Ci sono state diverse battaglie combattute dove già qualche altro esercito aveva versato dosi generose di sangue e budella. Una delle più sconosciute è la seconda Battaglia di Canne. All’inizio dell’XI secolo, in terra italica Longobardi e Bizantini se le davano di santa ragione da quasi 450 anni. Il Sacro Romano Impero dominava al nord, il papato al centro, mentre ai Duchi di Benevento (in realtà il ducato si era diviso nei principati di Benevento di Salerno) ed al Catapano era rimasto solo il sud italia per guerreggiare (fra di loro, contro i musulmani, tutti contro tutti, ecc.). In quel periodo l’Impero Bizantino stava vivendo la seconda, ed ultima, giovinezza. Basilio II, uno dei più grandi imperatori di tutti i tempi, aveva letteralmente tritato i Bulgari (da qui il suo soprannome “Bulgaroctono”) e respinto l’Islam. Il suo desiderio però era un altro. Lo stesso che era passato per la testa di altri imperatori bizantini: riprendersi l’Italia.

Le origini della storia che vi sto raccontando vanno ricercate nella rivolta antibizatina pugliese fu guidata da Melo di Bari nel 1009. La rivolta, causata dalle solite, insopportabili imposizioni fiscali, aveva portato alla morte di Giovanni Curcuas, Catapano d’italia giunto dall’Armenia giusto in tempo per essere fatto a pezzi.

Dopo un paio di secoli all’arrivo dei Longobardi, l’Esarcato bizantino scomparve. L’ultimo Esarca, il povero Eutichio, morì nell’ultimo assedio di Ravenna da parte dei Longobardi, nel 751. A partire da quell’anno, i possedimenti bizantini in Italia si erano ridotti alla Sicilia e ad una porzione del sud. E l’orrido Islam stava per bussare alla porta. La Sicilia e Bari (l’Emirato di Bari durò 30 anni) caddero in mano musulmana, e a quel punto a Bisanzio non rimaneva granché: la Puglia, la Calabria, piccole porzioni di Basilicata e qualche boccone di Campania. Poco prima dell’anno mille, il dominio bizantino in Italia era stato messo a dura prova dalle incursioni di Ottone III, mentre all’inizio del secolo il pericolo di nuovi attacchi dei sovrani germani era passato.

Melo tentò di rinforzare le proprie posizioni prima dell’arrivo del nuovo Catapano, ma già dopo qualche mese le truppe di Basilio Argiro si spinsero alle porte di Bari. Quest’ultimo riuscí a riprendere la città, massacrò buona parte dei baresi, e riuscì a mettere in fuga Melo e la sua combriccola. I ribelli trovarono rifugio ad Ascoli, da sempre insofferente alle influenze di Costantinopoli.

Lo so, siete delusi. Quasi tutti immaginano enormi eserciti coperti di ferro e pianure squassate dal passo degli armati. Beh, a tornare indietro del tempo rimarreste delusi.

Nell’alto medioevo la guerra era ancora più piccola, sporca e meschina di quanto non fosse nei secoli precedenti. I musulmani avevano preso Bari con pochi uomini, i normanni stavano costruendo le loro fortune grazie a piccoli gruppi organizzati, e dubito che il Catapano potesse contare su qualcosa in piú di poche migliaia di uomini.
É divertente pensare che le due potenze che si contendevano l’eredità di Roma dovevano fare i conti con eserciti ridotti ed un tessuto socio-istituzionale largamente disgregato!

Ad ogni modo, Melo non aveva intenzione di desistere. Pochi anni dopo, nel 1017-1018, riuscì a rinforzare le sue fila con avventurieri normanni guidati da Gilbert Buatère. Il capo normanno aveva portato alcuni suoi soldati ad adorare San Michele sul Gargano, e Melo li aveva subito notati. Il Muratori ci narra il primo incontro (con leggere note omosessuali):

… appena egli ebbe adocchiati questi uomini, bella e nerboruta gente… li invogliò di seco intraprendere guerra in quelle parti contra del dominio greco…

Forte dei nuovi alleati, dopo un’iniziale sconfitta e quello che possiamo considerare un “pareggio”, Melo riuscì a battere Leone Tornicio, nuovo Catapano d’Italia, il 22 giugno 1017. Basilio II, incazzato nero per la mediocrità militare e la fuga dal campo di battaglia di Leone, decise di sostituirlo con Basilio Boiannes.

Come i Normanni, anche Basilio II adorava la spremuta di lacrime e sangue rappresentata da San Michele

Povero Leone, mentre lui aveva combattuto con pizza e fichi, Basilio II aveva affidato a Boiannes un bel numero di uomini, oro, ed un distaccamento della Guardia Varangiana. Come dice un cronista dell’epoca, Amato di Montecassino:

[Basilio II] Egli offrì il suo tesoro e trovò cavalieri nei monasteri e combattè contro i forti Normanni. I Normanni vennero senza numero e furono tanto numerosi, che il campo di battaglia fu pieno dell’esercito dell’Imperatore. E le lance sfoderate sono viste come le canne che sorgono nel luogo in cui nascono [...] la folla dell’esercito imperiale si sparse per il campo come le api, quando sciamano

Dopo un’altra vittoria sul finire del 1017, Melo non trovò l’appoggio dei principi longobardi, che anzi sembravano spaventati dal potere che stava accumulando, ma i suoi normanni riuscirono a far arrivare rinforzi dalla madrepatria, sollecitati anche dal Papa.

Bisanzio era già impegnata su tre fronti di maggiore importanza rispetto all’Italia. Georgia, Bulgaria e Medio Oriente erano infatti veri e propri pozzi senza fondo per le finanze ed i soldati dell’Impero.

Gli eserciti delle due fazioni giunsero allo scontro finale nell’ottobre del 1018, nei pressi di Canne. Superiori nel numero, gli uomini di Boiannes ebbero la meglio, tanto che dei duecentocinquanta normanni giunti ad aiutare Melo ne sopravvissero una cinquantina. Melo, imparentato con gli imperatori tedeschi, fuggì in Germania.

La considerazione più rilevante riguarda però i normanni, che giunsero per la prima volta in meridione proprio per combattere con Melo e non tornarono mai più alla terra natia.

A rimpolpare quel nucleo di 50 soldati bastonati da Boiannes arrivarono altri normanni.

Alla fine del secolo, il sud italia era di loro proprietà.

Ringraziamenti:

- Zosimos. I suoi suggerimenti sono stati molto utili per limare il testo.

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Contro un nemico così pericoloso ci vogliono le armi nucleari!

Qualche tempo fa mi é stato segnalato un post scritto da Michela Murgia sul suo blog. Come giá accaduto in altre discussioni in giroper il web, ho trovato diversi sostenitori della teoria secondo cui l’Eap danneggi gli autori pubblicati da editori veri. L’autrice stessa, imbastendo una finta conversazione con un autore EAP, dice:

- Ci ho messo anni a scriverlo, perchè devo rimetterlo in un cassetto?

Perché è bricolage. E’ come se uno macellasse una bestia sua e poi cercasse di portarla in vendita dal macellaio senza passare per l’ufficiale sanitario. “Ma è mia, è ottima!”. Di sicuro, ma il mestiere di produttore di carni si fa passando dal veterinario e dall’ufficiale sanitario. La carne macellata in casa la regali ai tuoi amici.

Insomma, equiparare un controllo sanitario al controllo di un editore è del tutto fuori luogo. Da un lato analisi chimiche e controlli scientifici, dall’altro la penna di un editor, che spesso è retta da un minus habens, come dimostrato QUI.

- Ma se il mio libro si trova nelle librerie di Cagliari!

Presentandoti in libreria con un libro a pagamento hai messo in imbarazzo il tuo amico libraio (che ti ha detto di sì solo perché non vuole offenderti come amico o perderti come cliente) e lo hai costretto a occupare con il tuo scritto uno spazio prezioso e scarso. In questo modo hai squalificato il complesso della sua offerta al pubblico, esattamente come succederebbe a un negozio di articoli da regalo se mettesse in vetrina accanto ai Baccarat anche il portacenere di conchiglie e brillantini amorevolmente incollato a mano dalla sua vicina di casa.

