecco cosa accade dalle nostre parti.

Apocalisse   inizia l'orrore

WTF! Completamente annebbiato da anni di D&D, Iddio devia dal tracciato biblico e decide di creare una società multirazziale ispirata a Tolkien. Oltre agli Angeli e agli Uomini, ecco comparire gli Elfi (che sanno maneggiare ogni materiale, cazzo vuol dire non si sa) e gli Stregoni.

Lo so, è una bella botta. Ma è niente se paragonato agli ultimi due capoversi. Angeli, Elfi smanettatori, Stregoni e sfigatissimi umani vivono in pace nella città di Atlantide… ATLANTIDE. E se si può passare sopra Adamo e Lucifero, magari anche su Ados, leggere il nome di Merlino potrebbe portare all’arresto cardiocircolatorio molte persone.

Per ficcare dentro altre porzioni distorte di Bibbia e Mito, Calandra fa scoprire a questo party male assortito uno strano vaso, piantato sotto un melo. Invece di aprirlo si cagano sotto e chiedono aiuto a Dio.

Apocalisse pandora

Mentre gioca a nascondino, una bambina umana riesce a spiare loro segretissimi incontri (se questo era il livello di controllo, non è difficile capire per quale motivo Atlantide sia finita in fondo al mare). Il combinato disposto di Frutto Proibito e Vaso di Pandora è un altro colpo duro da incassare, ma la vita è dura e andiamo avanti. La bambina, manco a dirlo, non ha intenzione di farsi i cazzi suoi e apre il vaso, che appesta tutta Atlantide, compresi Merlino (scusate, non riesco a farmene una ragione) e Adamo.

Apocalisse   melo Sacro

Insomma, non ci vuole un genio per capire che iniziano tutti a gozzovigliare bellamente con le gustose mele dell’Eden.

apocalisse tradimento

Su una capezzoluta località montana, tutte le Razze vorrebbero fare pace, ma il problema è che continuano a mangiare i frutti del Melo Sacro. Dio, giustamente, la prende a malissimo e decide di punirli. Lo fa anche (ipotesi mia) a causa dei problemi sintattici e grammaticali che affliggono la narrazione. Adamo incolpa, gli altri non si discolpano, ma incolpano e, soprattutto, non giurano vendetta alla razza umana per il suo tradimento, ma per il loro (leggete e rileggete quest’ultima frase).

Un gran casino insomma, quindi Dio passa alle punizioni.

apocalisse scimmia

Se avete smesso di ridere (io ho continuato per un’oretta), faccio notare il raffinato sincretismo fra vecchio testamento, scienza e Pianeta delle Scimmie. Non ho capito però se Lucifero & co estinguono i dinosauri sulla Terra o su Marte, e soprattutto perché i Mammiferi sono diventati stati retrocessi da classe a specie.

I poveri uomini dunque, sono ridotti a orangutan mangiabanane. La domanda è: come fanno a pentirsi delle scimmie antropomorfe?

E soprattutto, che fine hanno fatto Stregoni e Angeli?

apocalisse angeli infami

… Ehm… no davvero… non so se ce la faccio. Vorrei avere Sergio Rocca, novello Virgilio, per guidarmi in questo Inferno.

s50207741.jpg (1920×2560)

Gli Angeli, ruffiani infami, portano a casa ali e un set di pentole; gli Elfi (ma non erano finiti con Ados e Lucifero nel pianeta dei mongoli?) non sembrano paghi e vogliono imparare a smanacciarsi in modo ancora più plateale, ma i peggiori sono gli Stregoni.

Non solo fanno la parte di quelli che hanno “solo assaggiato, così, perché nella vita bisogna provare tutto”, ma chiedono anche di mantenere i poteri ottenuti. Ahò, alla fine “non hanno accettato di spontanea volotnà il frutto”, quindi Dio gli ammonisce e Yo Mafaka!

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statistiche demografia europea 1835

Demografia Europea: le Statistiche del 1835

Da buon pellegrino degli archivi digitali e cartacei, mi sono imbattuto nella tabella contenuta in un Atlante Storico del 1835 (Comprehensive atlas: geographical, historical & commercial, Bradford, T. G., 1835). Questa riporta la popolazione complessiva delle maggiori città europee, divise per stati di appartenenza. I vecchi dati sono interessanti perché, oltre a soddisfare la nostra curiosità di storici, ci danno un’idea dell’evoluzione demografica del nostro continente. Le città italiane (parliamo, ovviamente, dell’Italia pre-unitaria) mostrano consistenze molto diverse anche rispetto agli attuali rapporti reciproci (Napoli, per esempio, era più del doppio di Roma, che a sua volta aveva 10.000 abitanti in meno di quelli che oggi ha Perugia). Immagine

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6 film e libri

Visto e Letto: 6 Film e Libri (volume 1)

Sono riuscito a parlare solo di una piccolissima parte di quello che ho letto e visto, quindi mi è venuto in mente che potrei ovviare al problema con una rubrica riassuntiva relativa a libri e film. In questo primo volume troverete tre film (The Babadook, The Pyramid, Exist) e tre libri (The Dark Ones, Footfall, Exists).

