In attesa di deliziarvi con l’ultranoioso articolo sulla Crociata Albigese, ho deciso di solleticare il vostro palato con tre film che vedranno la luce nel 2011-2012. In quanto amante della cafonaggine fantasy e fantascientifica più spinta, appena ho letto le trame mi sono acceso come Lapo Elkan davanti a tre strisce di coca e a un travone cinquantenne superdotato.

Il primo del trio è Cowboys & Aliens, un titolo che odora di vecchio Urania impolverato dei gloriosi anni sessanta, mentre in realtà si tratta, come spesso avviene di questi tempi, della trasposizione cinematografica dell’omonima graphic novel pubblicata nel 2006.

revolver vs raggio della morte, e questo cowboy muore da vero coglione

La trama è piuttosto semplice. Nell’Arizona del 1873, in pieno conflitto fra Apache e Cowboys, decidono di palesarsi frotte di alieni schifosi, pronti a schiavizzare gli umani grazie alla loro tecnologia superiore. Gli invasori scelgono la ridente cittadina di Absolution, ma non hanno però tenuto conto del cowboy dalle palle fumanti, interpretato da Daniel Craig, di un sempre più incartapecorito Harrison Ford e del bravo Sam Rockwell. Bianchi ariani e apache (giustamente estinti a causa della loro incapacità) si uniranno per fronteggiare la minaccia comune a colpi di winchester e tomahawk. Di certo sarà rilevante il gingillo tecnologico portato al polso da Jake aka Daniel Craig… Cos’è? Leggetevi la graphic novel, bestie!

Immagino che sarà molto difficile rendere equilibrato uno scontro fra due livelli tecnologici così differenti, ma da questo film mi aspetto molto sia per gli attori coinvolti, sia per la regia John Favreau, che con Iron Man ci ha regalato il miglior film tratto da un fumetto degli ultimi anni.

Con il secondo dobbiamo spostarci avanti nel tempo di una settantina di anni e di qualche migliaio di chilometri. Parliamo di Panzer 88. Nel 1944 la guerra non si è messa bene per la Germania, tanto che ormai Hitler ha deciso di schierare soldati di pongo e playmobile per difendere i confini tedeschi. In Russia però c’è ancora un carro armato, un King Tiger, disperso fra le lande congelate e per giunta comuniste. A bordo un equipaggio di cinque uomini. Poveracci, invece di crepare congelati dovranno fare i conti con una minacciosa presenza sovrannaturale grande come il Balrog di Moira e parecchio più incazzata.

sono cazzi...

Grazie a Dio nessuno di loro si è ridotto a usare archi di liquirizia come Legolas o spadini di cavolfiore come Aragorn, quindi cercheranno di aprirsi la strada a sventagliate di mitra e cannonate in bocca al mostro. Dalla foto qui sopra però, il losco figuro sembra disinteressarsi delle pallottole e nutrire un’insana passione per il pezzo da 88mm del Tiger.

Anche qui l’indice di cafonaggine gratta il soffitto… Spero in orde di mostri da trifolare in tutte le salse prima dello scontro finale, dove certamente si salverà l’unico nazista che ha provato a salvare un ebreo, si è sposato una zingara e ha un figlio frocio.

Last but not least l’apoteosi del film cafone: Mortis Rex. Siamo nel 122 d.C., durante regno di Adriano. Un eroe di guerra romano, ormai caduto in disgrazia e di stanza nella lontana Scozia, si trova fra i coglioni un alieno tentacolare che si è scocciato di molestare scolarette giapponesi e ha deciso di portare un po’ di sanissima distruzione ai confini dell’Impero Romano. Certo, in una locandina il legionario sembra armato con una… sigh… sciabola, ma i produttori sono sempre in tempo per cancellare l’aborto e schiaffargli in mano qualcosa di cazzuto e romanissimo.

Purtroppo devo sottolineare la presenza della solito druida-maga in abiti succinti, che annoierà gli amanti del combattimento e farà uscire dalle sale i più sfigati con le braghe alle caviglie. La trama ricorda alla lontana quella del discreto Outlander, ma spero in qualcosa di meglio, anzi, pretendo di vedere tonnellate di budella aliene, corpi stritolati e spiaccicati, arti irrorano i campi come innaffiatoi elettronici, gladi affondati nei tentacoli squamosi che si notano nelle concept art e via dicendo. Come direbbe Mattioli:  ”na spremuta de sangueee!”.

senza mitra e bazooka la situazione precipiterà alla svelta

Insomma, tre film che potrebbero catapultare la fantascienza in un nuovo periodo aureo. Lasciamoci alle spalle per sempre le porcate buoniste quali “Incontri ravvicinati dello schifo tipo” e quel mongolo a pedali di “E.T.”, che poteva viaggiare per milioni di anni luce ma non riusciva neanche a camminare o a dire due parole di fila. Abbandoniamoci invece all’odio per la bestia assassina, per l’alien, il predator, e in generale per il diverso. Cazzo, è il nostro pianeta! Dobbiamo distruggere quegli schifosi insettoidi e rispedirli nello spazio con il culo rotto!

Extraterrestre via,

da questa terra mia,

togli le zampe o ce le lasceraiii

Vogliamo il sangue, le budella, alieni fottutamente grandi che escono dalle fottute pareti o le sfondano, ma soprattutto… Niente morali! Niente zozzerie ecologiste, niente condanna del razzismo, niente di niente!

Immagino che, specie per quanto riguarda il primo film (Apache & Cowboy), sia una richiesta esagerata, ma la speranza è l’ultima a morire.

E’ anche il primo articolo del blog su questo argomento, spero apprezziate questa piccola virata. Diciamo che ho spinto i miei tentacoli verso il cinema e la sci-fi… Sarà la prima e ultima volta?

Chi lo sa, i posteri l’ardua sentenza.

AGGIORNAMENTO 1 Settembre: estratto di Rehalandea

Per essere candidati al fantatrash award deve essere disponibile online almeno un prologo, in modo da poter assaggiare il gusto putrefatto del trash. Vi chiederete come mai io abbia depennato buona parte dei pretendenti. E’ presto detto. Alcuni erano pubblicati da editori a pagamento (es: “Il Regno delle Aquile” dalla Albatros il Filo); altri facevano davvero pena, ma non contenevano una dose di lulz abbastanza importante da meritare una nomination (es: Il Re Nero, di cui sconsiglio comunque l’acquisto). Una menzione a parte merita il brutterrimo Amon: L’Evocatore. Purtroppo ho acquistato il libro, quindi dovrei recensirlo solo per quello, ma l’Editore Casini ne ha reso disponibile il download gratuito in pdf ed epub, quindi non voglio infierire. Avendo a disposizione la versione elettronica, tutti possono farsi un’idea dell’opera, e poi voglio premiare quest’ottima iniziativa, che spero venga seguita anche da altre Case.

Come avrete notato, sono riuscito a cancellare tutti i commenti del post senza neanche accorgermene, il che mi rende un blogger mongolo o, se preferite, trash.

I CANDIDATI

1. SITAEL
2. PROFEZIA DI ARSALON. Il Sigillo del Male (recensito)
3. REHALANDEA. Figli del fuoco

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1) SITAEL, di Alessia Fiorentino (Dario Flaccovio Editore)

Alessa Fiorentino ha scritto questo libro a quattordici anni, e nel giro di poco più di tre anni ha completato la trilogia di Sitael, in pratica scrivendo un romanzo l’anno seguendo la crescita del protagonista con la “sua” crescita anagrafica. Attualmente ne ha diciannove e sta lavorando al seguito della trilogia…La vita di Etenn, un quattordicenne che ormai si è arreso al suo triste e noioso destino da scudiero, cambierà per sempre quando troverà il Sitael, scoprendo di possedere un potere che finora gli era stato nascosto. Ed ecco che la sua vita muterà in una ricerca del proprio passato, trasformandolo nel protagonista di una storia fantastica, fatta di buio e di luce. Etenn sarà catapultato in un viaggio che lo porterà a Oreah, attraverso un’eterna guerra tra il bene e il male. Una storia di amicizia, avventura e magia che lo aiuterà a crescere e a diventare un guerriero.

IL PROLOGO

Benvenuti in un mondo
in cui avvengono cose straordinarie.
Alcune magiche e meravigliose.
Altre…terribili.
Ma alla fine voi,
e solo voi,
riuscirete a vincere.
Coraggio.
Lealtà.
E Luce.
Vi accompagneranno in questo lungo viaggio.
Pensate quello che volete,
ma questa storia…Già.
Questa storia è vera.

Vera, in sostanza, come la voglia di abbandonare questa vita infame a chi legge. Ma poi, se la storia è ambientata in un altro mondo, noi e solo noi come cazzo faremo a vincere? Consiglio la lettura delle poche pagine messe online dall’editore. Semplicemente meravigliosa la scena iniziale, un tripudio di mestizia di altri tempi. Prima dell’alba, nelle tenebre, da sola, una ragazza esce dal villaggio e percorre prati e boschi per raggiungere una sorgente e farsi il bagno! Malviventi, stupratori, animali feroci, guardoni con il salame ben stretto nella mano? No! Niente. Solo un’ombra nera, con un mantello nero, che alza fumo nero (marocchino) e che lavora come un negro.

Un estratto

Intervista all’autrice (“non avevo mai letto fantasy”)

***

2. LA PROFEZIA DI ARSALON. Il Sigillo del Male, di Alice Montanaro e Gianandrea Siccardi (Newton&Compton)

A Sinderwood il nuovo sovrano di Arsalon sta per essere incoronato. Il giovane Sevrian e l’amico Vikrian sono tra la folla in attesa di acclamare Merv III.Ma a un tratto un lampo verde abbaglia la città: l’Imperatore cade a terra colpito a morte. Chi ha osato sfidare l’Impero? E cosa si nasconde dietro il terribile evento? Il Gran Consiglio accusa i ribelli dello Spredan, una regione vicina e mai del tutto sottomessa al potere del sovrano. Ma è davvero così? L’Impero di Arsalon è in pericolo e Sevrian si trova improvvisamente braccato dalle guardie imperiali senza capirne il motivo. Coinvolto in una serie di intrighi e inganni, in assenza di un potere che regga l’Impero, Sevrian è costretto alla fuga. Sulla sua strada si incroceranno i destini di Chantal, l’affascinante e imprevedibile principessa degli elfi, e di Amir, il più promettente mago dell’Università delle Arti arcane: la storia di Arsalon è giunta a una svolta e per ognuno di loro è arrivato il momento di combattere. Sevrian scoprirà presto l’orrore, la cupidigia, l’efferatezza della guerra, ma insieme al nano Armistad e al folle e imprevedibile Beorg troverà la forza di opporsi. Di resistere. Per sé e per la salvezza di Arsalon.

Anche qui la N&C ci tiene a precisare che entrambi gli autori hanno scritto il romanzo a diciannove anni “appena compiuti”, ma ora ne hanno 22. Le prime 30 pagine, disponibili online al link qui sotto, sono un’avvisaglia tellurica prima della deriva dei continenti che mi aspetto di trovare nelle altre 400 pagine. Dalla mappa alla famosa scena dell’agguato (pag.13) si salva davvero poco. Sento che potrebbe entrare senza problemi nella top 5 di tutti i tempi (che vi svelerò quando sarete pronti).

I primi 3 capitoli (leggeteli perchè meritano)

Il booktrailer (da ascoltare l’inserimento casuale di “In the End” dei Linkin Park)

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IL VOTO di Zwei: 8/100 (sì, otto centesimi)

Il Trashometro: 92%

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3. REHLANDEA. Figli del fuoco, di Marta C. Flocco (Penna Blu Editore)

Vi fu un tempo in cui Xehrgon, imperatore della Stirpe Oscura, scatenò la guerra contro Rehlandea. La furia dei draghi infiammò le città degli Uomini e devastò le foreste della Stirpe Arborea.
Il nome di Rehlandea cadde nell’oblio.
Un’alleanza di Uomini e Arborei innalzò un’unica bandiera a guida di un disperato tentativo di difesa, ma quando la città di Namis venne distrutta, le sue ceneri disperse dal vento raggiunsero gli angoli più remoti del Continente. Ovunque giunse la notizia che l’ultima capitale del mondo libero era caduta.
Quattordici anni dopo, il Continente è un deserto puntellato di rovine e la Stirpe Arborea, sull’orlo dell’estinzione, è in guerra contro gli Uomini.
La speranza ha abbandonato i cuori dei sopravvissuti in un mondo dominato dall’odio. Fino ad oggi…

La fanciulla aprì gli occhi e fissò il nemico che la sovrastava.
Poteva sentire il respiro di lui sfiorarle la pelle, odorava di resina di pino e umido muschio.
Non riuscì a sostenere quello sguardo bruciante e abbassò gli occhi, facendoli scivolare sulla trama del mantello e stupendosi dell’incredibile materiale di cui era fatto: foglie. Foglie argentee, delicate e sericee, fittamente intrecciate.
Dalle labbra tremanti di lei un flebile sospiro si trasformò in una domanda: «Chi sei?»
«Rehen» le rispose lui. Un attimo dopo era sparito.

Questo libro ha delle potenzialità. Sarà per le foglie argentee e quantomai sericee, sarà perchè io dondolo, ma ho deciso di inserirlo.

Un estratto

Riassunto delle precedenti puntate:

A Zweilawyer, spadaccino dal fisico prestante e dai lineamenti scimmieschi, viene in mente un’idea folle, putrida, blasfema, lovercraftiana, neilgaimaniana, barkeriana, uominosessualiana (ci saranno autori fantasy dell’altra sponda? Sì, uno in particolare è avvezzo alla sodomia più spinta): recensire La Profezia di Arsalon. Il buon Zweilawyer è convinto di cavarsela con un articoletto da 1000 parole, ma Arsalon è come un brufolone che continua a eruttare pus; spremi di qua, strizza di là, ed ecco che le parole diventano quasi 15.000.

Nonostante un arresto cardiaco (parte I) e due attacchi di diarrea marocchina (parte II e III), Zweilawyer riesce a scrivere anche questa quarta e ultima parte.

patinata da 80gr? No, la carta giusta per Arsalon sarebbe un'altra...

6.  Miscellanea WTF! (continua)

30) Vikrian: il soldato incapace di intendere e di volere

Ghinta è morto. Per Arsalon sono giorni di vero giubilo, tanto che a Silverwood viene tenuto in anticipo il Concerto del 1 Maggio. Resta una domanda, chi è stato a tradire Ghinta? Chi, benedetto nei secula seculorum, ha spifferato alle guardie che il povero vegliardo aveva visto i soldati con i cadaveri di alcuni consiglieri?

Vikrian era sconvolto. Sentì una stretta al cuore. Sevrian era rimasto orfano, e in parte per colpa sua. Si immaginò la sofferenza del suo migliore amico. Quando aveva confessato il nome di Ghinta al generale, non avrebbe mai creduto di aver firmato la sua condanna a morte. Aveva messo in conto, nella peggiore delle ipotesi, dei metodi “poco gentili” per convincerlo al silenzio, ma quel silenzio era diventato eterno.

“Sig. Ghinta, lei non dovrà parlare con nessuno di quello che ha visto, va bene? Niente di niente sul tradimento, sull’uccisione dei consiglieri, sulla distruzione del nostro sistema istituzionale, sull’occultamento di cadaveri e sull’abuso a danno delle fatine, che non fanno figli ma un buco ce l’hanno comunque.”

“Certo, lo giuro” dice Ghinta, mentre dietro di lui ondeggia la barca fregata al pescatore e sotto il braccio tiene un megafono per avvertire i mondo che Bosco tetro è un’invenzione di fate e folletti.

“Capitano…ehm…guardi che quello è Ghinta. QUEL Ghinta”

“Ah, è vero. Allora sbudellatelo e impiccatelo con il suo intestino.”

“Un bel morir tutta la vita onora” sussurra Ghinta mentre iniziano ad aprirgli l’addome.

Il momento WTF sono i “metodi poco gentili”, ma si può essere più clueless di Vikrian? E poi la poesia del silenzio eterno, buttata in mezzo al lulz, ne aumenta la carica. In questo Sicca & Monta sono dei maestri, quando pensi che non si possa scendere più i basso, se ne escono con delle frasi assurde.

31) Yo! E’ qui la festa?

Un imperatore ammazzato, centinaia di consiglieri trucidati, un Impero in subbuglio. La nuova autorità, rappresentata da un Imperatore anonimo e incappucciato (seguito da “venti incappucciati”), si sporge dal balcone di Piazza Venezia: Italianiiiii!

Non mi mostrerò in volto perchè è troppo rischioso, troppi imperatori sono stati uccisi in questi mesi (Uno). Non abbiate timore, riporterò la pace in questo Impero. Proclamo una settimana di feste in tutta Arsalon a partire da oggi.

Il giusto modo di presentarsi, direi da manuale. Incappucciato come un cagasotto, senza nome, circondato da cappuccini incappucciati, il nuovo Imperatore decide di far festa. Ma che cazzo festeggi a fare! L’Impero è al tracollo!

32) La piccolezza

Gli intermezzi fra Chantal e la sua fatina Lynn sono sempre meravigliosi. Lynn fa portare i vassoi della colazione sul letto della padrona da un “nugolo di farfalle”. Contando che per sollevare 2kg ce ne vorrebbero più o meno un milione, immaginate che bello deve essere svegliarsi con talmente tanti insetti nella stanza da otturarti ogni orifizio.

