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risposta asfaltare israle parte 1

Risposta al volumetto “Come asfaltare chi difende Israele…” (parte 1)

Questo volumetto di Paolo Barnard, che si autoassegna la vittoria dialettica, mi ha subito attirato. A farmelo conoscere è stato un amico pro-palestina, no-global e no-tav che, leggendomelo, era convinto di farmi cambiare idea su Israele.

In questo ed in altri articoli farò emergere la modestia delle 10 argomentazioni addotte da Barnard.

Il pdf si apre con il titolo e le foto di Saviano e Travaglio. Ora, pur apprezzando pochissimo il primo (mentre il secondo non mi dispiace nella maggior parte dei suoi interventi), non vedo quale sia il nesso con gli argomenti trattati nelle pagine seguenti. I due sono favorevoli a Israele, ma prenderli come archetipo del sionista militante mi sembra un poco esagerato.

Comunque, iniziamo dall’introduzione del volumentto.

paolobarnard.info docs Come_asfaltare_chi_difende_israele_in_10_mosse 1

Il riferimento al genocidio dei Palestinesi, o il parallelo olocausto-genocidio palestinese, sono menzogne che trovano particolare favore presso taluni ambienti. Forzare la storia in modo da mettere sullo stesso piano fatti già condannati e fatti che non hanno nulla a che vedere con i precedenti è un ottimo metodo per distorcere il sentire comune. Martellato dalla propaganda pro-palestina, l’uomo medio è portato a credere che in Palestina sia in atto un massacro indiscriminato di arabi, analogo a quello subito dagli ebrei nella germania nazista. Al parallelo fra il vero genocidio subito dagli ebrei e quello, fasullo, degli arabi di Palestina, non può che seguire quello fra nazismo e sionismo.

Ai poveri di spirito e cultura che parlano di pulizia etnica e genocidio (tecnicamente sono due fattispecie distinte, ma le lascio nello stesso calderone per semplicità) è necessario far notare una cosa:
1) nel 1933 in Germania c’erano 500.000 ebrei, nel 1943 circa 20.000 (quasi tutti sposati con cristiani). 
2) nei territori Palestinesi nel 1970 abitava 1 milione di arabi, 3.5 milioni nel 2004 , 4.4 milioni nel 2013.

Quanto al conflitto arabo-israeliano, questo viene visto come la modalità principale attraverso cui Israele porterebbe avanti il genocidio degli arabi di Palestina. Tuttavia, Gunnar Heinsohn and Daniel Pipes hanno dimostrato ampiamente come il questo conflitto sia uno dei meno letali della seconda metà del XX secolo. Dal 1948, nelle guerre con Israele sono morti infatti 46.000 arabi musulmani (compresi quelli appartenenti alle forze armate giordane, libanesi, siriane ecc.), ma questi numeri sono sufficienti a raggiungere solo la 49° posizione nella classifica della “letalità” dei conflitti dal 1950 ad oggi. Al termine dello studio, i due professori hanno affermato:

“Nonostante la relativa non letalità del conflitto arabo-israeliano, la sua fama, notorietà, complessità, e importanza diplomatica probabilmente continueranno a dargli una rilevanza esagerata nell’immaginario comune. E la reputazione di Israele continuerà a farne le spese.”

Che strano modo di portare avanti un genocidio, non trovate? Arabi di Palestina quadruplicati in quaranta anni, conflitti con un basso indice di letalità, parità di diritti fra cittadini a dispetto della fede professata. Sono dati incontrovertibili che rendono ridicola ogni accusa di pulizia etnica o genocidio.

Passiamo alla definizione di Sionismo.

da wikipedia:

Il sionismo è un movimento politico internazionale il cui fine è l’affermazione del diritto alla autodeterminazione del popolo ebraico mediante l’istituzione di uno stato ebraico, inserendosi nel più vasto fenomeno del nazionalismo moderno.”

Garzanti:

“Movimento politico e culturale ebraico nato alla fine del secolo XIX per opera dello scrittore Th. Herzl (1860-1904) con lo scopo di ricondurre gli ebrei nell’antica terra di Israele per costituirvi una comunità nazionale | dopo la proclamazione dello stato d’Israele (1948), movimento internazionale d’opinione che sostiene il diritto all’esistenza del nuovo stato

la Treccani si spinge oltre:

Movimento politico-religioso ebraico, espressione di vari orientamenti ideologici, costituitosi a Basilea nel 1897 allo scopo di creare in Palestina uno stato nazionale indipendente per il popolo ebraico, e praticamente esauritosi nel 1948, con la proclamazione dello Stato d’Israele. Nell’attuale pubblicistica politica, il termine è passato a indicare, con connotazione polemica, la politica di intransigente chiusura del governo di Israele nei confronti del movimento per l’autodeterminazione del popolo palestinese.”

Barnard però va oltre, e ha la pretesa di riscrivere il significato del termine. Lo fa, per giunta, prima ancora di provare, tramite le sue famose “10 argomentazioni”, che questo nuovo significato possa avere una qualche veridicità.