In sostanza, i libri Eap fregherebbero spazio in libreria a chi invece si è fatto il mazzo per pubblicare con case importati quali Casini, N&C o DeAgostini.

E’ giunto il momento di chiamare le cose con il loro nome: pubblicare a pagamento è abusivismo editoriale.

Tuona la Murgia! Ma non si limita a questo, visto che aggiunge:

-Stronza, ci rincontreremo dove non ti aspetti!

Forse. Ma fino ad allora risparmia più alberi che puoi. Se ti manca la coscienza editoriale magari possiamo sperare in quella ecologica.

Magnifico. Il concetto di coscienza editoriale mi è nuovo. E’ forse quello che permette agli editori di devastare foreste per pubblicare merda e agli autori (a parte quelli che riescono a conquistarsi una posizione di forza nella contrattazione) di diventare puttane che scrivono per due spicci?
Come si fa a chiedere “coscienza editoriale” ad un poveraccio che pubblica la sua opera penosa a pagamento, se tutto il sistema non conosce neanche il significato del termine?
A me sembra che lo stesso Ave Mary (scritto dalla Murgia), polpettone catto-femminista con le solite banalità su donna, chiesa e roghi di streghe, costi  ben 13,60 euro per sole 160 pagine (in ebook a 9.99, lol). Lo definirei “editorialmente incosciente”.
Al mio pensiero sulla questione voglio premettere una considerazione:
Mi ripeto per l’ennesima volta. Parlare di stronzate del genere, in un momento così particolare per l’editoria, è deprimente. C’è una crisi paurosa, le librerie (giustamente) chiudono, il Parlamento vota(va) leggi ad hoc contro Amazon (anche se), ci chiedono 30 euro per un romanzo, ebook vergognosi costano 13,99 euro (Il Re Nero), i distributori prendono il 55-60%, gli autori il 7-9%…
Per completezza, riporto anche il commento che ho postato sul blog di Lara Manni:
Al momento, più che gli ebook, il vero colpo mortale alle librerie fisiche lo stanno dando i rivenditori online. Non so se hai notato, ma ormai nella maggior parte delle librerie ci sono intere sezioni dedicate a giocattolini, ninnoli, gadget per la casa, ecc. Ormai non hanno più alcuna possibilità di competere con Amazon & co, la loro unica fortuna risiede nel fatto che molti italiani (data l’età media della popolazione) non sanno usare/si fidano di internet. E’ solo una questione di tempo… quando si diffonderanno anche gli ebook, beh, adieu.

Sull’EAP. Diffido da ogni storiella sul complotto contro gli autori incompresi. D’altro canto, prendersela con l’EAP è la trasposizione nell’ambiente editoriale di Vespa che mostra il plastico di Cogne mentre l’Italia è nella merda fino al collo.

Credo che i problemi del canceroso sistema editoriale siano altri: i prezzi folli dei libri (La Via dei Re, Fanucci, a 30 euro; 10 pagine di Erri DeLuca, autore mediocre, a 15 euro, ecc.), il 60% preso dai distributori, le percentuali da fame date agli autori, le recensioni prezzolate…

La prima domanda che vi pongo é la seguente: avete mai visto un libro Eap in libreria? Io forse, e dico forse, un paio di albatros messi di traverso nella sezione “cacate a spruzzo”. Infatti, as you know bob, i libri Eap non vengono distribuiti sul territorio. Di solito metá delle stampe vanno all’autore (dietro lauto compenso), un quarto ai parenti (che pur di aiutare il pargolo farebbero carte false) ed un quarto al macero. Gli unici ad essere danneggiati sono gli autori che pubblicano a pagamento.
Concordo inoltre con la Murgia quando dice:
-Invece io l’ho mandato a 150 editori e nessuno me lo ha voluto pubblicare.
Il motivo non è necessariamente che sei un genio incompreso. Forse è davvero scritto da cani. Probabilmente è una storia poco interessante. Molto meno probabilmente è bellissimo e scritto bene, ma inadatto al mercato editoriale a cui stai puntando. Valuta l’opportunità di fartene una ragione.
Il discorso prende poi la classica piega retard dello ”scontro fra autore pubblicato raccomandato e autore non pubblicato complottista e rosicone”. Roba troppo trash anche per me.

Perché invece non diamo un’occhiata a ciò che davvero appesta le librerie/cimiteri di alberi morti? Ero indeciso se utilizzare i saggi su Twilight o quelli su Harry Potter. Alla fine ho optato perquest’ultimo, perché rappresenta il tentativo piú grottesco di far passare per grande romanzo di formazione un pout-pourri di trovate di marketing. Ecco un elenco dei saggi disponibili in italiano su HP:

Il prossimo best-seller?

  1. Harry Potter e la (tua) morte. Ci vuoi pensare… o sai già per cosa vivere? (Paolo Cervari)
  2. Harry Potter al cinema (Oppezzo Valentina)
  3. Harry Potter e la filosofia (Regazzoni Simone)
  4. Harry Potter non esiste (Strada Roberta)
  5. Harry Potter. Come creare un business da favola (Gunelius Susan)
  6. Harry Potter o l’anti Peter Pan. La magia della lettura (Cani Isabelle)
  7. Il vangelo secondo Harry Potter. Come affrontare la vita con la Bibbia in una mano e la bacchetta magica nell’altra (Ciaccio Peter)
  8. Effetto Harry Potter (Barbolini Francesca)
  9. Filosofando con Harry Potter. Corpo a corpo con la morte (Macor Laura)
  10. A tavola con Harry Potter (Paoletti Barbara)
  11. Elementi di psicopedagogia nell’antica scuola di Hogwarts. Harry Potter e la magia dell’educazione (Carriero Antonio)
  12. L’incantesimo Harry Potter (Lenti Marina)
  13. Lucchetti babbani e medaglioni magici. Harry Potter in italiano: le sfide di una traduzione (Katerinov Ilaria)
  14. Harry Potter a test (Lenti Marina)
  15. Se Harry Potter fosse a capo della General Electric. Come diventare un mago della leadership (Morris Tom)
  16. Guida completa alla saga di Harry Potter (Cosi Francesca)
  17. Vivi con grinta! Campo scuola per adolescenti in compagnia di Harry Potter e l’Ordine della Fenice (Luigi Guglielmoni)
  18. La forza della vita. Itinerario per adolescenti in compagnia di «Harry Potter e il calice di fuoco» (Luigi Guglielmoni)
  19. Harry Potter. L’avventura di crescere. Psicologia dell’adolescenza e magia della fiaba (Ricci Rita)
  20. La scienza di Harry Potter. Come funziona veramente la magia (Highfield Roger)
  21. I magici mondi di Harry Potter. Guida ai personaggi, miti e leggende della saga del mago di Hogwarts (Colbert David)
  22. Potterologia. Dieci as-saggi dell’universo di J. K. Rowling (vari, a cura di Marina Lenti)
  23. Harry Potter & Co. L’arte fantastica della favola (Riglietti Serena)
  24. Harry Potter e il suo magico mondo. Personaggi, luoghi, oggetti, creature magiche, incantesimi (Balboni Flavia)

Vi sembrano troppi? Contate che ho eliminato album, libri illustrati ecc.

Ecco, questo é il vero ciarpame che intasa le librerie.

E pensare che un tempo ero un fervido sostenitore della lotta per l’estirpazione di questo Male Supremo! Alla fine però, continuando a ragionare e discutere sull’argomento, sono arrivato alla posizione che ho espresso fin qui.

Resta il fatto che mi dispiace per i poveri autori a pagamento. Per lo piú si tratta di gente inesperta che viene tratta in inganno da proclami insulsi tipo questo:

E mi dispiace anche dal punto di vista giuridico, perché un editore è, prima di tutto, un imprenditore, e facendo ricadere i costi del proprio servizio sull’autore, fa venir meno il rischio d’impresa. Ma all’interno dell’editoria attuale, un coacervo di strutture cancerose e personaggi ambigui che agiscono in danno del lettore, si tratta diun problema men che marginale.

É lamentarsi delle gocce di pioggia in una tempesta di meteoriti.