THE BABADOOK (film)

the babadookSi tratta di un film che mi ha sorpreso piacevolmente. Madre e figlio vivono da soli in un sobborgo di Melbourne. Purtroppo, il dolce paparino si è sfracellato il giorno della nascita del bambino, Samuel, e quindi la povera Amelia è costretta a fare pesanti turni in una casa di riposo. Di tornare a casa a rilassarsi poi non se ne parla, perché il ragazzino é uno scassacazzi che la metà basta. Ha paura dei mostri, urla, strepita e ha distrutto la vita sociale della madre. Una sera, la poveretta decide di leggere una nuova storia al bamboccio. Si tratta di un libro intitolato The Babadook.

L’idea si rivela, come immaginabile, del tutto scriteriata. Da quel momento il bambino sbrocca sempre di più (quando urla la voglia di percuoterlo con una mazza da baseball sale a livelli vertiginosi), ma alla fine è la madre ad accusare in modo progressivo la presenza del Babadook (che in alcune apparizioni ricorda Nosferatu). Visto che entrambi i protagonisti, ed in particolare Amelia, soffrono di una continua carenza di sonno, si rimane sospesi fra l’idea che sia tutta una creazione dei due o di una vera e propria entità malvagia.

L’atmosfera è buona, la fotografia quasi perfetta. Gli spazi della casa sono riempiti quasi subito dalla stanchezza psichica di Amelia e da quella negazione della perdita del marito che acuisce (o crea?) il rapporto con l’entità. Nel complesso, penso si tratti di uno dei migliori horror degli ultimi anni.

 THE PYRAMID (film)
The_Pyramid_(film)
Alzi la mano chi non ha mai trovato affascinanti le piramidi. In attesa che i muslim abbattano anche quelle, devo rendervi edotti sulla bruttura di questo film. Il regista, Grégory Levasseur, vanta una sfilza di collaborazioni con Alexandre Aja (da Alta Tensione a Piranha 3D), ma non è che mi aspettassi granché, e così è stato.
Dalle sabbie del Sahara emerge la punta di una piramide con tre soli lati, e un gruppo di archeologi è convinto di aver fatto la scoperta del secolo. Il problema è che alcuni boveri negri impegnati nello scavo tirano le cuoia a causa di un’esalazione venefica e nessuno ha intenzione vuole entrare.
Il pretesto per spedirli in luogo ricco di batteri millenari e pericoli di ogni tipo è il malfunzionamento del robot con videocamera mandato al suo interno. Fra trappole, mostri innominabili e ancestrali (per dare una definizione molto fantasy) e situazioni poco plausibili, il gruppo si assottiglia sempre di più.
In Pyramid non c’è davvero nulla che non si sia già visto, con l’aggravante che miti e divinità egizie vengono sfruttate poco e male.
EXISTS (film)
existsIl bigfoot exist o no? Ah ah ho fatto la battuta. Lasciando la parte la vostra voglia, del tutto condivisibile, di vedermi sprofondare nelle sabbie mobili, questo film risponde alla domanda con un inequivocabile “SI”.
A dirigerlo è Eduardo Sanchez, famosissimo per aver girato The Blair Witch Project e il molto meno conosciuto (ma più divertente) Altered.
Qui Sanchez porta avanti la filosofia del suo primo film inserendo riprese con GoPro e una maggiore dinamicità dell’azione.
Il canonico weekend nella baracca boschiva di uno zio si trasforma nell’altrettanta canonica “fuga dal mostro dopo esserci barricati dentro anche se sapevamo che alla fine riusciva a entrare!”
La motivazione che spinge il bigfoot a braccare i giovinastri (va detto che meritavano di morire tutti per il solo fatto di essere venuti al mondo così mongoli) viene spiegata solo alla fine, ma in realtà si capisce quasi subito.
E’ un film che può piacere agli appassionati di found footage; la recitazione è discreta e le inquadrature decentima per essere davvero buono gli manca una caratterizzazione dei personaggi più dignitosa (non che si possa fare granché con 75 minuti a disposizione) e qualche acuto in fase splatter.
THE DARK ONES (libro)

the dark ones bryan smithUn horror con venature splatter che ho deciso di non inserire nella Biblioteca Fantahorror.