E’ liberissimo di farlo, così come io sono libero di definire, da domani, il “comunismo” come “un insieme di idee economiche, sociali e politiche, volto a privatizzare i mezzi di produzione e ad approvare il più sfrenato capitalismo individualista”.

Definendo il sionismo come il movimento della “Elite ebrea criminale genocida dominante in Palestina”, si dimostra solo una completa ignoranza della questione (oltre a una certa difficoltà nell’uso della punteggiatura).

Vedo che molti di voi non hanno chiaro il concetto di “Sionismo”. Quest’ultimo infatti identifica l’aspirazione degli ebrei ad avere un proprio stato in Terrasanta. Niente di più. Chi si proclama orgogliosamente antisionista (specificando, di solito, “ma non antisemita”), non fa altro che dichiararsi contrario allo Stato di Israele. Un antisionista vuole uno stato arabo palestinese e tutti gli ebrei fuori dalla zona. Non ci può essere, di conseguenza, un antisionista che sia a favore della soluzione a due stati o anche solo all’esistenza di Israele.

Dopo questa premessa, passiamo al punto 1.

asf israele punto 1

Devo essere sincero: penso di non aver mai sentito (quantomeno non in questi termini) un sionista utilizzare questa argomentazione. Gli arabi di Palestina, dopo secoli di immobilismo istituzionale, economico e sociale dovuto alla dominazione ottomana, erano ovviamente felici di vedere rimpolpate le piccole comunità ebraiche presenti in Palestina e la creazione di nuove. Già negli ultimi decenni del XIX secolo, gli Ebrei (che nel 1925 rappresentavano il 15% della popolazione) erano riusciti a costituire centri agricoli e commerciali che migliorarono in modo massiccio le condizioni di vita degli arabi. Questo porta a poter considerare il primo punto proposto da Bernard come un “autogoal”, o almeno a denotare una certa confusione del soggetto in questione.

Per approfondire il discorso, bisogna sottolineare come l’immigrazione degli ebrei fu accompagnata da una parallela immigrazione di arabi dalle province ottomane limitrofe. Purtroppo le statistiche relative alla Palestina pre-Mandataria sono mediocri, ma sappiamo che fra il 1922 e il 1930 la popolazione della Palestina si modificò così:

ANNO  MUSULMANI EBREI
1922 589.177 83.790
1930 733.149 164.796

Ad un aumento della popolazione ebraica pari a 80.000 unità (il doppio rispetto al 1922), ce ne fu uno di quella musulmana pari a 150.000.

Fra tutti le fonti che poteva citare Barnard sulla coesistenza fra arabi ed ebrei, pescare proprio Baruch Kaplan è pura sfortuna (per lui).  Barnard infatti dice, giustamente, che il rabbino si formò a Hebron negli anni ’20, ma omette un piccolissimo particolare.

Hebron era una delle comunità ebraiche più antiche della Palestina, composta perlopiù da Sefarditi e da Ashkenazi giunti nel secolo precedente. A metà agosto del 1929, prendendo a pretesto le mire ebraiche sul Muro Occidentale (Muro del Pianto), Haj Amin El Husseini e Aref el Aref istigarono una folla inferocita a massacrare gli Ebrei. Il 24 agosto ne furono uccisi 67. I rapporti parlano di rabbini castrati, bambini decapitati e giovani cui erano state amputate le dita o le mani.

Molti Ebrei riuscirono a rifugiarsi presso la stazione di polizia o alcune famiglie arabe, ma quella fu la fine della convivenza pacifica ad Hebron.

Un concetto di pacifica convivenza tipicamente islamico, in cui finché sei capace di fornirmi denaro o vantaggi sei il benvenuto, ma se alzi la testa meriti di essere massacrato. Come testimoniò Mousa J. Kaleel (arabo cristiano), nel suo libro When I was a boy in Palestine (1914):

When I was a boy in Palestine

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assedi e bocche inutili

Assedi e Bocche Inutili

Charleville-Mezieres_Siege_de_1521_Gustave_Toudouz_1909La gestione degli assedi trova pochissimo spazio nei libri di storia, la questione delle “bocche inutili” ancora meno. Nel mio libro, “Storia della Presa di Salamina e del Comandante Marcantonio Bragadin“, ho inserito diversi box informativi per approfondire la trattazione della presa di Salamina (Famagosta), e in uno di questi ho trattato proprio le “Bocche Inutili”:

Non era raro che, durante un assedio, la preoccupazione maggiore delle autorità civili e militari fosse quella di mantenere un adeguato sostentamento per i combattenti. Per questo era necessario prendere provvedimenti nei confronti delle cosiddette «bocche inutili», ovvero coloro che consumavano le provviste senza dare alcun apporto alla difesa della città.