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Mi sono accorto di avervi segnalato troppi libri, film, giochi interessanti, quindi voglio temperare la mia vena di fico consigliere con la presentazione di un nuovo fantatrash made in Italy. Sì, parla di vampiri. Sì, potrebbe riscrivere la storia delle brutte raccolte.

Questa non è una recensione. Il mio disappunto nasce dal fatto che nella raccolta sono presenti scrittrici che hanno scritto la storia del fantatrash. 

Ho notato che molte piccole case editrici stanno stampando raccolte di racconti fantasy (di seguito “Raccolte”) mal distribuite e di bassa qualità. Per intenderci, la media è nettamente inferiore a raccolte gratuite come quella steampunk del Duca o Ucronie Impure di McNab (che pure contiene degli obbrobri da 30 e lode, tipo il racconto vincitore: Kagakazzia).

Vi siete mai chiesti il perché?

Se ci pensate bene, le raccolte di racconti vendono sempre molto meno dei romanzi. Che convenienza c’è a pubblicarne una?

Ve lo spiego io.

Le piccole case danno molta importanza alle copie acquistate dallo scrittore e dai suoi amici/parenti. Anzi, la maggior parte di queste vivono esclusivamente di copie vendute a tali soggetti. Se poi gli autori in questione hanno anche un blog o qualche fan, la loro presenza nella Raccolta è ancora più benvoluta dall’Editore. Insomma, magari a tirare dentro la Boni, che ha pubblicato con la Casini, la vecchia gloria Eagle Rizzo, la prezzemolina Filomena Cecere e la Romagnoli riusciamo ad alzà du lire!

Date un’occhiata a Stirpe Angelica (Vergnani, perchèèèèèè…), al sequel Stirpe Infernale (che dovrebbe uscire a breve), a Sanctuary, e infine alla Raccolta oggetto di questo post: I Vampiri?… non esistono.

Le autrici stipate nella Raccolta sono ben 19, e la Domino chiede 15 eurozzi per 200 pagine.

I Vampiri?… ma chi cazzo la compra una roba del genere se non amici e parenti.

Visto che le ho nominate, direi di andare nel dettaglio. Eccovi servito un elenco di alcune delle opere già pubblicate dalle nostre operose amiche:

Aislinn: Stirpe Angelica

Stefania Auci: Hidden in the Dark (66 pagine, 9.90 euro)

Paola Boni: Amon I, Amon II, Stirpe Angelica

Alexia Bianchini: Scarn, la nuova era dei vampiri

Filomena Cecere: Trilogia di Elidar, Stirpe Angelica, altra roba tremenda

Adriana Comaschi: Sabja de fek, Il Condottiero delle Isole

Tamara Deroma: I 7 Demoni Reggenti

Selene Feltrin: Il Bacio Immortale

Simona Gervasone: Erzsébet Bàthory (qui mi riservo di leggere il libro, perchè mi attira)

Federica Ramponi: L’Erede di Vitar

Egle Rizzo: Ethlinn la dea Nascosta, Il Viaggio di Aelin, Il volto della duplice luna. 1. Aletheya, Il volto della duplice luna. 2. Desiria.

Eagle Rizzo, con la sua prima opera, può essere considerata la progenitrice del fantatrash italico. Ethlinn, salutato da V. Evangelisti (che come apre bocca dice ‘na stronzata, è più forte di lui) come un libro epocale, è una delle opere più soporifere di sempre. Forse, e dico forse, dedicherò un intero post all’opera della Rizzo

Antonia Romagnoli: Il segreto dell’Alchimista, La Terra di Slupp, Triagrion

prefazione a cura di Pia Ferrara.

A dir poco preoccupante il curriculum di Pia Ferrara. Due tesi con Harry Potter nel titolo, collaborazione con FM, Castelvecchi, editing di Amon per Casini, Effemme, Fantasymagazine, ora collabora con Fanucci (resa famosa dai 30 fottutissimi eurozzi che chiede per La Via del Re). Er mejo der mejo insomma.

I racconti – scrive –presentano in non-morti di volta in volta sotto una luce diversa, più vicina all’uno o all’altro modello, ma sempre attraverso a una rielaborazione personalissima e innovativa”.

Insomma ragazzi, le premesse per una zozzeria atomica ci sono tutte. L’ho cercato in libreria a Natale, ma sembra ci siano i soliti problemi di distribuzione. Se lo trovate, fatemi un fischio.

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Ultimo, e inizialmente non previsto, appuntamento con lo Splatter-Christmas. Ho deciso di scrivere questo post dopo aver notato il vostro apprezzamento per i miei sanguinosi consigli. In effetti, c’è parecchia robba bbona rimasta fuori dalle altre liste, ergo…

1. Clickers e Clickers II: The Next Wave (ebook) di J. Gonzalez

Click Click Click Click! Phillipsport, Maine is a quaint and peaceful seaside village. But when hundreds of creatures pour out of the ocean and attack, its residents must take up arms to drive the beasts back. They are the Clickers, giant venomous blood-thirsty crab/scorpion hybrids from the depths of the sea. The only warning to their rampage of dismemberment and death is the terrible clicking of their claws. But these monsters aren’t merely here to ravage and pillage. They are being driven onto land by fear. Something is hunting the Clickers. Something ancient and without mercy.

Immagino che pochi di voi abbiano letto la serie pulp-horror iniziata da Guy N. Smith con Night of the Crabs (1976) e conclusa con Crabs: The Human Sacrifice (1988). Clickers nasce come un omaggio all’opera di Smith, ma Gonzalez supera subito il maestro grazie a una migliore tecnica e alla capacità di sviluppare dei personaggi pieni di clichè caratteriali ma credibili.

I fottuti clickers sono grandi come alani, hanno tenaglie di mezzo metro e un pungiglione che inietta abbastanza veleno da farti sciogliere pelle ed organi. Tagliati fuori dal mondo da un uragano, gli abitanti di Phillipsport, una manica di Redneck, contrattaccano con pistole e fucili da caccia. Ma dal mare esce qualcos’altro, i “Dark Ones”, e sono cazzi per tutti.

Il seguito, Clickers II: The Next Wave, è ambientato una decina di anni dopo gli venti narrati nel primo libro. Questa volta le creature marine escono in massa lungo tutta la costa orientale degli USA. Ci sono Clickers grandi come ippopotami, Dark Ones, e si comprende che la svolta lovecraftiana è alle porte. Buoni i dialoghi, buona l’azione, ottima l’idea di scriverlo a quattro mani con Brian Keene.

Non ho ancora letto Clickers III: Dagon Rising, ma penso che lo acquisterò a breve. Ad aprile uscirà anche l’ultimo capitolo, Clickers vs Zombies, che potrebbe riscrivere il concetto di pulp.

Scarica Clickers a 0.75 euro da Diesel-Ebooks

Scarica Clickers II a 2.30 euro da Diesel-Ebooks

2. The Bighead (ebook) di Edward Lee

Uno dei migliori libri di Edward Lee.

Who is he? What is he? An inbred homicidal pervert? A supernatural psychopath? Who or whatever he is, he’s on a roll now, raging out of the Virginia backwoods and leaving in his wake a trail of blood, guts, and disgust far beyond the limits of your reckoning. Never before has a work of fiction dared to delve so deeply into the realms of perversion, sexual dementia, and bad taste.

Il povero Bighead, una specie di Slot in formato pulp-raper, ha un grosso problema. Il suo membro equino (se non sbaglio 40cm) smembra qualsiasi essere umano. Insomma, tutte le donne (e gli uomini) da lui violentati non sono riusciti a dargli un’adeguata soddisfazione sessuale. Nessuno ha orifizi in grado di accogliere la sua virilità. Il povero B vaga per i boschi e le cittadine redneck della Virginia, lasciandosi dietro un disastro di cadaveri sbracati e smangiucchiati. Lo guidano l’istinto e le lezioni di vita del vecchio Grandpa, che gli ha trasmesso anche dei discutibili gusti culinari. Il cast del libro comprende anche: Jessica, una ragazza sessualmente repressa che torna nel bed&breakfast della zia, un prete veterano del vietnam e una coppia di maniaci (Dicky e Balls) che cercano di fare concorrenza a B quanto a efferatezza.