Ho letto diversi libri di Bryan Smith, fra cui Depraved (che ha molto in comune con il redneck-splatter di Edward Lee), e quindi ho affrontato The Dark Ones con qualche aspettativa di troppo.

In realtà il romanzo ha una certa solidità, ma il plot è trito e ritrito e le frequenti scene splatter non sono al livello di Edward Lee o di James Wrath White. C’è la solita casa stregata, il demone che si risveglia grazie allo scellerato copulare di alcuni adolescenti e un crescendo di sesso e sangue che però non riesce mai a sorprendere.

La caratterizzazione dei personaggi non è buona, tanto che mi è capitato di fare confusione fra i cinque ragazzi protagonisti della vicenda. Quanto alle incongruenze, beh, ce ne sono e le ho trovate abbastanza fastidiose.

Non escludo comunque che un lettore meno avvezzo di me allo splatterpunk possa trovarlo interessante.

FOOTFALL (libro)
Footfall(1stEd)Larry Niven e Jerry Pournelle, i due autori, hanno all’attivo decine di romanzi fantascientifici. Il primo sembra aver intrapreso un viaggio senza ritorno nella mediocrità (è passato da Ringworld a Shipstar, leggeteli per capire), mentre i tre libri che ho letto del secondo sono tutti godibili. Ad ogni modo, nel 1986 i due erano sulla cresta dell’onda e hanno sfornato uno dei migliori libri di invasione aliena mai scritti.
Esatto, Footfall ha quasi trent’anni sul groppone, ma regge senza troppi problemi la prova del tempo.
Sulla Terra si segue da qualche mese l’avvicinamento di un’astronave aliena. La speranza è che i nuovi arrivati abbiano buone intenzioni, ma il primo contatto con loro, presso una stazione orbitante terrestre, la cancella all’istante. Gli alieni sono schifosissimi elefanti con due proboscidi (dotate di dita) e sono in possesso di una tecnologia superiore, lasciata loro da una precedente civiltà. Gli uomini continuano a combatterli e non si fanno problemi ad autonuclearizzarsi quando necessario. Neanche il famigerato “footfall” riesce a scoraggiarli, tanto che si arriva a un finale inaspettato, ma in linea con le psicologie delineate nel romanzo.
La parte più gustosa del libro sono i rapporti fra USA e Russia, le usanze degli alieni e il loro modo di pensare, molto diverso da quello umano.
Comunque anche dal punto di vista tecnico, Niven e Pournelle se la cavano egregiamente.
GALILEO E L’INQUISIZIONE (libro)

galileo e l'inquisizioneTrattandosi di un testo del 1907 che riporta le carte originali del processo a Galileo, il titolo è in realtà molto più lungo: Galileo e l’Inquisizione, Documenti del Processo Galileano esistenti nell’Archivio del Sant’Uffizio e nell’Archivio Segreto Vaticano.

Il volume, disponibile gratuitamente online, è godibilissimo e permette di andare oltre la classica visione dell’Inquisizione, distorta dalla storiografia anticlericale e dalle consuetudini cinematografiche. Certo, non è che gli inquisitori ne escano bene; c’è la condanna e c’è anche una strisciante arroganza.

Tuttavia il dato più interessante sono i piccoli sprazzi di vita quotidiana che emergono dal processo, come quando Galileo, nel dicembre 1633, manda un “certificato medico” per non presentarsi davanti al Tribunale:

“Che Galileo Galilei si trova in letto, vistovi dal suo Vicario; egli è prontissimo di venire a Roma, ma in questi tempi non gli dà l’animo di ubbidire, stante gli accidenti occorsigli, come dalla fede di tre medici principali, la quale egli ha esibito et è qui alligata.”

o quando ritroviamo la firma originale di Galileo sotto il verbale di abiura:

firma galileo
“Io Galileo Galilei ho deposto come di sopra”
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isis-troll.Ignoranza all'attacco

ISIS e TROLL: Ignoranza all’Attacco 2

L’ISIS ha devastato altri siti archeologici. Vedere delle scimmie antropomorfe che distruggono mura assire o bassorilievi di tremila anni fa mi distrugge psicologicamente, ma forse è ancora peggio leggere alcuni commenti apparsi sulle pagine del Fatto Quotidiano. Ricordatevi sempre che i soggetti in questione hanno lo stesso diritto di voto che avete voi.