Individuare chi dovesse rientrare in questa sfortunata categoria non era facile. Antonio Cornazzano, nel suo De re militari del 1476, inserì una simpatica rima per aiutare nella scelta: «Quando el raccolto pur non gli bastasse/ tutta l’età disutile a far facti/ per lo consiglio mio fora si casse/ femine, putti, vecchi, i ciechi, i matti
Di simile avviso era, un secolo e mezzo dopo, il cardinale Richelieu, che cosigliava una rapida espulsione degli inabili alla difesa per resistere più a lungo durante un assedio.

In ALFANI G.; RIZZO M., Nella morsa della guerra. Assedi, occupazioni militari e saccheggi in età preindustriale, Milano 2013, si trovano citati molti esempi di espulsione degli «inutili»: a Pavia nel 1359, a Novara nel 1495, a Siena nel 1554, a Malta nel 1565, e tanti altri. Per capire quale potesse essere l’entità numerica di questi soggetti, bisogna ricordare che la lista delle bocche superflue fatta redigere nel 1554 nella Siena assediata dall’esercito ispano-mediceo, contava circa 4.400 persone, ovvero il 15-20% della popolazione cittadina prima dell’assedio. Quanto a Famagosta, che nel 1570 contava 10.000 civili, secondo le stime del Riccoboni (probabilmente esagerate) il numero di espulsi raggiunse il 53% del totale.

Non sempre l’espulsione degli inutili aveva un esito positivo. Sappiamo infatti che durante l’assedio di Pavia, nel 1655, si misero alla porta 6.000 poveri disgraziati (contadini) che si erano rifugiati in città. La pena per chi non avesse ottemperato all’ordinanza era la morte, ma i contadini però non riuscirono a superare le linee nemiche e tornarono in città. Pavia li accolse di nuovo e le autorità municipali riuscirono, fra mille difficoltà, ad utilizzarli come guastatori dopo averli suddivisi in squadre e sottoposti all’autorità di un capitano.

mappa dell'assedio di Pavia del 1655
mappa dell’assedio di Pavia del 1655 (fonte: Università Goethe di Francoforte)
  Un Documento Interessante
Sull’Assedio di Pavia del 1655 è disponibile un ottimo approfondimento di Mario Rizzo, finanziato dall’Università di Pavia e disponibile gratuitamente in formato PDF, intitolato “Un’economia in guerra: Pavia nel 1655“. Sono solo venti pagine, ma trattano in modo veloce ed accurato una serie di problematiche relative alla gestione di una città sotto assedio.

A conclusione di questo breve articolo, vorrei riportare la testimonianza di Blaise de Monluc, governatore francese di Siena durante l’assedio del 1554. La traduzione è contenuta nel volume Il Grand Tour dei Cavalieri dell’Apocalisse: L’Italia del «lungo Cinquecento» (1494-1629) di Lorenzo Ioan (di cui consiglio caldamente l’acquisto):

Dopo la mia richiesta […] non si poterono facilmente accordare sulle bocche inutili, poiché l’uno voleva favorire l’altro, e votarono di nominarmi loro dittatore generale per la durata d’un mese […]. E nominai sei commissari per fare la descrizione delle bocche inutili, e in seguito affidai questa lista a una cavaliere di San Giovanni di Malta, accompagnato da venticinque o trenta soldati, per metterli fuori [dalle mura]: cosa che venne fatto entro tre giorni da quando gli avevo affidato la lista […] 

Vi dico che la lista delle bocche inutili ammontava a quattromila e quattrocento o più; che di tutte le miserie e desolazioni cui ho assistito, non ne ho mai visto una simile, né spero vederla più: perché il padrone doveva abbandonare il suo servitore che era con lui da lungo tempo, la padrona la sua cameriera, e un mondo di gente che non viveva che del lavoro delle sue braccia; e per tre giorni furono desolazioni e pianti. Questa povera gente se ne andò incontro ai nemici, i quali li respinsero verso la città; e tutto il campo [nemico] rimase in armi notte e giorno […] li respinsero fino ai piedi delle mura, al fine che noi li riammettessimo dentro, per mangiare più rapidamente quel poco di pane che ci restava, e per vedere se la città si rivoltava per la pietà dei loro servitori e cameriere: ma [la città] non fece nulla, e questo durò otto giorni. [Gli espulsi] non mangiarono che erbe, e ne perirono più della metà; poiché i nemici li uccisero, e pochi se ne salvarono. Vi era un gran numero di ragazze e di belle donne; a queste era consentito il passaggio: poiché la notte gli spagnoli ne prelevavano qualcuna per i propri comodi, ma senza che lo sapesse il marchese, poiché ne andava della loro vita, e [si salvò] qualche uomo forte e vigoroso, che attraversò le linee e fuggì di notte; ma tutti costoro non furono neppure la quarta parte degli espulsi: tutti gli altri morirono. Sono le leggi della guerra: bisogna essere spesso crudeli, per avere la meglio sul proprio nemico. Voi, governatori e capitani […] non temete di sbarazzarvi delle bocche inutili; tappate le orecchie ai loro pianti: se fossi stato certo del mio coraggio, l’avrei fatto tre mesi prima: può darsi che avrei salvato la città […]; cento volte me ne sono pentito.