Visto che non ho il libro sottomano, copioincollo un estratto preso da un articolo su Edward Lee. Il protagonista è, ovviamente, Bighead, intento a stuprare una donna incinta:

His dickknob felt her insides startin’ ta pop, an’ things breakin’ inner, an’ he could’a swored he felt his big pecker pop that baby right in the eye, an’ thens she broke her water, which Bighead cupped in his hand and dranked, an’ it were warm an’ good, but it were no con-ser-lay-shun.

Oltre a farvi comprendere il tenore generale del libro, la scena serve ad informarvi sullo slang utilizzato da Lee (a seconda del POV). Se non masticate bene l’inglese, vi conviene mettervi sotto.

3. Attack of the Titans (manga) di Isayama Hajime

Seguo pochi manga. Di solito ne scarto una ventina prima di trovarne uno che valga la pena leggere. Sono vecchia scuola. Ho un amore viscerale per Go Nagai e Junji Ito. Naruto, Bleach, One Piece mi fanno cagare il cazzo. Un annetto fa ho trovato questo Attack of the Titans (in giapponese ha un nome impronunciabile).

L’umanità è stata costretta a rifugiarsi all’interno di una cinta muraria colossale (ce ne sono altre tre o quattro concentriche). Fuori, sciamano centinaia di Titani bramosi di carne umana. Sono esseri ritardati, il cui unico impulso è nutrirsi. Ce ne sono diverse classi (dai 4 ai 20m di altezza) ed hanno la capacità di rigenerare i danni subiti. L’unico modo per ammazzarli è colpire la vertebra alla base del collo. Per fare questo, gli uomini hanno organizzato delle squadre speciali dotate di lunghe spade retrattili (sob) e di un dispositivo di manovra 3D, che permette loro di arrivare all’altezza dei titani tramite arpioni e corde (una versione macchinosa delle ragnatele di spiderman).

Un giorno, si presenta alle mura principali un titano di 50m. Apre una breccia e comincia il massacro.

Il ritmo del manga è piuttosto lento e segue la storia dei ragazzi di una squadra speciale. Come prevedevo, a un certo punto uno dei ragazzi si scopre capace di diventare un titano ultracazzuto.

4. Gyo e The Enigma of Amigara Fault (manga) di Junji Ito

Qualcosa puzza ad Okinawa, e non ci vuole molto prima che Tadashi e la sua ragazza scoprano che l’odore arriva dai pesci morti che vengono fuori dall’oceano. I pesci sono fusi gambe metalliche e infettati da un virus contagioso anche per gli umani, creato come arma batteriologica dal governo Giapponese. Tadashi e la sua ragazza Kaori, si ritrovano intrappolati su un’isola, a fronteggiare un destino peggiore della morte, mentre cercano di trovare scampo da questa putrida invasione.

da animeclick.it

Ha compiuto da poco 10 anni, ma rimane uno dei manga horror più riusciti di sempre. Fra le opere di Junji Ito molti preferiscono Tomie o Uzumaki (geniale), ma secondo me l’anima trash-pulp di Gyo è insuperabile. I pesci sono trascinati sulla terraferma da gambe metalliche e da un’apparato organico che le alimenta tramite i gas della putrefazione. Una roba schifosa. Il puzzo ammorba le città e gli apparati iniziano ad inglobare anche gli esseri umani, contagiati da un virus che porta alle decomposizione.

Al centro della storia troviamo i soliti adolescenti innamorati, Tadeshi e Kaori, ma l’evoluzione del loro rapporto è assolutamente originale.

Allegato ad un volume di Gyo troviamo The Enigma of Amigara Fault. Allegarlo ad un altro manga è stata una pessima idea, perchè Enigma meriterebbe una pubblicazione singola. Per 30 pagine la tensione si affetta con il coltello, per poi esplodere in un finale da pelle d’oca. E’ una storia perfetta, da leggere d’un fiato.

In seguito ad un terremoto, si apre una crepa in una montagna. All’interno, ci sono centinaia di sagome umane scavate nella roccia. Curiosi, giornalisti e scienziati si recano sul posto. In poche ore, molti iniziano a sentire il desiderio di infilarsi nelle sagome…

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Per quanto riguarda i film, il timore di consigliare qualcosa che potrebbe donarmi l’etichetta di maniaco e’ grande (qualora non bastassero gli articoli di questo blog, Zodd, la foto con il duca e lo stupro minimale). Di recente ho visto degli horror dignitosi, ma questo é lo Splatter-Christmas, quindi devo lasciar perdere titoli come Insidious e concentrarmi sul peggio del peggio. Ho selezionato tre pellicole molto diverse fra loro, accomunate però da una massiccia dose di violenza. Il mio preferito è l’ultimo della lista, ma scommetto che molti di voi gli preferiranno il massacro senseless del primo o la grande raffinatezza artistica del secondo. Se proprio non reggete la vista di stupri, mutilationes ed omicidi, vi consiglio di abbandonare la lettura.

Z-RANT
Il rant di oggi riguarda l’EAP (ormai faccio i box per non disperderli nel testo, che amarezza). Basta con questa crociata da straccioni, sembra la trasposizione editoriale della guerra fra poveracci di pasoliniana memoria. In molti ricorrono all’EAP. Nella maggior parte dei casi trattasi di mongoli a rotelle che sperano di comprarsi il titolo di “scrittore”, ma ci sono anche diversi tecnici che pubblicano del materiale interessante (che altrimenti non vedrebbe la luce). Possiamo preoccuparci di un’inezia del genere, quando il vero cancro dell’editoria sono i prezzi di libri ed ebook? Come ho già detto, è lo stesso teatrino che fa Vespa con il plastico di Cogne mentre l’Italia implode

1. Sweatshop
Una combriccola di goth-dementi organizza il solito rave da quattro soldi. Il luogo deputato é un capannone industriale\rifugio antiatomico in culo al mondo. Le luci sono pronte, il dj fa pompare la musica e, soprattutto, arriva un bestione alto 2 metri e sui 200kg che maneggia un martello in pieno stile fantatrash, composto dalla combo sbarra di ferro + incudine. Martello da 100kg, giovinastri drogati, luogo isolato… fatevi due conti. In pratica, non c’è un solo personaggio che non vada incontro ad una morte grottesca. Le vittime del martello diventano succose pozze fluidi corporei e pezzettoni, mentre alcuni sfortunati vengono anche sottoposti alle torture completamente insensate del citato bisonte martellifero. La cosa più trash sono le donne zombie/vampiro. Compaiono in più scene (non hanno alcun senso e nessuno ne spiega l’origine… ah, quanto mi manca l’infodump) e mi aspettavo un loro coinvolgimento in porcate e/o banchetti a base di carne umana, ma il regista deve averle dimenticate per concentrarsi sul martellatore.

2. A Serbian Film

Roba pesante miei cari. A un ex-attore porno, Milos, viene proposto di girare un ultimo film. Il compenso é alto, troppo per rifiutare, e il nostro simpatico amico deve sistemare la famiglia. Il problema è che il regista non ha intenzione di girare un pornazzo ordinario, ma una sublimazione totale dello snuff. Milos viene imbottito di droghe, non ci capisce più un cazzo,  e viene indotto a compiere degli atti terrificanti. Ci sono dei passaggi che vi susciteranno dei conati, come ad esempio il “newborn porn” (il nome è tutto un programma), ma voi siate forti e continuate a guardare. Vorrei dirvi di più, ma rischio di rovinarvi le orride sorprese che ha in serbo per voi il film serbo. Molti paesi lo hanno bannato (Germania, Spagna, Australia, Brasile, ecc.), senza capire che ormai la censura non ha più ragione di esistere (l’unico film che mi ha fatto nascere voglie reazionarie è stato Le Fate Ignoranti, causa frociaggine dilagante ed invisa al Cristo).