Poi Lynn ci dona una chicca sulle fatine:

…è difficile ucciderci a causa della nostra agilità o piccolezza…

La piccolezza gente, la piccolezza. Riflettete.

33) Magic Sevrian

Sevrian è il classico sfigato che diventa eroe, ma fortunatamente non possiede alcuna abilità magica. Eccolo mentre parla con Beorg:

-Ma quindi non sono in grado si usare la magia?-

-Purtroppo no, altrimenti l’abilità si sarebbe manifestata fin dalla tua nascita-.

Niente da fare, sei fottuto Sevrian. Ma questo accadeva a pagina 224. Una decina di pagine dopo sulla spada (GLAdio-NAnesco-ELfico) di Sevrian appare la parola “Prego”:

- Sevrian, fammi vedere la spada-.

-Cosa c’entra la spada?-, chiese titubante.

-Ma non capisci? “Prego” è una risposta che si dà solo dopo un “Grazie”, il che significa che Glanael ti deve aver fatto un dono: la magia.

Problema magia risolto con Deus ex Ano (nuova nomenclatura, da utilizzare quando il Deus ex machina è troppo idiota per essere vero). Pagina 224-pagina 237: Sevrian butta giù Xanax inutilmente, la magia, dopo una lunga ricerca, è sua! In realtà le due condizioni distano solo una ventina di righe, visto che nelle pagine intermedie sono presi in considerazione altri POV.

34) Gnomi boveri negri

L’unica variazione nel linguaggio dei personaggi di Arsalon la troviamo nel mondo degli gnomi. Abili ingegneri e maghi sopraffini (le navi volanti sono opera loro), purtroppo parlano come nigeriani appena sbarcati a Lampedusa.

Grave, graverrimo. Noi porta voi da grande re

Visto che siamo in un mondo disneyano, quando il re gnomo capisce che i nostri eroi devono raggiungere Gronte (capitale dei nani), ha un moto di generosità improvviso:

-Avere soluzione-, annunciò il re. -Preparate nave subito, subitissimo.-

Ancora una volta problema risolto. Il re gnomo gli ammolla una bella nave volante e vissero tutti felici e contenti.

35) Giurin Giurella! (III)

Il party giunge a Gronte e cerca l’appoggio del re dei Nani:

Il re ascoltò in silenzio e con attenzione, poi disse: – Vi ho lasciati liberi di raccontare questa vicenda, ma ora mi dovete assicurare che ogni cosa detta corrisponde al vero.

Lo giurate voi? GIURO! Segreti di stato, informazioni fondamentali per muovere guerra o meno, in Arsalon basta sempre un semplice giuramento per convincere qualsiasi persona.

36) Amir la Belva Umana

Amir è un venduto. Si è prostrato al Signore Oscuro dicendogli: “venderei i miei calzoni per un piatto di maccheroni”. La sua crudeltà ora è sconfinata:

Un bimbo di tre o quattro anni gli sbattè contro. Aveva il viso annerito dalla fuliggine e delle grandi lacrime che gli rigavano le guance facendo intravedere il loro antico rossore.

-Stai tranquillo, adesso passa tutto-, disse Amir.

Il piccolo non rispose. Lo uccise, poi si diresse verso casa.

Tralascio la sintassi, sempre sgraziata (sembra che sia il bambino ad ammazzare Amir), e punto dritto all’indicibile crudeltà di Amir. “Lo uccise, poi si diresse verso casa”: una frase che ci fa comprendere il conflitto, la moralità perversa, la violenza di Amir. Lo uccise. Punto, anzi, virgola, poi si diresse verso casa.

Nelle sei righe successiva Amir massacra la sua famiglia. Il solito momento importante tirato via alla meno peggio. Un’altra riga, è Amir urla al Signore Oscuro:

-Che ho fatto… cosa mi hai fatto fare!?-

Altre dieci righe e Amir si becca un fulmine verde in faccia. Cornuto e mazziato.

37) Perdindirindina

Armistad, il nano schiavista, è uno dei miei personaggi preferiti. Per non cadere nei soliti cliché, gli autori hanno deciso che doveva odiare le miniere e fare qualcosa di originale, che ne so, magari il fabbro. Insomma, il classico mestiere nessun nano ha mai esercitato.  Gli altri nani del libro hanno tutti nomi latini, come Petronio e Mongolonio, mentre lui si chiama come la famosa nave negriera intercettata da un vascello statunitense. Armistad si esprime sempre in modo colorito, dicendo “mi caccio sempre nei pasticci” e prendendo a testate il muro. La mia frase preferita è questa:

-Ahio! Ti cascasse una piccozza in testa, stordito d’un elfo-, gridò il nano a squarciagola.

Il puzzo del “testa di pigna” strazzulliano emerge dalle fogne, ma viene ricacciato indietro dal’ancor più intenso fetore delle trovate arsaloniane.  Ora tutti in balcone a provare l’effetto intimidatorio di un urlo ” a squarciagola” con le succitate parole. Genuinamente innovativa anche la piccola ressa fra elfo e nano.

38) Infodump ex Machina (III)

Dopo essere stato fulminato dal Signore Oscuro, Amir, oltre ad essere divenuto cieco, è ancora più ritardato di prima. Già una volta si era messo ad origliare, questa volta lo fa con il preciso fine di sbrattare informazioni sul party appena riunitosi. Nessuno infatti, da Beorg a Sevrian, fino all’elfa Chantal (appena unitasi al gruppo), riusce a comprendere alla perfezione gli eventi avvenuti nell’Impero:

(Chantal) -Come è potuto succedere tutto questo?-.

Il silenzio aveva preso il posto delle lacrime, poi si avvertì un rumore di passi. – Non avrei dovuto origliare, ma posso venirvi in aiuto-. Amir fece capolino da dietro la porta.

Cieco e ferito, Amir non resiste all’impulso di origliare, è più forte di lui!

Amir viene beccato ad origliare per l'ennesima volta

C’è da dire che il suo infodump è una gemma di sintesi, ideale per i lettori che hanno bisogno di un piccolo riassunto.

-Ho aiutato Sidereus, gli ho procurato dei giovani seguaci, ottenuto l’alleanza degli orchi e fatto tacere oer sempre buona parte dei futuri oppositori.-

Pic. Già fatto?

39) L’Ideona

Nella lunga e triste storia delle cattive idee, quella avuta da Chantal merita il primo premio. Avendo appena conosciuto i suoi compari, è indecisa se rivelarla anche a loro. Per darle coraggio ci vorrebbe… ci vorrebbe Alael, la fatina del lago scomparsa dal libro. Purtroppo il lago è lontano, e Chantal dovrà vedersela da sola… o no?

Una figura femminile emerse dal centro del lago.

-Alael!-.

- Sono felice di vederti sana e salva Chantal. Abbiamo poco tempo per parlare, ma devi ascoltarmi: è arrivato il momento di aprire il tuo cuore: fidati di loro, non hai altra scelta-, la spronò Alael.

-Ma gli sembrerà un progetto folle. Non posso rischiare di fallire, è troppo importante-…

-Ma è la cosa giusta?-, domandò Chantal. Alael sorrise… Poi, così com’era venuta, se ne andò.

Per dirla in modo poetico: “A Chantal, mo so cazzi tua!”

Alael, che nel primo incontro gli aveva detto di essere la fata di quel determinato lago, spunta anche in mezzo alla capitale dei nani. Ancora una volta le consigli di aprire il cuore (e solo quello, capito Chantal?) e la lascia con un interrogativo.

Quale sarà mai l’ideona di Chantal per sconfiggere il Signore Oscuro?

- Potremmo rivolgerci ai non-morti e ai negromanti!- continuò Chantal

- Vorresti aprire quella porta?- domandò Emyris, pallido in volto.

Eh? Ma che idea del cazzo è mai questa? Di non morti e negromanti si accenna solo una volta di sfuggita, e si dice che sono confinati dietro le montagne e un portale di ossa (sigh!). Ora diventano il punto di svolta!

La continuazione del dialogo se fossi stato l’autore:

-Non la porta di Non Aprite quella Porta, ma “quella porta”-, disse Chantal.

-Uhm, parli dell’originale o del remake con Jessica Biel?-, rispose l’elfo.

-Parlo di “aprire quella porta”.-

-Ti stai sbagliando, il titolo è “Non aprite quella porta”-

- Ma noi dobbiamo aprirla!-

-Che?-

-La porta!-

-Stanno bussando?-

-No!-

-Allora che l’apriamo a fare, c’è aria viziata?-

ecc…

Comunque tutti sembrano d’accordo a tentare l’ennesimo aborto strategico. Il problema è che l’esercito degli alleati, formato per lo più dai nani, non è a conoscenza di questa idea.

- Come pensi di convincere Re Petronio ad accettare?-

- Dovremmo solo dirgli che gli porteremo altri alleati…-

Salve re Petronio, ecco qui le nostre truppe zombie, le piacciono? L’unico inconveniente è che mangiano cervelli umani, quindi dovremmo sacrificare metà della popolazione per il loro sostentamento. Non è un grosso problema, tanto abbiamo anche i negromanti per riportare in vita i nostri morti e farli diventare zombie a loro volta.

Lasciali entrare idiota! Sono i nostri alleati!

La risposta di Petronio: -Fucilate questa manica di coglioni!-.

-Sire, siamo piuttosto indietro cn gli studi sulla polvere da sparo…-

-Allora sbrigatevi. Ho detto FUCILATI!-

In mezz’ora Chantal convince tutti a sostenere la sua idea folle (che dovrebbe essere il filo portante del secondo libro). Pur essendoci riuscita senza difficoltà:

Chantal scoppiò in un pianto sommesso. “Non posso crederci di esserci riuscita”. In una lacrima vide la faccia di Alael che le faceva l’occhiolino.

Una frase da deflagrazione termonucleare. L’insensato pianto liberatorio, Alael nella lacrima… altro che Caporetto, questo è l’asteroide che fece estinguere i dinosauri!

7. Gli Autori

Gli autori sono due universitari. Hanno scritto un fantasy e l’hanno inviato a un’agente letterario. Quello che avremmo fatto tutti: loro in fondo non hanno colpa. Nella biografia di Siccardi si legge:

Ogni giorno si sveglia guardando la splendida catena alpina, e spesso va a correre nei boschi dietro casa per riempirsi gli occhi di gioia e stupore

Perlomeno abbiamo capito da dove provengono le “corse” fra i boschi di Vikrian e Sevrian. Lasciando da parte la bio, mi hanno incuriosito alcuni post del loro blog. Questo è del 10 maggio:

Ho appena finito di correggere per l’ultima volta il libro prima del “Visto si stampi”. Che fatica! Sono quasi sicuro che esista una legge di Murphy in materia di correzioni…Ogni volta che lo rileggo, trovo qualcosa di non a posto. Ho aperto una discussione nel forum per chi scovasse errori che ci sono sfuggiti. Sono ben accetti i refusi, ma soprattutto gli errori di logica! Aprirei una “quest” su chi ne trova di più. Anzi, da questo momento è aperta la caccia agli errori! Prometto di pensare a un premio…Darò pronta risposta agli errori di logica, ci tengo in modo particolare. Ho basato gran parte della mia scrittura sul non farne, magari non ci sono riuscito, forse con l’editing se ne sono creati e non me ne sono accorto.

Voglio quel fottutissimo premio. E lo voglio ora. Comunque non hai commesso molti errori, giusto quei 200-250 che danno un po’ di sale al racconto. Nel post successivo, del 18 Maggio, leggiamo altre info interessanti:

Durante la composizione del libro abbiamo operato la scelta di dividere la storia in piccoli scompartimenti, in modo che ognuno di noi seguisse le vicende di alcuni personaggi. A fine giornata ciascuno rileggeva ad alta voce il suo pezzo per vedere se ci fossero errori di logica o contraddizioni con i capitoli stesi dall’altro. Il risultato è stato effettivamente sorprendente: anche a noi non è sempre immediatamente chiaro chi sia l’autore di un dato capitolo o chi abbia deciso le sorti di un certo personaggio.

Vero, i risultati sono eccellenti. Nessun errore di logica, perchè la logica in Arsalon non esiste. Diciamo che Troisi e Benigni, in “Non ci resta che piangere”, hanno utilizzato lo stesso metodo per scrivere la famosa lettera a Vitellozzo.

In un universo già ampiamente colonizzato come quello della letteratura fantasy è questa la forza di “La profezia di Arsalon- il sigillo del Male-”, l’essere il prodotto di due menti estremamente diverse fuse in un prodotto unico e omogeneo.

La forza di Arsalon è il trash. Se il trashume fosse oro, una copia di Arsalon varrebbe 10 milioni di euro.

Ora passiamo all’intervista pubblicata su www.houseofbooks.com:

Gianandrea Siccardi Alice Montanaro; giovani ragazzi, una coppia, sia nella vita privata che in quella artista.Cos’altro possiamo aggiungere su di voi?

Non c’è molto da aggiungere, siamo ragazzi normali con una vita incentrata su studi e amici. L’ unico fattore insolito è che stiamo insieme da sette anni, e per la nostra età è abbastanza inusuale.

Prendendo in prestito una citazione famosa?

“Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L’audacia ha in se’ genio, potere e magia. Incomincia adesso.” Goethe

Parliamo del vostro romanzo, pubblicato per la Newton e Compton con il titolo LA PROFEZIA DI ARSALON.

Come e perché vi siete avvicinati al genere fantasy?

Ci piace il genere, da sempre. Scrivere un fantasy come primo romanzo è stata una scelta naturale.

Da quali suggestioni e idee ha preso vita?

Gli spunti sono tanti, dalla letteratura fantastica di autori italiani agli stranieri, ma anche esperienze vissute o raccontate hanno arricchito la storia.

Come avete organizzato le fasi di scrittura a quattro mani?

Nei primi tempi lavoravamo entrambi agli stessi capitoli, poi ci siamo accorti che l’operazione risultava lunga e il materiale un po’ pesante. Allora abbiamo deciso di dividerci le parti: un capitolo a testa. Ci mettevamo d’accordo su come iniziavano e finivano per poterli agganciare uno all’altro e non incorrere in errori di logica. Il risultato è stato decisamente migliore.

In rete ho letto che scrivete spesso nei boschi. E’ vero? Se si sono davvero invidiosa.

Si è vero. Abitiamo vicino a un bosco piuttosto grande e per descrivere gli ambienti di Arsalon ci ha dato una bella mano.

Ci raccontate un po’ del mondo di Sinderwood?

Abbiamo cercato di riprodurre un ambiente magico ma senza esagerare; i richiami al mondo reale sono molti, ma abbiamo provato a condensare le meraviglie della nostra terra con l’atmosfera magica di Arsalon. Volevamo insomma che il lettore si sentisse catapultato in un mondo specchio del proprio, ma con la possibilità di poter sognare.

Sevrian e Chantal quanto vi assomigliano? In cosa si fanno più marcate le somiglianze?

Non abbiamo dei corrispettivi nel libro, i protagonisti hanno poco a che vedere con il nostro modo di essere. Alcuni personaggi hanno sfaccettature che ci ricordano, sopratutto per testardaggine e spirito d’avventura, ma non tutto è autobiografico.

Ritorniamo a parlare di loro. Vi va di presentare ai nostri lettori Sevrian e Chantal.

Sevrian è un protagonista come non te lo aspetti; non è il tipico maschio alfa, non è bellissimo, né un’icona di forza fisica o di ricchezza. Durante il libro se ne scoprono tanti lati, coraggiosi ma anche di ragionata paura e il buon cuore che lo caratterizza. Chantal è un’elfa energica, bella e consapevole di esserlo, una donna d’oggi che ha le possibilità di farsi valere, essendo la principessa degli elfi, e le sfrutta. Sono estremamente diversi e la convivenza non sarà sempre facile…

E se fossero loro a svelare un vostro segreto?

Direbbero che li abbiamo costretti a mosse inconsulte, poi prontamente cancellate dalla gomma o che abbiamo depennato e riscritto per decine di volte le frasi che li riguardavano senza poi cambiare sostanzialmente nulla. Sono stati dei personaggi pazienti a sopportarci!

Che cosa rappresenta per voi la scrittura? Cosa sperate che diventi nel futuro?

La scrittura è chiudersi una porta alle spalle e ritrovarsi per qualche ora in un mondo imperfetto ma splendido. Qualunque importanza assumerà in futuro, è fondamentale che risulti questo: un divertimento.

La fantasia è…

La fantasia è tirar fuori quella parte di te che per varie ragioni non viene fuori nel quotidiano, è scrivere su carta i nostri sogni di ogni giorno

Non ho neanche la forza di commentarla. Sono devastato nel corpo e nello spirito. Mi sono limitato a sottolineare i punti che meriterebbero un accurata discussione.

8. Voto e Trash-o-meter

Siamo arrivati all’epilogo. I fantatrash meritano due voti. Il primo è quello “serio”, quello che dovrebbe seguire qualsiasi lettore assennato. Il secondo rappresenta la percentuale di trashume presente nell’opera (Ancess è considerato un 100% perfetto). I due misuratori, almeno al momento, sono di uno squallore pari alle avventure si Sevrian & co, quindi chiunque volesse creare degli indicatori più stilosi può farlo (e mandarmeli).


8/100 (otto centesimi) e 92% mi sembrano due voti piuttosto corretti.