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re fantatrash parte 2

Il Nuovo Re del Fantatrash (2)

  LEGGERE PRIMA DI CONTINUARE
In seguito a questa recensione, c’è stato un confronto con l’autore del libro. Davide è intervenuto sul sito e, comprendendo la fondatezza delle critiche, ha fatto una scelta molto coraggiosa. Sorprendendo gli utenti di Zwei.com e anche il sottoscritto, ha ritirato Apocalisse da tutti gli store digitali.

E’ forse la prima volta che un autore, sbollita la legittima rabbia, capisce che senza basi solide basi tecniche, beta-reader ed editor competenti, è quasi impossibile pubblicare qualcosa di decente.

A lui va il mio in bocca al lupo più sincero.

Prima di continuare a leggere, ricordate che Apocalisse è(ra) un’opera adolescenziale, mai sottoposta a un serio editing (un po’ come questo mio vecchio racconto).


LA TRAMA
Dopo aver creato il mondo. L’Entità della Vita, mostrando poco rispetto per sé stessa, lo popola con quattro razze: gli uomini (con a capo Adamo), gli elfi (Ados), gli angeli (Lucifero) e gli stregoni (Merlino). Essendo una più mongola dell’altra, le quattro razze decidono di vivere insieme nella città di Atlantide. In un crescendo di eventi scellerati e del tutto causali, scoprono il vaso di Pandora, mangiano il frutto del Melo Sacro e, in sintesi, fanno incazzare il buon Dio. Questi decide di punirli tutti, ma alla fine a rimetterci sono solo gli umani, che vengono trasformati in gorilla e spediti a vivere sul Pianeta delle Scimmie, e l’accoppiata Ados e Lucifero, che finiscono sulla terra su un meteorite e provocano l’estinzione dei dinosauri.

La lettura della trama o della prima puntata dovrebbe bastare a tenere indietro gli animi facilmente corruttibili. Per gli amanti del fantatrash invece, il viaggio è appena iniziato.

Demoni tappati

Dal cratere di Lucifero e Ados escono frotte di Demoni. Questi ultimi, visto che non bastava avere tra le loro fila i Troll, “avevano fra le loro fila l’aiuto dei Troll”. In questo delirio sincretista (Vecchio Testamento, Tolkien, D&D, Infodump e italiano zoppicante), ad aiutare Elfi e Stregoni arrivano i Draghi… E alla fine la vittoria è dei nostri, grazie soprattutto all’intervento di Massimo Ceccherini:

tappami levante

Attappati i mostri e la dignità letteraria nel cratere dei dinosauri, la vita torna a scorrere tranquilla.

uomini scimmia diventano uomini

Grazie agli Elfi e agli Stregoni sopravvissuti all’Attappamento, gli uomini scimmia tornano uomini e imparano due arti: sapere e costruire. Qui le considerazioni da fare potrebbero avere solo il segno N: il sapere non comprende anche il saper costruire? Si tratta di un banalissimo rapporto genere-specie, ma evidentemente c’è qualcosa che mi sfugge.

Il passaggio al capitolo successivo è brusco. Dopo la versione demenziale del Vecchio Testamento, l’autore sembra intenzionato a procedere con il Nuovo. Ed è l’orrore.

ponzio pilato e gesù

Pur con qualche problema di consecutio (“non c’è nulla di strano, lo pensarono…”), veniamo messi a conoscenza del nuovo setting storico: un primo secolo alternativo in cui i Romani sono dei minorati e i legionari non riescono a risolvere la “questione Gesù”. Ponzio Pilato decide quindi di affidarsi al famigerato Davide (come l’autore, sob!), detto Felis:

felis l'uomo gatto

Il narratore onnisciente, sempre più insopportabile (come in tutti i fantatrash), parte con una descrizione di Felis che è quanto di più vicino ci possa essere all’aborto narrativo. A parte il paragone con i felini, Felis viene definito con un’inaccettabile sfliza di aggettivi: forte, veloce, agile, intelligente, scaltro, furbo e spietato.

guerrieri fighissimi

Il passaggio al racconto del vecchio è gestito malissimo, ma gli errori formali sono il minimo in un’opera del genere. Come ulteriore perla storica, scopriamo che furono i Romani a portare il vizio fra i Faraoni che, com’è noto, portavano la cintura di castità e vivevano come spartani.

Ad ogni modo, questa setta guerriera egiziana (finita a mangiare scorpioni nel deserto) capisce che Davide è un predestinato.

cavaliere della dea davide

Davide è si il guerriero di una setta egiziana, ma viene subito spedito in Grecia per studiare filosofia (un cliché abominevole). Davide è talmente cazzuto che:

una capatina a roma

Ogni tanto ho provato a evidenziare in modo diverso gli errori grammaticali o sintattici, ma di fronte alla loro enorme mole mi sono arreso di frequente.