3. End of the Line

Una delle sorprese del 2010. Pensavo fosse qualcosa di molto simile a Creep con qualche elemento di Midnight Meat Train, ma non avevo capito un cazzo. Privo di un grande budget, il regista ha puntato tutto su un ottimo mix di violenza e angoscia psicologica. Location: i tunnel della metropolitana, ottima scelta quando si hanno pochi soldi e si vuole creare la giusta atmosfera. La protagonista del film è Karen, che si trova in un vagone della metropolitana (ovviamente fermo nel buio) quando una misteriosa setta inizia una gustosa carneficina. Questi maniaci dell’Apocalisse sono tanti, dotati del giusto fervore religioso, di pugnali retard, e convinti che ogni persona da loro trucidata non cadrà in mano ai demoni che stanno per distruggere il mondo. Karen ed un pugno di sopravvissuti proveranno ad aprirsi una via verso la superficie, braccati dai suddetti maniaci. Oltre al buon ritmo, End of the Line ha un paio di momenti gore molto azzeccati.

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Complice la solita svendita natalizia di Steam, passo a consigliarvi qualche gioco sbudelloso che possa recare amore et gradevolezza alle Sante Feste.

Anzi, prima due parole su Steam. L’ho odiata a lungo, complice un drammatico download di Half life 2 qualche anno fa, ma ora mi fa godere. Steam è l’Amazon dei videogiochi, ed è la dimostrazione che ogni tanto può uscire qualcosa di buono anche dai semi-monopoli. Quelli della Valve hanno analizzato il fenomeno della pirateria e compreso la direzione in cui muoversi con largo anticipo rispetto alla concorrenza, e ora permettono anche a software house indie di guadagnare qualche soldo dalla vendita online dei loro videogiochi.

In altri segmenti del mercato non c’è stato alcun adattamento all’evoluzione portata dal web. E chi non si adatta, muore. Vero Blockbuster? vero Piccola Libreria che vendi Sitael a 22 euro?

Su Steam i prezzi crollano rapidamente e le continue offerte permettono di portarsi a casa centinaia di ore di intrattenimento al prezzo di un biglietto del cinema.

Ecco a voi la lista:

1. LEFT 4 DEAD 2

Uno dei più giocati fps multiplayer di sempre. Ci ho speso parecchie ore, alcune delle quali con il povero dr.jack, ed è forse il gioco che ha migliorato di più il mio inglese, visto che ogni volta parlo, scherzo e rido con i miei compagni di squadra per tutta la partita. L’azione è frenetica, le modalità di gioco numerose (survival, campagna, mutazione, mostri vs umani,ecc.) e gratificanti ed il gore è oltraggioso.

Per intenderci, gambe e braccia saltano per aria che è una bellezza, le viscere fuoriescono lasciando voragini nel busto, le capocce vanno in pezzi. Nel complesso, il sistema dei danni è forse il migliore mai realizzato in un videogame (ad eccezione, forse, di buon’anima Soldier of Fortune 2)… è talmente ben fatto che vorrei un mod per giocare da solo (senza bot) in single-player, con armi e munizioni infinite, in modo da gustare appieno l’ultrarealismo di alcune situazioni.

Le armi a disposizione vanno dall’immancabile ascia al piede di porco, dall’m-16 al devastante ak-47, passando per una nutrita riserva di fucili, coltelli, padelle, katane e granate.

L’unica pecca è che non esiste un sistema di crescita del personaggio. I perk e la progressione dei livelli sono sempre un’ottima aggiunta a tutti i giochi di questo tipo.

Compralo su Steam a 6.99 euro

2. KILLING FLOOR

Simile a L4D2, Killing Floor è un altro fps zombesco. Visto che nasce come total conversion di Unreal Tournament 2004, KF ha una grafica piuttosto datata, ma si difende bene sotto il profilo della giocabilità. Il sistema dei perk lascia al giocatore la scelta di specializzarsi in determinate abilità (berserk, sharpshooter, medic,..), che gli permettono di utilizzare sempre meglio le sue armi d’elezione. Ad esempio, un berserk di 4° o 5° livello può opporsi a fuoriuscite esagerate di non morti  con la sola katana, magari supportato da uno sharpshooter che ammazza i nemici dotati di attacchi a largo raggio e da un medico.

Le 5-6 classi standard di nemici variano spesse a secondo del periodo dell’anno, si va dalle skin di halloween a quelle natalizie, che vengono sostituite direttamente da Steam senza bisogno di scaricare nessun aggiornamento.

Interessante il bullet-time, che si attiva spesso dopo una decapitazione e può essere “prolungato” dai berserk più esperti per 4 uccisioni consecutive. Ovviamente, ad usufruire del bullet-time saranno tutti i membri del team (specie i cecchini).

Compralo su Steam a 8,99 euro

3. HAUNTED: HELL’S REACH

Questo giochino prometteva di essere uno dei bagni di sangue più divertenti di sempre, ma ha deluso buona parte delle (mie) aspettative. Intendiamoci, di sangue ce n’è a secchiate, anzi, sembra che i nemici siano sacchi di pummarola pronti ad esplodere, ma alcune scelte di gameplay lo hanno condannato ad un’esistenza mediocre.

Il primo problema, superato dal primo aggiornamento, era l’eccessiva difficoltà, mentre il secondo, tutt’ora presente, è rappresentato dallo sbilanciamento dell’azione a favore del corpo a corpo.

Ci sono le solite armi da fuoco, ma dopo pochi minuti vi troverete a girare per i livelli come tanti Bruce Lee invasati. Scivolate, calci volanti, cazzottoni, fatality e piroette prenderanno subito il posto di fucili e mitra. Non fraintendetemi, sparacchiare in faccia a fiumi di demoni urlanti in braghe di tela è divertente, però si fanno molti più danni prendendoli a calci in culo.

Anche qui mancano i perks, quindi si inizia sempre allo stesso livello. La modalità single-player è scarna, il multiplayer è un “ognuno per sé, si salvi chi può”. Uhm… se vi state chiedendo per quale diavolo di motivo dovreste comprarlo, fate bene. E’ ‘na spremuta de sangue e si spera che add-on ed upgrade lo rendano più divertente e longevo.

Compralo su Steam a 4.99 euro

4. ORCS MUST DIE

Il mio acquisto più recente. Si è rivelato una piccola gemma.

Orcs must Die ci mette nei panni di un non meglio identificato Warmage intento a difendere diverse fortezze dall’invasione di orchi, orchetti e altre bestie da fantatrash. In realtà “difendere diverse fortezze” è errato, visto che l’azione ha luogo esclusivamente all’interno dei castelli.

L’avvio è standard per ogni livello. Gli orchi sono alle porte. Le fanno tramare. Tocca a noi Warmage posizionare trappole ed arcieri (compatibilmente con le proprie risorse finanziarie), per impedire ai nemici di raggiungere il “cuore” (una sorta di portale) del castello.

Ogni orco morto dona qualche dindino al nostro portafogli, e questo ci permette di comprare altre trappole e di sistemarle in tempo reale anche nel bel mezzo dell’azione. Orcs Must Die è un gioco intelligente, che permette al giocatore di ideare delle consecutio di trappole sempre più efficaci, ma non sputa in faccia ai più mongoli. Chi preferisce l’azione pura, può puntare tutto sulle armi.

Il Warmage è dotato di una balestra a ripetizione con munizioni infinite (ma inizia a rinculare come un m-60 se si spara a raffica) e di un bastone-spada mongolico. Da un certo livello in poi, è possibile acquistare dei power-up per definire ulteriormente la scelta trappole/armi.

La demo è disponibile per il free download. Provatelo e non ve ne pentirete.

Compralo su Steam a 5.74 euro

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Questo è il primo volume di consigli librari per Natale. Nel titolo stavo per scrivere “libri” invece di “ebook”, ma ho deciso di puntare tutto sul formato digitale. Non ho voglia di insultare altri romanzi cartacei perchè sono un tipo rispettoso: non parlo dei morti.

Visti i recenti avvenimenti fiorentini, leggere e/o consigliare ebook splatterpunk (horror hardcore) potrebbe comportare un biglietto di sola andata per le patrie galere, ma non posso lasciarvi così, senza nulla da leggere all’infuori de La Strada del Re.