Se escludiamo i romanzi editi a pagamento (Ancess su tutti), ARSALON risulta essere il PEGGIOR FANTASY ITALIANO di sempre.

Something’s rotten in Arsalon.

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APPELLO ALLA NEWTON & COMPTON

Oltre a me, qui ci sono moltissimi vostri lettori, perciò vi faccio presente che a pubblicare una roba del genere rischiate solo di rovinarvi la reputazione. Lasciate simili porcherie all’editoria a pagamento o al print-on-demand!

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Sono stato costretto, causa l’alta concentrazione di stronzate, ad aggiungere una parte IV, quindi questo non sarà (purtroppo) l’ultimo articolo dedicato ad Arsalon. In tutto abbiamo superato le 10.000 parole. Argh!

Non l’ho neanche corretto, né lo farò prima di domani mattina, quindi siate clementi.

Nelle precedenti puntate:

Parte I (Arsalon si rivela uno schifo al limone)

Parte II (Arsalon fa piangere Cristo Nostro Signore)

consiglio:

non lo comprate è una porcheria

6. Miscellanea WTF!

Molte delle scene che sto per proporvi potevano benissimo rientrare in altre categorie, ma visto il generoso contenuto di lollosità, ho deciso di riunirle qui.

1) Beorg al Bagaglino

- Allora ce l’hai fatta ad addomesticare il tuo asino, Beorg?-

- Certo, il mio Toc è una brava bestia e poi ne ho il completo controllo-.

Al passaggio di un carretto di libri, Toc disarcionò il suo padrone e partì all’inseguimento…

- Solito vecchio pazzo!- disse Armistad con il consueto tono infastidito. – Solo il tuo asino può essere così ghiotto di carta!-.

Mi aspettavo anche Pippo Franco, ma la scena è divertentissima anche così. Avete capito? Beorg dice che ne ha il controllo e invece lo disarciona, ahahahhah, che divertente! L’asino è ghiotto di carta! Facce ride Siccà, facce ride!

Beorg prepara una difesa per insanità mentale dopo aver abusato di Sevrian

2) Quant’è bello u prim’ammore

In autunno legiovani coppie incidevano i propri nomi sui vecchi tronchi. In inverno, con la prima neve, le scritte scomparivano magicamente dalle cortecce. Ma se l’amore era destinato a durare, i due grandi alberi facevano risplendere i nomi dei due innamorati sulla nuvola di petali rosa che sbocciava in primavera.

Disgustorama. Vedete cosa succede a far scrivere un fantasy a due piccioncini adolescenti?

3) L’Agguato

Cominciò a correre. La casa che prima sembrava tanto vicina pareva ora irraggiungibile. Tutto avvenne in un attimo: un’ombra uscì dai cespugli e si scagliò su di lui, scaraventandolo nell’acqua gelida. Una presa forte lo trattenne sott’acqua; una presa che lui riconobbe. Quando la stretta di allentò, la voce irritata si Sevrian tradiva ancora la paura appena passata.

- Sei uno stupido! Mi hai fatto prendere un colpo, tu e la tua mania degli agguati. Non cambierai mai!-, disse Sevrian ansimando.

- Tu pensi troppo, amico mio-.

Che scherzo divertente! Voglio provarlo anch’io. Fra qualche giorno attenderò un mio amico vicino al laghetto dell’Eur e poi lo trascinerò sott’acqua tentando di annegarlo. Sono sicuro che mi dirà “Schiocchino! Tu e la tua mania per gli agguati” (a proposito, che cazzo di mania è?). Il dettaglio dell’acqua gelida è importante, perchè Vikrian è lo stesso che poi si lamenterà della mancanza d’acqua calda nelle docce dell’esercito!

Questa scena è una delle più grottesche che abbia mai letto in un fantasy. Immagino di essere l’agente letterario di Siccardi,  seduto alla mia scrivania con un bel cappuccino e i fogli di Arsalon. Immagino di essere riuscito a leggere fino a pagina 13. Poi mi trovo questa porcheria col botto sotto gli occhi e, invece di utilizzarla per foderare la gabbietta del criceto, esclamo “Eureka! Devo chiamare subito N&C!”.

E che senso ha l’ultima battuta di Vikrian? Lo stesso dell’intero libro: mostrare che molto spesso si fa confusione fra libri e carta igienica.

Acciderbolina Vikrian, tu e la tua mania per le fratture scomposte!

4) Stasera mi butto

Sevrian scese dal letto seminudo, prese la rincorsa e si lanciò dalla finestra. Non c’era modo migliore per svegliarsi di un bel tuffo nel lago…Mentre si asciugava, le goccioline scendevano rapide lungo la schiena e i capelli mossi dal vento rivelavano leggeri riflessi blu.

Scena tratta da Fantozzi, mi pare ovvio. La domanda è, ma se Sevrian si sveglia così, gettandosi nell’acqua “gelida” (vedi n. 3), cosa fa per addormentarsi? Si spacca la testa contro il muro, beve una litrata di assenzio, allieta per ore la voracità sessuale di Vikrian e Ghinta? Le dolcissime goccioline e i riflessi blu sono roba da Gay Village.

5) Cioccolosità che bontà (I)

Dopo essersi vestito, gustò il cioccolato fuso delle calde focaccine di Miranda.

Primo chocolate moment, La sensazione di essere dentro a un film della Disney aumenta.

6) Infodump ex Machina (I)

Chantal è pronta al prolasso infodump. Gli indizi ci sono tutti: parla da sola, pensa alla battaglia che permise agli umani di sottomettere quegli idioti degli elfi, si rattrista in 1 secondo al solo pensiero di un fatto accaduto qualche decade prima. Ma il duo Siccardi- Montanaro la fanno resistere, preferendo affidarsi a una nuova figura: l’Infodump ex Machina.

→ Dicesi Infodump ex Machina quell’espediente letterario attraverso cui si svelano informazioni al lettore utilizzando dei personaggi sbucati dal nulla ←

“Siamo una popolazione pacifica, tuttavia molti di noi non possono dimenticare cos’è successo un tempo. Sono ancora vivi”, pensò la giovane principessa rattristandosi. Le parole di due elfi anziani catturarono la sua attenzione e la distolsero dai pensieri. Il primo era in uniforme mentre il secondo indossava una lunga tunica verde.

-…cinque secoli fa. Eppure non riesco a perdonare-.

Da qui parte un infosbratto di una pagina. Ve lo risparmio, perché è caporettoso come al solito.

Da notare come il vecchio, in sostanza, non faccia altro che continuare il pensiero di Chantal.

7) Meravigliosa Creatura

Direttamente da Simil-Hogwarts, ecco a voi Amir che si specchia nella tazza del cesso:

Mentre si rinfrescava il viso, si specchio sulla superficie dell’acqua del catino. Non poteva dirsi bello eppure il suo sguardo intenso, l’aspetto trasandato e il carattere schivo gli donavano un’aria intrigante e misteriosa. Non aveva un fisico atletico e le molte ore trascorse sui libri gli avevano conferito una postura leggermente curva.

Non sono bello ma piaccio! Sì, a nessuno. Pessima descrizione, ci racconta tutto del personaggio senza averci mostrato nulla, ma la cosa peggiore sono i parametri estetici, prettamente moderni, utilizzati per Amir.

8) Blue Eyesssss

Ghinta e Sevrian raggiungono Armistad alla sua fucina (dove li attende con una birra in mano, sigh!). Sono terrorizzati, non pensano altro che alla morte dell’Imperatore e cosa accadrà. Ecco che però Sevrian, guardando Beorg, ci mostra il suo lato frù-frù:

Sevrian non si era mai accorto di quanto i suoi occhi fossero azzurri e profondi, di come potessero celare segreti e storie lontane.

- Saranno tempi duri, figliolo-, disse Beorg all’improvviso.

- Ti spiacerebbe smetterla di chiamarmi così? Sono cresciuto -, sbottò Sevrian. La stanchezza e lo spavento l’avevano reso irascibile.

Irascibile, spaventato, terrorizzato, eppure si mette a pensare agli occhi di Beorg, il mongolo del villaggio! Ma che senso ha? Poi il vecchio gli parla e lui sbotta…bah…Sono piccoli problemi di cuore.

9) M’ama non m’ama

Prima dei due prolassi retorici (parte I), Sevrian è indeciso se parlare al padre o meno:

Rallentò l’andatura, raccolse un fiore e con la testa immersa nei pensieri cominciò a staccarne i petali. Quando tra le dita gli rimase solo lo stelo, fu accolto da un coraggio inaspettato e attaccò a parlare…

Ahò, io ve l’ho detto che la virilità di Sevrian sembra gravemente compromessa.

10) Sirenetta ex Machina

Chantal prova un misto di odio e godimento per la morte dell’Imperatore. Confusa, decide di schiarirsi le idee con una gita al lago.

D’un tratto la superficie liscia del laghetto cominciò a incresparsi, e un canto melodioso si diffuse tutto intorno…Una figura femminile era lì davanti a lei, il viso delicato e luminoso, le membra eleganti e leggere.

- Il mio nome è Alael. Sono la ninfa di questo lago. Accorro per consigliare coloro che sono divisi fra il bene e il male-.

- Allora saprai dirmi cosa devo fare…-, incalzò l’elfa.

- Nessuno di noi possiede questo potere (ma allora che cazzo sei uscita a fare?). Sei tu che devi scegliere-.

…- Il cuore indica sempre la giusta via da seguire. Devi saperlo ascoltare-.

Glicemia a 4000 per questo abominio zuccheroso. Per il bene di Siccardi, spero che questa parte l’abbia scritta la Montanaro.

11) Il Destino di un Drago

I draghi. Che creature meravigliose, potenti, un simbolo di forza e nobiltà. I draghi possono essere cavalcati solo dagli alti ufficiali, ma ben presto si scopre che valgono più o meno come gallinacce d’allevamento.

(Amir) Trangugiò la colazione: un uovo di drago e una tazza di latte caprino per avere energie sufficienti durante tutta la mattinata, bevve anche un bicchiere di succo di more e lamponi per rinfrescare il palato e avere zuccheri in corpo.

La colazione di Amir.  Davvero un uomo di schifo, me lo immagino a gozzovigliare con il povero uovo mentre grugnisce fuori sincro come un attore porno doppiato male. Anche il succo di frutta è un’invenzione moderna, ma Amir lo butta giù in un simil-medioevo. Uovo di drago, latte di capra, succo di more…Prego, portate un Imodium ad Amir.

12) Corri Forrest, corri!

Erano passate ormai quasi quattro settimane dall’uccisione di di Merv III e la vita a Sinderwood stava lentamente tornando alla normalità: Ghinta continuava gestire la miniera, Sevrian e l’amico Vikrian continuavano a correre per i boschi e Beorg si prendeva cura del suo amato Toc.

Solo a me questa sembra un’uscita disgraziata, buttata lì tanto per dire? Effetto Disney, ancora. Oppure…Oppure Sevrian e Vikrian nascondono qualcosa…

Vuoi correre ancora nei boschi o tiro fuori la vaselina?

13) Altro che Magna Charta

Morto l’Imperatore, il Gran Consiglio prende le redini del potere. Dopo aver annunciato urbi et orbi che il vecchio Merv II era un figlio di puttana assassino, il portavoce del Consiglio prosegue:

Inoltre, mi è stato affidato il compito di annunciarvi che l’Impero, d’ora in poi, non sarà più comandato da un solo uomo, ma dall’Assemblea, che darà vita a una nuova costituzione che donerà ad Arsalon un lungo periodo di pace e di democrazia

Ehhh? Rewind << Costituzione<<Democrazia…Ma siamo impazziti? Questa è una scena troppo naif, mi rifiuto di credere che un editor professionista e una casa editrice così importanti non abbiano posto un veto. Per giunta si parla di “nuova Costituzione”, il che lascia presupporre una Costituzione precedente! Allora, riepiloghiamo: Arsalon è un Impero da secoli, cui giurano fedeltà tutti i regni delle razze inferiori, poi, all’improvviso, si parla di democrazia e Statuto Albertino. Ma qualcuno in arsalonandia ha idea di quale struttura sociale, istituzioni e livello culturale debbano esserci per giungere, dopo secoli di lotte, a un cambiamento del genere? In un mondo medievale, l’Assemblea decide di catapultare un intero popolo in una nuova era da un giorno all’altro. E’ RIDICOLO.

14) La Compagnia delle Indie

Gli intermezzi bucolici di Arsalon sono piacevoli come aghi nelle gengive, ma gli autori ne fanno un uso smodato, dando sempre l’idea che non ci sia nessun pericolo per i protagonisti e che gli elementi costitutivi del mondo siano marzapane e zenzero. Un esempio:

Nell’aria si sentivano fragranze diverse: vicino al fiume si alzava un dolce profumo di vaniglia e miele, mentre nella vegetazione l’odore di pino si mischiava a quello della menta.

Tutto a posto, Vikrian e Ghinta non sono a cavallo, ma a bordo del vascello Compagnia delle Indie!

15) Ghinta o Ghandi?

Due elfi di passaggio li additarono e rivolsero loro insulti e offese.

- Sporchi umani, tornatevene a casa vostra!-.

Si accorsero presto che il loro non era un caso isolato. Umani ed elfi si insultavano regolarmente con ingiurie pesanti.

Finalmente un po’ di conflitto, direte voi, raccontato male, ma pur sempre un conflitto. Non vi esaltate, ci pensa Ghinta l’analfabeta a proporre l’ennesima riflessione da liceale kefiah al collo e canna in bocca:

-L’intolleranza fra popoli rende brutto qualsiasi posto.-

Il bello è che Vikrian, dopo giorni di cammino, deve essersi fatto due coglioni così ad ascoltare il vecchio pappone, e infatti gli risponde così:

- E’ quasi sera, che ne dici se ci fermassimo in una locanda?-

Povero Ghinta, ignorato anche da un poppante. Arsalon non è un paese per vecchi.

16) Giurin Giurella! (I)

Vi ricordate il pescatore-Virgilio (parte I) , quello delle “piccole quantità di ovini”? Nonostante sia laureato alla facoltà di Ittiofilia, tratta due stranieri come fossero figli suoi:

-Se vi presto la barca mi date la vostra parola che la ancorerete non appena giunti a destinazione?-

-Può esserne certo-, rispose Ghinta.

Giurin giurella, la attracco subitissimamente. E fu così che Ghinta si inculò la barca del pescatore, lasciandolo a pratiche zoofile con i suoi equini. Essendo un mondo di marzapane e cartapesta, dolce come l’amore e falso come Giuda, in Arsalon tutti si fidano di tutti. Dal pescatore laureato al re dei nani, dalle fatine al sovrano degli gnomi, nessuno ha mai bisogno di prove o nutre sospetti. Avete presente la puntata di Family Guy in cui sono tutti catapultati in una sceneggiatura della Disney, ecco, fate conto di trovarvi ad Arsalon.

It's a wonderful day for pieee!

17) WWF WTF!

Si aprirono un varco fra un folto gruppo di cigni bianchi mentre anatre dal collo verde e papere starnazzanti salivano incuriosite sulla nave. La barca procedeva molto lentamente perchè la quantità di uccelli era impressionante e il riscio di travolgerli notevole.

Povere papere, rischiamo di metterle sotto con la barca. Ma ammazzati Ghinta. Gli intenti animalisti di Ghinta lasciano ben presto il passo a un’espressione tipica della lingua arsaloniana:

-Pâté d’oca…- sussurrò rivolto al terribile palmipede.

Bene, ora abbiamo anche il francese…E pensare che ero passato sopra lo “stile gotico” e la “croce latina” di una chiesa. Ammazzati Ghinta.

18) Infodump ex Machina (II)

[vedi n. 6] Amir sta per entrare nella capitale, ma non ha idea di come sia fatta (stesso dicasi per i lettori).  Trovandosi alle strette, gli autori optano per un secondo IeM. Ecco accorrere in aiuto di Amir un babbo premuroso e la sua bambina, che continua a chiedergli di descrivere minuziosamente Merivia nonostante stiano per entrare.

-Raccontami ancora come è fatta-.

-Pazienta e la vedrai con i tuoi occhi-.

-Ti prego,ti prego, ti prego-.

- Non sai proprio cosa vuol dire aspettare, vero?-

Il babbo parte subito con un pistolotto su Merivia e sulla Cittadella, con grande soddisfazione di Amir, che origlia come suo solito (già era accaduto nella stanza dell’Arcimago, quando parlava da solo).

19) Il Treno delle miniere

Ancora uno sforzo ragazzi…So che è dura ma potete farcela. Dopo le cioccolosità, i succhi di frutta, gli articoli, la democrazia e la costituzione, Arsalon ci mostra l’ennesima trovata anacronistica, che potrebbe proiettarlo nell’universo steampunk (facendo la felicità del Duca). Ebbene sì, Merivia, la capitale, ha una metropolitana:

Con il poco denaro che aveva (Amir) pagò il biglietto e seguendo la folla scese delle scale che parevano interminabili. I gradini di roccia erano illuminati a giorno da candele magiche.

Biglietto di carta? Obliteratrice? Tessera magnetica? La cosa non viene spiegata, e forse è meglio così.