Insomma, Davide è un vero figo, e riesce a trombarsi la figlia del capo e a diventare perfetto. Inoltre, assecondando una voglia irrefrenabile di palesare ignoranza storica, l’autore sostiene che la Roma augustea fosse una città in pieno declino. Anzi:

roma capoccia

I Romani, che secondo l’autore avevano pensato per sette secoli al bene del mondo, iniziano a pensare solo a sé stessi, quindi Davide Felis entra in un circolo troppo vizioso e passa le giornate con l’uccello in mano (stesso dicasi per la moglie). Poi arrivano le “bianche mani di sorella morte”. Le bianche mani di sorella morte, esatto. E’ uno degli altri passi che ho dovuto leggere più volte perché qualcosa in me si rifiutava di accettarlo. Come Merlino. Merlino il capo degli Stregoni. Una delle quattro razze create da Dio (scusate la digressione, pensare a Merlino mi sta distruggendo).

impero romano augusto
La decadenza di Roma

Morto il console, Clodia e Felis si trasferiscono in Giudea, dove la prima viene liquidata in dieci parole.

davide spigne

La buona notizia è che il racconto del vecchio finisce così, la cattiva che possiamo aggiungere altri due aggettivi, potente e crudele, alla lista della spesa di Felis. Veniamo inoltre a conoscenza che “rubare”, “saccheggiare” e “uccidere a pagamento” rientrano nel concetto di “combattere”. Molto bene così.

Si rimane infastiditi dalla qualitas e quantitas degli obbrobri formali e sostanziali proposti da Davide Calandra, ma penso che leggere oscenità del genere sia utilissimo per imparare cosa bisogna evitare nella stesura di un romanzo.

Alla fine del racconto, il classico energumeno da taverna dice al vecchio che lui è in grado di abbattere 10 uomini addestrati, e che di Felis farebbe un sol boccone. Come nel peggior film di Steven Seagal, Felis si palesa.

davide bud spancer

Felis dimostra qui la sua spiccata tendenza a prendere per il collo qualsiasi essere animato si trovi davanti a lui. Nel giro di poche pagine lo fa con tre persone diverse e quasi sempre per motivi ridicoli. Sarebbe questo il guerriero agile e impossibile da trovare?

La calma nella taverna dura esattamente cinque secondi. Un cane infatti si avvicina alla porta della taverna e questo basta a dare il via a una demenziale isteria collettiva.

cane passo felis

Felis è il ricercato n.1 in Giudea, e nonostante questo ogni momento è buono per mettere in scena un teatrino da squinternato. Nel giro di due minuti ha:

1) annunciato a gran voce di essere il ricercato Felis davanti a moltissime persone;

2) pestato una persona e l’ha gettata fuori dalla locanda;

3) minacciato il locandiere con una spada perché questi voleva cacciare via un cane randagio.

Per uno che non vuole attirare l’attenzione è un bel record. A questo punto poteva mettersi in piedi sul tavolo e pisciare sugli astanti narrando le gesta di Merlino il tappabuchi.

Due_Truzzi
Felis e un suo amico cercano di non attirare l’attenzione

La cosa più divertente è sapere che quello stesso pomeriggio deve incontrarsi con Ponzio Pilato per discutere della “missione Gesù”!

Abbandonata la locanda dove infiniti guai addusse ai clienti, Felis passa per un bosco. Il cane che ha salvato lo segue, ma lui tira una madonna dopo l’altra e vorrebbe solo essere lasciato in pace. L’atmosfera è, in effetti, fastidiosamente bucolica.

 Intermezzo bucolico

Ma che cazzo è sta roba? Aggettivi, aggettivi e ancora aggettivi, melodie e candide voci, le pietre giallognole…riuscire a fare peggio è statisticamente impossibile. O si?

Si. Si può fare molto peggio. E basta leggere due righe più in basso, ovvero la scena in cui dei briganti attaccano Felis (e il cane che lo segue) per consegnarlo ai romani.

felis super sayan canino

L’autore liquida il combattimento con una semplice conta di chi ci ha rimesso le penne e di chi è solo ferito. “Come da copione” (espressione inaccettabile) Davide è troppo fico per i briganti, ma poi arriva la freccia avvelenata (grazie, narratore onnisciente) e, grazie a Dio, centra l’odiato cagnaccio. Ma attenzione, ora Felis ama il bastardo! E questo lo fa diventare Super Sayan. Lo Sterminatore.

Si tratta dell’introduzione a una delle scene più trash di sempre.

Vegliami Astro!

Dopo averla letta, il mio unico pensiero era vestirmi da Leonida e urlare “THIS IS SPARTA!” in faccia all’autore. E calciarlo nell’abisso, dritto sulla monnezza di Licurgo.