Le mie scelte per voi:

1. The Teratologist (Edward Lee e James Wrath White)

The Teratologist è un libro molto particolare, uno dei più interessanti letti quest’anno. Lo hanno scritto a quattro mani il Vero Re (King tornerà a spaventare quando scriverà qualcosa di più simile a Running Man e meno a Buick 8), Edward Lee, ed il volto nuovo dell’Horror Hardcore (HH), James Wrath White, un negrone palestrato di 110kg ed ex campione di arti marziali.

Trama:
Billionaire John Farrington is obsessed with the idea of offending God to the point that God would want to confront him in person. Farrington has abducted priests and nuns to commit sexual atrocities with the most grievously genetically deformed people he can find. People that he’s also abducted and kept in such a high state of sexual intensity, with a drug his company produces, that they are just ravenous for physical contact. The abductees, with basically no self control, commit some of the most depraved sex acts, over, and over again. Westmore and Bryant, a photographer and journalist, are given the rare opportunity to interview the reclusive Farrington and see inside his mansion and operation. Only to find the horrors within, and who have become pawns in the mysteries they find behind every door. Farmington’s plan may work, and to make sure he’s successful, he will do whatever it takes to have the deity of man face him

In tutto sono un centinaio di pagine ben scritte, in cui i due autori non lesinano né le descrizioni delle varie atrocità perpetrate da Farrington, né un’indagine su Dio e su quell’Altro filtrata dagli occhi di Westmore, Bryant (i due alter ego degli autori), Farrington e di una delle deliziose creature accudite dal putrido mecenate.

Nella copertina, potete ammirare un’interpretazione grafica dei due ospiti preferiti di Farrington. Trattasi di due gemelli albini, alti un paio di metri, dotati di falli da 35cm, vagine, seni enormi e dita artigliate. Assieme a loro, appaiono down di ogni fatta, aborti genetici e ciccioni con il cappellino di one piece.

Secondo voi, è possibile far incazzare Dio a al punto da farlo scendere nel Creato? Leggete e sussurratemi la vostra risposta all’orecchio.

Compralo su Amazon a 4 euro

2. Family Tradition (John Pelan ed Edward Lee)

Altro libro scritto a quattro mani. C’è sempre lo zampino di Lee, quindi è una garanzia.

Trama:
Edward Lee and John Pelan have cooked up yet another tasty treat. They will whet your appetite with a delectable trip to the Pacific Northwest in search of the rare Crackjaw Eel. This romp through the woods is flavored with inbred rednecks, sauced with generous helpings of sex, and topped with an ending that’s sure to have food critics raving the world over. Only those with strong stomachs and a taste for heavy spice should attempt this meal.
Lee and Pelan show that there are far more terrible things lurking in the rain forests of the Pacific Northwest than amphetamine-crazed rednecks…secrets man was not meant to sample.Indulge yourself and enjoy the sumptuous haute cuisine served up by these two masters of guerilla gastronomic outrage. Not only will you think twice before visiting the woods again, you just might never look at food in quite the same way.

Per rimpolpare il magro riassunto qui sopra, posso dirvi che la gita in barca di due fratelli, accompagnati dalle rispettive fidanzate (e anche qui ci saranno grosse sorprese) si tramuta in un disastro a causa dell’incontro con due redneck amanti dell’alta cucina. I due però non sono i soliti psicotici da quattro soldi, visto che dietro il loro agire c’è un’antica tradizione di famiglia.

Uno dei protagonisti è un cuoco da show televisivo, cui saranno sottoposte delle vere e propri delizie gastronomiche. Le ricette elaborate da uno dei redneck sono tutte notevoli, anche se la migliore rimane la versione umana del fegato d’anatra ingrassato.

Ragazzi miei, buon appetito!

Compralo su Diesel-ebooks (epub) a 6.99$

3. The Devil Next Door (Tim Curran)

Non ho ancora finito di leggerlo, ma mi sento di consigliare questo ebook a chiunque voglia leggersi una versione ultrapompata dei film postapocalittici (cit. recensione su Amazon).

Trama:
Cannibalism. Murder. Rape. Absolute brutality. When civilizations ends…when the human race begins to revert to ancient, predatory savagery…when the world descends into a bloodthirsty hell…there is only survival. But for one man and one woman, survival means becoming something less than human. Something from the primeval dawn of the race. “Shocking and brutal, The Devil Next Door will hit you like a baseball bat to the face. Curran seems to have it in for the world … and he’s ending it as horrifyingly as he can.” – Tim Lebbon, author of Bar None “The Devil Next Door is dynamite! Visceral, violent, and disturbing!.” Brian Keene

Le premesse sono semplici: il mondo è andato a farsi fottere in un paio di minuti. Fuori dalla porta, non ci sono altro che uomini privati della loro civiltà. Assetata di sangue e ridotta gli istinti più bassi, l’umanità si dimostra peggiore della bestia più feroce. Curran, grazie a Dio, non si perde mai in puttanate inutili e, come al solito, ci butta subito nel mezzo dell’azione.

La città di Greenlawn diventa un delirio di budella e stupri. Gli uomini si uniscono in branchi per cacciare meglio, pisciano sui pali per marcare il territorio. In mezzo a questo casino, ci sono Louis e Macy che cercano di sopravvivere. Io dico che non ce la faranno.

Compralo su Amazon a 6$

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La Crisi sta colpendo duro. La sola IMU (ex-ICI) mi fotterà 70-80 euro al mese dalla busta paga, per non contare i 30 euro in più al mese per la benza. A conti fatti, quest’anno sarò molto più povero.

Visto che ho un buon lavoro, mi considero un privilegiato. In realtà scrivo per i poveri cristi che stanno peggio di me.

Tranquilli. Di ululare governo ladro non mi frega un cazzo. Né voglio mettermi a dire che siamo un popolo di merda perché piratiamo gli ebook a 2 euro.

Oggi ranterò in maniera specifica verso uno degli ultimi aborti partoriti dall’editoria italica, ma ho in mente anche un paio di rant collaterali.

La Via del Re, ultima fatica di Brandon Sanderson, è stato pubblicato da Fanucci al modico prezzo di euro 30 (trenta). Ora, nel topic dedicato al libro su Falliti Magazine, ho letto commenti del tipo “ne avrei spesi anche 35…” o “è già scontato a 25…”.

Il classico atteggiamento di chi gradisce riceverlo nel didietro con tanta sabbia.

Nessuno ha sottolineato che la Fanucci, di solito attenta al mercato ebook (tutti i volumi de La Spada della Verità sono disponibili a 4,99 euro), non ha ancora fatto uscire la versione digitale, in modo da poter strizzare fino all’ultimo centesimo ai feticisti del cartaceo.

Contando che Sanderson ha previsto una decalogia, e presumendo che non trapasserà nell’iter come è accaduto al suo maestro Jordan, gli appassionati dovranno sganciare 300 eurozzi circa per un paio di centinaia di alberi tritati.

Il mercato inglese presenta una situazione piuttosto differente.

Su Amazon.com, The Way of Kings si trova ai seguenti prezzi:

-Hardcover: $ 18.47

-Paperback: $ 8.99

-Ebook: $ 5.49

Amazon.it troviamo gli stessi prezzi:

- Paperback: € 5,39

- Ebook: € 4,10

Fra i 4 ed i 15 euro insomma, una progressione dei prezzi assolutamente perfetta dall’ebook all’hardcover, specie se pensiamo che si tratta di 1146 pagine.

A questo dobbiamo aggiungere che Amazon.it non può effettuare sconti superiori al 15%.

A qualche mese dall’entrata in vigore della legge Anti-Amazon, possiamo dire con certezza che ne hanno beneficiato solo le case editrici medio-grandi. Le librerie infatti continuano a chiudere (causando grossi lacrimoni in molti luoghi virtuali) e le case editrici medio-piccole sono con l’acqua alla gola.

A prenderlo dolorosamente nel retto sono stati, come al solito, i lettori.

Come i troioni ed il dixan, anche il lettore medio italiano dà il meglio a 90°

Io l’avevo detto.

Come mi secca avere sempre ragione (cit. Jurassic Park).

Ne abbiamo discusso anche ieri con lo stempiato Luxifer, il ciccioso Willie, lo scheletrico Tolman ed il ciccioroscio per eccellenza, ovvero il Duca.