Scese ancora molti gradini prima di poter raggiungere una piattaforma munita di binari. Su questi ultimi, a intervalli regolari di trenta secondi (30 secondi di Mithder? No, qui si passa alle misure terrestri, vabbè), arrivarono carrelli con dieci posti che facevano il giro della città a una velocità impressionante.

Lo gnomo che guidava il carrello attese qualche secondo, ricordò ai passeggeri di allacciare le cinture e partì a tutta velocità.

EMMOBBASTA con le cazzate, è un bombardamento continuo! Navi magiche degli gnomi, metropolitana (magica? a vapore? boh), e l’esercito deve ancora muoversi a piedi! Niente ferrovie a cielo aperto, che sarebbero a cosa più ovvia, e una metropolitana newyorkese nella capitale più malriuscita di sempre. Questo sì che è fentesy, lo vedete anche voi no? La fantasia sprizza da tutti i pori, ammanta il racconto e suscita grandi emozioni (rabbia, dolore, voglia di farla finita, ecc…) nel lettore.

Entrata della metro di Merivia

20) Il Signore Oscuro

Giusto una piccola citazione, tanto per sottolineare la caratura letteraria di Arsalon. Avete presente il classico cattivo che aspetta 007 seduto sulla poltrona dandogli le spalle:

La figura incappucciata sentì che finalmente il ragazzo era giunto a destinazione, si girò sulla poltrona e disse:- Avanti-, prima che il giovane avesse bussato.

Si narra che durante i banchetti romani questa frase venisse recitata dagli schiavi ai ricchi panzoni come emetico naturale.

21) Le Cose che contano

Una delle patologia più grave di cui soffre Arsalon è la “siccardite montanariensis” (sul blog, per qualche motivo a me ignoto, non funziona il corsivo). Questa porta l’autore a scrivere una pagina di infodump inutile e magari solo due o tre righe per un evento importante. Ho già citato il penoso combattimento nella capitale degli orchi (4 righe per la morte del sovrano), ma gli esempi si sprecano. Uno in particolare ha catturato il mio trash-olfatto. Siamo a uno dei momenti cruciali del libro: il Signore Oscuro ha deciso di massacrare i membri dell’Assemblea. Mi sarei aspettato almeno una decina di pagine sullo svolgersi degli eventi, ma gli autori hanno preferito risolvere la questione in altro modo, passando al POV del narratore onnisciente:

Quella notte più di duecento membri dell’Assemblea vennero uccisi. La strage venne architettata e compiuta da trenta consiglieri, gli stessi che avevano progettato l’omicidio di Merv III.

Sul libro sono Quattro righe Quattro, uno svarione inconcepibile anche per Rocca! Hanno avuto più spazio: le passeggiate di Sevrian, i prolassi retorici suoi e del padre, gli stacchetti mongolo-comici di Beorg, le bevute di Armistad, Sevrian che fa m’ama non m’ama, Chantal che si tuffa con “grazia ed eleganza” e che, da qualche altra parte, si muove con “eleganza e grazia”, Il Signore Oscuro che si masturba sulla capoccia di Amir, Vikrian che fa la doccia, l’agguato, il pescatore-virgilio, le anatre assassine, i minotauri a guardia della tenda imperiale, i grifoni che portano i drappi, i draghi che sputano “fiamme congelanti”, le fenici che non servono a un cazzo, le fatine, et cetera et cetera et cetera.

22) Le Fatine del Duca

Ghinta e Vikrian vengono rapiti dai banditi (quelli usciti da una pellicola degli anni’30), ma alla fine il vecchio riesce a fuggire, abbandonando il ragazzo alle perversioni dei lestofanti. Come fare il vegliardo a ritrovare la strada di casa?

Ghinta si girò di scatto. Una moltitudine di fatine volanti brillava nell’oscurità. Non avevano l’aria ostile, ma Ghinta ebbe comunque paura.

Codardo schifoso! Si caga sotto anche davanti alle fatine. Ad ogni modo, Lynn, capofata, gli offre di guidarlo attraverso il Bosco Tetro. L’ingresso al regno delle fatine è il non plus ultra del lulz:

- Eccoci, finalmente. Prego, aprite il sipario di frasche-, ordinò Lynn alle compagne.

Qui sono andato in arresto cardio-circolatorio dalle risate. Mi hanno rianimato qui vicino, leggendomi Ancess a ciclo continuo per 10 minuti.

In seguito, veniamo a sapere diversi particolari ultraboring: le fatine dormono nei fiori, nascono dai fiori e altro. Ma quello che ci interessa davvero è il segreto di Bosco Tetro, considerato un luogo maledetto ed evitato come la peste (nonostante occupi 1/5 dell’Impero e sia a un tiro di schioppo da Merivia). Riuscirà Ghinta ad avere la meglio su esseri mostruosi et innominabili? No. Non c’è un cazzo di mostro manco a pagarlo oro. La soluzione al n.23.

23) Giurin Giurella! (II)

Ghinta affronta l’argomento “Bosco Tetro” quasi immediatamente:

- Sai che ad Arsalon il Bosco tetro, dove vivete, è considerato ostile e stregato?Immagino tu non veda stranieri da queste parti-, esclamò Ghinta improvvisamente.

- Certo che lo so, siamo (state?) noi ad aver creato questa leggenda e i folletti ci hanno aiutato-.

Così cadde il segreto ultracentenario del Bosco Tetro. Tempo netto: quindici minuti dall’incontro con Ghinta. C’è solo una spiegazione, Lynn possiede parecchie televisioni, media, ed è stata eletta democraticamente.

Ma Lynn ha capito che, nel mondo di Arsalon, c’è una soluzione universale a questo tipo di problema:

- Forestiero…devi giurarmi che non svelerai mai a nessuno la verità su questo luogo. Voglio la tua parola. Sappi che per una fata una promessa ha un valore importantissimo!-.

Dopo il pescatore, un altro essere cresciuto a pane ed idiozia chiede a Ghinta (codardo, analfabeta e, con tutta probabilità, pervertito) di giurare.

Ma Ghinta è un tipo socievole, che ispira fiducia, guardate un po’ l’alto contenuto di nonsense di questa scena:

- Nessuna di voi riesce a contenere i propri stati d’animo?-, chiese l’uomo incuriosito.

- Che io sappia no, almeno per ora, Io ci sto lavorando, ma non è così semplice. Ho problemi soprattutto a controllare la paura-. Lynn continuò a parlare dei suoi esperimenti fallimentari, non rendendosi conto che Ghinta aveva smesso di ascoltarla. Per tipo silenzioso come lui seguire il filo del discorso così lungo rappresentava un’impresa troppo ardita e in cui aveva deciso di non cimentarsi.

WTF! MMC! Ma se glielo ha chiesto lui! “Cosa fai nella vita?”

“Beh, studio e lavoro in un pub, poi…”

“Stai zitta troia! Non posso cimentarmi in un’impresa così ardita!”

Questo libro è una goliardata di N&C, un pesce d’Aprile. Gli indizi portano tutti a questa conclusione.

Vi aspetterete questa immagine ad ogni pagina, ma non arriverà mai!

24) Uomo biango gattivo

Dopo la riflessione di Chantal sulla guerra, vi lascio alle parole di Lynn sull’uomo:

Non odio gli umani, disprezzo quelli di voi che con la forza distruggono tutto ciò che è sul loro cammino per impossessarsi di risorse da sfruttare e trarne il massimo profitto. Non è più la tua causa, è la nostra. Di tutti coloro che si opporranno all’uso incontrastato della violenza.

Violenza, ecologia, capitalismo, Lynn non le manda a dire! Gli uomini poi neanche si avvicinano a Bosco Tetro, e lei ne parla come se fossero tutti soldati di Leopoldo II.

25) L’elaborazione del lutto

Non giungono più notizie da Sidereus, padre di Chantal e re degli Elfi, e tutti sono convinti che sia stato ucciso. La disperazione e il lutto colpiscono i presenti, m Arsalon; il mondo di marzapane, non può cedere alla tristezza. Non essendoci Beorg a cadere da cavallo o Armistad a sbattere la testa contro il muro, gli autori si affidano a Vanilla, fatina personale di Chantal e sorella di Lynn:

-L’ultima volta non l’ho nemmeno salutato e ora non lo rivedrò mai più…- le sue parole si persero nel silenzio. Vanilla si soffiò il naso in un petalo di rosa e con un altro si asciugò le lacrime…

AHAHAHAH, in un silenzio di morte si sente solo Vanilla che strombazza in un petalo di rosa. Scena lollosissima, una delle mie preferite.

26) Cioccolosità che bontà (II)

Vikrian arriva a Merivia dopo l’incontro con i briganti, accompagnato dai militari che lo hanno trovato nella caverna. Ha fame, molta fame:

Si mise le mani in tasca e sentì delle monetine sonanti sotto i polpastrelli. Era tutto ciò che i banditi gli avevano lasciato.

Banditi gentiluomini. D’altronde si sa, i rapinatori sono soliti lasciare i soldi in tasca alle proprie vittime. Ennesimo sigh!

Una signora con un grembiule azzurro sbucò da dietro una tenda e sorprese il ragazzo con le mani sulla vetrina dei dolci (moderna come pasticceria: “la vetrina”) e gli occhi sgranati.

- Sono ancora un po’ indeciso-, esordì Virkian lanciando un’occhiata desiderosa al ripiano colmo di bontà, poi continuò: – Allora…vorrei una pagnotta di pane alle castagne-…

-Mi sembri affamato, giovanotto…Tieni, questo p un regali: un cannolo ripieno di cioccolato di Cors e pere di Loose. Spero ti piaccia!

Sì, evviva, il mondo di marzapane! I ladri lasciano i soldi, i pasticceri regalano dolci prelibati…Un consiglio Vikrian, buttati nel quartiere a luci rosse che magari rimedi qualcosa anche lì.

27) Banchetto ex Machina

Sevrian, Beorg e Armistad sono bloccati nelle gallerie:

- Non abbiamo viveri-, notò Sevrian

Le cose si mettono male, ma il nano, improvvisamente, si mette a correre urlando e scompare dalla loro vista. Alla fine riescono a raggiungerlo:

Armistad era sdraiato su un’enorme tavola di pietra riccamente imbandita. Aveva una grossa fetta di salame in bocca e stava per addentare un prosciutto intero.

Problema delle provviste risolto in dieci righe. Niente scorte di carne secca e gallette, ma una tavola imbandita! Chi diavolo può lasciare una tavola imbandita sottoterra? Tutto il cibo marcirebbe in due ore!

Se doveste perdervi in un cunicolo, non disperate, da qualche parte dovreste trovare qualcosa del genere

28) Beorg, l’Houdini dei poveri

Dopo 174 pagine di mongolate, Beorg si fa serio:

-Mi sono finto vecchio e pazzo per destare il minor numero possibile di sospetti-.

-Finto vecchio?-, ripetè Sevrian.

L’anziano si voltò e disse: -Ora capirai. Chiudi gli occhi (e apri la bocca?)-.

Sevrian riapre gli occhi e, meraviglia delle meraviglie, il vecchio beota non c’è più! Al suo posto un giovane beota!

Al posto di Beorg c’era una persona più alta e giovane, dal corpo leggero e delicato.

Quando si girò, Sevrian notò che aveva lunghe orecchie a punta: era un elfo. Incrociò il suo sguardo e riconobbe in quella bella creatura gli occhi azzurri del vecchio.

Beorg si è finto mongoloide per venticinque cazzo di anni pur di sfuggire a chi voleva ammazzarlo. E’ pure un grandissimo mago, capace di mutare forma per intere decadi, eppure non ha trovato una soluzione migliore! Maledetto Arsalon, vuoi prendermi sulla stanchezza, trascinarmi nella fossa con dita di ghiaccio. Vade retro cagata! vade retro!

29) Adieu Ghinta!

Ghinta affronta la guardie e dice loro che in molti sono a conoscenza del massacro dei consiglieri. La guardia la prende bene:

(Ghinta) Sentì un forte dolore alla schiena e vide una lama uscirgli dal ventre. Sorrise, poi si accasciò a terra. Almeno suo figlio era salvo.

Anche Ghinta muore come ha vissuto: da vero coglione. Spumante e trenini, musica e tramezzini, tutta Arsalon è in festa per la dipartita del maniaco! E’ uno spoiler troppo grande? Chissene, tanto sarò l’unico a leggere questo libro!

continua…

Riassunto della parte I:


Arsalon fa schifo al cazzo, non lo comprate.

3. Militaria (continua)

Dopo aver optato per una strategia militare degna dell’esercito Inca, gli elfi entrano nel territorio dell’Impero. Grazie a Dio, ci sono ben due città, Cors e Stad, che decidono di vendere cara la pelle. Oh! Finalmente un assedio, anzi, due assedi! Azione a manetta, combattimenti, budella volanti, non sto più nella pelle!

Cors era caduta in pochi giorni e Stad l’aveva seguita a ruota. Non c’era stata alcuna resistenza…

:lol: Siamo di fronte a un record assoluto: 51 battute (spazi esclusi) per due assedi! L’Impero continua a dimostrare di avere delle truppe da Una Pallottola Spuntata. In una settimana perde metà dei suoi territori e due città fondamentali senza battere ciglio. Non so se questa parte sia stata scritta da Siccardi, dalla Montanaro o dall’editor, ma chiunque sia stato, pretendo che si sottoponga volontariamente al giudizio della mia zweihander.

Alla fine però, il sistema di comunicazione dell’Impero (Filippide) porta la notizia del disastro nella capitale. C’è aria di mobilitazione generale, tanto che Vikrian viene svegliato in piena notte, proprio mentre stava subendo l’ennesimo, becero abuso sessuale. I cadetti vengono riuniti nella sala mensa e informati della ignominiosa caduta di Cors e Stad:

Andremo loro incontro con tutte le forze che abbiamo a disposizione, considerate la battaglia un allenamento sul campo.

Molto pene. “Non vi preoccupate, dall’esito di questa battaglia dipende la sopravvivenza dell’Impero, ma voi prendetela come un allenamento. Avete presente l’addestramento con pongo e didò che avete fatto in questi giorni, ecco, usatelo. Ehm…ho scordato qualcosa in macchina…un attimo solo…”

VROOOMMMMMMMMM

Anche la catena di comando decisa per la battaglia lascia presupporre una grande preparazione da parte degli ufficiali imperiali:

Agli allievi del terzo anno vennero affidati i ragazzi del secondo, mentre gli studenti più giovani ed inesperti vennero inseriti nei reparti centrali, insieme agli ufficiali a cavallo di draghi in modo da essere più sicuri e difesi.

Giusto, meglio fare in modo che il centro dell’esercito sia un panetto di burro, fatto di poppanti e cavalieri dragheschi che devono pulirgli il moccolo. Ad esempio, l’esercito romano repubblicano pre-mariano schierava in prima linea i più giovani e meno esperti (la carne da cannone), mentre utilizzava i veterani (triari) come ultima difesa.

Ad ogni modo, la novella Armata Brancaleone giunge davanti a Stad, difesa degli elfi. Essendo in minoranza numerica, questi ultimi hanno preso la saggia decisione di schierare l’esercito fuori dalle mura! Sigh…non c’è speranza. L’ennesima trovata che esce dagli schemi mentali di un sapiens sapiens normodotato.

Ma gli elfi sono fiduciosi, tanto che un loro comandante si immedesima troppo nel film visto la sera precedente: 300.

Domani banchetteremo a Merivia!

Oltre alla scopiazzata, questa battuta lascia presupporre che Merivia sia a un giorno di cammino da Stad, riducendo le dimensioni dell’Impero a quelle di un tavolo da ping-pong.

Poche righe dopo, abbiamo una struggente dimostrazione della resistenza degli elfi.

Lo scontro armato arrivò pochi minuti dopo, quando gli orchi raggiunsero i primi reparti della difesa elfica. Chantal osservava preoccupata l’intero fronte: c’erano troppi nemici perchè ci fosse una possibilità di vittoria e l’esercito elfico si stava assottigliando, schiacciandosi contro le mura della città.

A pochi secondi dall’inizio della battaglia, l’esercito elfico si assottiglia come una fetta di marzapane contro un tavolo. Che guerrieri fieri, indomiti…e immortali!

E poi, verrebbe da dire “Grazie al cazzo che vi schiacciano contro le mura, vi ci siete messi voi! Potevate starvene sugli spalti a tirare acqua bollente e macigni sulla capoccia dell’Armata Brancaleone, ma Siccardi & Montanaro hanno deciso di coglionizzarvi in modo esponenziale ad ogni pagina, tanto che alla fine del libro tornerete ad essere creature unicellulari nel brodo primordiale”.

Gli elfi sono vicini alla disfatta, ma ecco che anche Chantal decide di gettarsi nella mischia (nonostante la sua esperienza in battaglia sia pari a zero:

…Chantal si riappropriò della spada e si lanciò di nuovo a combattere. Aveva i muscoli tesi come gli elastici di una fionda, pronti a lanciare colpi violenti e decisi. Saltò su un orco e lo colpì ripetutamente alle spalle. Era divenuta una macchina da guerra…Desiderava solo uccidere

Un brano che mi fa porre serie domande sull’esistenza di Dio. Scontro raccontato, ovviamente, e infarcito di  termini moderni, “elastici” ( i quali presuppongono la vulcanizzazione della gomma) e “macchina”, che stonano come due ruandesi senza machete in mano e pizza di fango nel piatto. Chantal ci mette esattamente cinque secondi a diventare una guerriera cazzuta, ma poi entrambi gli autori devono essersi accorti che la battaglia sta divenendo una katabasi nell’oscenità narrativa. Optano quindi per la soluzione universale:

(Chantal) Svenne in preda al terrore.