Il momento strappalacrime passa velocemente. Felis raggiunge il luogo dell’appuntamento segreto dove lo aspetta Pilato in persona.

davide felis ti ammazza la famiglia

Ancora una volta tutto – personaggi, dialoghi, azioni – è surreale. Un centurione si preoccupa di essere sorpreso in compagnia di un ricercato come se non ci fosse il governatore al suo fianco. Razza di idiota, sei tu la legge, e chi controlla è lì che non te. Chi potrebbe processarvi e ammazzarvi? Tiberio che viene appositamente da Roma?

Non pago, l’autore ci propone anche una scenetta ridicola, in cui Davide fa il bullo e, come anticipato, tenta di strangolare la terza persona in poche pagine. E lo fa davanti al governatore romano e a un drappello di legionari: “Davide spacco bottilia ammazzo familia”. Finito il siparietto, finalmente Pilato gli chiede di catturare Gesù. Tutti sanno dove si trova, ma nessuno riesce a catturarlo. Basterebbe mandare numero 2 soldati al Tempio, ma Ponzio Pilato è diventato Ponzio Ritardato. Lo dimostra anche il “voglio fatto un favore” di cui sotto.

Voglio fatto un favore, ammazza Gesù!

Nella storia alternativa di Calandra, anche l’esercito romano è un in decadenza. Quindi Davide Felis trova naturale continuare a far il bullo. E l’amico Ponzio (“Yo, Ponzio, non mentirmi!”) gli dà spago.

miscuglio ispanico

Iberico. Villaggio Iberico. Che diavolo, le basi, mancano le basi.  Esprimendosi in modo sempre più sgangherato, l’autore ci fa capire che Felis accetta la missione.

pedino gesù, è una promessa

Notate  il passaggio dalla terza persona alla prima, poi di nuovo alla terza e la parte evidenziata in giallo.

Felis l’astuto si dimostra demente come i soldati romani.  Anche lui ci mette mesi a trovare Gesù, sebbene questi non si sia mai nascosto. E’ lo stesso Gesù a specificarlo poche pagine dopo:

ogni giorno nel tempio

Comunque, alla fine Felis decide di approcciare il discepolo che gli sembra più propenso al tradimento, il povero Giuda. Come avverrà il primo contatto fra i due? Che domande, tramite strangolamento!

felis, stealth

L’opera persuasiva di Cavallo Pazzo Felis è sempre molto raffinata. Come abbia fatto a diventare un imprendibile ricercato è un mistero. E non si tratta dell’unico.  Infatti, dopo aver contribuito alla cattura di Gesù, Davide inizia a manifestare un antisemitismo strisciante. Dice ai saggi ebrei che Gesù ha mostrato a tutti l’essenza del vero Dio, mentre i loro sacerdoti “hanno fatto del vostro Dio un tiranno e un sanguinario”. Gli ebrei non la prendono bene e i romani, che ora sono di nuovo dalla loro parte, provano a catturare Davide. La loro azione provoca uno stupro della narrativa che nessuno di voi riuscirà a dimenticare.

un sontuoso salto

Un salto sontuoso dalla finestra? Voglio che immaginiate un uomo con cinque o sei lance alla gola che, da fermo, salta oltre i soldati che lo minacciano e infila direttamente la finestra. La palla umana. Il tiro da tre che prende solo il cotone.

Vi risparmio la rivisitazione di Gesù e Barabba e molto altro, perché mi interessa l’atteggiamento di Davide, ormai diventato un perfetto neocon. Si presenta anche da Pilato, dicendogli che egli è il figlio di Dio.

famose du spaghi Ponzio

Ma come, Davide se ne va incazzato e Pilato gli urla dietro “famose du spaghi!”? Ma non era ricercato? E qual’è la consecutio logica fra il dialogo e l’invito a cena? Bah.

Felis diventa lo stalker di fiducia di Gesù, tanto che si presenta anche alla sua fustigazione. Assieme all’italiano sempre più zoppicante dell’autore.

manco di lucidezza

Felis, sempre in ossequio alle sue capacità di silente assassino (e alla mancanza di “lucidezza”), stavolta aggredisce direttamente il gruppo di legionari intento a fustigare Gesù (e inizia a frustarli a sua volta). Seicento uomini sono troppi anche per lui, e stavolta soccombe.  Ponzio Ritardato, intenzionato a farsi ammazzare dai suoi soldati, si limita a farlo accompagnare fuori dalle mura, mentre spedisce Gesù sul Golgota.

delitto e porte del male

Dopo il rapimento alieno di tutti gli abitanti di Giudea, dileguatisi nelle loro stesse abitazioni, l’autore descrive lo stappamento del tappo di Merlino. In realtà, a causa dei soliti orrori sintattici, non si capisce se ad aprire le Porte dell’Inferno sia stata la morte di Giuda o quella di Gesù. Poco importa, a pagarne le conseguenze è quel bigotto di Davide.

cane maledetto!