Ci stanno facendo pagare i costi della conversione dell’industria editoriale al digitale. Non c’è bisogno di pensare al complotto giudaico-massonico o a quello, ben peggiore, dei froci-obesi.

Prezzi degli ebook pompati e mancanza di ebook per molte nuove uscite: questi sono fatti.

E pensare che c’è chi si asserve a questa merda e poi fa le battaglie contro l’editoria a pagamento.

Parliamo degli allievi e delle allieve digitali di Vespa. Lui parla di dieta mediterranea mentre passa l’ennesima manovra che tassa il lavoro e non le rendite. Loro di EAP e cazzate simili quando gli editori stanno sopravvivendo grazie ad una filiera marcia come l’intelletto di un talebano.

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Propositi, Recensioni, Ebook & Shit

Posted: 6th December 2011 by Zweilawyer in Miscellanea
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L’altro giorno mi chiedevo cosa avrei potuto scrivere e/o fare per aiutare la crescita del mercato ebook in Italia. Nel mio piccolo, credo di aver già fatto qualcosa pubblicando articoli ed istituendo la Z-List, ma voglio e devo fare di più.

Preciso che, con o senza l’aiuto di blogger e altri influenzatori/puppetmaster, gli ebook vinceranno comunque la loro battaglia sul cartaceo.

La Z-List è stata una discreta idea, ma devo ammettere che molti dei libri lì presenti sono simili a grossi stronzi a vapore. Li apri e pare che hanno bombardato ‘n deposito demmerda.

Insomma, c’ho provato. E in parte ho fallito. Da un lato ci sono stati tantissimi click sui link dei libri, dall’altro ho il timore di aver contribuito a generare confusione nei lettori

Ho pensato di dover fare un passo ulteriore, ovvero farmi venire una buona idea o copiarne una.

Non sono nuovo a scopiazzare le buone trovate (in questo la storia romana mi ha aiutato molto). Il mio stesso blog è partito subito in quarta grazie alla becera riproposizione delle caratteristiche formali del blog del Duca e, in minor misura, di quello di Gamberetta. A quel punto è bastato inserire i miei contenuti per andare avanti spedito.

Tutto questo pippone per dirvi che ora vorrei copiare Tapiro.

Mi piacerebbe recensire, spero con cadenza mensile, solo novel (novel=romanzo, lo scrivo perchè molti non hanno chiara la differenza) autopubblicate o con prezzo dell’ebook inferiore ai 5 euro. Non ho ancora deciso, ma credo sia questa la via: mollare i prodotti di un’industria morente ed interessarsi del futuro.

Nel giro di un anno, la quantità di autoproduzioni gratuite o ultraeconomiche è aumentata in modo vertiginoso. Il novello compratore di e-reader rischia di trovarsi a scaricare tutta la peggio merda del web prima di trovare qualcosa di decente. La stessa cosa è accaduta per decenni ed accade ancora oggi nelle librerie, ma il Web offre tanti e tali strumenti di ricerca ed indagine che ogni persona di buona volontà può trovare dei buoni libri con pochissimo sforzo.

Sia ben chiaro, Dio ci scampi dalla figura del buon librario che dà buoni consigli con buone maniere. Simili persone si contano sulla punta delle dita (di una mano), mentre la maggior parte sono persone di intelletto modesto, clueless, e che consigliano libri modesti.

Per intenderci, un lettore pigro, magari traviato da forum mongoli e riviste online scritte sulla carta igienica, potrebbe imbattersi in:

- ebook scritti da laureati in storia che di storia non sanno un cazzo e che a trent’anni girano con il cappelletto mongolo di onepiece e prendono le pizze in testa dai genitori “PORCO*** vai a lavorà”

- ebook scritti da maestri dell’horror per poppanti, magari di quelli che odiano gli ebook, pensano che la cultura debba essere appannaggio di chi può pagare e al primo stormir di troll chiudono il blog.

- ebook scontati a 4.99 euro che reputo tremendi ed osceni, tipo quelli della Delos. Anzi, forse sono io che non ne capisco nulla, visto che l’autore de Il Signore del Canto (libro mortifero, nel senso che porta alla morte chi lo legge) scrive meravigliosi articoli sull’arte dello scrivere (“tecnica di scrittura, ambientazione fantasy”) per Writers Magazine Italia, rivista della Delos indirizzata agli amanti del cluelesspunk (come Effemme).

Voglio lavorare proprio su questo.

Dare una mano in modo schietto ed un poco trash.

E se pensate che recensirò solo libri che non mi sono piaciuti, beh… vi sbagliate.

L’omertà ignobile del “non parlo di quello che non mi piace” la lascio a chi sapete. E’  un comportamento da calcolatori, opportunisti e senzapalle, di chi vuole inglobare nella propria cricca solo amici ed è terrorizzato dalla possibilità di farsi dei nemici.

blogger italico che cammina a testa alta

Lo ripeto, nulla è ancora deciso. Andando in giro per la rete, ho visto che diversi blogger si fanno inviare i manoscritti in cambio di recensioni.

È una strada percorribile, ma il rischio di indulgere in rece positive pur di mantenere un afflusso costante di ebook e visite è grosso come la minaccia islamica. Vedrò cosa fare.

In vista di nuovi aggiornamenti sull’argomento, vi prego si sospendere l’invio delle vostre opere. Non ho il tempo materiale di leggerle (ho anche rifiutato di dare un’occhiata in anteprima al Burattinaio di Barbi e mi è dispiaciuto molto).

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Zweilawyer’s Stats

Posted: 1st December 2011 by Zweilawyer in Miscellanea
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Magno gaudio per tutti, Zwei sta spakkando!

Al totale riportato qui a lato mancano le 40mila e spicci del vecchio dominio wordpress, quindi siamo attorno alle 425.000 visite uniche in meno di due anni.

Ovviamente, il milione di pagine visitate è stato superato da un po’, visto che la media di pagine-per-visita è attorno alle 3/4.

Sarà dura raggiungere di nuovo la cifra di 2.092 visite in un solo giorno di giugno scorso, ma di recente la media si è alzata ed il blog ha sfiorato il record l’11 novembre. Ecco il riepilogo delle ultime tre settimane preso da WP Stats:

Per la seconda volta ho sforato le 10.000 visite a settimana, chiudendo il mese di Novembre con l’all-time record di 38.873 visite.

I commenti, ormai sopra gli 11.000, sono l’apoteosi del flame per qualità et quantitas. Ne vado fiero come un omosessuale della sua inaccettabile diversità, ma così stanno le cose. In esclusiva per voi, allego una tabella delle posizioni dalla 21 alla 40 della Top-Fkssmi. Si tratta di commentatori che potrebbero insidiare le posizioni di testa se solo incrementassero la loro presenza in Retard.

In generale, sono molto soddisfatto dei cinquanta commentatori con 50+ commenti, (25 a 100+ e la top10 a 300+) e dai numerosissimi interventi di qualità in bacheca storica. Inutile dire che per ogni intervento che spakka ce ne sono una ventina retard. E almeno due video di Alberello.

Vi lovvo tutti.

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Purtroppo dovrete attendere ancora un po’ per la pubblicazione della rece de Il Re Nero (anche perché la tentazione di passare a Nashira è grande), ergo accontentatevi di questo pessimo articolo circa una delle mille ramificazioni del fantatrash.

La mia continua ricerca di nuove gemme fantatrash mi ha condotto ad esplorare a fondo anche l’ambiente dei videogame. Per quanto riguarda il fantatrash sostanziale, ovvero quello definito da una trama retard, buchi logici, errori militari, ecc., basta pescare a caso nel mucchio degli rpg per trovarne uno.

Lo stesso Skyrim, che amo nonostante doppiaggio, IA mongola e altro, è uscito con le stesse texture di Oblivion. Grazie a Dio, già con le prime mod spakka.

Rispetto a quello sostanziale, il fantatrash formale è più raro. Rarissimo è il mix perfetto, il diamante fantatrash, l’equivalente videoludico di Ancess o di Unika.

Certo, ci sono dei videogiochi con grafica di merda, ma trovare una forma davvero trash è difficile.