La battaglia, l’annientamento degli elfi e la scoperta di Sidereus\Darth Vader, portano Chantal a una riflessione approfondita sulla guerra:

Ho paura, la guerra non è una cosa bella. Porta morte, distruzione e non potrò mai rivedere molte persone che prima potevo incontrare tutti i giorni.

Ho riportato tutto alla lettera, giuro. Chantal, sei un’elfa tanto speciale, eccoti l’insegnante di sostegno e tanti pennarelli colorati. Come? Cos’è questo gesto con la mano? Ah niente, è il via libera per annattene a fanculo!

4. Ammappa che Mappa

Il mondo di Arsalon è davvero originale! Uomini, orchi, elfi, nani, gnomi, folletti e fatine vivono nelle varie regioni dell’Impero. Ognuno ha il proprio re, ma in realtà si tratta di governatori sottoposti all’autorità imperiale. Ora, lasciando da parte il sistema istituzionale, vorrei concentrarmi sulla mappa, e in particolare sulle dimensioni dell’Impero. Se la Strazzulla ha sbaragliato la concorrenza con una mappa da isteria collettiva, Siccardi & co (nsorte) sono riusciti a fare anche di peggio (o di meglio?).

Il “vasto” (cit.) Impero di Arsalon è grande più o meno come un campo di calcio, e perdipiù ci vivono stipate come acciughe tutte le razze già menzionate. I nani scavano gallerie e bevono birra, gli uomini sono cattivi e distruggono le foreste “per profitto”, gli gnomi sono mongoloidi tout-court, gli orchi non sono da meno, ma la vera razza inferiore sono gli elfi. Naturalmente si tratta di esseri bellocci e immortali, con un membro che struscia in terra e in perfetta sintonia con la natura. Ciononostante, vivono da migliaia di anni in un fazzoletto di terra grande più o meno come la provincia di Milano. Il centro vitale della loro capitale è, manco a dirlo, l’albero di Avatar, di cui si sa solo che è alto, molto alto, tanto alto, bello alto. Insomma, abbastanza alto che dalla cima:

…Si poteva scorgere gran parte dell’Impero. Una distesa di alberi accompagnava lo sguardo fino al lago Emerald e alla fine del grande specchio d’acqua svettava la torre d’oro della città imperiale.

Questa info mi ha portato a fare un calcolo approssimativo delle dimensioni dell’Impero. Sappiamo che la massima visibilità da una montagna di tremila metri (Gran Sasso) è di circa 190-200 km. Parliamo di una giornata con un bel sole , zero foschia e zero nubi. Ora, immagino che Arsalon non sia troppo diversa dalla Terra, ma voglio comunque esagerare. Le sequoie giganti più grandi possono raggiungere i 90 m, quindi facciamo pure che l’Arbrill sia il quintuplo (450 m). Dalla sua sommità si riuscirebbe a vedere a soli 40 km di distanza! Vabbè dai, andiamo oltre i limiti del buonsenso e diciamo che sia alto 1000 fottutissimi metri, la visibilità sarebbe comunque inferiore ai 100 km. Secondo questo primo calcolo quindi, la distanza fra Lasmer e Merivia dovrebbe essere di 100 km circa, praticamente da Roma a Rieti o da Milano a Torino. Io la definisco “vastità”.

Nel proseguo del libro, troviamo altri indizi sulle dimensioni di Arsalon. Spesso sono contraddittori, quindi è difficile estrarne delle informazioni precise. Da Sinderwood a Edgemint si parla di tre giorni a cavallo (Vikrian e Ghinta), quindi di circa 150 km, almeno stando alle tabelle di percorrenza della cavalleria presenti sui manuali e sul web:

Da www.warfare.it

Senza limitazioni di una situazione tattica, o temperature estreme, in terreno normale, su buone strade, con sufficiente foraggio, e uomini e cavalli addestrati, la cavalleria può marciare ad una velocità di 6-6,5 miglia (Km. 9,7-10,5) all’ora, per una distanza di 35 miglia (Km. 56,5) al giorno.

Quando Amir torna dall’Isola della Magia, dice che ci vorranno due settimane a piedi per raggiungere lo Spredan. Considerando che un legionario romano superaddestrato percorreva 24 km al giorno, presumo che Amir, gobbo come Leopardi, riesca a farne 20 (direi 12, visto che si tratta di 2 settimane consecutive di marcia, ma voglio esagerare visto che siamo in un fentesy), per un totale di 280 km. Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con la vastità terrificante di Arsalon, l’Impero grosso come un campo di calcio. Per finire, resta da dire che gli Elfi, partendo da Lasmer, conquistano Cors e Stad in una settimana. Pur considerando che il tempo impiegato per gli assedi sia pari all’eterosessualità di Sevrian, ovvero nullo, e portando la velocità di marcia a 25km al giorno, la distanza rimane comunque inferiore a 175 km.

Ad essere larghi di manica l’Impero, da Vandergart (Orchi) a Lasmer (Elfi), ha un’estensione di circa 450 km. Per fare un esempio, Roma-Bologna sono 415km… Arsalon farebbe impallidire anche l’Impero di Alessandro Magno, Gengis Khan si butterebbe in ginocchio ad adorare lo sterco fumante di Merd II e III (nomen omen). Per rendere più facile il paragone, ecco una proiezione delle immense lande siccardiane su una cartina della nostra amata penisola.

5. MMS (Mongol Magic System)

Abbiamo scritto trecento pagine a cazzo di cane, perchè mai dovremmo metterci a studiare un sistema magico coerente? In qualsiasi libro fantasy, prima o poi, bisogna affrontare il discorso MAGIA. Manco a dirlo, in Arsalon la questione diventa drammatica già dopo poche pagine. L’Imperatore, che ha maghi e stregoni alle sue dipendenze, viene ammazzato come un barbone nella Ney York di Giuliani. Basta una frazione di secondo, un fulmine verde et voilà, Imperatore retard flambè. Da ciò deduciamo che il Signore Oscuro sia praticamente onnipotente, e gli basterebbe poco a soggiogare re e regni se solo lo volesse.

Ma procediamo con ordine. Uno dei personaggi, Amir, studia presso l’isola della Magia (sob!), una copia carbone di Hogwarts ai limiti del plagio. Gli esami sono vicini, e Amir pensa bene di esercitarsi in due “classi” di sortilegi: Levitaserum e Vetrosium.

Aumenta il retrogusto potteriano, e mi viene da chiedere perchè diavolo ci sia il latino (utilizzato in tutto il libro) di mezzo, visto che siamo in un altro mondo.

Il Vetrosium richiedeva ampi spazi e una conoscenza della natura del pericolo: consentiva infatti di creare intorno a sé uno scudo di vetro resistente all’acqua, al fuoco, e a tutte le fatture riconducibili ai quattro elementi.

Le fatture, purtroppo per gli arsaloniani, non sono un sinonimo di magie, ma vogliono dire tutt’altro. Da wikipedia: “La fattura è un rituale magico o occulto, in forma di incantesimo, finalizzato a sottrarre o accrescere una presunta energia vitale di un individuo.”

Comunque, Amir decide di usare il Vetrosium “Sevrian style”: gettandosi da una rupe:

Il ragazzo raggiunse il versante sud dell’isola, costellato di alti scogli a picco sul mare…Non era sicuro che sarebbe finita bene. Ma ne valeva la pena. “Se riesco a creare uno scudo protettivo sotto la superficie del mare, sarò certo di saper usare il Vetrosium”. Indietreggiò per prendere una piccola rincorsa e saltò, aspettando l’impatto con l’acqua gelida.

Eh sì, vale la pena ammazzarsi per tentare un incantesimo. Che problema c’è? Se riesce forse andrai bene a un esamuccio, se sbagli non dovrebbero esserci problemi…a parte la morte.

Gli esami della simil-Hogwarts si compongono di una prova scritta e di una pratica. La tristezza inizia a farla da padrone dal primo istante:

…Una maestosa clessidra fece ingresso nella stanza oscillando a una zanna di Mitdher da terra. – Le prove saranno ritirate non appena l’ultimo granello di polvere d’unicorno si sarà posato sulla parte inferiore della clessidra…

Killing me softly, with his book….diceva una canzone…Silente assegna ai potterini diverse tracce, copiando in modo grottesco la prima prova dei nostri licei:

- Si componga un breve articolo che comprenda vita, opere e pensiero dei maggiori alchimisti del nostro tempo-.

E il saggio breve dove lo mettiamo? Ci mancava solo una poesia di Pascoli! Faccio notare che il termine “articolo” presuppone l’esistenza di un qualche tipo di editoria di massa, giornali, riviste, cosa che non emerge affatto in nessuna parte del libro.

La prova pratica è decisamente più movimentata. Le regole dei duelli sono quelle del Fight Club:

Ricordo che è proibito usare le magie oscure, uccidere l’avversario o provocargli ferite gravi. Chi atterrerà l’avversario per più di cinque secondi sarà il vincitore. Che i duelli abbiano inizio!

Regole buone per la lotta greco-romana, ridicole per uno scontro fra maghi, ma vediamo Amir, ligio ai dettami di Silente, che entra in azione:

Dopo alcuni istanti di silenzio, una palla di fuoco partì dal palmo dell’apprendista ma il suo avversario la evitò con destrezza.

Ma che cazzo! Infrange le regole al primo incantesimo! Che pensava di fargli sparandogli una (banalissima) palla di fuoco in faccia, il solletico? L’incontro prosegue con Amir che, improvvisamente, cade nel controllo psicomongolo del Signore Oscuro e mutila Petrus (il suo avversario) di un braccio. Silente inizia a bestemmiare la Madonna e la scena finisce così.

Una volta rinsavito, Amir non sa come comportarsi con Petrus:

…decise ugualmente di andare a trovare Petrus. Forse sarebbe stato meglio scrivergli una lettera di scuse, ma non aveva tempo per pensare…

“Scusa Petrus, ti ho carbonizzato un braccio e distrutto la vita, ma non voglio che questo spiacevole episodio rovini la nostra amicizia”.

Considerato un idiota da tutti i suoi amici e dai lettori, Amir viene rispedito sulla terraferma su una nave degli gnomi:

La forma affusolata permetteva alle imbarcazioni di navigare in maniera facile e veloce. Tuttavia gli gnomi che erano al timone preferivano farle volare affinchè i velieri si usurassero il meno possibile.

Ne avete abbastanza, ma voglio stimolare una vostra riflessione su questi coglionazzi di gnomi, che si fanno un culo così a costruire delle navi gigantesche (con vele, timone, ecc…) per poi “farle volare”. Dannazione, ma allora non è meglio costruire delle chiatte rozze e far volare quelle? Questa è una delle boiate peggiori mai apparse in un fantasy. Anzi no, forse è peggio quando gli autori scrivono che nessuno era mai riuscito a capire come facessero gli gnomi a farle volare. Ma come? Nella simil-Hogwarts ci sono oggetti, che volano fuori dalle finestre, stoviglie che fluttuano e una masnada di supermaghi che hanno piena conoscenza di tutte le arti magiche! Tutti imbecilli, fregati dall’astuzia degli gnomi, oppure siamo di fronte all’ennesima voragine logica? La seconda che hai detto.

Giunto sulla terraferma, ad Amir non resta altro che raggiungere il Signore Oscuro, in modo da apprendere le arti magiche…oscure anch’esse. Anche qui mi aspettavo mesi e anni di addestramento, ma il Villain parla subito chiaro:

-Questa pratica è proibita ed in genere ci vogliono anni di sacrifici per apprenderla, ma noi non abbiamo tempo.- Amir non riusciva a capire cosa intendesse dire, e scrutò attentamente il consigliere mentre gli porgeva un’ampolla che conteneva un liquido violaceo e argentato.

Già, scopriamo subito che un bibitone basta e avanza a trasformare Amir in un supermago cattivo. Una sola domanda: cosa c’è nel bicchiere? Ahi ahi ahi, non è che quel maniaco del Signore Oscuro voglia giocare un brutto scherzo ad Amir, donandogli la sua essenza?

-Devi berla tutta- disse in tono glaciale. Amir obbedì e le sue papille percepirono un gusto dolce, simile ai frutti che con la mamma cercava da bambino.

Povero Amir…povero, povero Amir. Ingoia e ingoia il liquido dolciastro, davanti allo sguardo gaudente dell’anziano maniaco.

Divenuto potentissimo grazie all’essenza del Cattivone, Amir torna ad Hogwarts e ammazza Silente dopo un duello estenuante (un rigo). Decide poi di far passare alcuni dei suoi compagni al lato oscuro della forza. Li fa accomodare su un centinaio di tappeti nel cortile dell’Università e inizia a parlare:

-Fate attenzione, oggi potreste morire-, disse sogghignando. A tali parole, i tappeti si sollevarono, sorprendendo, spaventando e facendo cadere gli allievi. L’esercito di tappeti iniziò ad avanzare verso l’angolo in cui stavano scappando i giovani, che messi alle strette cominciarono a lanciare incantesimi di ogni tipo contro i magici soldati.

Draghi, zombie, mostri mutanti, idre, cazzi a vapore, dinosauri a rotelle, varani di 40 m…NO, basta, bisogna trovare qualcosa di originale! Chi ha detto tappeti? Sì…tappeti, mi fanno venire i brividi.

Inutile dire che gli stessi tappeti diventano i mezzi trasporto dei venti prescelti, mentre ad Aladino Amir è concesso un pegaso.

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continua…

Ecco a voi il primo concorrente allo Zwei’s Fantatrash Award 2010. Si tratta di un peso massimo, tanto che ho dovuto suddividere la recensione in più parti.

Avete presente quando guardate un calciatore esordiente e vi rendete subito conto di avere di fronte un campione? A me è capitato diverse volte, non solo con il calcio, ma anche con il tennis o l’atletica. Penso a Messi, Nadal, Bolt e a tutti quei fuoriclasse che hanno fatto la storia di una disciplina sportiva. Si può fare un discorso simile per la letteratura, ed il fantatrash di certo non fa eccezione.

Dopo aver letto le prime pagine di Arsalon già avevo le pupille dilatate ed il fiato corto. Niente droghe o priapismo ghirardesco, ma semplice trance ipnotica da fantatrash purosangue. In particolare, a convincermi sono state le frittelle cioccolose, il tuffo dalla finestra e, soprattutto, la famosa scena de “l’agguato”. Tutte scene, ve lo dico sin d’ora, presenti nell’estratto (disponibile gratuitamente online), quindi evitate di buttare il vostri soldi per questo libro. Solo ai due o tre collezionisti di fantatrash presenti in Italia (uno sono io) potrebbe venire in mente di acquistarlo, mentre il 99,9% dei lettori non farebbero altro che buttare 14,90 euro nel cesso e salutarli con la manina mentre lo sciacquone li porta via.

Perchè? ve lo dico subito.

***AVVISO***

Qui sotto troverete spoilers a go-go, quindi se avete intenzione di comprare il libro (e continuare la dolce tortura cui sto per sottoporvi) evitate di leggere.

1. La trama

Nella solita location fantasy randomizzata, il giovane Sevrian, figlio dell’analfabeta Ghinta (amministratore di una miniera) assiste all’uccisione del nuovo Imperatore, Merd III, durante l’incoronazione. A fare secco il sovrano, dotato di tare mentali gravissime, è un fantomatico fulmine verde. Fra ciocconutellosità ed intermezzi bucolici, Sevrian si troverà inseguito dalle guardie imperiali, mentre il suo amico Vikrian, accompagnato da Ghinta (che pare faccia dei pensieri osceni su di lui) raggiungerà la capitale per entrare nell’esercito più scalcinato del mondo. Per quanto riguarda gli altri POV: Amir, novello Harry Potter, frequenterà l’ultimo anno di Hogwarts; Chantal, l’elfa del Bronx  si concederà diverse pose plastiche fra alberi e laghetti, e alcuni cattivoni ci sveleranno in anticipo la crudeltà dei loro piani. Il tutto ci verrà raccontato con uno stile trash di nuova generazione, veloce e insensato, tale da far apparire Il Silenzio di Lenth ed Estasia due colossi della letteratura mondiale.

2. Parla (e pensa) come Mangi

Il multi-POV di Arsalon è un guscio vuoto. Vuoi farti un bell’uovo sodo, ricco di grassi e proteine, e invece crack! Dentro non ci trovi un cazzo. Tutti i personaggi, dal mongolo del villaggio al Signore Oscuro, parlano e pensano allo stesso modo, ovvero come i due autori. L’esempio migliore è quello del pescatore erudito. Interrogato dai nostri eroi su come sia possibile attraversare il fiume, risponde così:

L’avevo fatta costruire per facilitare il trasporto di piccole quantità di ovini da una parte all’altra del lago.

Eh? Ma quale pescatore analfabeta si esprimerebbe mai così? Mi aspettavo un “C’ho una barca per portare le pecore da qua a là” o qualcosa del genere, e invece a parlare sono sempre gli autori (o l’editor).