Ma come, Dio si scomoda per lui e lo seppellisce di madonne? No, non preoccupatevi, la punizione, e che punizione!, è la vita eterna. A combattere i tappomostri con Merlino.

FINE SECONDA PARTE.

E FORSE DELLA LETTERATURA FANTASY.

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re fantatrash 1

Il Nuovo Re del Fantatrash (1)

  LEGGERE PRIMA DI CONTINUARE
In seguito a questa recensione, c’è stato un confronto con l’autore del libro. Davide è intervenuto sul sito e, comprendendo la fondatezza delle critiche, ha fatto una scelta molto coraggiosa. Sorprendendo gli utenti di Zwei.com e anche il sottoscritto, ha ritirato Apocalisse da tutti gli store digitali.E’ forse la prima volta che un autore, sbollita la legittima rabbia, capisce che senza basi solide basi tecniche, beta-reader ed editor competenti, è quasi impossibile pubblicare qualcosa di decente.

A lui va il mio in bocca al lupo più sincero.

Prima di continuare a leggere, ricordate che Apocalisse è(ra) un’opera adolescenziale, mai sottoposta a un serio editing (un po’ come questo mio vecchio racconto).

coverA sette anni dall’autopubblicazione di Ancess, il libro di Sergio Rocca divenuto termine di paragone per la letteratura fantatrash, una nuova gemma fantasy sembra pronta a gettare il re giù dal trono.

Come un umile profeta del fantatrash, negli ultimi anni ho trascinato le mie stanche membra per gli archivi digitali e cartacei del globo, senza però trovare un nuovo verbo da divulgare. Alla fine, nel mezzo di cammin di mia vita, ecco, l’illuminazione:

APOCALISSE, scritto da Davide Calandra.

PAGINA WEB CALANDRA
La pagina FB dell’autore, in cui si definisce “scrittore di successo” e in “Libri Preferiti” inserisce il suo accanto al Signore degli Anelli.
LA TRAMA
Cosa accadrebbe se la fine del mondo come lo conosciamo fosse vicina? Apocalisse è una viaggio nella storia in cui l’autore, nel suo romanzo d’esordio, trascina il lettore in un vorticoso e impetuoso racconto che lo tiene incollato alla lettura. Partendo dalla mitologia, ci racconta la battaglia tra il bene e il male con una chiave di lettura nuova, fino ad arrivare al 2020. L’autore è riuscito ad amalgamare questi contenuti con la modernità, intrecciando la storia con fatti ben romanzati e personaggi del tutto innovativi: Dalia, Angelica, Marzio, Mirco e un insegnante molto bizzarro come Crimiso Alabama. Personaggi che si susseguono rendono questo viaggio piacevole e divertente, mai banale e travolgente. Anche se si tratta di un tema molto inflazionato nell’attualità mediatica, Apocalisse rende innovativa la visione del mondo e la battaglia tra il bene e il male, in luoghi molto vicini a noi ma nello stesso tempo lontani anni luce.Sono proprio i luoghi natali del giovane autore che hanno ispirato le storie raccontate, la Sicilia, indirettamente, è la protagonista di questo viaggio.
Un romanzo meritevole di lettura non solo per la vastità dei contenuti, ma principalmente per l’ottima intuizione dell’autore nella scelta dei fatti storici utilizzati e per lo stile utilizzato: semplice ma efficace.

L’aggettivazione scellerata, i fatti ben romanzati e la sintassi zoppicante sono già evidenti. Gli echi di Ancess sono invece dirompenti. E questo è nulla, NULLA, rispetto a quanto si trova nel libro.

Non ho ancora voglia di riportarvi un estratto. Penso sia meglio affliggervi con il booktrailer.

A dieci anni dalla prima stesura. A cinque anni dalla prima pubblicazione… La realtà si perde nel mito… Il fantasy che ha intrecciato il destino passato presente futuro del nostro pianeta…

I sottotitoli sembrano scritti da Rocca in persona, ma è la grafica del trailer a devastare gli animi di ogni persona dotata di sensibilità estetica. Ma non è forse questo il significato ultimo di sublimare, “andare oltre il limite”? Si, Calandra sublima i concetti di bellezza e trash. Li supera.

C’è un altro modo per spiegare il dragone mongoloide a 00:39, il licantropo storpiato dalla sifilide a 01:01, o il tizio che combatte in scarpe da ginnastica a 01:25?

In nessun modo comunque, quello che avete appena visto potrà preparavi all’incipit:

Apocalisse   Davide Calandra   Google LibriApocalisse   incipit

Iniziare un romanzo del genere con una sifonata d’arroganza è una pessima idea, ma sono felice che tu abbia dedicato il libro anche a me.

Inoltre, sono pochissime le grandi storie che iniziano così. E sarebbe stato bello se fosse rimasto il nulla anche sui fogli dove hai scritto Apocalisse.