Il primo commento è un classico esempio di difesa tripartita. Lo schema è sempre lo stesso:

1) in realtà i musulmani hanno sempre protetto l’arte; 2) in realtà sono stati i cristiani a distruggere tutto (anche i conquistadores erano noti per imbottire di esplosivi le piramidi maya?); 3) l’ISIS non ha nulla a che vedere con l’Islam e con il Corano.

ISIS-alsarago

Alcuni sottolineano, in base a una libera associazioni di idee, come i cristiani, diciassette secoli fa, si siano macchiati degli stessi crimini.

ISIS-cinico

A parte il fatto che, fra le sette meraviglie, solo il Tempio di Artemide fu distrutto dai cristiani (quando era abbandonato da anni), non mi sembra che i fatti siano comparabili. Lasciando perdere le distanze cronologiche, i cristiani si erano fatti tre secoli di persecuzioni ed erano riusciti a diventare la prima religione dell’Impero versando solo il sangue dei loro martiri, quindi è possibile che fossero pervasi anche da uno spirito vendicativo molto poco vangelico. Tuttavia, non mi sembra che abbiano provato a distruggere i manufatti lasciati da civiltà più antiche. Al contrario, mi risulta che, nel 672, gli arabi fecero a pezzi il Colosso di Rodi, che giaceva sdraiato sul fondo del mare (ed era meta di un vero e proprio turismo) e se lo portarono a casa.

Comunque, qualcuno prova a far notare che gli estremisti musulmani hanno già dimostrato altre volte il loro amore per l’arte. Non parlo della Biblioteca di Alessandria o di Nalanda, ma della recente vicenda delle statue di Budda distrutte dai talebani.  La risposta di un famoso utente filoislamico è geniale.

ISIS-redbaron

Cosa? Una cultura importata? Semmai è stato l’Islam ad essere “importato” con la violenza in quei luoghi, visto che le statue di Budda erano lì già da qualche secolo. Pochi sanno, inoltre, che i talebani non furono i primi musulmani ad attaccare le statue. L’Imperatore Mughal Aurangzeb ci aveva già provato nel XVII secolo, facendole bersagliare dall’artiglieria. Egli fu imitato, qualche tempo dopo, da un re persiano e infine, da Abdur Rahman Khan nel XIX secolo (che riuscì a distruggere il volto del budda maggiore).

Altro filone, forse ancora più preoccupante, è quello venato di complottismo hardcore. Dopo l’annuncio delle distruzioni operate dall’ISIS, molti avevano chiesto prove che fossero effettivamente avvenute. Ora che ci sono i filmati, la posizione dei complottisti è cambiata così:

ISIS-antonellalamongola

Ebbene sì. E l’occasione di intervenire, per gli utenti più decerebrati, è davvero ghiotta. E’ una specie di gioco al rilancio, e si verifica più o meno ad ogni articolo di politica estera:

ISIS-comunista

Eccotela tié. Israele, strano a dirsi, viene tirato dentro, ma non prima di una libera associazione di idee relativa al recente massacro di palestinesi operato dall’ISIS.

Questa volta vi risparmio gli articoli che citano, in modo del tutto casuale, crociate-inquisizione-indios (CII) e Giordano Bruno, per concentrarmi sull’altra corrente terzomondista-filoislamica (affine a quella CII). Questa è rappresentata da coloro che, in una visione appiattita del fluire storico e dei fatti che lo costituiscono, forzano eventi e concetti per mettere tutto sullo stesso piano.

ISIS-Albin

Sono paragoni che trovano spesso folle plaudenti, ma privi di qualsiasi base storica o logica. La distruzione di un patrimonio millenario in modo completamente gratuito e il bombardamento di due città, fatto per salvare centinaia di migliaia di propri soldati alla fine di una guerra che aveva devastato il mondo, sono la stessa cosa.

Il nostro amico ritorna dopo pochi minuti sull’argomento per spiegare il suo punto di vista.

ISIS-Planic2

Sì, ci hai spiegato che la storia è scritta dai vincitori (grazie, se n’era accorto anche il primo Neanderthal dipingendo cazzi nelle caverne), ma perché inserire anche Norimberga? Il timore è che, nei commenti successivi, si possa arrivare a parlare del bombardamento di Dresda. Ci vuole un mese, ma alla fine:

ISIS-bellamongola

Ehm… per quanto possa essere stato devastante e forse inutile, il Bombardamento di Dresda è avvenuto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, nei confronti del paese che l’aveva provocata e che aveva messo in ginocchio l’Europa. Dubito che gli Assiri abbiano mai creato nocumento ai musulmani, o che gli abitanti della zona abbiano aggredito i pacifici terroristi dell’ISIS che chiedevano solo di vivere in pace…

A parte casi sporadici comunque (come Montecassino, per cui mi piange il cuore), gli alleati cercarono di preservare i monumenti europei.