Oltre al gravissimo problema dell’uniformazione linguistica, in Arsalon i dialoghi sono sempre tirati via, scialbi e infodumposi, non c’è mai un briciolo di naturalezza. Ora, o ti chiami Lovecraft, e quindi puoi permettere di scrivere interi libri praticamente senza dialoghi, oppure conviene leggere qualche manuale o avere dei rapporti sociali che ti permettano di costruire qualcosa in più di quello che si trova in Arsalon. A volte poi, i botta e risposta sono insensati, roba da far cadere in ginocchio Rocca. Ecco Ghinta in versione Yoda:

-Padre, non ti sembra strano che l’incoronazione non sia avvenuta nella capitale?

-Non saprei…tutto è possibile. Ma ricordati che in questa vita vi sono molte alternative…

(frase aggiunta da me per dare un senso al discorso)

- A papà, ma che cazzo dici?”


Inoltre, Sevrian e Ghinta soffrono di gravi prolassi retorici. Trattengono, trattengono, ma alla fine si sbracano completamente. Prima Sevrian:

Perchè qui l’incoronazione, e non nella città imperiale com’è tradizione da secoli? Perchè scegliere una cittadina così piccola per un evento tanto importante? Non ha senso! Perchè un imperatore dovrebbe venire fin qua, a farsi eleggere in una regione sperduta in cui probabilmente non tornerà più? La versione ufficiale non lo convinceva. Non era certo per portare una ventata di novità! I membri del Gran Consiglio non potevano trovare una scusa peggiore.

poi Ghinta, che risponde così alle domande del figliuolo:

Ma perchè scegliere una cittadina come Sinderwood, dove fuggire è praticamente impossibile? L’unica via d’uscita è sempre sorvegliata, figuriamoci in un’occasione come questa. Perchè l’assassino non ha calcolato questo? perchè ha scelto deliberatamente un posto in cui rischiare di farsi catturare? Forse c’è qualcuno che lo sta manovrando, qualcuno che desidera farlo cadere in mano alle guardie per fargli confessare quello che si nasconde dietro al suo gesto. Ma perchè, a che scopo commettere o far commettere un omicidio per farsi scoprire poco dopo? Sono molto confuso…

In sostanza, gli autori qui cercano di riordinare le idee attraverso i pensieri di Sevrian e Ghinta. Mi sembra proprio di vedere Siccardi e consorte che si dicono “Mettiamo un po’ d’ordine! Quali sono i misteri che dovrà risolvere Sevrian?”. Ecco quindi padre e figlio che si esibiscono in un doppio prolasso carpiato di grande verve comica. In tutto questo, bisogna sempre ricordare che Ghinta è un analfabeta, eppure agisce e si esprime come Derrick.

Anche lui, come il pescatore, ha un vocabolario piuttosto ampio. Nella solita scena grottesca (ce ne sono a decine), una citazione malriuscita dell’episodio delle oche del Campidoglio, Vikrian e Ghinta sono raggiunti da “una decina di oche in agitazione”:

- Che città è mai questa? Altri palmipedi, feroci, questa volta -, disse Ghinta furioso.

Tristezza a badilate, lo so, ma voglio darvi il colpo di grazia. Sempre Vikrian e Ghinta vengono aggrediti da un gruppo di banditi. Ora, per chi non lo sapesse, una cosa è la finzione cinematografica, altra la realtà storica. I banditi (quasi in tutte le epoche) ammazzavano, stupravano e ripulivano i cadaveri, quando andava bene ti fregavano tutto e ti lasciavano a schiattare di freddo o di fame. In Arsalon invece esordiscono come in uno spaghetti-western di bassa lega:

Scendete da cavallo, e se vi è cara la vita non fate scherzi

Ehi ragazzi fermi lì, la pallina giusta è solo zigulì!

“Vili marrani!” avrei risposto fossi stato in Ghinta “reco meco fortune et gioielli, ergo vi sfido a duello. In guardia!” Alla suddetta battuta segue una scena di accoppamento standard, con i due idioti che sentono (con un rigoroso POV doppio) “un dolore lancinante alla testa” e “si accasciano al suolo”.

Non contenti di parlare a vanvera con gli altri, i personaggi di Arsalon mostrano una spiccata tendenza a parlare da soli. Il primo è Amir, attendente dell’Arcimago, sentendo dei passi nella stanza di quest’ultimo:

Dev’essere una persona molto influente per ottenere udienza dall’Arcimago, visto che l’accesso all’isola è consentito ai soli uomini.

Ora immaginate voi stessi in una situazione simile. E’ palese che Amir stia parlando al lettore, infodumpando una caratteristica dell’Isola. Fosse stato un pensiero l’avrei pure accettato, ma ad alta voce sembra solo l’ennesima pagliacciata.

Anche il cattivone di turno non resiste al monologo solitario, questa volta degno del dott. Male di Austin Powers. Da solo, di notte, seduto nella stanza con il cappuccio calcato in capoccia, eccolo compiacersi:

Adesso che Maren è stato sistemato definitivamente, una persona fidata prenderà il suo posto. L’ora è giunta!

Mancano solo il gatto fra le braccia e la risata sguaiata da villain di serie B: UAUAUAUAUAAUAUU.

Sevrian...io ti avrò...sì...ah...sì...ghhhh..

Sevrian, il protagonista, non è da meno. Quando Ghinta lo lascia alla miniera per spassarsela con Vikrian, il povero fanciullo non fa altro che ripetersi:

E io a occuparmi di questa stupida miniera!

Per solidarietà, anche Vikrian si mette a urlare in una stanza vuota:

Non so né cosa cercare, né dove cercarlo!

Insomma, sembra proprio di trovarsi di fronte a un testo scritto da persone che hanno letto e scritto molto poco prima di cimentarsi in una prova difficile come la stesura di un romanzo.

Resterebbe da parlare del POV, ma qui le citazioni sarebbero talmente tante da prendere mezza recensione. Gli autori non hanno la benchè minima idea di come gestirlo, e spesso usano il POV doppio (ovvero due persone sentono insieme la stessa cosa) o repentini cambi di POV per una o due righe. Fastidiosissimi anche i paragrafetti da dieci-quindici righe con cui passano a un POV secondario , durante i quali, solitamente, vengono illustrati i piani del cattivo. Infine, stendiamo un velo pietose sulle intro dei capitoli infodumpose e sui paragrafi, interamente raccontati, che riassumono gli eventi avvenuti fuori POV. In alcuni casi si tratta di porcherie assurde, che mutilano lo scorrere della trama, rendendola sempre noiosa e prevedibile.

3. Alla pugna! Combattimenti, guerrieri e militaria.

Cosa sarebbe un fantasy senza una dose di salutare ultraviolenza? Da questo punto di vista, Arsalon non si fa mancare nulla, ed il primo scontro è esplicativo. Un personaggio dotato di poteri magici, capace di ammazzare diverse guardie con dei raggi energetici, viene finalmente messo KO. Chi ci riesce? Ma il buon vecchio Ghinta, il disastro ambulante di Arsalon!

All’improvviso gli occhi del ricercato si illuminarono e due lampi verdi trafissero il comandante e il soldato che bloccava la porta. Approfittando della confusione l’assassino raggiunse l’uscita ma Ghinta, sulla soglia, allungò la gamba e lo fece cadere. Fu un attimo e gli otto soldati, carichi di rabbia, gli si avventarono sopra, uccidendolo.

Azione, pathos, ce n’è per tutti i gusti! All’uccisione dell’assassino dell’Imperatore vengono dedicate queste tre righe scamuffe, contenenti un racconto rabberciato degli eventi e un meraviglioso momento lulz: lo sgambetto! Sigh… Il mago, capace di massacrare due guardie con un sol colpo, soccombe all’astuzia contadina di Ghinta, un personaggio di cui invocherete la morte a gran voce già a pagina cinquanta.

Che guardie, custodi e militari di Arsalon abbiano diversi cromosomi in meno del normale è dimostrato in diverse altre occasioni. Per esempio, il custode del porto ove attraccano Ghinta e Vikrian effettua un controllo minuzioso:

-Avete qualcosa da dichiarare?-, continuò il custode…

-Siamo due viaggiatori con altrettanti cavalli, non intendiamo fermarci a lungo-, rispose secco il padre di Sevrian mentre Vikrian continuava a guardare gli animali con sospetto.

-D’accordo, potete andare.- Il custode acconsentì a farli passare e a tornare nel gabbiotto da cui era venuto.

Un uomo cui è impossibile nascondere qualcosa! Ma le altre guardie fanno di peggio. Viene loro ordinato di catturare Sevrian, quindi raggiungono casa sua e bussano alla porta (invece di fare irruzione):

Un voce squillante, forse una guardia, disse: -E’ qui il ragazzo di nome Sevrian? Dobbiamo scortarlo nella capitale per ordini imperiali-.

- No, mi spiace. Lo troverete nella miniera laggiù, vedete, vicino alla cascata. Vi accompagnerei, ma ho promesso a suo padre di badare alla casa mentre era fuori-, rispose Beorg e chiuse la porta.

Cosacosacosa??? Sono sulle tracce di un ricercato, e invece di perquisire, rovistare, mettere sotto sopra la casa, si accontentano delle parole di Beorg, lo scemo del villaggio! Ci mancava rispondessero “E ci scusi per il disturbo, buonuomo!”. Ma in Arsalon scene del genere, ve l’ho già accennato, sono all’ordine della pagina. Inutile dire che delle uscite simili annientano qualsiasi pretesa di realismo, con il lettore che si ritrova a chiedersi per la metà del tempo “WTF???”.

Anche la questione “armamenti” è trattata con la solita dabbenaggine trash di matrice ancessiana. In nostri eroi, pronti a partire per l’epico viaggio, vengono equipaggiati dal nano schiavista Armistad.

Beorg non se lo fece ripetere e prese due piccole spade di metallo finemente lavorate.

Ehm…ricordate bene…”di metallo”, perchè di solito le spade sono di cartapesta o pecorino sardo.

Spadino di parmigiano e armatura di pan bagnato: Sevrian è pronto a partire. La sua morte entro 12 ore è data a 1,04 da Bwin.

Anche Sevrian sceglie una spada, naturalmente incantata, e fissa quell’incanto incantato incantandosi. Nessuno è mai riuscita a impugnarla, perchè quella spada ha un’anima. Sorpresa delle sorprese, la spada accetta Sevrian, e Armistad gli racconta che l’arma si chiama GLANAEL. Bel nome! Sarà quello di un re elfo? Del glande di Legolas? No, lo stesso Armistad svela l’arcano. GLANAEL=GLAdio NAnesco ELfico.

:lol:

Il trash-o-meter va in pezzi poche pagine dopo, quando Vikrian inizia l’addestramento presso la scuola ufficiali:

L’istruttore era un uomo enorme: alto due spanne più del ragazzo, muscoloso e ricoperto di cicatrici. Il giovane pensò che nel tempo libero facesse il gladiatore nell’arena imperiale oppure il boia.

Bene, due piccole gemme: gladiatore e boia. A parte che mi sfugge la connessione fra boia e cicatrici, ma riuscite a immaginarvi l’istruttore che dice: “Allora ragazzi, sbrighiamoci con questi allenamenti, che devo andare a farmi ammazzare nell’arena!”

Comunque, l’addestramento comincia poco dopo:

- Avanti, non perdetevi d’animo. In piedi! Esercizi con le spade di legno-, tuonò il gigante. Vikrian voleva dimostrare di essere il migliore. Saltò in piedi per primo e raccolse da terra un gladio legnoso.

Siccardi, terrorizzato dal dover utilizzare per due volte “di legno”, si scervella per tirare fuori un sinonimo…niente. Ma ecco che arriva l’editor con il dizionario dei sinonimi “Eureka! Legnoso! Legnoso andrà benissimo.

E legnoso fu.

A sbirciare l’allenamento, con un grado di eccitazione paragonabile a quello di Alvaro Vitali mentre Carmen Russo fa la doccia, c’è un ufficiale invaghito di Vikrian.

-Non è la prima volta che prende un’arma in mano. Probabilmente ha maneggiato spade per esercitazioni perchè l’impugnatura è scorretta e non gli consentirebbe di usare un gladio vero. Però si muove bene, è agile ed è l’unico che riesce a controllare l’arma-.

Mettiamo subito in chiaro che per impugnare male un gladio ci vuole davvero un ritardo mentale grave, ergo tutte le reclute sono state prese dalle paraolimpiadi, ma la cosa peggiore è che Vikrian riesca a controllare l’arma impugnandola scorrettamente! Ancora una volta dialoghi e pensieri randomizzati la fanno da padrone. Non vi preoccupate, raggiunto il fondo, Siccardi & co iniziano a scavare.

Dopo poche ore di allenamento, Vikrian viene convocato per passare direttamente alla scuola ufficiali. Il primo giorno viene accompagnato da un soldato a fare il giro dell’Accademia:

Questo è l’unico ingresso ai locali e, oltre alla mensa ufficiale, è l’unico posto accessibile ai turisti

WTF! Ma che razza di Accademia è? E poi cosa fanno i “turisti”? Pagano per vedere una mensa? Non riuscirei a scrivere delle scene più insensate neanche volendo…

Il mistero viene svelato poco dopo. L’Accademia in realtà è la versione fantatrash di Scuola di Polizia:

L’arena era già gremita di ragazzi che si allenavano: frecce, giavellotti e sassi volavano in aria scoccati da armi o tirati a mano. Ogni cinque minuti i maestri ordinavano una sosta e mandavano i giovani a recuperare gli oggetti che avevano lanciato.

Un allenamento grottesco, con gli ufficiali intenti a tirare con la fionda, lanciare sassi, tirare con l’arco, il tutto rigorosamente a cazzo di cane. Ognuno si allena con l’arma che vuole, senza costrutto, eccezion fatta per la ridicola sosta ogni cinque minuti: “Maestro, ma io non ho ancora tirato, sto cercando di imparare!” “Frega cazzi Palladilardo, ogni cinque minuti dobbiamo fermarci”.

Come detto, l’equipaggiamento è a disposizione degli ufficiali. Vi ricordate le ceste dei giocattoli all’asilo? Nell’Accademia si usa lo stesso metodo. “E ora bambini ognuno prenda un giocattolo!”:

Appese ai chiodi c’erano decine di baliste, fionde e frombole, mentre grosse ceste di vimini contenevano alcune centinaia di frecce e pietre da scagliare.

Ehhh? Rewind>> baliste… Ma possibile che nessuno, da Siccardi all’editor, dalla Montanaro al correttore di bozze, abbia idea di cosa diavolo sia una balista? In generale Arsalon è una Caporetto, ma in ambito militare saliamo a livello di Canne o Waterloo. Una notizia per tutti quelli che hanno lavorato al romanzo: certe informazioni le nascondono nei libri (o su wikipedia).

Anche lasciando perdere le armi le cose non migliorano, anzi, il putridume trash inizia a puzzare sempre di più. E’ una roba che invade le narici, che ammorba l’anima.

Dopo due ore di addominali e altrettante di corsa una guardia imperiale gli si avvicinò.

Per dirgli: “Vikrian, sei un cojone a rotelle!”. Due ore di addominali, inutili e umanamente impossibili, e due di corsa: un allenamento che schianterebbe un maratoneta. Vikrian, al secondo giorno, già è in grado di andare oltre i limiti dell’homo sapiens. E’ un vero duro, temprato dalla vita nel villaggio e dalla sessualità abominevole di Ghinta. Nulla può fermarlo. Alla fine dell’allenamento però:

Prima di cena i giovani si fecero la doccia, scoprendo con rammarico che l’acqua era gelida. -Ma come è possibile che sia già finita l’acqua calda?-, disse Vikrian mentre le goccioline pungenti gli risvegliavano la pelle.

-L’acqua calda è riservata solo a insegnanti e ufficiali. Dicono che serve per farci temprare-.

Ecco Vikrian il duro. Cresciuto in mezzo ai campi, fra agguati e tuffi nel lago, piagnucola come una femminuccia sotto le “goccioline” fredde (anche la scelta dei vocaboli, ovviamente randomizzata, non aiuta).

Abbandoniamo Vikrian per passare ai pezzi grossi. Finalmente si sente odore di battaglia campale, di tattica, di raffinate strategie. I consiglieri elfi sono intorno al re Sidereus, pronti per il briefing più importante:

Bene, agiremo così: una parte delle truppe avanzerà fingendo di dirigersi verso il cuore dell’Impero, assalendo Cors e Stad. Lì ci fermeremo ad aspettare lo scontro decisivo. Quando l’Imperatore manderà le truppe per riconquistare le terre perdute allora entrerà in gioco l’altra parte dell’esercito. Loro, nel frattempo, avranno raggiunto Varil via mare e accerchiato le forze nemiche alle spalle.

Tutto qui. Tre righe per spiegare la strategia dell’esercito elfico. Tre righe ad alta densità di stronzate militari:

1) Cors e Stad sono due delle città più importanti dell’Impero, eppure sono poco difese, tanto che Sidereus sembra convinto di poter sconfiggere l’esercito imperiale in una battaglia campale dopo averle espugnate entrambe. L’ignoranza storico-militare regna sovrana. Che razza di impero è Arsalon, se tutte le sue città sono sguarnite e un esercito nemico può raggiungere la capitale quando e come gli pare?