Il libro inizia dal Big Bang. Le due entità che governano l’Universo, l’Essere della Vita e il Maligno Essere si prendono a mazzate per millenni (magari era il caso di passare a un ordine di grandezza superiore, tipo i milioni), ma alla fine vince il primo, che decide di dedicarsi alla Creazione. Ecco cosa accade dalle nostre parti.

Apocalisse   inizia l'orrore

WTF! Completamente annebbiato da anni di D&D, Iddio devia dal tracciato biblico e decide di creare una società multirazziale ispirata a Tolkien. Oltre agli Angeli e agli Uomini, ecco comparire gli Elfi (che sanno maneggiare ogni materiale, cazzo vuol dire non si sa) e gli Stregoni.

Lo so, è una bella botta. Ma è niente se paragonato agli ultimi due capoversi. Angeli, Elfi smanettatori, Stregoni e sfigatissimi umani vivono in pace nella città di Atlantide… ATLANTIDE. E se si può passare sopra Adamo e Lucifero, magari anche su Ados, leggere il nome di Merlino potrebbe portare all’arresto cardiocircolatorio molte persone.

Per ficcare dentro altre porzioni distorte di Bibbia e Mito, Calandra fa scoprire a questo party male assortito uno strano vaso, piantato sotto un melo. Invece di aprirlo si cagano sotto e chiedono aiuto a Dio.

Apocalisse pandora

Mentre gioca a nascondino, una bambina umana riesce a spiare loro segretissimi incontri (se questo era il livello di controllo, non è difficile capire per quale motivo Atlantide sia finita in fondo al mare). Il combinato disposto di Frutto Proibito e Vaso di Pandora è un altro colpo duro da incassare, ma la vita è dura e andiamo avanti. La bambina, manco a dirlo, non ha intenzione di farsi i cazzi suoi e apre il vaso, che appesta tutta Atlantide, compresi Merlino (scusate, non riesco a farmene una ragione) e Adamo.

Apocalisse   melo Sacro

Insomma, non ci vuole un genio per capire che iniziano tutti a gozzovigliare bellamente con le gustose mele dell’Eden.

apocalisse tradimento

Su una capezzoluta località montana, tutte le Razze vorrebbero fare pace, ma il problema è che continuano a mangiare i frutti del Melo Sacro. Dio, giustamente, la prende a malissimo e decide di punirli. Lo fa anche (ipotesi mia) a causa dei problemi sintattici e grammaticali che affliggono la narrazione. Adamo incolpa, gli altri non si discolpano, ma incolpano e, soprattutto, non giurano vendetta alla razza umana per il suo tradimento, ma per il loro (leggete e rileggete quest’ultima frase).

Un gran casino insomma, quindi Dio passa alle punizioni.

apocalisse scimmia

Se avete smesso di ridere (io ho continuato per un’oretta), faccio notare il raffinato sincretismo fra vecchio testamento, scienza e Pianeta delle Scimmie. Non ho capito però se Lucifero & co estinguono i dinosauri sulla Terra o su Marte, e soprattutto perché i Mammiferi sono diventati stati retrocessi da classe a specie.

I poveri uomini dunque, sono ridotti a orangutan mangiabanane. La domanda è: come fanno a pentirsi delle scimmie antropomorfe?

E soprattutto, che fine hanno fatto Stregoni e Angeli?

apocalisse angeli infami

… Ehm… no davvero… non so se ce la faccio. Vorrei avere Sergio Rocca, novello Virgilio, per guidarmi in questo Inferno.

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Gli Angeli, ruffiani infami, portano a casa ali e un set di pentole; gli Elfi (ma non erano finiti con Ados e Lucifero nel pianeta dei mongoli?) non sembrano paghi e vogliono imparare a smanacciarsi in modo ancora più plateale, ma i peggiori sono gli Stregoni.

Non solo fanno la parte di quelli che hanno “solo assaggiato, così, perché nella vita bisogna provare tutto”, ma chiedono anche di mantenere i poteri ottenuti. Ahò, alla fine “non hanno accettato di spontanea volotnà il frutto”, quindi Dio gli ammonisce e Yo Mafaka!

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statistiche demografia europea 1835

Demografia Europea: le Statistiche del 1835

Da buon pellegrino degli archivi digitali e cartacei, mi sono imbattuto nella tabella contenuta in un Atlante Storico del 1835 (Comprehensive atlas: geographical, historical & commercial, Bradford, T. G., 1835). Questa riporta la popolazione complessiva delle maggiori città europee, divise per stati di appartenenza. I vecchi dati sono interessanti perché, oltre a soddisfare la nostra curiosità di storici, ci danno un’idea dell’evoluzione demografica del nostro continente. Le città italiane (parliamo, ovviamente, dell’Italia pre-unitaria) mostrano consistenze molto diverse anche rispetto agli attuali rapporti reciproci (Napoli, per esempio, era più del doppio di Roma, che a sua volta aveva 10.000 abitanti in meno di quelli che oggi ha Perugia). Immagine

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