E’ comunque inevitabile che parlare di Norimberga e Hiroshima conduca alla parificazione di Asse e Alleati.

ISIS-bellamongola2

Qui addirittura, con un guizzo d’ignoranza atroce, Bella mette ISIS, Nazisti e USA allo stesso livello. La sua spiegazione è davvero insensata:

ISIS-bellamongola3

In pratica la sua opinione è questa: se demonizziamo l’ISIS, rischiamo di scordarci della devastazione provocata dai bombardamenti alleati durante la WWII.

Lei vota come voi. Ricordatelo sempre.


Aggiornamento del 14.04.2015

L’utente Bella di Giorno ha risposto così alle mie critiche:

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Dio non esiste. Mi sembra chiaro.

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rivolta schiavi neri

La Rivolta degli Zanj (869-883): Parte 2

zanj slaveNella prima parte dell’articolo abbiamo seguito l’inizio della rivolta guidata dallo schiavo nero Alì. Sfruttando un momento di debolezza del Califfato abbaside e la pessima condizione degli schiavi neri, riuscì a far sollevare questi ultimi e a combattere il potere imperiale.

Gli uomini di Alì avevano un ottima guida, conoscevano bene un territorio ostico, fatto di acquitrini e canali, e mostravano grande coraggio in battaglia. Nelle prime settimane, gli Zanj vinsero parecchi scontri, anche perché le truppe imperiali avevano comandanti mediocri che sottovalutarono la forza degli schiavi.  Alì, avvalendosi anche di ottimi esploratori, utilizzò quasi sempre tattiche di guerriglia. In particolare, i suoi uomini utilizzavano la copertura di canali e canneti per piombare sulle retroguardie degli eserciti imperiali. In questo genere di scenario, non era raro che molti degli sconfitti morissero annegati negli acquitrini.

Questi primi scontri permisero agli Zanj di ottenere le armi e le armature necessarie a proseguire lo scontro. I prigionieri venivano uccisi senza troppe remore (come abbiamo detto, la dottrina Khargita li considerava miscredenti), mentre donne e bambini venivano fatti schiavi.

Dopo aver sconfitto un’armata proveniente da Basra, Alì marciò sulla città, convinto che alcune fazioni della città (quelle con cui aveva intrattenuto dei rapporti in passato) lo avrebbero appoggiato, ma i suoi calcoli si rivelarono errati. Gli abitanti di Basra affrontarono il suo esercito di Zanj il 23 ottobre 869 e lo sconfissero. Alì combatté con coraggio e riuscì a salvarsi. A quel punto, gli abitanti di Basra passarono all’attacco, ma Alì aveva già riorganizzato i contingenti superstiti ed era pronto a un’imboscata.

Il giorno successivo, l’esercito vittorioso organizzò dei vascelli, ma questi vennero assaliti dai Kanj e molti si rovesciarono. Gli schiavi combattevano con furia, e anche le loro donne partecipavano lanciando sassi dagli argini. Anche il contingente di Basra che avanzava via terra fu distrutto. Morirono molti membri delle famiglie più importanti, compresi i discendenti di Solimano, fratello dei primi due Califfi Abbasidi.

  IL CALIFFATO ABBASIDE
Sebbene ci sia la diffusa tendenza, nella storiografia occidentale, a considerare il mondo islamico come un blocco monolitico, bisogna sottolineare come, in realtà, le divisioni istituzionali (cui si sovrapponevano quelle religiose o viceversa) fossero piuttosto marcate. La dinastia abbaside regnò, dal punto di vista formale, dal 750 al 1258, ma raggiunse il suo apice molto presto, con il Califfo Hārūn al-Rashīd e il figlio al-Ma’mun, morto nell’833. Gli omayyadi (la dinastia precedente) regnavano però in modo indipendente su Al-Andalus già dal 756, gli idrisidi facevano lo stesso in Marocco e parte dell’Algeria dal 788, gli aghlabidi in Tunisia e Tripolitania dall’800 (furono loro a prendere la Sicilia, ma furono presto soppiantati dai fatimidi, che presero anche i domini egiziani dei tulunidi). Ovviamente questi dati grattano solo la superficie di un mondo ancora più complesso che spero di trattare in un apposito articolo.