2) L’Impero, secondo le informazioni forniteci dagli autori, ha l’esercito stanziato per intero dentro o nei pressi della capitale, tanto che gli elfi non incontrerebbero ostacoli fin sotto le mura di Merivia. Nessun impero in nessuna parte del mondo ha mai adottato una dislocazione delle truppe così idiota. Prendiamo quello romano. Le legioni venivano stanziate nelle regioni limitanee, quelle più a rischio, mentre entro i confini la loro presenza era molto più rarefatta. Però sarebbe stato bello, giusto per provare, vedere 300.000 legionari romani stanziati dentro Roma o ad Ariccia: l’ideale per avere un colpo di stato ogni 14 minuti.

3) Varil dista 10 o 20 km da Merivia, e si presume essere uno dei porti più importanti dell’Impero. Sempre rimanendo al parallelo con Roma, la si può paragonare a Ostia. Come diavolo è possibile che Sidereus pensi di poter aggirare l’esercito imperiale sbarcando a pochi km dalla capitale, anzi, nel porto della capitale (che si presume difeso in maniera massiccia)? Strategicamente è pura follia.

4) Sidereus, pur avendo un esercito numericamente inferiore, opta per la battaglia campale. Niente resistenza, guerriglia o temporeggiamenti. Meglio gettarsi nelle fauci del nemico alla cazzo di cane.

Sidereus sembra quasi presagire di aver sparato stronzate a raffica, e infatti si defila con eleganza dalle operazioni:

-Io entrerò nella battaglia finale e prenderò le redini dell’esercito più grande, ma fino ad allora rimarrò nascosto-…-Quel traditore di Balka mi sta cercando e l’Impero ha spie ovunque. Non voglio correre altri rischi. Continuerò a muovermi di nascosto. E ora può essere servita la cena-, disse Sidereus. Le pietanze entrarono nella sala mentre la pergamena veniva arrotolata e riposta in un angolo. La cena fu squisita, i generali, il re e la principessa che era stata convocata dopo la riunione risero per tutto il tempo. La gioia sembrava essere tornata a Lasmer.

Dopo aver letto questo brano mi sono stropicciato gli occhi a lungo. WTF a iosa che metterebbero a pecora anche Rocca.

1) Una intera strategia basata sulla sorpresa, e poi lo stesso re ammette che l’Impero ha spie ovunque. In che modo pensava di poterlo sorprendere muovendo il suo intero esercito. Non vorrei essere pignolo, Siccardi, ma le spie…ehm…servono a questo: le sguinzagli in territorio nemico e loro ti ragguagliano sui suoi movimenti.

2)La cena! AHAHAHAHAH Geniale, geniale e ancora geniale! Mentre parla di una cosa così importante, Sidereus se ne esce con la cena! In due secondi sbaraccano tutto… Se magna! Tutti a ridere e scherzare: sull’orlo della guerra atomica bastano due cannoli cioccolosi e torna il buon umore.

3) Da notare che la descrizione della baldoria mangereccia è solo una riga più corta dell’elaborata strategia militare elfica. Questo aspetto di Arsalon verrà trattato in un apposito paragrafo: “Le cose che contano”.

E’ da dire che almeno i duelli si salvano. L’azione è veloce e avvincente, probabilmente frutto delle eccellenti competenze marziali di Siccardi. Il duello più straziante è quello fra il re degli orchi ed un pretendente al trono (supportato di nascosto da Amir il maghetto) che lo ha sfidato:

Listik attaccò per primo, diretto al collo del re. Il mago non perse un solo istante, e forti crampi alle gambe e alle braccia colpirono inesorabilmente Draaskale. Per un secondo fu incapace di muoversi: il tempo necessario per essere decapitato.

Finito. Più che un duello sembra una eiaculazione precoce. Un momento fondamentale della trama spalmato in due righe come un cucchiaio di stracchino marcio. Non si sfugge, in Arsalon deve essere tutto ridicolo, grottesco, tirato via come in un temino delle elementari, di quelli scritti sui fogli a righe grandi con il titolo a penna rossa.

vai alla Parte II

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continua…


Il volto di ZODD

Posted: 7th August 2010 by Zweilawyer in Uncategorized
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SolidToM ha iniziato ad abbozzare il volto di Zodd. Mancano ancora alcuni dettagli (il naso deviato alla radice e qualche altro particolare), ma in linea di massima credo che abbia fatto un lavoro eccellente.

Vi abbandono per una settimana (Sardegna), ma continuerò a vigilare sul blog grazie ai prodigi del mio Omnia HD.

Un bacio lovvoso a tutte le utenti del blog e una virile stretta di mano a chi è dotato di salsicciotto.

Al mio ritorno posterò la recensione “Arsalon: la Caporetto del Fantasy.”

Il fantatrash è un genere a sè stante, che merita rispetto come il romanzo storico o la fantascienza. Possiamo dire senza timore che Stephen King è il re dell’horror, Grisham spadroneggia nel legal-thriller, ma la domanda più importante è: chi occupa il trono del fantatrash?

I pretendenti sono tanti, ma la risposta è semplice: Sergio Rocca. Ha poggiato le sue chiappe regali sullo scranno crisoelefantino nel 2008 e nessuno è riuscito ad usurpare il trono. Si è dovuto difendere da continui attacchi, neanche fosse un sovrano bizantino, ma è ancora lì, guardando dall’alto in basso Garmir, Estasia, Arsalon e gli altri pezzi grossi del genere.

1. Biografia

Procediamo con ordine. La biografia ufficiale dell’autore viene riportata in un video di youtube realizzato dallo stesso Rocca.

Lo vediamo aggirarsi per i camminamenti di un castello con il vento che accarezza i suoi capelli semi-lunghi (cit.). Petto all’infuori, occhiali da sole e maglietta della salute, Rocca si sporge baldanzoso dalle mura, mentre la voce narrante legge l’osceno canovaccio riportato qui sotto:

SERGIO ROCCA, nato a Seriate (Bg) l’ 11/07/1980.

Fin dalla prima adolescenza sviluppa un’attenta passione per la mitologia, la civiltà classica e la filosofia che lo condurranno ad un’ottima predisposizione per un percorso formativo in tali ambiti.

Vive a Bergamo dove sta specializzando i suoi studi e dove procede con le sue ricerche.

Promotore di “rievocazioni storiche”, Sergio Rocca è anche cultore dell’epoca, oltre che classica, Medievale, nonchè intenditore e studioso di civiltà orientale.

Attualmente è impegnato sia nell’attività di insegnamento, sia nel sociale come educatore.

Le forza marcescente del personaggio buca il video, le parole del narratore sono scudisciate sui timpani, eppure c’è qualcosa di ipnotico che ci impedisce di interromperne la visione. La psicosi per l’aggettivazione irrompe anche nella biografia, accompagnata dalla sintassi caprina che lo ha condotto in testa ad ogni competizione trashosa.

Su youtube sono presenti diversi video che lo vedono nelle vesti di “educatore”, quindi ne inserirò solo uno a titolo esemplificativo.

Rocca si presenta così, come un negromante rintanato in una caverna. Il microfono rubato a un karaoke dei gloriosi eighties è il mezzo per darci una giusta lezione sull’arzigogolare, intagliare e incorniciare. Grazie Rocca, mi hai fatto riflettere, anzi, mi hai insegnato a vivere.

Ti accetto come essere superiore.

2. L’Intervista

Pubblicata su www.libriescrittori.com, in data 23\2\2009, questa intervista mostra tutto il talento di Rocca, che mette a pecora la concorrenza anche in questo campo. Nessuno scrittore fantasy (e non solo), ha mai rilasciato un’intervista così cioccotrashosa. L’oggetto è, ovviamente, il gargantua del fantatrash: Ancess, le Chiavi del Fato.

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Io ho seguito un percorso umanistico e attraverso un senso di tendenza percepito ho scoperto la mia propensione e dote di scrittore.

Qual è stato il suo percorso di studi?
Dopo una parentesi negli studi economici ho decisamente optato per una formazione in campo storico-letterario in ambito universitario.

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
Circa sette anni fa quando decisi di mettere per iscritto una saga fantasy creata in età adolescenziale e in seguito maturata ed evoluta in una storia coerente, ricca, sensata e prospettica.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Trasmettere qualcosa di valore all’esterno.

Quali sono i suoi libri del cuore?
“Il Signore degli anelli”, “Dragonlance”, “I miti greci” di R. Graves;

E quelli che non leggerebbe mai?
Tutti quelli che parlano della realtà che viviamo, non ho bisogno di loro per sapere com’è fatta, tutt’al più mi leggo i quotidiani.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
Non so, non ho fatto classifiche.

E quello che meno le è piaciuto?
Tra i peggiori la saga del Mondo Emerso di Licia Troisi.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Di cittadinanza.

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
Mi piace che almeno a pagamento qualche degno autore pubblica (genio, genio, genio!). Non mi piace il clientelismo, il nepotismo, il sistema di raccomandazione, truffe al danno degli autori e dei lettori.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
Mi piace la presenza di qualche degno rappresentante, specialmente in ambito universitario. Non mi piacciono tutti gli altri sedicenti esponenti nonché millantatori ridicolizzati e sminuiti dalla forza d’urto della cultura straniera.

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Dopo aver proposto a varie case editrici il mio manoscritto.

Cinema: qual è il suo film preferito?
Jurassic Park

Musica: la canzone del cuore?
“Mea culpa” degli Enigma.

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
No.

Ritiene siano utili?
No, come nella maggior parte dei campi o ci si nasce o è necessario volgere i propri interessi verso altri lidi.

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Lo stile che permette di mantenere vivo l’interesse del lettore nell’intero libro.

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue
“riti” particolari?

Su carta. Di giorno e di notte. In solitudine, ma anche fra le persone. Mi circondo di tutte le fonti conoscitive che mi servono per poter dare spessore alla narrazione.

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Dalla passione per la mitologia, l’oriente e l’antichità.

Cosa significa per lei raccontare una storia?

Trasmettere i messaggi insiti in essa.

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Col romanzo.

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
Racconto: storia compressa e poco approfondita.
Romanzo: storia completa e bene approfondita.

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
Attingendo da ricerche etimologiche sui temi trattati.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Un paio d’anni.

Ha vinto premi letterari?
No. Purtroppo non ho le raccomandazioni adeguate.( :lol: )

Crede nei premi letterari?
No, almeno in quelli italiani. Per saperne il motivo rimando alla domanda sulla cultura in Italia.

Ha altri progetti in cantiere?
Sì, il seguito del romanzo sopraccitato e altri in ambito gotico.

Una piccola gemma. Non manca proprio nulla. Rocca è uno con le palle, spara a zero su Troisi, editoria, concorsi letterari e quant’altro. Mi sono permesso di sottolineare i passaggi che potrebbero stimolare l’evacuazione e la discussione. Come potete notare, Rocca pensa veramente di essere un autore sottovalutato, una vittima del fottuto sistema.

Parole che mi hanno illuminato. Ora mi sento…non so…coerente, ricco, sensato, e forse anche un po’ prospettico (ma non troppo).

E poi è impossibile non ammirare quel “truffe ai danni degli autori” preceduto dall’ammissione di aver pubblicato a pagamento…

Per finire, raccomando a tutti di valutare immediatamente la propria “dote e propensione” di scrittore, visto che se manca quella è meglio mollare tutto e buttarsi sulla contemplazione dei conigli o dei siti mongol-guru.

Io…Io ora vedo. Io ora so. Rocca, te sei te, e noi nun semo un cazzo.

I Peggiori Booktrailers Fantasy

Posted: 26th July 2010 by Zweilawyer in Uncategorized
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Avete presente il detto “hai fatto trenta, fai trentuno!”? Ecco, il trenta sta al romanzo fantatrash come il trentuno sta al suo booktrailer. Quest’ultimo è un’arma a doppio taglio temibile, perchè, anche quando viene realizzato da una equipe di professionisti, rischia sempre di lasciare quello strano retrogusto di marcio che per noi lettori di fantatrash ha il sapore di un gustoso nettare mieloso.

Dicevamo dei professionisti, bene, quindi non avrete difficoltà ad immaginare cosa esce fuori quando a cimentarsi con movie maker sono autori adolescenti, magari pubblicati a pagamento e ultraconvinti che Youtube garantirà loro un’impennata nelle vendite.

Oibò! “La speranza è un astuto traditore” diceva Kierkegaard, quanta ragione aveva dalla sua il cioccoloso filosofo!

Ma basta con le parole. Passiamo ai fatti. Passiamo ai 7 booktrailers che ho selezionato per voi. Votate e commentate il peggiore (sono invitati anche i lurkers).

1. La Profezia di Arsalon

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Già candidato al Fantatrash Award, Arsalon non si fa mancare nulla. Scritte classiche, inframezzate da immagini statiche zoomate, e quell’insostenibile “Un romanzo fantasy di poetica bellezza e irresistibile avventura”, lo rendono un candidato temibile anche qui.

2. L’Anima fra le Aquile

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Il romanzo in questione è stato pubblicato dal Filo-Albatros, nota per il suo processo di democratizzazione culturale (ovvero, chi scuce la grana pubblica). Un estratto del libro è reperibile online, ma qui mi interessa sottolineare il magnifico utilizzo dei c.d. cazzelmi 3d. Brutte come la fame le sequenza tridimensionali con 2 frames di animazione, analoghe a quelle di Daggerfall (lacrimuccia) ormai vecchie di 14 anni.

3. La Signora degli Elfi

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Uno dei miei preferiti. Già partire con quella faccia di cazzo di Harry Potter gli fa perdere dei punti, ma il vero problema è che ci troviamo di fronte a un collage di foto e immagini tratte da alcuni film recenti (HP, Twilight, ecc). La tristezza viene pompata nei nostri cuori affaticati e scoppia definitivamente ai secondi 0:38-0:42. Quella scritta, quella scritta è cacofonica, maledetta, eppure mi ipnotizza ogni volta. Sono stato ripreso per i capelli dal pronto intervento dopo aver letto “principe vampiro”.

4. L’Erede di Vitar

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Un altro peso massimo. La prima frase è un pugno in testa, mentre la comparsa del dott. Troy di Nip&Tuck è a un calcio che ci arriva nei coglioni mentre qualcuno urla: “This is Spar-ta!”. Le altre foto, rubacchiate da Roosvelt e the Shield, quasi non fanno effetto. E’ come farsi una canna dopo aver buttato giù tre paste di LSD.

5. L’Ultima Profezia

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Non ha le carte in regola per rivaleggiare con gli altri concorrenti, ma la frase al secondo 0:48 merita un’occhiata. “Transitare attraverso” non si può proprio sentire…

6. Anuir:  Il Tesoro dei Druidi

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Cosa hanno in comune un bizzarro druido, un tenebroso cacciatore ed un ragazzino scavezzacollo?

Ma come, sono i protagonisti del libro! Il booktrailer non ha nulla di particolarmente squallido, ma riuscirebbe a deprimere anche Marrazzo e Lapo mentre si inchiappettano vicendevolmente.

7. Ancess: le Chiavi del Fato

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Sì, è lui. Il Signore indiscusso del fantatrash rischia di sbaragliare la concorrenza anche nel campo dei booktrailers. Tutto è perfetto, dalla ripresa dello schermo con la videocamera allo squallido rumore del tasto quando cambia pagina. Le frasi poi sono piccoli capolavori, mi fanno venire la pelle d’oca; leggetele tutte, mi raccomando.

Per me Rocca è su un altro livello, sta al fantatrash come Alvaro Vitali sta al trash anni’ 80. E’ imbattibile.

***

Votate il vostro preferito, e magari segnalatemi qualche zozzeria fantasy che è sfuggita al mio trash-radar.

Bozzetto n.2

Posted: 21st July 2010 by Zweilawyer in Uncategorized
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Zodd inizia a prendere forma. Cliccate sull’immagine per andare su Deviant Art e gustarvela a tutto schermo, ne vale la pena. SolidToM sta facendo un lavoro eccezionale e, secondo la mia modesta opinione, ha un tratto da far invidia a un professionista navigato. Lo ringrazio per la milionesima volta. Non siate avidi di commenti e complimenti, se li merita tutti. Manca ancora qualche ritocco (pomolo dell’addhur, ammaccature corazza, ecc…), ma in linea di massima ci siamo.

Le spalle sono più larghe, la cicatrice più sfrangiata, la corazzatura inferiore più leggera e cafona, l’impugnatura dell’addhur più lunga per massimizzare la leva. Inoltre, ci sono decine di dettagli modificati in meglio.

Nihal: la guerriera porcella

Posted: 19th July 2010 by Zweilawyer in Fantasy e Humor, Uncategorized
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Articolo estivo, leggero. L’argomento, difficilmente intuibile dal titolo, è il meraviglioso abbigliamento/equipaggiamento fentesy della dolce Nihal, l’archetipo definitivo dell’ eroina capezzoluta.

1. La spada

La spada è l’arma bianca più amata dagli appassionati di fantasy. Sì, asce e martelli grandi come elefanti fanno la loro porca figura, ma alla fine i richiami simbolici della spada e la sua punta, penetrante come l’oscena virilità di Rocco Siffredi, prevalgono su tutto il resto.

Artù aveva una spada cazzuta, Orlando pure, e così ogni eroe fantasy che si rispetti deve averla nel suo equipaggiamento. Il requisito essenziale della spada? Essere inutilizzabile in combattimento.

Esatto, la tendenza di scrittori e disegnatori fantasy è quella di creare spade sbilanciate, troppo grandi, troppo piccole (raramente), con la guardia mongola o con l’impugnatura inutilizzabile.

la foto dice già tutto...