Ed ecco l’illuminazione. Un’intellezione pura.

Age of Barbarian.

Il videogame fantatrash perfetto. Già la trama mi fa deflagare una mina di Sense of  Wonder nel petto:

In un mondo fantastico dove la realtà si fonde con il sogno, un antico male osceno e innominabile si è risvegliato, portando con se morte e caos, solo il coraggio, la forza e l’acciaio (e le bocce) potranno riportare l’equilibrio.

Uhm… leggero deggiavù. Oscenità, blasfemia e mancanza di dati personali sono il trait d’union fra tutti gli Evil Trash Lord (dal Signore degli Inganni di Shannara all’Oscuro Signore di Dogrhabaàl).

Protagonisti dell’hack & slash in questione sono un barbaro in perizoma, Rahaan, ed una maggiorata con copri-capezzoli, Sheyna. Mi pare giusto, dopo le guerriere corazzate fino ai denti ma con le bocce di fuori e gli opliti greci a petto nudo, le braghe di tela solo l’inevitabile evoluzione finale delle armature retard.

Come previsto, il metodo migliore per combattere un male osceno (a parte chiudere il proprio blog) sembra quello di scorrere in orizzontale ignudi, affettare nemici con ben 4 o 5 frame di animazione e zompettare sopra la capa di un dragone.

Gli ingredienti per il successo ci sono tutti: seni generosi, sangue a fiumi, amputazioni. Per me, che sto aspettando il seguito del miglior gioco di sempre, Severance: Blade of Darkness, è un sogno che si avvera.

Potrei parlarvi a lungo delle bellissime animazioni stile coin-up anni ’90 o del fotorealismo del sangue, ma quello che mi preme ricordare in questa sede è che non è facile trovare dei giochi made in italy di fattura così pregevole. Basta leggere i commenti al video su Youtube per capire che il gioco sta generando grandi aspettative nella comunità nerd internazionale.

A sviluppare Age of Barbarian (non è ancora completo) è infatti l’italianissima Crian Soft, genitrice di pargoli quali Battle Armour Division e Karate Master.

Visto che il gioco è disponibile da oggi in preordine, ne consiglio l’acquisto a tutti.

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CHI C’E’ PER DOMENICA?

Anche quest’anno si terrà a Roma l’evento libresco Più Libri Più Liberi. Dubito che il libri rendano liberi, anzi, sono un ottimo strumento di controllo, al pari della televisione, perchè spesso trattasi di libri di merda. Ad ogni modo, come direbbe uno dei peggiori guitti della musica italiana “io ci sarò, con tutto il mio entusiasmo”. E ci sarà anche il Duca.

L’anno scorso ho incontrato il buon Tolman, Sinclair & Miss Sinclair. Quest’anno spero di rivedere loro e di conoscere altri utenti del forum.

Si tratta di un periodo vacanzifero (7-11 dicembre) quindi alcuni di voi dovrebbero essere in grado di ritagliarsi un week end.

Sarà l’occasione giusta per ammirare i miei muscoli guizzanti, ballare sulla tomba della piccola e media editoria, portare du’ carote al Duca, nonché insultarci vicendevolmente come se non ci fosse un domani, magari davanti a una pizza o mentre giriamo fra gli stand.

Riflettete e fatemi sapere.

Al momento, la penosa lista comprende:

-Duca

-Luxifer

-Zwei

-Sinclair & Signora

-Psicopompo & Signora (forse)

e si configura dunque come uno degli pseudo-raduni più tristi di sempre.

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Questo racconto ha sul groppone quasi dieci anni. Faceva parte di un romanzo high-fantasy intitolato “Leuner”, dalle cui ceneri è nato Zodd.

Non l’ho corretto, in modo da farvi capire le genesi del mio odio verso un determinato tipo di scrittura. Come potrete notare, già padroneggiavo tutti gli strumenti che ogni scrittore dovrebbe avere nel proprio armamentario. Dal POV all’aggettivazione, dallo Show dont’ tell alla gestione del raccontato, non ho lasciato nulla al caso.

Sono solo 20.000 battute, spazi inclusi.

Leggendo Dogrhabaàl, tutti voi imparerete molto:

SCARICA  DOGRHABAAL

Sono ben accette recensioni (pubblicherò la migliore) entro le 1000 parole , citazioni incluse.

 

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Arsalon (al cui fallimento completo spero di aver contribuito), Amon (cui temo di aver contribuito in senso opposto), Unika, Sitael, Il Re Nero e centinaia di altre porcherie pubblicate da case minori hanno abbassato (o alzato, dipende dal punto di vista) l’asticella del fantatrash. Alla luce di questa considerazione, la Troisi potrebbe essere considerata una maestra della narrativa.

C’è però un errore in cui la Troisi persevera: scrivere storie di guerriere senza sapere nulla di armi e combattimento. Temo sia più forte di lei, non resiste.

Di conseguenza, per avere una coltellata al cuore di solito mi basta leggere qualche pagina dei suoi libri. Questa volta è bastata la copertina (come per le Cronache).

Per i retard/troll:

“Giudichi un libro dalla copertina! Sei una merda!”

No, se rileggi la frase di cui sopra, capirai che sto parlando di cosa mi ha causato una “coltellata al cuore”.

La copertina è questa:

La spada… quella maledetta spada retard…

- il pomolo miscroscopico, che potrebbe bilanciare a malapena il cervello di un boscimane;

- l’impugnatura a sigaretta e senza grip;

- la guardia spessa e con i bracci corti;

- i denti d’arresto messi a casaccio. Vi comunico che i avevano la funzione di seconda guardia, quindi deve esserci lo spazio per mettere una mano fra questi ed la guardia;

- le inutili “seghettature”.

Potrei esprimermi meglio se si vedesse la lunghezza totale della lama, ma suppongo dall’impugnatura che si tratti di una spada lunga.

Perdonatemi per il post inutile.

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Zodd non è pronto. Insultatemi, grazie.

Posted: 14th November 2011 by Zweilawyer in Zodd
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11-11-11 un par de cojoni. Colpa mia. Nella versione beta c’erano troppe cazzate, incongruenze e mancanza di omogeneità stilistica. Ora so quali sono e ci sto lavorando, ma è dura scribacchiare nei microritagli di tempo, specie da quando ho comprato Skyrim.

In questo momento, direi che nel complesso Zodd è superiore di 4 o 5 punti ai libri della Troisi (per gli amanti dello splatterfantasy, sempre che esistano, anche 10). Ci sono parti molto buone, parti men che mediocri (ai livelli della Regina dei Pirati della Noia) e abomini che non ricordo nemmeno di aver scritto, tipo:

Se avessero chiesto a un qualsiasi abitante di Ederlia quale fosse l’abitazione più sontuosa e dorata della città, avrebbe senza dubbio indicato l’immensa magione di Mardonio.

Il facoltoso mercante aveva accumulato una fortuna spropositata nel giro di quattro decadi e ora, godendosi l’oro e le rendite, poteva dedicarsi completamente alla sua passione di sempre: il collezionismo.

A differenza però della maggior parte delle persone poteva permettersi di desiderare qualcosa in più di vasi, armi o conchiglie.

e

Lo strazio psicologico patito dalle prime file era insopportabile. Alcuni sembravano sul punto di crollare. Reggevano con mani tremanti  scudi ridotti a rose di schegge costruite attorno all’umbone e le tuniche rosse, lacerate in più punti assieme alle maglie, mostravano orribile ferite dai bordi frastagliati.

Si scambiavano occhiate gelide chiedendosi chi sarebbe stato il prossimo a volare in aria con una voragine nella spina dorsale, ma i compagni nelle retrovie li esortavano a non mollare.

Sob.

Ora, a parziale ristoro del dolore arrecatovi, vi propongo una delle seguenti possibilità:

  • posto il terzo capitolo di Zodd;
  • posto un mio vecchio racconto, fantatrash 100%, in modo che possiate recensirlo e/o ridere alle mie spalle. Volendo, potrei pure organizzare una gara e pubblicare la recensione tecnicamente più valida e/o quella più divertente;
  • posto il mio allenamento, onde aiutare i ciccioni a diventare veri uomini.
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