Per fa capire come sarebbero andate le cose da quel momento in avanti, Alì spedì a Basra un vascello pieno di teste degli abitanti uccisi.

Alì però non si sentiva ancora pronto a governare una grande città, e preferì stabilirsi in una parte all’asciutto del territorio che aveva conquistato. Probabilmente il campo base degli Zanj era costituito da capanne fatte con legno di palma o mattoni di fango. Piano piano si aggiunsero altri edifici, come la prigione e le moschee, fino a quando il campo base divenne una vera e propria città, al-Mukhtara (“la Città Eletta”). La città sorgeva a sud di Basra, sulla riva occidentale del Tigri, ed era attraversata da diversi canali.

Mokhtàra viveva grazie a quello che si riusciva a raccogliere nei dintorni e alle provviste comprate da commercianti e Beduini.

L’Impero non rimase con le mani in mano, ed incaricò il generale Turco Jolàn di eliminare gli Zanj. Le sue truppe però erano costituite in massima parte da cavalieri, la scelta peggiore per il combattimento negli acquitrini. Jolàn passò quasi sei mesi accampato vicino agli Zanj, e alla fine si ritirò in seguito a un attacco notturno di questi ultimi, che in precedenza avevano respinto un altro attacco dei cittadini di Basra.

La forza degli schiavi continuò a crescere, tanto che riuscirono ad aggredire con successo una flotta di ventiquattro navi diretta a Basra, da cui trassero un enorme bottino (comprensivo di donne e bambini).

Il 19 Giugno 870, gli Zanj attaccarono Obolla, situata dove oggi sorge Bassora. La battaglia fu breve e violentissima. La città cadde e fu data alle fiamme. Questo evento terrorizzò a tal punto i cittadini di Abbàdàn, una città alla foce del Tigri, da convincerli a sottomettersi agli Zanj (che pretesero armi e schiavi).

Un paio di mesi dopo, Alì prese possesso anche dei territori a est. Il 14 agosto 871 cadde Ahvaz, capitale del Khùzistàn, in pratica senza combattere, visto che le sue milizie si erano ritirate prima dell’arrivo degli Zanj.

In meno di un anno, un avventuriero alla testa di un esercito di schiavi neri aveva conquistato città e territori, gettato nel terrore Basra, e creato un grave danno ai commerci di Bagdad, visto che controllava la foce del Tigri.

abbasidi e altre dinastie
La frammentazione del Califfato Abbaside (vedi anche il primo box dell’articolo)

Nel frattempo, alla guida del Califfato si trovava al-Mu’tamid, ma in realtà il potere era esercitato dal fratello Al-Muwaffaq, che riuscì a ristabilire, almeno in parte, il potere degli abbasidi. All’inizio fu costretto ad occuparsi della grave instabilità politica dell’Impero, ma all’inizio dell’estate dell’871 inviò un esercito per fronteggiare Alì.

Il comandante di questo esercito, Said, ottenne degli iniziali successi, ma poi subì gravi perdite a causa del solito attacco notturno. Al Muwaffaq lo sostituì con un altro generale, che però ebbe ancora più sfortuna, visto che le teste di cinquecento dei suoi uomini furono sparse nei dintorni di Basra.

In quel periodo, agli Zanj si unirono gruppi di Beduini. In realtà, gli arabi guardavano i neri con disprezzo, ma la possibilità di unirsi alle loro razzie e saccheggi li convinse ad aggregarsi.  I nuovi arrivati fornirono Alì con un corpo di cavalleria leggera che ben conosceva il territorio.

Il 7 settembre 871, il generale Zanj Mohallabì si mise alla testa di un esercito formato da fanti neri e cavalleria beduina. L’obbiettivo era, ancora una volta, Basra. Riuscì a penetrare nella città e ad incendiare alcuni edifici, ma ottenne il completo controllo della città solo due giorni dopo. Ne seguì un vero e proprio bagno di sangue, con gli abitanti che venivano appositamente riuniti per essere fatti a pezzi in modo più spedito. Alcune stime parlano addirittura di 300.000 morti. Le donne e i bambini furono resi schiavi, e alcuni Kanj ebbero anche più di dieci schiavi come ricompensa.

Alì però non aveva intenzione di occupare la città. Il suo esercito avrebbe avuto enormi problemi in una battaglia campale o in un assedio, quindi preferì riportarlo alla sua capitale. Il Califfo, saputo del massacro, spedì subito il comandante Mowallad con le sue truppe, ma questi venne sconfitto nel solito agguato notturno.