La famosa spada di cristallo nero, forgiata per Nihal dal miglior fabbro del bigonzo, ha diversi problemi strutturali.

Partiamo dalle proporzioni generali. Una lama di quella lunghezza non ha bisogno di una impugnatura a due mani, mentre non sarebbe male dotarla di un pomolo. Quest’ultimo serve a bilanciare il peso della lama e ad evitare le mani scivolino via dall’impugnatura, quindi quella specie di amo/punto interrogativo non ha davvero motivo di esistere.

fake riciclato da un altro articolo. Shame on me...

Pessima anche la scelta di infilare sei punte (tre sporgenze per ogni ala del drago) rivolte verso la mano di Nihal. Parare un colpo pesante o effettuare un movimento troppo brusco con il polso potrebbe provocare più di una ferita alla nostra adorabile eroina.

Ora, io capisco che per rendere la spada fkssma siano necessari dragoni ed arzigogolature, ma almeno si dovrebbe avere il buon senso di inserirli in modo da non rendere una spada inutile allo scopo per cui è stata forgiata. Naturalmente il discorso cambia se lo scopo della spada è la figosità o l’essere fashionglamourosa.

D’altronde deve essere piaciuta parecchio se in giro per il web si trovano frasi del genere:

Dubhe94_94

a me piacerebbe,se fossi piu grande,tatuarmi la spada di nihal lungo la spina dorsale  purtroppo sono ancora piccola 

Evrel

a me piacerebbe tanto tatuarmi la spada di nihal su un braccio…

2. L’armatura di D&G

Passiamo alle protezioni corporee, ovvero la parte dell’equipaggiamento fantasy più influenzata dalle esigenze modaiole. Innanzitutto mi preme ricordare che testa, petto e addome sono i punti che andrebbero difesi meglio, visto che contengono tutti gli organi vitali. Quando combatte nel libro, Nihal ha spesso un’armatura migliore, ma vorrei soffermarmi sul completino della prima copertina (del libro e del fumetto).

Una versione di Nihal con le braccia protette...Uno scandalo!

Che Nihal abbia un elmo è cosa buona et giusta, che sia un elmo del genere no.

Gli elmi pesano. Dopo 5 km di marcia e 2kg di elmo sulla testa, di solito inizio a sentire le vertebre del collo che cercano di ricongiungersi carnalmente come una fisarmonica compressa da un gitano. Quello di Nihal sembra un cocomero di piombo, perdipiù piazzato sopra un fragile collo femmineo, ma glielo faccio passare.

Le cose invece precipitano quando scendiamo al toppino di pelle. Ahi ahi ahi! Trattasi di classico abbigliamento da porcona navigata, che lascia perfettamente scoperti cuore e polmoni sopra, e budella assortite sotto.

Spalle e braccia (arteria brachiale) sono anch’esse pronte a ricevere l’affondo fatale. Riassumendo, possiamo dire che non c’è un solo dannatissimo punto del torso in cui Nihal non sia vulnerabile al 100%. A questo punto era meglio farla girare tette al vento per tutto il romanzo, in modo da provocare imbarazzanti erezioni al magocchio (mago-finocchio) Sennar.

I pantaloni ragazzi, i pantaloni! Proteggono l’interno coscia, più difficile da colpire, e lasciano in bella mostra vasto laterale del quadricipite e ginocchio. Conciata così soccomberebbe anche a uno truzzo della peggior specie.

Uno di loro mi ha addirittura lasciato un messaggio per Nihal.

Questo articolo di merda è finito, cazzo leggete ancora?

600 parole sono pure troppe per Nihal.

Un bravo disegnatore, SolidToM,  mi ha proposto una collaborazione per dare vita al personaggio di Zodd. I suoi lavori ed il suo stile mi sono piaciuti molto, quindi ho deciso di lavorare con lui al progetto.

Ecco il primo bozzetto.

ZODD by SolidToM

Vi dico subito che Tom sta già lavorando a una nuova versione. In particolare, gli ho chiesto di aumentare le spalle di Zodd e la cicatrice sulla guancia. Abbiamo concordato di passare dall’armatura completa a una a 3/4 dall’aspetto un poco più rozzo e con degli spallacci più piccoli (con uno spallaccio milanese del genere l’addhur sarebbe quasi inutilizzabile). Anche l’addhur verrà modificato per essere il più aderente possibile all’arma descritta nel libro.

Cosa ne pensate?

…ZODD è qui

Posted: 8th July 2010 by Zweilawyer in Uncategorized
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Più di 2000 downloads!

Come promesso, ecco a voi il primo capitolo di Zodd. Scaricatelo, leggetelo, stampatelo, cestinatelo, quello che mi interessa è sentire cosa ne pensate. Certo, direte voi, mettere online un proprio scritto dopo aver inaugurato lo Zwei’s Fantatrash Award è proprio da idioti, e in effetto lo penso anch’io. Alla fine però hanno prevalso la voglia di avere qualche giudizio e la mia innata tendenza masochista.

Zodd: Sangue chiama Sangue, non è un fantasy classico. Le influenze pulp (molto pulp, pure troppo, cit.), horror e, più in là, fantascientifiche, sono piuttosto consistenti. Non vi dico nulla sulla trama, perchè vi rovinerei buona parte della sorpresa. Vi lascio direttamente al primo capitolo. Buona lettura.

Se, per qualche caso fortuito, un Editore dovesse leggere il Primo Capitolo e trovarlo interessante, può contattarmi su blog o al mio indirizzo e-mail. Ah, nonostante i loro propositi di “democratizzazione culturale”, nel termine Editore non sono compresi gli Editori a Pagamento.

SCARICA IL PRIMO CAPITOLO

domani…Zodd…

Posted: 7th July 2010 by Zweilawyer in Uncategorized

Ho qualche problema ad inserire la licenza CC nel pdf, ma domani dovrei essere in grado di mettere online il Primo Capitolo (circa 5.500 parole). Sono pronto al massacro.

1. Introduzione

Considero Pier Gerlofs Donia una delle figure storiche più affascinanti (e sconosciute) di tutti i tempi. Non è stato osannato come William Wallace, né qualcuno ha sentito il bisogno di girare un film in suo onore. Tutto ciò che ci rimane di lui è stato inciso in modo indelebile dall’acciaio della sua zweihander.

Pier Gerlofs Donia aveva tutto quello che un uomo può desiderare: origini nobili, una bella moglie, due figli e una tenuta agricola. Purtroppo per lui però, viveva in un territorio piuttosto instabile: la Frisia. Oggi è una bella provincia dello stato olandese, ma nel XVI secolo era al centro di una disputa sanguinosa fra gli Asburgo e Carlo di Egmond. Per aggiungere sfiga alla sfiga, vicino al villaggio di Grutte Pier si era stanziata la più violenta banda lanzichenecca che la storia ricordi: la Banda Nera.

2. La Frisia

Questa piccola regione aveva vissuto quasi centocinquant’anni (1350-1498) di guerra civile fra le opposte fazioni dei Vetkopers e degli Schieringers. Solo nel 1498, quando questi ultimi avevano chiesto l’aiuto di Alberto III di Sassonia, la questione si era risolta. In realtà, al termine della campagna militare, Alberto III fu nominato governatore ereditario della Frisia dall’Imperatore Massimiliano I. Il suo dominio sulla Frisia non fu accettato dalla maggior parte degli abitanti, senza differenze fra Vetkopers e Schieringers, anche perchè sul territorio furono stanziati diversi contingenti lanzichenecchi. La Frisia si trovava in una situazione strategica importante, visto che aveva un eccellente sbocco sul mare, quindi gli Asburgo volevano evitare di vederla tornare alle antiche libertà.

Frisia Occidentale (quella di Pier), Orientale e Settentrionale

3. La Croce degli Olandesi

La Frisia dunque si trovava invasa da truppe lanzichenecche che bruciavano, stupravano e ammazzavano al primo ritardo del soldo. Li aveva assoldati Giorgio il Barbuto, duca di Sassonia e figlio di Alberto III, nella prima decade del XVI secolo.

Il 29 Gennaio 1515  la Banda Nera puntò dritto sul villaggio di Pier. Ancora una volta era bastato un ritardo nella paga per farli rivoltare contro i villaggi limitrofi. I lanzichenecchi stuprarono in gruppo sua moglie e l’ammazzarono, poi misero a ferro e fuoco mezzo villaggio, compresa la chiesa e tutte le proprietà di Pier. Fu questo episodio terrificante, l’incubo di ogni marito, a far esplodere in lui una rabbia da berserk.

Nonostante provenisse da una famiglia nobile e i due figliuoli sopravvissuti, mise in piedi una compagnia di veri e propri pirati, la Arumer Zwarte Hoop, per iniziare a combattere chi gli aveva tolto tutto.

I suoi compagni erano contadini, nobili impoveriti, briganti, commercianti, e molti mercenari finanziati da Carlo di Egmond, duca di Gheldria. Grutte Pier iniziò ad abbordare le navi olandesi quasi subito, passando velocemente da un successo all’altro. La sua fama crebbe in pochi mesi, tanto che  Erasmo da Rotterdam ne citò le gesta nei suoi scritti. Nave dopo nave, bottino dopo bottino, massacro dopo massacro, Pier divenne il terrore del tratto di mare nei pressi degli attuali Paesi Bassi.

Grutte Pier secondo i TriangleStudios, che stanno creando un videogame basato sulla sua storia

La sua stazza incuteva timore, e le fonti ci narrano fosse capace di decapitare più persone con un solo colpo e tagliare in due un uomo.

Nella sua giornata migliore, riuscì adaffondare addirittura di 28 imbarcazioni olandesi. Fu anche molto generoso con i 500 uomini di equipaggio fatti prigionieri visto che…ehm…Li fece gettare in acqua ad annegare. Dopo questo episodio, gli venne affibbiato il calzante appellativo di Croce degli Olandesi.

Con la sua Arumer Zwarte Hoop non disdegnò neanche l’attacco ai villaggi costieri. Nel giugno 1517 riuscì a portare 4.000 uomini nell’entroterra olandese, raggiungendo la cittadina di Medemblik. Qui massacrò buona parte dei cittadini e fece prigionieri i più ricchi, liberati poi dietro lauto riscatto. Alla fine della scorreria la città fu data alle fiamme. Non si salvò neanche il castello, in cui si erano rinchiusi il governatore con alcuni cittadini.

Il rogo di Medemblik

Pier si rese conto che gli olandesi non erano per nulla preparati ad affrontare una minaccia del genere. Nessun esercito tentò di intercettarlo, nessun messaggero chiese di aprire delle trattative. Decise quindi di continuare a devastare i dintorni, puntando sul di Nieuwburg e Middleburg Castle. Anche qui mise in atto il solito massacro unito alla tabula rasa tramite incendio. Dello stesso castello di Middleburg rimasero solo porzioni di mura annerite dal fuoco, tanto che gli abitanti, dopo otto anni di discussioni, decisero di raderlo al suolo definitivamente.

Middleburg Castle prima della distruzione

Una sorte diversa toccò alla cittadina fortificata di Asperen. Questa volta niente prigionieri, solo l’annientamento dell’intera cittadinanza, mentre il borgo venne utilizzato da Pier come base avanzata per nuovi attacchi. Solo dopo alcuni mesi la Arumer Zwarte Hoop fu cacciata dal territorio olandese.

Per impedire ulteriori scorrerie, gli olandesi decisero anche di allestire una flotta, comandata da Anthonius van den Houte e finanziata da Carlo V. Dopo alcuni insuccessi, Pier riuscì a prendere prigioniere 11 navi olandesi nelle acque antistanti la cittadina di Hoorn. Successivamente, sconfisse e catturò 300 olandesi, costringendo tutti i prigionieri a recitare uno shibbolet per distinguere i frisoni dagli olandesi:

Bûter, brea en griene tsiis, wa’t dat net sizze kin, is gjin oprjochte Fries

Burro, pane e formaggio verde, se non sai dirlo non sei un vero frisone. In molti sbagliarono, e Pier si premurò di decapitarli egli stesso.

Pier aveva iniziato la guerra per un fine nobile, la libertà, ma ben presto si accorse che non l’avrebbe mai ottenuta. Proprio all’apice dei suoi successi militari, comprese che il suo finanziatore, Carlo di Egmond, non aveva alcuna intenzione di liberare la Frisia, ma anzi voleva sottometterla al proprio dominio. Deluso e malato, Pier lasciò il comando della sua banda al cugino (secondo molti) e luogotenente Wijerd Jelckama. Morì l’anno dopo, nel 1520. Le sue previsioni si rivelarono veritiere.

Carlo di Egmond: mi ispira più fiducia Badoglio.

Carlo di Egmond, vedendo che i successi dei frisoni si facevano sempre più rari, smise di finanziarli e passò al nemico. Senza soldi e allo sbando, l’ Arumer Zwarte Hoop vide le sue fila assottigliarsi sempre più. Nel 1523, Jelckama e quello che rimaneva delle truppe di Pier vennero catturati e decapitati, ponendo fine alla ribellione della Frisia. Il viscido Carlo di Egmond, a otto anni esatti dalla morte di Pier, sottoscrisse con Carlo V il Trattato di Gorinchem, in base al quale otteneva le terre oggetto delle sue brame alla condizione che nominasse Carlo V suo erede. Carlo di Egmond riuscì a tradire la sua parola per l’ennesima volta quando, nel 1534, nominò come suo erede il Re di Francia.

4. Grutte Pier

Pier era dotato di una stazza e di una forza fisica sovrumane. Su questo tutte le fonti sembrano concordare, e anche la sua armatura e la sua spada confermano i dati in nostro possesso. Probabilmente superava i due metri d’altezza (7 piedi) e le 300 libbre di peso (130kg). La sua spada, conservata presso il Museo di Leeuwarden, misura 215 cm per 6.6 kg.

la spada di Pier. Notate la differenza con un'armatura giapponese originale!

Inizialmente, pensavo che un arnese del genere non potesse essere utilizzato in battaglia, ma dopo aver acquistato e utilizzato una zweihander da 6 kg mi sono ricreduto. Forse un uomo della mole di Pier era in grado di manovrarla con successo, magari per spazzare i ponti delle navi o decapitare i prigionieri.

Size does matter.

Si diceva fosse in grado di portare un cavallo sulle spalle o che arava i campi trascinando egli stesso l’aratro. L’episodio più famoso però, riguarda lo scontro con cinque mercenari olandesi inviati per assassinarlo.

Grutte Pier se ne stava tranquillo ad arare il suo campo (questa volta con l’aiuto di un cavallo). Uno degli stranieri lo avvicinò chiedendogli se sapesse dove viveva Pier Gerlofs Donia. Pier alzò l’aratro con la mano destra e lo puntò verso casa sua: “Vive lì”.  Poi si battè il petto con la sinistra. “Ed è qui davanti a voi”.

Ne seguì un feroce combattimento, durante il quale Pier li ammazzò tutti e cinque, forse con la sua onnipresente zweihander. Il luogo dell’allegra mattanza porta tutt’ora il nome di Vijfval (Fivefal – Cinque caduti).

5. Il vero Gatsu?

Diversi autori di manga hanno tratto ispirazione dall’arte e dalla cultura europea. Il caso più eclatante forse è quello di Go Nagai, che ideò il personaggio e la storia di Devilman dopo aver letto la Divina Commedia illustrata da Gustav Dorè.

Una delle illustrazioni di Dorè. La somiglianza con mostri e aborti infernali del panorama manga è impressionante.

Allo stesso modo, quando parliamo di Miura non si può far a meno di notare la forte influenza esercitata della storia europea medievale e rinascimentale. Alcune sue illustrazioni sono veri e propri dipinti del XVI-XVII secolo. Oltre a questo, Kentaro Miura, pur esagerando sotto ogni punto di vista (violenza, forza fisica, ecc..) è davvero minuzioso nella cura dei particolari, in particolar modo quando si tratta di elmi e armature (burgonotte, celate, barbute..).

Ora, ho sempre pensato che ci fosse un collegamento fra il suo fumetto più famoso, Berserk, e Grutte Pier, e c’è un dipinto che in qualche modo supporta la mia tesi.

Mi ricorda molto un'illustrazione di Zodd l'Immortale (da Berserk) che devo ritrovare. Molto simile anche la spada.

Gatsu (il protagonista di Berserk) e Pier sono entrambi alti e muscolosi (Gatsu dovrebbe essere 193cm, ma in alcune illustrazioni sembra 2 metri per 110 kg almeno), entrambi brandiscono una spada al di fuori delle leggi della fisica (215cm quella di Pier, stessa lunghezza ma tre volte più pesante quella di Gatsu), entrambi sono rimasti shockati dallo stupro della donna che amano (nel caso di Pier viene anche uccisa), entrambi hanno a che fare con il mondo dei mercenari e dei tagliagole, entrambi sono in grado di tagliare due uomini con un solo fendente (Gatsu anche 5…).

Insomma, la mia tesi ha un 10% di possibilità di essere quella corretta, ma penso sia piuttosto affascinante. Un manga creator studioso del rinascimento europeo che, scartabellando libri e volumi, si trova davanti una figura storica con tutte le caratteristiche della leggenda. Una figura sconosciuta da chi non è nato in Frisia (o frequenti il mio blog) che alla fine, dopo quasi cinque secoli, trova un parziale riscatto dall’altra parte del mondo.