Nell’872, fu lo stesso Mowaffak a guidare l’esercito abbaside, ma anche lui venne sconfitto dagli Zanj il 29 aprile, dopo aver perso in battaglia il suo comandante militare Moflih. Il fratello del Califfo rimase in zona, e riuscì anche a liberare alcuni dei prigionieri, ma alla fine il caldo, le malattie e un incendio nel campo base lo costrinsero a ritirarsi a Wàsit.

Nel gennaio 873, con i propri soldati ormai allo sbando, Mowaffak tornò a Sàmarrà, lasciando Mowallad alla testa del contingente di Wàsit.

SAMARRA, LA CAPITALE
Come avrete capito leggendo l’articolo, per un certo periodo Bagdad non cessò di essere la capitale del Califfato. Fu l’ottavo Califfo abbaside, al-Mu’tasim, a spostarsi a Samarra nell’836, mentre il ritorno a Bagdad fu voluto da al-Mutadid nell’892. Samarra fu fondata proprio nell’836, e divenne presto un’importante metropoli. Il palazzo del Califfo era affiancato dai baraccamenti per le sue guardie (specialmente turche, che avevano creato diversi problemi a Bagdad), e nell’847 fu eretta la famosa Grande Moschea.  Con il ritorno degli abbasidi a Bagdad, lo splendore di Samarra declinò rapidamente, tanto che attorno al 940 era ormai deserta.

Con l’armata imperiale a debita distanza, nel maggio 873 Alì riuscì a prendere per la seconda volta Ahwàz. Occorre sottolineare che il comandante degli schiavi non occupava mai le città in modo permanente. Il suo primo obbiettivo era sempre quello di razziare e terrorizzare i nemici. Alcuni pensano che questo sia stato il suo limite, ma non si può sorvolare nemmeno sull’ipotesi contraria, ossia che Alì riuscì a mantenere il potere così a lungo solo grazie a un saggio sfruttamento delle condizioni geografiche del luogo.

I Kanj furono cacciati dalla Susiana solo mesi dopo, grazie all’azione delle milizie guidate da Musà il Turco, figlio di Boghà, ma anche lui non riuscì ad arrivare allo scontro decisivo.

Ad “aiutare” indirettamente la causa dei Kanj fu Yakub, il capostipite della dinastia saffaride che, partendo da est, stava puntando su Bagdad. Fortunatamente per l’Impero, Muwaffak riusci ad intercettarlo e distruggerlo fra Wàsit e la capitale nell’aprile dell’876.

Alì sfrutto la situazione spingendosi a nord, verso Wàsit, trovando l’aiuto di alcune tribù arabe. In quel momento, a sette anni dall’inizio della rivolta, comandava su quasi tutta la Susania. Ebbe anche modo di allearsi con Mohammed, un luogotenente curdo di Yakub che controllava parte di quella provincia, ma la cosa durò poco. Alla fine Yakub e Alì si limitarono a una tregua, che rimase in piedi fino alla morte del primo, nel giugno 879.

Il Califfo non perse tempo, e subito riuscì a concludere una pace con il successore di Yakub, il fratello Amir, in modo da potersi dedicare agli Zanj senza correre il pericolo di essere sorpreso alle spalle o sul fianco.

L’anno prima, gli Zanj avevano preso nuovamente Wàsit e altre città di Babilonia, ma, perseverando nel loro modus agendi, evitarono di stabilirvisi. Nonostante gli sforzi degli ufficiali di Mowaffak, Alì ed i suoi uomini arrivarono fino a Jarjaràyà,  a sole settanta miglia da Bagdad.

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Per agevolare la lettura, ripropongo anche in questo articolo la mappa del territorio iracheno nella seconda metà del IX secolo

Ciononostante, proprio alla fine dell’879, anno del culmine del potere di Alì, Mowaffak riuscì, anche grazie alla nuova pace con Amir, a guadagnare terreno. Affidò a suo figlio, Abul Abbàs, il compito di espellere gli Zanj dai territori vicino a Wasìt. Abbàs riuscì a sconfiggerli più volte e concesse il perdono ad alcuni ufficiali catturati.  Questo nuovo atteggiamento rese più instabile il potere di Alì, visto che i suoi ufficiali avevano ora un importante incentivo per passare dalla parte degli imperiali.

Abbàs comunque si distinse per le proprie imprese in combattimento, tanto che una volta tornò dalla battaglia con venti frecce conficcate nella protezione di feltro che indossava sopra l’armatura.

L’offensiva di Abbàs era iniziata da meno di un anno, quando sopraggiunse anche il padre, alla testa di una grande armata. Mowaffak prese subito la città di Manìa, fondata dagli schiavi a poche miglia da Wàsit, e lì riuscì a liberare oltre cinquemila donne e bambini fatti schiavi a loro volta.

Mowaffak avanzò con calma, continuando a liberare migliaia di sudditi. Lasciò poi al figlio il compito di controllare i territori più vicini alla capitale degli Zanj, mentre lui si diresse in Susiana. Gli Zanj che stazionavano lì si ritirarono frettolosamente (Alì voleva concentrare tutta la sua forza militare in un solo punto). Il curdo Mohammed cercò subito la pace con Mowaffak, che quindi si unì di nuovo ad Abbàs e all’altro figlio, Hàrùn.

Nel febbraio 881, il Califfato era pronto a sferrare l’attacco decisivo contro gli Zanj, ormai costretti nel territorio intorno a Mokhtàra.

Nel frattempo, Mowaffak continuava a concedere l’amnistia agli Zanj che decidevano di passare dalla sua parte. Molti abbandonarono Alì e furono trattati con tutti i riguardi dagli uomini di Mowaffak.

Il fratello del Califfo iniziò l’assedio di Mukthara con grande calma, assicurandosi in primo luogo di tagliare i rifornimenti al nemico e mantenere stabili i suoi. D’altronde, la capitale degli schiavi aveva diverse fortificazioni (mura, pozzi, canali da inondare, ecc.) e, almeno all’inizio, il numero degli Zanj era superiore a quello dell’esercito di Mowaffak.

Negli scontri fra Zanj ed esercito, quest’ultimo utilizzò anche gli “uomini nafta”, che utilizzavano il fuoco Greco su uomini e fortificazioni.

L’esercito del Califfato riuscì più di una volta a penetrare le difese di Mukthara e a distruggere degli edifici prima di essere ricacciato. In particolare, il 10 dicembre 882, un’incursione guidata da Mowaffak portò alla distruzione della moschea. L’impresa costò cara al fratello del Califfo, perché uno schiavo bizantino lo ferì gravemente con una freccia.

Nei giorni successivi, sembrava che gli eventi stessero girando nuovamente a favore di Alì. Questi si era arroccato nella sua capitale sicuro che, prima o poi, un qualche evento interno all’Impero avrebbe costretto Mowaffak a distogliere buona parte delle sue forze dall’impresa. E in effetti, sempre nel dicembre 882, il fratello del Califfo decise che era giunto il momento di liberarsi dalla tutela di Mowaffak. La sua idea era quella di raggiungere il principe vassallo d’Egitto, Ibn Tùlùn, ma il governatore di Bagdad, Ibn Kondàj, riuscì a intercettarlo e a riportarlo presso la sua residenza di Samarra (febbraio 883).

La Grande Moschea di Samarra
La Grande Moschea di Samarra (foto 1911-1913)

Sfruttando questi eventi e il lungo decorso di Mowaffak, Alì riuscì a ripristinare parte delle difese e a resistere tutta la primavera (nonostante i nemici fossero riusciti a bruciare anche il suo palazzo). Le defezioni degli ufficiali intanto continuavano.

Nella battaglia del 21 maggio 883, le forze imperiali presero l’harem di Alì e bruciarono buona parte delle scorte di grano, ma gli Zanj riuscirono a respingerle con l’ennesimo sforzo.

Poi, nel giugno 883, all’armata imperiale si aggiunse quella di Lùlù, comandante delle milizie di Ibn Tùlùn (governatore dell’Egitto) in Siria Settentrionale. Così, il 5 agosto 883 le truppe imperiali piombarono in massa su Mokhtàra e la conquistarono. Alì si diede alla fuga, ma successivamente tornò indietro e sorprese gli imperiali intenti nel saccheggio della città. Riuscì ad allontanarli per qualche giorno, poi, l’11 Agosto Muwaffak prese definitivamente Mokhtàra.

Non si sa se Alì sia morto combattendo o abbia preferito il veleno. Fatto sta che la sua testa venne portata a Mowaffak quello stesso giorno.

Il 23 novembre 883, Abbul Abbàs entrò a Bagdad con la testa di Alì su una picca (spero fosse imbalsamata).

Alì, lo schiavo nero, il ribelle, colui che si riteneva (o faceva finta di ritenersi) il degno successore di Maometto, aveva tenuto testa alle forze imperiali per quattordici anni. Quella degli Zanj fu la rivolta di schiavi più incredibile della storia.

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